bdsm
Il Boxeur etero pt.5
Bassolazio35
03.12.2025 |
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"Entrambi non vediamo l’ora che questo momento imbarazzante finisca e, per fortuna, le operazioni di pulizia sono veloci..."
Dopo un anno di incontri in camporella, con tutte le difficoltà che comporta fare cose in macchina (soprattutto legare e torturare qualcuno), finalmente il mio schiavetto etero è tornato a trovarmi a casa.E’ domenica, ci accordiamo per vederci all’ora di pranzo. Dopo aver mangiato un panino al volo, comincio a preparare la location, per far sì che fili tutto liscio. Stavolta, infatti, voglio che la sessione di tickling sia quella che lui sogna da tempo.
Alle 13 e qualche minuto sento la sua macchina parcheggiare sotto casa; mi nascondo nell’altro appartamento, lasciando la porta socchiusa, così da poterlo cogliere di sorpresa, quando sale. Così avviene. Lo vedo salire le scale dal buco della serratura, ha un fare circospetto, credo si ecciti a immaginare una specie di rapimento, così lo accontento.
Appena mette piede dentro il mio appartamento, esco dall’altra casa e lo prendo da dietro, mettendogli un cappuccio sulla testa e immobilizzandolo con un braccio attorno al collo. E’ vestito sportivo, ha un profumo molto maschile addosso, che mi manda subito su di giri. Lui fa come per opporre resistenza, io lo spingo a camminare e lo guido sulla scala a chiocciola, che sale in camera da letto. Una volta arrivati nel sottotetto, gli tolgo il cappuccio e gli metto una benda sugli occhi, così da renderlo inerme, permettendogli di respirare bene. Comincio a spogliarlo e rimane a petto nudo: ha muscoli pronunciatissimi, soprattutto sulla schiena. I suoi deltoidi sembrano quelli di un nuotatore professionista, le spalle sono massicce, tutte cose che fino ad un anno fa non aveva. Ci siamo anche visti in macchina negli ultimi tempi, ma non avevo mai notato tanta massa. Faccio un po’ di fatica a gestirlo e muoverlo, perché ha un baricentro molto basso e la sua stazza da torello gli permette di opporre resistenza. Scesi i pantaloni della tuta e tolte le scarpe da ginnastica (che annuso con intensità e hanno un odore fantastico), mi accorgo che ha già una poderosa erezione e, addirittura, è bagnato.
A quel punto, lo spingo sul letto e lui cade come un sacco di patate, lo faccio mettere frontale e lo lego a ‘X’ con polsi e caviglie legati con una corda, ai quattro angoli del letto. Lo spettacolo di quel corpo tonico, tornito, liscio e senza un pelo, è qualcosa di dirompente. I suoi lamenti, veri o recitati che siano, mi eccitano tantissimo. Una volta immobilizzato, comincio ad annusarlo, prima le ascelle, poi il collo e i capelli, poi i piedi. Purtroppo, non posso arrivare al culo che è poggiato sul letto ma mi riservo di farlo dopo. Passo immediatamente alla tortura del solletico, ormai conosco bene i suoi punti deboli: fianchi e ascelle, piedi e perineo. Prima lo sfioro con le mani, aumentando velocità e pressione quando lo sento ansimare e lamentarsi. Poi, prendo anche uno spazzolino elettrico per denti e comincio a torturarlo con quello, una novità che lo sorprende e che lo fa gemere e chiedere pietà. Insisto soprattutto sulle piante dei piedi e nella zona tra le palle e l’ano. La zona pubica e il sedere sono gli unici punti dove ha molti peli, che in passato gli ho anche rasato con il regolatore per la barba, umiliandolo e rimandandolo dalla sua fidanzata liscio e pulito.
Poco dopo, lo schiavetto è riuscito ad allentare il giogo delle corde, a via di muoversi e contorcersi. Così, per immobilizzarlo, decido di sedermi a cavalcioni su di lui, rendendogli impossibile ribellarsi. Stando così vicini sento tutto l’odore intenso del suo sudore poco più che adolescenziale. Ha 21 anni, quando abbiamo iniziato a frequentarci, infatti, ne aveva appena 19. Essendomi seduto su di lui, nonostante io abbia la tuta, sento il cazzo durissimo sotto il sedere, cosa che lo manda in bestia, perché è molto sensibile e non vuole neanche farselo sfiorare. L’idea che provi anche un po’ di fastidio sulla cappella, mi gasa ancora di più. Sfinito, mi tolgo da sopra e mi siedo accanto a lui, contemplando quei fasci muscolari colpiti di traverso dal sole, che entra dalla piccola finestra nel sottotetto. A quel punto, decido di slegarlo perché sono mesi che gli ho promesso di utilizzare la panca inclinata, quella per addominali, per immobilizzarlo e torturarlo ‘a pecora’. Dopo averlo liberato dal letto, lo prendo con forza e lo accomodo sulla panca, facendolo mettere di spalle e in ginocchio, con il petto poggiato sul pianale. Lo immobilizzo con una fascia elastica, di quelle in neoprene che si mettono solitamente sull’addome per sudare o come sostegno per la schiena. Le mani allungate in avanti le lego bene alla struttura in ferro della panca e le gambe le allargo e le blocco, una da un lato, l’altra dall’altro.
Lo spettacolo che ho davanti, è quasi da infarto: un culo tosto e muscoloso mai visto, completamente spalancato di fronte a me, quei piccoli boccoli di peli sull’ano, piedi e piante in bella vista e una schiena muscolosa, liscia, che quasi luccica per via dei raggi di sole che entrano dalla finestrella. Comincio a stuzzicare le piante dei piedi con una grande piuma di gabbiano, souvenir dell’ultima vacanza. Poi, utilizzo di nuovo le mani e lo spazzolino elettrico, fino a che comincia a chiedere pietà e a implorarmi di fermarmi. I lamenti si alternano a risate, è la prima volta che lo sento ridere e, finalmente, capisco che è la sessione che voleva da tanto tempo. Poco dopo, decido di sedermi a cavalcioni su di lui, montando in groppa come fosse un cavallo e, da quella posizione, riesco a raggiungere facilmente le sue ascelle, totalmente esposte. Sta impazzendo, non sa se piangere, ridere o ribellarsi, tanto che rischiamo di capovolgerci. Comprendo che siamo entrambi esausti, così passo alla parte che io amo di più: la mungitura forzata. Solitamente, abuso anche del suo culetto, cosa che lui odia, entrando con un dito o con un piccolo massaggiatore prostatico vibrante mentre, da sotto, gli mungo il cazzo. Stavolta, però, ho promesso di limitarmi al solletico e alla sborrata e così faccio. Volendo riprendere il finale esplosivo con il cellulare, però, tocca ingegnarmi e procedo con il telefono su una mano, il cazzo nell’altra e la piuma per solleticargli l’ano in bocca. Sono un maestro, lo ammetto.
Tempo pochi minuti e, mentre cerco di coordinare i movimenti di mani e bocca, tutti impegnati in azioni differenti, lo sento godere e lamentarsi, segno che sta sborrando. Porto lo sguardo sotto e, infatti, dal cazzo già stanno cadendo fiotti di sborra, tanto che i primi finiscono a terra, sul tappetino di gomma. Giusto il tempo di posizionare un barattolo di plastica (quello per le urine) e raccogliere le ultime schizzate abbondanti e il gioco è finito. Lo libero e, mentre lui si riveste in silenzio, spettinato, sudato e rosso in volto, io mi stendo sul letto come se avessi fatto un incontro di lotta libera. Entrambi non vediamo l’ora che questo momento imbarazzante finisca e, per fortuna, le operazioni di pulizia sono veloci. Come al solito, ha fretta di scappare, preso dal pentimento post-eiaculazione, così ci salutiamo al volo sulla porta.
Mentre sistemo il bordello che abbiamo lasciato, sento i forti odori che sono rimasti in stanza e non smetto di eccitarmi. Per liberarmi, prendo il barattolino con il suo sperma e, annusandolo, mi sparo una gran sega. Neanche a dirlo, è una delle più copiose eiaculazioni mai avute. La perversione mi porta a venire direttamente nello stesso barattolo, con i nostri semi che si mescolano.
Una doccia calda, uno spuntino e la giornata è andata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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