Gay & Bisex
L'uomo nero
29.06.2026 |
1.307 |
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"A gambe divaricate mi posizionai sopra di lui; piegai leggermente le ginocchia continuando a massaggiare il suo arnese che risplendeva come il resto del suo corpo..."
Da tempo avevo sentito parlare di quell’autogrill. Sul sito d’incontri che frequentavo era tra i più consigliati, specialmente per chi cercava emozioni forti: un luogo dove l’offerta spaziava dal sesso occasionale a tutto il resto del laido panorama circostante. Non ero mai riuscito a visitarlo, nonostante non fosse lontano da casa; durante i rientri dalle trasferte ci passavo spesso, ma sempre in orari poco propizi per incontrare ciò che il sito prometteva.La fortuna mi arrise una sera, durante l’ennesimo viaggio di ritorno: decisi di fermarmi proprio lì. Avevo avvisato mia moglie che, dato il ritardo accumulato dal cliente, avrei mangiato qualcosa lungo la strada. Non avevo un obiettivo preciso né mi aspettavo davvero che succedesse qualcosa; mi ripetevo che era soltanto una pausa per mettere qualcosa sotto i denti e sgranchirmi le gambe, prima di tornare a vestire i panni del marito e padre affettuoso.
Sapevo, tuttavia, che me la stavo solo raccontando...
Scesi dall’auto, parcheggiai e mi guardai intorno: poche macchine, pochi camion, nessuno in giro. Entrai.
L’atmosfera non sembrava diversa da quella di qualsiasi altro autogrill.
I pochi camionisti erano seduti al bancone, ma c’erano anche persone che si muovevano con un ritmo differente. Alcuni entravano e uscivano senza consumare, altri passeggiavano lentamente lungo il corridoio, osservando l’ambiente con discrezione, quasi in attesa di un segnale che a tutti gli altri sfuggiva.
Mi sedetti con il vassoio della cena vicino alla vetrata e rimasi ad osservare quel piccolo mondo. Più guardavo, più mi rendevo conto che i gesti erano misurati, gli sguardi brevi ma intenzionali. Nessuno sembrava voler attirare l'attenzione, eppure esisteva un linguaggio silenzioso che metteva in comunicazione persone che non si erano mai viste prima.
Fu allora che notai un ragazzo di colore. Era da solo, dall'aria tranquilla, con indosso una canotta e un paio di shorts che esibivano una prorompenza fisica notevole: muscoli scolpiti nell’ebano che rilucevano sotto i neon, un mento volitivo incorniciato da un pizzetto curato, i capelli cortissimi. Sembrava un avventore qualunque che, pur impegnato in una conversazione telefonica, dava l’impressione di conoscere bene il posto e le sue regole non scritte. Entrò, si guardò intorno senza fretta e, passandomi accanto, si diresse verso una zona appartata del locale.
Sicuramente il suo fisico aveva attirato più di un’occhiata, ma era difficile capire chi, oltre a me, lo stesse osservando e con quali intenzioni. Sorrisi per le sciocchezze cui stavo pensando, mi alzai e, dopo aver sistemato il vassoio, uscii nell’aria calda della notte.
Mi recai nella tanto decantata toilette, quella di cui, sul sito, più di un utente aveva spergiurato di aver vissuto incontri incredibili. Gli orinatoi erano fuori uso, così dovetti optare per una cabina. Mi sedetti e lo sguardo mi cadde su un foro discretamente grande praticato nel pannello di truciolare.
Sopra, una scritta oscena e un numero di telefono. “Ma si usa ancora proporsi così?” pensai tra me, sorridendo mentre finivo di mingere.
Fu allora che sbalordii.
Una proboscide circoncisa color cioccolato e lunga svariati centimetri fece capolino da quel buco.
Stentavo a crederci!
L’uccello moscio era lì, penzolante che richiamava la mia attenzione e, porca puttana, le mie cure...
Che fare?
Mi inginocchiai e, senza ulteriori indugi, me lo infilai in bocca. Ingoiandone quanto mi riuscì, iniziai il più incredibile lavoro di bocca che mi era mai captato di praticare.
Il diametro era notevole e la lingua non arrivava ad avvolgerlo completamente. Dall’altra parte, le spinte con cui aveva preso a scoparmi la bocca divennero sempre più serrate e violente tanto che, in più di un’occasione, mi produssero conati obbligandomi a sfilarmi di bocca quel bastone che si induriva irrimediabilmente sotto l’azione del mio servizio.
All’improvviso si ritirò. Fu allora il mio turno d’infilare il mio cazzo nel buco.
Ricevetti esattamente lo stesso trattamento. Mi appiccai alla parete colpendola con i palmi delle mani e mugolando tutto il godimento che stavo provando.
L’incanto cessò.
Non potevo crederci: abbandonato nel cesso dell’autogrill dei miei sogni con un pompino lasciato a metà… Cosa potevo aspettarmi del resto?
Rimisi l’artiglieria al suo posto ed uscii.
Dallo specchio dove mi stavo lavando le mani lo vidi. Un gesto veloce, uno sguardo d’assenso e in un attimo ci ritrovammo nel retro della cabina di guida del suo camion intenti a spogliarci.
Le mie mani scorrevano su quel corpo perfetto incredule per tanta fortuna mentre la bocca non smetteva di lasciarsi penetrare dalla sua lingua ruvida e decisa al pari delle tre dita che mi stavano allargando il buco.
Si sdraiò su una delle cuccette che arredavano il locale.
Mi inumidii le dita e me le passai velocemente attorno allo sfintere; sputai su quel cazzo enorme e con la lingua lo lubrificai a lungo.
Venne il momento.
A gambe divaricate mi posizionai sopra di lui; piegai leggermente le ginocchia continuando a massaggiare il suo arnese che risplendeva come il resto del suo corpo.
Avvicinai la cappella eccitata e lentamente mi lasciai penetrare.
Deglutii. Lo sforzo d’accogliere tanta grazia in una volta sola fu impegnativo.
Dopo qualche saliscendi mi feci impalare completamente sedendomi sui suoi coglioni depilati.
Afferrai saldamente i pettorali gonfi e iniziai a muovermi sopra di lui. Dapprima lentamente e poi sempre più velocemente.
Mi fermò.
Le grida di dolore e di piacere cessarono.
Voleva concludere lui la corsa. Sollevandomi leggermente diede le poche spinte di bacino che lo portarono all’orgasmo e a riversarmi in corpo una quantità di sborra che raramente avevo ricevuto.
“Resta dentro” lo pregai. Annuì sorridendomi felice come un bimbo cui è stato fatto il più desiderato dei regali.
“Ora tu!” mi disse dolcemente. E allo stesso modo si prese cura della mia erezione. L’appiattì tra i suoi pettorali e la masturbò fino a che il suo contenuto non gli macchiò di un bianco pallido il petto.
Rimasi con lui ancora pochi istanti: un messaggio di mia moglie chiedeva notizie del mio rientro:‘Sto arrivando…’
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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