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Gay & Bisex

Un bicchiere d'acqua_


di honeybear
28.06.2026    |    2.567    |    6 9.9
"Per aumentare la forza dei miei affondi mi aggrappai saldamente ai pettorali e poi ai capezzoli che iniziai a titillare..."
Adoravo far parte della squadra di atletica della scuola: correre mi rendeva felice e vincevo quasi ogni gara.
Ma c’era un’altra cosa che amavo profondamente: le docce di gruppo dopo gli allenamenti!
In quei momenti la mia fantasia galoppava, immaginandomi nudo con gli altri ragazzi. Un desiderio impellente che dissimulavo dietro una finta goliardia, convinto che nessuno avesse mai intuito le mie naturali inclinazioni.
L’unica attività che non digerivo era il volontariato primaverile alla stracittadina benefica, una corsa per atleti normodotati e diversamente abili. A noi dell'ultimo anno toccava distribuire l’acqua lungo il percorso. Ero contrariato solo perché avrei voluto correre, ma la tradizione della squadra non ammetteva repliche.
Durante la gara, tra i tanti atleti che mi sfilarono davanti, uno attirò la mia attenzione: bandana rossa e pettorina 711. Pur costretto su una sedia a rotelle, aveva braccia muscolose e gambe sode, ben tornite.
Quando allungò la mano, corsi al suo fianco per porgergli il bicchiere. Nel prenderlo ci schizzammo a vicenda. Buttò giù l'acqua d'un fiato e mi gridò: "Grazie e scusami!", prima di sparire tra la folla.
Finita la corsa, andai all’arrivo.
Con piacevole stupore, vidi il numero 711 tagliare il traguardo tra gli applausi, avendo battuto persino molti corridori a piedi. Mentre mi avviavo fradicio verso gli spogliatoi, lo incrociai.
“Ehi, congratulazioni! Sai davvero come far volare quell’arnese!” lo approcciai.
Lui mi fissò con i suoi intensi occhi verdi: “Grazie. Ma tu sei il ragazzo dell'acqua? Ti ho schizzato per bene, mi dispiace. Io sono Carlo.”
“Ivan” risposi, stringendogli la mano e sentendo le guance imporporarsi.
L’imbarazzo era palpabile, finché Carlo, dopo una pausa, azzardò: “Casa mia è qui vicino. Se ti va di salire a darti una ripulita… mi sentirei meno in colpa.”
Accettai, confuso ma felice. Raggiungemmo in pochi minuti il suo appartamento.
Appena varcata la soglia, mi chiese di aiutarlo a trasferirsi su una sedia più comoda. Cingendolo tra le braccia, l’aroma del suo corpo sudato e il suo respiro caldo sul mio collo diedero improvvisamente forma ai miei desideri.
Mi tolsi la maglietta e i pantaloni per metterli nell’asciugatrice.
“Potresti aiutare anche me?” mi tese un'esca Carlo, ammiccando. Mi inginocchiai davanti a lui e iniziai a sfilargli i pantaloncini, indugiando sulle sue gambe marmoree. Non indossava nient'altro.
Davanti ai miei occhi, la sua imponente artiglieria stava già prendendo quota, provocando l'immediata reazione del mio membro sotto gli slip bagnati.
“Buongiorno anche a lui!” ironizzò Carlo, guardando verso il mio basso ventre.
Stupito, balbettai qualcosa sul fatto che non credevo che i ragazzi nelle sue condizioni potessero avere erezioni, scusandomi subito dopo per la mancanza di tatto. Ma lui ridacchiò, spiegandomi malizioso che la sua lesione gli permetteva ancora di rispondere agli stimoli.
“Ma ora non sono le mie gambe ciò di cui devi prenderti cura…” sussurrò.
Non ci fu bisogno di aggiungere altro. Mi inginocchiai ed iniziai ad lisciare la pelle vellutata scappellandolo delicatamente.
Sussultò sospirando.
Feci scivolare le dita fino ai peli del pube. Lo sentii sospirare nuovamente. L’effetto del trattamento resero, se possibile, quel cazzo ancora più duro.
"Wow!" mormorai quando lasciai la presa mantenendo la sensazione che quel pezzo di carne caldo mi aveva trasmesso.
Non riuscivo a crederci: ciò che forse nemmeno nei miei sogni avevo immaginato, stava letteralmente prendendo forma davanti ai miei occhi…
Mi sollevai permettendo così a Carlo di allungare una mano per infilarla sotto i miei slip su cui si era completamente disegnata la mia erezione. Li sfilai velocemente.
“Passameli…” e se li portò al naso per annusarli mentre seguitavamo in silenzio ad accarezzarci dolcemente.
Presi io l’iniziativa. Allontanai la sua mano e gli tolsi la canottiera, rivelando il suo tronco glabro e muscoloso. Appoggiai le mani sui pettorali massicci sfiorandogli i capezzoli turgidi, scesi all’addome ricalcandone il profilo ed infine mi ritrovai nuovamente nell’irsuto triangolo color miele.
“Finisci di spogliarti anche tu…”
Mi liberai velocemente del superfluo per inginocchiarmi ancora una volta di fronte al suo obelisco. L’istinto mi suggerì cosa fare. Mi piegai in avanti facendo scivolare le mie labbra attorno alla sua cappella già bagnata.
Carlo sospirò posandomi una mano sulla nuca esercitandovi una leggera pressione.
"Pensi di riuscire a prenderlo tutto?" Chiese.
Lo guardai negli occhi e annuii.
Spinse di nuovo e sentii la testa del suo cazzo scivolare nella mia gola seguita dal resto del bastone. Ben presto la mia faccia venne sepolta nel suo inguine peloso e sudato.
Aspirai profondamente l’afrore che emanava da quel cespuglio rigoglioso.
Era fantastico e avrei voluto rimanere così per sempre. Dovetti purtroppo desistere perché il diametro e la lunghezza di quella verga iniziarono a soffocarmi. Mi staccai lentamente da lui e mi accovacciai, cercando di riprendere fiato ammirando l’uccello insalivato a dovere che risplendeva fiero.
Carlo lo prese in mano iniziando a masturbarsi: "Mettiti a quattro zampe – mi ordinò eccitato - Fammi vedere il sedere!"
Mi girai rapidamente, alzando il culo in aria per lui.
"Bellissimo… – sospirò ed un fiato chiese – …È mai entrato un cazzo in quel culo?".
Mi voltai verso di lui e scossi la testa.
"Pensi che ti piacerebbe iniziare con questo?" domandò continuando a menarselo.
Annuii. Non sapevo bene come avrebbe fatto a scoparmi dalla sua sedia a rotelle, ma in quell’istante avrei assecondato ogni tipo di richiesta.
“Seguimi in camera…”
Lì Carlo, dopo essersi sdraiato, mi disse dove trovare il lubrificante. Unse prima il suo cazzo e poi il mio culo dopo avermi fatto piegare. Sentii le pieghe del mio fragile anellino distendersi obbedienti al passaggio del suo dito nel mio buco ben lubrificato.
Mi voltai a guardarlo estasiato.
“Non… Non smettere… Per favore continuaaahhh…” lo pregai. Era così bello sentirlo scivolare avanti e indietro o ruotare all’interno che iniziai ad ansimare.
"Tranquillo ragazzo, non ne ho la minima intenzione – ringhiò – Direi che questo buchetto ci procurerà un sacco di divertimento..."
Infilò un altro dito accanto al primo e iniziò a farmi un doppio ditalino. Stavo impazzendo. Non avevo mai provato nulla di così bello: nessun dolore, solo puro, intenso piacere...
Riuscivo solo a pensare che ne volevo ancora, ancora, ancora!
Stavo strusciando il mio culo sulle sue dita quando parlò: “Chiedimelo… Avanti, chiedi!”
"Ti prego… – deglutii - scopami Carlo! Ho bisogno di sentire il tuo grosso cazzo nel mio buco. Ti pregooohhh!"
Non dovetti ripetere la richiesta.
Carlo mi disse di mettermi a cavalcioni sui suoi fianchi dandogli le spalle.
"Ora piegati sulle ginocchia. Abbassati… Così bravo… E accovacciati sul mio cazzo. In questo modo puoi controllare quanto prenderne e controllarne la velocità di spinta…"
Tenne la radice del suo bigolo mentre io iniziai lentamente ad abbassare il culo.
“Ora lascialo a me…”
Lo afferrai deciso fino a che la punta della cappella toccò il mio buco: mi sembrò di andare a fuoco.
Seguendo le sue indicazioni mi abbassai e la testa cominciò ad aprirmi il culo. Provai un po’ di dolore ma non mi importava. Volevo solo il suo cazzo dentro di me, per godermelo fino in fondo.
Attesi qualche secondo per abituarmi all’ingombrante presenza saldamente ancorato a quelle cosce vellutate e muscolose. Reclinai la testa sbuffando.
Con cautela uscii quasi completamente per tornare subito dopo a calarmi sopra a quel randello maestoso.
Ripetei l’operazione diverse svolte strappando all’uomo sotto di me mugolii di piacere.
"Spingi fuori – suggerì a quel punto Carlo – Fa’ come se stessi cagando".
Sorrisi all’immagine: usare quella tecnica per far entrare qualcosa che ero abituato ad espellere. Tuttavia quando misi in pratica il consiglio, quel siluro s’insinuò implacabile. Io ansimai di nuovo mentre affondavo completamente nel suo grembo. Di nuovo, il mio istinto prese il sopravvento e cominciai a dondolare ritmicamente il mio fondoschiena per farlo scorrere su e giù sul suo arnese.
Lo cavalcai in quel modo fino a che una pacca sulla chiappa mi fece capire che era il momento di cambiare posizione.
Mi girai e m’impalai nuovamente.
Per aumentare la forza dei miei affondi mi aggrappai saldamente ai pettorali e poi ai capezzoli che iniziai a titillare.
"Oh, cazzo, Ivan! Il tuo culo è fantastico. Non resisterò ancora a lungo!" e chiuse gli occhi per godersi la scopata.
Sapevo come si sentiva.
Il mio uccello stava già sbavando precum e sentivo che il carico nelle mie palle si stava accumulando per esplodere con violenza. Con mia grande sorpresa, venni prima di lui. Vidi il liquido denso imbrattargli il petto, alcuni schizzi arrivarono a lambirgli la bocca.
Pochi secondi dopo toccò a lui.
Le contrazioni del mio culo, che avevano munto senza tregua la sua mazza, in men che non si dica lo portarono all’orgasmo che si riversò dentro di me accompagnato da grugniti e sospiri intensi.
Raccolsi un il mio seme sulle dita. Le avvicinai prima alla mia bocca e poi alla sua affinché entrambi ne assaggiassimo. Mi accasciai su di lui ed iniziammo a limonarci.
Ad ogni bacio sentivo il suo cazzo sgonfiarsi fino scivolare fuori dal mio buco spanato a dovere accompagnato dal suo carico denso.
"Sai che ti dico? – mi sorrise continuando a baciarmi - Sono proprio contento d’aver preso da te quel bicchiere d’acqua!"
E per tutta risposta mi appropriai della sua bandana infilandomela sulla testa come un trofeo.

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