Gay & Bisex
Bisex neofita, un po’ confuso
Bassolazio35
28.11.2025 |
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"Dopo altri dieci minuti abbondanti di spinte, lui si siede esausto sul sedile e mi dice di sfilargli il preservativo e ciucciarlo..."
Sono due giorni che cerco disperatamente un incontro come si deve. Ho una strana voglia addosso ma la congiuntura astrale non è delle migliori. Tra vecchi e nuovi contatti, non riesco a quagliare con nessuno. Dopo 72 ore di ricerca, mi sono quasi arreso, anche perché sono le 21,30 ma vedo online su annunci, un lastminute interessante. Si tratta di un giovanissimo, 20 anni, che si dice bisex, ha diverse foto nel profilo, non esplicite ma molto sexy e desta la mia attenzione. Gli scrivo senza molte aspettative, primo perché non è della mia provincia, secondo perché è tardi, terzo perché mi sento di non rientrare nelle sue preferenze.
In realtà, il tipo mi risponde subito e cominciamo a parlare. Non è molto loquace, mi dà poche informazioni e non mi spiega bene cosa sta cercando. L’unica cosa che mi rincuora è che cerca ragazzi più grandi di lui. Chiedo, quantomeno, di dove sia e l’amara sorpresa mi demoralizza: è di una zona molto fuori mano, a più di un’ora da casa mia. La tentazione, però, è molta, soprattutto dopo che ci spostiamo su Telegram per scambiarci foto. Lui, in realtà, mi manda un breve video di 3 secondi, inquadrando il viso, all’aperto, sotto la pioggia e con il cappuccio della felpa in testa. Ha bei lineamenti e un baffetto molto pronunciato, di quelli che i giovanissimi, solitamente, usano per sentirsi più grandi e maschi. In effetti, funziona.
Io gli mando alcune mie foto del viso e intere, lui mi fa i complimenti e, questa cosa, mi stupisce e mi motiva. Sottolinea, però, che vedersi dal vivo è tutt’altra cosa, anche e soprattutto per sapere se scatterà o meno la scintilla. Ovvio che condivido la sua idea ma, essendo così distanti, non posso certo farmi un’ora e venti di macchina, solo per farmi dire se gli piaccio. Così demordo un po’ e comincio a pensare che la serata sia finita come le due precedenti. Programmo anche di farmi una bella sega, così mi tranquillizzo e vado a dormire sereno. Lui, tuttavia, non lascia cadere la cosa e mi chiede di vederci in videochiamata. Solitamente è una cosa che odio, anche perché mi imbarazza e vengo sempre un cesso. Questa volta, però, accetto d’istinto.
Parte la chiamata e mi si presenta un bel ragazzo, stavolta senza cappuccio, completamente rasato e i suoi occhi, così come i baffetti, risaltano moltissimo. Ha un sorriso meraviglioso ed è sexy, anche se già praticamente in pigiama. Io sono più preparato, perché sono pronto per uscire da ore, quindi tuta nera, pettinato e abbastanza riposato. Pare che l’attrazione con questa videocall sia aumentata da entrambe le direzioni e, quando mi chiede “Allora, che facciamo?”, non resisto e gli chiedo di inviarmi la posizione.
Lui fa un’espressione stupita, non si aspettava che decidessi di farmi un’ora e venti andata ritorno, anche perché, ormai, sono le 22 passate. Ma non esita, mi manda la posizione e io mi lavo i denti, prendo le chiavi, i preservativi e parto. Durante il tragitto ci scriviamo, anche perché lui mi ha chiesto di mantenere viva l’eccitazione, per non addormentarsi e io, allo stesso tempo, non voglio farmi un viaggio a vuoto. Il percorso, all’inizio, lo conosco e fatto di strade principali; quando passo sulla viabilità locale, al buio, in una zona mai vista, comincio a domandarmi se ho fatto bene a fare questa pazzia. Mi sento che, comunque, andrà bene e procedo con ottimismo.
Una volta arrivato vicino casa sua, lo colgo di sorpresa perché non è pronto; mi scrive che scende subito e, nel frattempo, ci sentiamo in chiamata. Sento che la famiglia gli chiede dove va a quell’ora ma lui non dà spiegazioni ed esce. Arriva poco dopo alla mia macchina, c’è un vento gelido che spazza qualunque cosa, entra in auto, ci salutiamo e, finalmente, ci presentiamo con i nostri nomi (si chiama Federico). Ci dirigiamo verso un posto che lui conosce e, per fortuna, è molto vicino e davvero isolato, almeno non dobbiamo perdere altro tempo. Come location fa un po’ film horror, perché è sotto una montagna, circondato da bosco, nessuna luce e, in fin dei conti, siamo due estranei. Nonostante via chat abbia fatto il duro, mi abbia chiamato troia più volte, annunciandomi dominazione e cose del genere, ho capito subito che si tratta di un bravissimo ragazzo, quindi sono tranquillo. Anche lui lo vedo sereno, gli ho dato parecchie informazioni per fargli capire che sono un tipo a posto.
Scendiamo dalla macchina, giusto il tempo di saltare sui sedili posteriori, anche perché fuori ci sono 5 gradi e tira vento forte. Una volta seduti dietro, avanziamo i sedili anteriori per farci spazio, sistemiamo un lenzuolo sotto di noi e lui comincia a liberarsi di qualche capo di abbigliamento. Siamo seduti uno di fronte all’altro e Federico mi poggia subito i piedi sulle ginocchia, mettendomi le sue Nike in bella vista. Mi dice che adora farsi leccare i piedi e mi invita a nozze. Gli sfilo la prima scarpa e annuso i calzini di spugna, ma non odora di nulla. Sfilo anche il calzino e annuso le dita dei piedi che, a malapena, emettono un leggero odore, quasi impercettibile. Nonostante un po’ di delusione, perché gli odori mi eccitano molto e mi disinibiscono, non faccio caso al dettaglio perché lui è figo, giovane e ha anche dei piedi meravigliosi, taglia 45. Lo capisco perché accendo la luce interna della macchina, proprio per fissarli nella mente.
“Dai lecca troia”, così esordisce lui. “Si Padrone”, rispondo io passando la lingua prima tra le dita, poi sulla pianta, finchè lui mi infila tutto il piede in bocca, spingendo fino alla gola. Non contento, mi prende la testa e me la spinge per far andare ancora più in fondo il piede. Dopo di che, passo all’altro piede e ripeto lo stesso trattamento, fino a che lui si stanca e cambia posizione, mettendosi seduto sul sedile. Mi fa allungare sulle sue ginocchia, scende i pantaloni della mia tuta e le mutante e comincia a passarmi le mani tra le chiappe, le dita sul buco del culo e a darmi qualche leggero schiaffetto.
In quel momento, mi sento completamente assorto, sto lì disteso e mi faccio fare di tutto, godendo e beandomi. Poi mi infila due dita in bocca e mi dice di bagnarle, subito dopo le ritrae e sento che me le infila nel culo, stranamente già largo. “Hai una fica qua sotto”, fa lui. Io annuisco mugugnando e lo lascio lavorare il mio ano. Dopo questo bel momento molto intimo, mi chiede di inginocchiarmi e mi preme la faccia contro il suo addome e sul pacco, che sento già durissimo. Scopro, così, che oltre a piedi taglia 45, ha un cazzo non meno imponente. Gli sfilo le mutande, lui si toglie la maglia rimanendo nudo, con quel petto esile ma tonico, peli appena rasati che pungono un po’ e diversi tatuaggi che intravedo. Comincio a leccarlo dall’addome, salendo ai capezzoli, finchè arrivo alle ascelle che, quelle sì, sono odorose e saporite. Del resto, ha venti anni e ha gli ormoni a palla, non poteva essere altrimenti.
Finito con le ascelle, mi abbassa la testa sul cazzo e me lo spinge in gola senza indugi, facendomi quasi strozzare. È un bellissimo cazzo, lungo, grosso e duro come la pietra. Me lo ciuccio come fosse la prima volta che succhio un cazzo e lui apprezza molto. La cosa bella, infatti, è che non ha problemi a fare complimenti ogni tanto e questo mi gratifica, oltre ad eccitarmi. Anche io lo riempio di complimenti ma, ad un certo punto, mi zittisce dicendomi che parlo troppo. Preferisce che io lavori. E cosi faccio.
Continuo a dedicarmi al suo meraviglioso uccello, fino a che mi dice di prendere un preservativo perché deve “buttarmelo al culo”. Inutile dire che, in quel momento, mi bagno e mi dilato come non mai. Prendo il condom dal cassetto del cruscotto e, per farlo, mi allungo in avanti, lasciando il mio culo in mostra, con lui dietro che mi riempie di complimenti o, meglio, di apprezzamenti molto espliciti. Sono la sua troia stasera. Gli infilo il preservativo con la bocca e poi mi metto a pecora sul sedile posteriore, con la faccia rivolta verso il finestrino. Non faccio in tempo a dirgli di procedere con cautela, che me lo trovo già dentro, con una sensazione misto di dolore e piacere. Ma lo lascio fare. Il suo godimento ha la precedenza. Mi premuro solo di bagnarmi bene con la saliva e lo lascio fare.
All’inizio, non riesce bene a muoversi, è la prima volta che scopa in macchina, cosi mi chiede di voltarmi faccia in su: alzo le gambe, le poggio sul tetto della macchina e in quel mondo lui riesce a spingere bene i colpi e comincia a martellare. Preso dalla foga, vedendomi a bocca aperta, lascia cadere della saliva che io accolgo con un po’ di timore ma, in un istante, capisco che questo gesto mi gasa. Emette gemiti molto intensi, gutturali, da vero maschio alpha, nonostante la sua giovane età. Questo spinge anche me a lasciarmi andare e godere rumorosamente. Poco dopo, ci fermiamo per riposarci e gli suggerisco di cambiare posizione. Mi alzo, mi poggio sul retro del lunotto, lui mi sta dietro e, in quel modo, riesce a muoversi come vuole, iniziando a scoparmi come una furia.
“Ora si, cazzo”, esclama lui, mentre spinge a ripetizione. Io sto godendo tantissimo, è raro per me perché, solitamente, la penetrazione è un piacere più mentale che fisico. In questo caso, invece, godo molto anche di culo. Dopo altri dieci minuti abbondanti di spinte, lui si siede esausto sul sedile e mi dice di sfilargli il preservativo e ciucciarlo. In quel momento, mentre lo succhio, gli chiedo se posso leccargli il culo, umiliandomi definitivamente e lui annuisce. Si distende per mettermelo a portata di bocca e io comincio a leccarlo. È molto liscio, anche il sedere non ha odori e sapori, permettendomi di affondare bene la lingua. Lui gode molto e questa cosa mi eccita da morire, finchè si stanca, si rimette seduto e mi dice di finirlo con la bocca. Mi rimetto a lavoro e lo succhio molto velocemente, sentendo che, man mano, il cazzo diventa sempre più turgido. In quel momento lo sento godere ed esplode contemporaneamente in bocca. E’ fatta. Apro lo sportello per sputare quel che rimane del suo seme e richiudo in fretta perché fuori si gela. Stiamo lì, entrambi esausti e buttati sui sedili e ci chiediamo reciprocamente se abbiamo goduto. La risposta è sì per entrambi.
Per me la serata e l’incontro si sono già conclusi così e posso portarmi via un ricordo fantastico. Lui, tuttavia, ha tanta voglia di parlare e raccontarsi e io lo lascio fare, anche se è tardissimo. Mi racconta di questo suo primo anno da bisessuale, tra entusiasmo e timori, di belle esperienze e altre meno belle. Io sto lì ad ascoltare, mi fa piacere questa intimità, finchè non comincia a buttare qua e là alcune batture, giudizi e pregiudizi, che mi toccano molto. L’inesperienza dei venti anni non gli fa capire quando è il caso di dire una cosa e quando no, a chi dirla e a chi no, per cui lo perdono e continuo ad ascoltarlo. Dentro, però, ci rimango un po’ male e, per tutto il viaggio di ritorno, mi porto dietro queste sensazioni. In particolare, mi colpisce il giudizio su chi “fa la troia e fa troppi complimenti”, cosa che, a me, ha chiesto lui di fare. Paragona queste persone ai ragazzi più timidi e composti che, invece, lo fanno impazzire e innamorare. Praticamente è come se mi stesse dicendo in faccia che io faccio parte della prima categoria, quindi ricado tra quelli meno “interessanti”. È vero anche che si contraddice spesso, non ha le idee molto chiare, per cui si rimangia più volte alcune cose ma, poco dopo, rincara la dose.
Mi esplicita, infatti, la sua avversione per i gay, dicendo che si “azzeccano troppo, sono troppo pesanti e si accollano”, soprattutto perché conclude questa descrizione dicendomi: “Anche su sei un po’ così misà, vero?”. Al che, io rispondo che se intende che sono gay si, lo sono, anche se da cinque anni incontro solo etero e bisex e che anche la donna non mi fa schifo se gioco con coppie. “Se, invece, intendi che io mi appiccico” - specifico- “sappi che non cerco sentimenti e se pure fosse, non starei certo con uno di venti anni meno di me. Solitamente sono uno che non cerca mai, anzi vengo accusato del contrario”. Al che, Federico sembra tranquillizzarsi e superiamo questa fase di imbarazzo. Secondo me ha solo tanta confusione in testa, sta nel vortice di chi scopre la propria bisessualità e fa incontri a manetta e rimane scottato da alcune esperienze. Cosa che, infatti, mi confida poco dopo. Per fortuna, prima di lasciarlo, gli chiedo esplicitamente come sia stato e lo induco anche ad esprimersi su di me: i riscontri sono positivi e compensano, in gran parte, le parole di poco prima.
Un’ora e venti anche a ritorno, arrivo a casa alle due stremato, noto allo specchio di avere una sua manata rossa impressa sul gluteo sinistro, mi butto a letto e mi sveglio dopo 5 ore in coma per andare a lavoro. Il bilancio, tuttavia, è e rimane molto positivo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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