Ebano
Nobilis69
Qualcuno lo sfotteva dicendogli che si era imboscato, ma Giorgio in realtà continuava a fare il clinico a titolo gratuito per qualche associazione di volontariato. Non riusciva a staccarsi dal contatto con le persone.
La sua storia personale non era poi particolarmente eccitante: laurea, specializzazione, qualche master.
Non si era mai sposato e non aveva figli perché amava essere libero. Il matrimonio non faceva per lui. Non che non si divertisse: aveva avuto molte piccole storie di letto con signore accondiscendenti, ma quando queste cominciavano a parlare di convivenza o matrimonio si sfilava velocemente. In più il Doc (così lo chiamavano tutti) aveva anche una certa debolezza per i maschietti, che non disdegnava di frequentare con molta discrezione.
Agli occhi di tutti appariva quindi come un integerrimo professionista sessantenne del cui privato si sapeva poco.
Il Doc era un bell'uomo: piuttosto alto, capelli e pizzetto brizzolati, occhi verdi e un fisico ancora definito con un po' di fisiologica pancetta. In più aveva un'arma segreta: un potente cazzone da 20 cm che faceva la gioia di chiunque lo incontrasse, uomini o donne.
Amava vestirsi bene, per cui era quasi sempre in giacca e cravatta anche nei mesi più caldi.
"Buongiorno Doc!"
"Buongiorno Cinzia".
Cinzia era l'addetta al front office degli uffici. Gli faceva sempre gli occhi dolci, ma lui non se la calcolava. Giorgio aveva invece avuto una storia con la collega di Cinzia, Marina, che era una gran figa ed era bravissima di bocca e di culo. Infatti, a suo modo, era fedele al marito non concedendo al Doc la figa, riservata invece al consorte.
Entrò nella sua stanza, avviò il computer e si preparò un caffè con la sua macchinetta.
Bussarono alla porta.
"Avanti!"
"Ciao bell'uomo" disse Marina entrando nella stanza.
"Ciao bella donna. Che posso fare per te?"
"Molte cose in realtà, e tutte hanno a che fare col tuo pisello, ma oggi sono venuta a chiederti una cortesia".
"Dimmi pure".
"Hai presente il ragazzo delle pulizie?"
"Quale? Sono almeno tre..."
"Non mi ricordo il nome, è impronunciabile... insomma, il ragazzo di colore".
"Ah, ho capito. Si fa chiamare Leo, mi pare".
"Lui. Ha un problema di salute, non mi ha detto cosa. Penso qualcosa di intimo. Mi chiedeva se poteva parlare con te".
"Certamente! Tanto conosce i miei orari. Digli pure di venire quando vuole".
"Ok Doc. Glielo dico. Ciao bell'uomo".
Marina uscì e Giorgio restò in piedi con il caffè in mano, ormai tiepido.
Leo. Se lo ricordava vagamente. Non era assegnato al suo ufficio. Lo aveva visto da lontano molte volte, ma mai da vicino: giovanissimo, non molto alto, ma con un bel fisico. Quello che ricordava bene era però il suo culo: rotondo, sodo e perfettamente proporzionato.
"Chissà che problemi ha. Mah... vedremo" pensò il Doc.
Dopo un paio d'ore sentì bussare sommessamente alla porta.
"Avanti!"
"Doc buongiorno. Sono Leo. Signora Marina detto che posso venire da te".
"Buongiorno Leo. Accomodati. Dimmi, che ti succede?"
"Mi vergogno un poco Doc. Ho problemi con mio culo".
"Che problemi hai Leo?"
"Ho fuoco sul buco. Mi fa male e mi brucia da qualche giorno".
"Hai mangiato roba piccante?"
"No Doc. Cerco mangiare bene. Tutto cominciato dopo sesso".
"Come, scusa?"
"Sì Doc. Io vivo con altri come me. No donne. E qualche volta facciamo sesso tra uomini".
Se non fosse stato nero come la notte, sarebbe arrossito.
"Fammi capire bene. Fate sesso tra di voi uomini?"
"Sì Doc. Natura chiama..."
"Ma lo fate di frequente?"
"No Doc, ma a volte capita. A me piace scopare e di solito sono io che scopo. Questa volta fatto culo a me..."
Al Doc cominciava a muoversi qualcosa nei pantaloni, per cui giocò la sua carta di valore.
"Ho capito. Senti Leo, qui in ufficio non ho modo di visitarti per bene, ed anche in associazione può essere un problema. Vieni stasera alle 21 a casa mia. Lì ti posso visitare meglio. Questo è l'indirizzo". E gli diede un biglietto.
"Ok Doc. Grazie! A stasera!"
Leo uscì dalla stanza e Giorgio restò a bocca aperta. Leo era bellissimo e il pensiero di visitarlo nelle parti intime gli fece partire un'erezione così potente da dover andare in bagno a spararsi una sega.
La giornata passò lentissima, ma alla fine arrivarono le 21.
Puntuale, Leo suonò alla porta. Giorgio, con camicia aperta e pantaloni, aprì e si trovò davanti uno splendore.
Leo indossava una maglietta bianca e un paio di pantaloni color beige. Calzava delle infradito Birkenstock marroni. Era perfetto. Nell'aria si sentiva anche l'aroma di un buon profumo, non dozzinale.
"Entra Leo, accomodati. Posso offrirti qualcosa?"
"Sì grazie Doc. Un bicchiere d'acqua, per favore".
Giorgio glielo portò e Leo lo bevve tutto d'un fiato.
"Bene Leo. Vogliamo fare la visita?"
"Ok Doc. Dove?"
"Seguimi".
E lo fece accomodare nel piccolo ambulatorio che aveva attrezzato in casa.
"Spogliati pure Leo".
E Leo si spogliò. Tolse i pantaloni e gli slip.
Lo fece sdraiare sul lettino, che era attrezzato anche per le visite ginecologiche. Con le gambe alzate ed il culo scoperto, Giorgio aveva davanti un panorama mozzafiato. Leo aveva un pisello bello grosso con delle bellissime palle, e un pube peloso con piccoli ricci morbidi. Per il resto Leo era glabro. L'orifizio anale era lì davanti, esposto alla visita.
Giorgio mise i guanti e cominciò a toccarlo tutto intorno. Non appariva infiammato e non si vedevano emorroidi, per cui non si spiegava il bruciore.
"Senti Leo, devo esplorarti dentro. Posso?"
"Certo Doc".
Giorgio mise sul guanto una generosa dose di lubrificante, cominciando poi a penetrare quel buco stupendo. Leo si ritrasse un poco.
"Qui ti faccio male?" chiese Giorgio.
"Non troppo. No dolore. Brucia un po'".
In effetti sullo sfintere avvertiva calore: segno di infiammazione.
"E qui ti faccio male?" chiese palpandogli la prostata.
"Ahhhhhhh.... no Doc. Qui è piacevole..."
Preso dalla visita, Giorgio non si era accorto della potente erezione di Leo, che svettava per una ventina di centimetri con tanto di precum.
Allora Giorgio si cimentò in un massaggio prostatico. Leo ansimava e sudava: godeva da matti. Ad un certo punto inarcò la schiena e venne con una potenza inaudita, imbrattando di sperma ovunque.
"Cazzo Doc! Goduto tanto! No dolore più!"
Giorgio lo sapeva: il lubrificante conteneva l'anestetico e quindi il bruciore non c'era più.
"Bene Leo. Dovrai mettere la crema nel buco due volte al giorno, ma ti devo rivedere. Nulla di serio: ti hanno rotto il culo. Se ti ricapita di essere scopato, vedrai che sentirai solo piacere".
"Grazie Doc! Quando tornare da te?"
"Tra due giorni. Ti aspetto qui alla stessa ora".
Leo si rivestì e se ne andò.
Giorgio andò a razzo in bagno a masturbarsi e, visto che c'era, si mise un bel dildo in culo per godere ancora di più.
Dopo due giorni Leo tornò. Giorgio lo aspettava impaziente. Questa volta si fece trovare in accappatoio. Andarono in ambulatorio e Leo, questa volta, si spogliò del tutto. Era bellissimo!
"Così non sporco maglietta..." disse con un sorrisetto complice.
Quando Giorgio mise il dito dentro, la situazione era risolta. La natura e la crema avevano fatto il loro lavoro, ma Leo ad un certo punto allungò la mano e prese il membro di Giorgio, teso allo spasimo.
"Allora mio culo ti piace" disse.
"Mi piace molto Leo".
"A me piace molto tuo cazzo..."
E detto questo, glielo prese in bocca.
Giorgio fu preso alla sprovvista da quel pompino. Lo lasciò fare per qualche minuto, poi gli disse:
"Perché non andiamo sul letto?"
"Siiiiii. Io ti prego..."
Andarono in camera, entrambi nudi. Sul letto si succhiarono l'uccello a vicenda, fino a quando Leo volle essere scopato.
"Vieni sopra di me" disse Giorgio. E Leo si mise a cavalcioni, appoggiandosi la cappella sul buco pieno di lubrificante. Il cazzo di Giorgio entrò agilmente nel retto di Leo, che cominciò a muoversi ritmicamente mandando indietro la testa nel massimo del godimento. Giorgio si sentiva aspirato dentro quel corpo d'ebano.
Scoparono così per alcuni minuti, finché Giorgio non venne nelle viscere del ragazzo.
Leo però non ne aveva avuto abbastanza.
"Doc, posso scopare tuo culo?"
"Sì Leo, ma fai piano. Hai un cazzo grossissimo".
"Fare piano per te".
Lo mise di schiena con le gambe sulle sue spalle e poi lo penetrò con quel bastone. Giorgio era sconvolto! Aveva in culo un cazzone enorme e godeva da matti. Leo lo scopava piano, facendogli sentire tutta la sua lunghezza. Poi cominciò ad accelerare il ritmo, con le palle che gli sbattevano sul culo facendo un rumore secco. Poi Leo venne, inondandolo dentro con una sborrata incredibile. Giorgio non si era neanche accorto di essere venuto anche lui, senza toccarsi.
"Grazie Doc. Ho imparato cosa nuova. Mi piace cazzo in culo".
"Grazie a te Leo. Il sesso con te è bellissimo. Torna pure quando vuoi".
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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