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Gay & Bisex

Proprio lui


di Membro VIP di Annunci69.it Nobilis69
03.09.2026    |    1.801    |    3 8.9
"Che cazzo dici? Innamorato? Di me?» ​«Sì, Andre, io sono innamorato di te e quando ti ho visto su quel muro ho avuto il terrore di perderti per sempre..."
La scuola. Un periodo che tutti ricordiamo con sentimenti diversi, ma quasi sempre con nostalgia. In particolare, la nostalgia degli anni più belli, freschi e vivi. Gli anni in cui scopri il mondo e ti scopri.

​Non per tutti, però.

​Per Andrea non era stato così. Il periodo delle scuole superiori era stato un incubo quotidiano. Intendiamoci, a scuola era un bravo studente, con buoni risultati, ma era lui il problema.
​Di altezza media e di fisico esile, con un viso un po' triste ma con occhi vispi, aveva scoperto un forte interesse verso i ragazzi, e questo lo turbava. Non riusciva ad accettarsi per quello che era e faceva di tutto per essere come gli altri. Pensava di essere sbagliato. Questo gli causava una sofferenza e una difficoltà enormi nel relazionarsi. Il risultato? Isolamento totale.

Anche Marco, il suo compagno di banco che gli piaceva parecchio, non lo calcolava. Belloccio, robusto e sportivo, Marco era però impenetrabile e distante.

​Ne soffriva tantissimo, Andrea. Avrebbe voluto partecipare a tante attività che gli altri facevano, ma ogni volta gli mancava il coraggio e si rinchiudeva nella sua cameretta senza far entrare nessuno. I suoi genitori erano preoccupati. Lo vedevano chiudersi in se stesso ogni giorno di più, senza riuscire in alcun modo a trovare un punto di contatto. Più lo spronavano, più lui abbassava la tapparella della camera e chiudeva a chiave la porta. Gli unici momenti che gli davano una parvenza di sollievo erano quelli in cui poteva vedere Marco. Il massimo era la doccia in palestra, dove poteva ammirarlo come un dio greco.

​Poi qualcosa cambiò.

Dall'indifferenza totale, a scuola cominciarono a prenderlo in giro con epiteti sempre più duri e pesanti. Il migliore era "nerd", ma gli "sfigato", "puzza di sudore" ed altri erano all'ordine del giorno.
Andrea stava malissimo, ma cercava ogni volta di superare il suo disagio.
A una festa di classe a cui si impose di partecipare, provò anche ad avvicinare una ragazza, che lo liquidò con un "stammi lontano" e un sonoro ceffone davanti a tutti.

​Andrea, che in quel periodo aveva già compiuto diciotto anni, si mise a piangere e a spintoni guadagnò l'uscita dalla festa. Non ne poteva più e dentro di sé aveva maturato una decisione: "Ora mi ammazzo. Non posso farcela un minuto di più. Vado sul ponte e mi butto di sotto nel fiume".

​Correva come un matto e dopo poco si trovò sul ponte. Ansimava per la fatica e le lacrime gli offuscavano la vista.
"Sono sbagliato. Sono tutto sbagliato. Sono gay, sono brutto e nessuno mi vorrà mai bene. Un essere inutile. Che vivo a fare?"

​Pensando questo, si sedette sulla spalletta del ponte. Il grigio del fiume di notte, insieme alla corrente, faceva paura, ma Andrea aveva deciso: si sarebbe buttato. Basta.

​Si alzò in piedi sulla spalletta.
"Dai Andre, non avere paura. Che ci vuole? Un salto e ciao al mondo e a tutti gli stronzi che lo popolano".

Così chiuse gli occhi, pronto a saltare.
​In quel momento si sentì afferrare alle spalle e tirare indietro sul ponte; subito dopo, un pugno lo colpì allo stomaco, mandandolo lungo disteso a terra.

​«Che cazzo fai? Brutto deficiente di un nerd! Volevi buttarti di sotto? Ma sei pazzo o cosa?»
​Era lui. Era Marco, il suo compagno di banco. Anche lui era alla festa e aveva visto la scena del ceffone.

​«Lasciami stare, voglio morire... Questa vita non fa per me...» diceva strizzando gli occhi.
​«Ma non dire stronzate, brutto deficiente! Apri gli occhi! Guardami!»

​Andrea obbedì e lo guardò. Davanti a sé vide Marco come forse non l'aveva mai visto, e si accorse che anche lui stava piangendo.
​«Marco! Sei tu! Ma mi hai seguito? Perché?»
​«Vuoi saperlo, coglione? Ti ho seguito perché avevo capito che avresti fatto una cazzata. Quando ti ho visto salire sul ponte ho capito che eri deciso e te l'ho impedito».
​«Ok, ma perché? Perché lo hai fatto?! Volevo morire! A chi importa di me? Di un frocio nerd?!»

​Marco lo guardava mentre Andrea piangeva a singhiozzi, sdraiato a terra.
​In quel momento successe.
Marco si avvicinò e lo baciò sulla bocca. Le lacrime di entrambi si mescolarono.
​«Brutto coglione, non l'hai ancora capito? Io sono innamorato di te...!»
​«Marco, ma... che cazzo dici? Innamorato? Di me?»
​«Sì, Andre, io sono innamorato di te e quando ti ho visto su quel muro ho avuto il terrore di perderti per sempre. Io non mi sono mai aperto con te, ma per me sei tutto. La tua dolcezza, la tenerezza che emani... quel tuo essere Andrea mi ha fatto agire senza pensare per salvarti. Dovevo farlo. Per te, e anche per me» disse Marco con gli occhi bassi.

​«Ma in tutti questi anni non mi hai mai fatto capire che ti piacevo. Pensavo di non interessarti. Anzi, pensavo che essere il tuo compagno di banco ti infastidisse».
​«Questo è il mio senso di colpa più grande. Come te, ho cercato di dissimulare quello che sono per stare nel gruppo. Facendo questo ho mentito, principalmente a me stesso. Ma ora basta. Non voglio più mentire. Voglio stare con te! Non farmi preoccupare mai più, brutto stronzo!»

​E lo baciò di nuovo. Un bacio non più salato di lacrime, ma dolce come non mai.
​«Marco, ti prego, accompagnami a casa. Sono solo. I miei non torneranno prima del weekend. Non voglio stare solo stanotte. .. Non mi lasciare...»
​«E chi ti molla... Andiamo».
​Marco lo aiutò ad alzarsi e si avviarono a piedi verso casa di Andrea.

​Sul suo letto, in quella camera fino a quel momento oscura e tetra, Marco e Andrea si trovarono, si scoprirono e si amarono. Si baciarono a lungo mentre si spogliavano. Fecero l'amore come solo due persone che si amano sanno fare. I loro baci sapevano di buono. Il sesso che facevano era dolce e delicato. Le parole che si dicevano accarezzavano e non ferivano.

​«Grazie, Marco. Grazie di avermi salvato la vita. Non dimenticherò mai questa notte».
​«Nemmeno io, piccolo mio. Ora ci siamo solo noi. Il resto del mondo dovrà accettarci per quello che siamo: scuola, genitori, tutti. E se non lo faranno, beh... sarà un problema loro con il quale faranno i conti».

​Ripresero a baciarsi mentre il miracolo del desiderio si ripeteva prepotente.

Poi, finalmente tranquilli e appagati, si addormentarono l'uno nell'abbraccio e nel respiro dell'altro.
​
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