Gay & Bisex
La pattuglia del vizio all'albergo di Edward
Matertattoo
12.06.2026 |
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"Lei aprì la gola senza esitazione, iniziando a succhiare con grande abilità, alternando lo sguardo tra me e l'agente d'ordinanza..."
Conobbi Edward poco tempo dopo il mio arrivo a Porlamar. Era il titolare dell’albergo dove alloggiava Naomi con tutto il suo gruppo di amiche della discoteca, il che rendeva quel posto una specie di quartier generale della movida dell'isola.Edward era un ragazzo nativo di Margarita. Era cicciottello, con la pelle scura e i capelli neri e ricci. A prima vista, o se ti fermavi a un saluto superficiale, sembrava un ragazzo assolutamente normale; non era il tipo di gay che si faceva notare subito per strada, non aveva atteggiamenti vistosi, moine o quella gestualità esasperata che balzava immediatamente all'occhio. Se ci parlavi all'inizio, non lo capivi subito. Solo frequentandolo e conoscendolo meglio, man mano che si entrava in confidenza, la sua omosessualità emergeva in modo chiaro e naturale.
In quegli anni, Margarita era considerata dai venezuelani una sorta di isola felice, un rifugio per la comunità omosessuale della terraferma. Molti ragazzi arrivavano da Caracas, Maracaibo o Valencia per lavorare lì, proprio perché l'ambiente isolano era decisamente più libero, tollerante e aperto mentalmente rispetto al resto del Paese. Edward, però, non era un immigrato: lui a Margarita ci era nato e cresciuto, e quell'albergo era il suo regno.
Spesso, dietro al bancone o nel patio della struttura, Edward era in compagnia di un altro ragazzo di nome Javier. Fisicamente Javier era il suo opposto: era un gran bel ragazzo, magro, slanciato e curato nei minimi dettagli. Anche lui era gay e i due erano praticamente inseparabili; ovunque fosse Edward, potevi stare certo che nei paraggi c’era anche Javier.
Io feci amicizia con loro quasi subito. In Venezuela mi sono sempre trovato molto meglio a frequentare i ragazzi gay piuttosto che gli etero. Con i maschi etero locali avevo avuto diverse brutte esperienze: li trovavo spesso bugiardi, opportunisti e sempre pronti ad approfittarsi di ogni situazione o del fatto che fossi uno straniero. Nei gay, invece, vedevo una sincerità e una trasparenza che erano merce rara da quelle parti. Infatti, Cesar e Edward sono stati in assoluto i miei migliori amici durante tutto il periodo passato a Margarita.
Il rapporto con Edward divenne così stretto che si creò una fiducia totale, quasi fraterna. In quel periodo non avevo un posto sicuro in casa dove nascondere i contanti, così presi l'abitudine di portare i miei dollari in albergo da lui. Edward prendeva la mazzetta, apriva la cassaforte dell'hotel e la metteva al sicuro nel pallet, senza che mancasse mai un solo centesimo.
Nonostante l'ambiente e la confidenza, Edward e Javier sono sempre stati incredibilmente rispettosi nei miei confronti. Non c'è mai stata un’avance, mai una battuta fuori posto o un atteggiamento ambiguo. Il nostro legame è sempre rimasto a un livello di amicizia pura e cameratesca. Anzi, il nostro passatempo preferito era sederci a bere qualcosa e prenderci in giro a vicenda sulle nostre rispettive "fidanzate" o spasimanti del momento, ridendo delle storie assurde che capitavano ogni notte in quell'albergo.
In quel periodo, il governo dello Stato di Nueva Esparta decise di rinnovare l'immagine dell'isola, scommettendo forte sul turismo. Per fare un po' di vetrina e impressionare gli stranieri, istituirono una nuova pattuglia di poliziotti in bicicletta. L'ispirazione era palesemente presa dai telefilm americani: i poliziotti giravano con una divisa impeccabile composta da camicia bianca, pantaloncini corti e caschetto, muovendosi in sella alle loro mountain bike.
Il loro compito principale era pattugliare il lungomare di Porlamar e le zone vicine alla spiaggia, dove si concentrava la maggior parte dei locali e dei turisti. L'albergo di Edward non affacciava direttamente sulla strada principale, ma si trovava un isolato più all'interno; bastava percorrere quei cinquanta metri per ritrovarsi sul lungomare. Proprio per questa vicinanza, la struttura di Edward divenne presto una tappa fissa per quella nuova squadra su due ruote.
Dopo l'introduzione di questo servizio in bicicletta, mi capitava spesso, nel tardo pomeriggio, di passare dall'hotel per salutare Edward o lasciargli i miei dollari da mettere in cassaforte. Entrando nella hall, la scena era quasi sempre la stessa: appoggiate vicino all'ingresso c'erano una o due biciclette d'ordinanza e, seduti sui divanetti o appoggiati al bancone della reception, trovavo uno o due di questi poliziotti che chiacchieravano fitti fitti con Edward e Javier. Erano tutti ragazzi molto giovani, con i fisici atletici messi in risalto da quella divisa così insolita.
La verità su quelle pattuglie la scoprii solo qualche settimana dopo, in un pomeriggio che era ancora più soffocante del solito.
Mi servivano urgentemente dei dollari dalla cassaforte, così andai dritto nella stanza privata di Edward, che si trovava nell'ala interna della struttura. Arrivato davanti alla porta, sentii dei rumori soffocati e dei gemiti pesanti provenire dall'interno. Bussai con decisione.
Ci volle un po' prima che qualcuno rispondesse. Quando la porta si aprì di pochi centimetri, si affacciò Edward. Era completamente nudo, coperto solo parzialmente dallo stipite, con la pelle scura lucida di sudore e il respiro visibilmente corto. Ma non fu lui a catturare la mia attenzione, bensì quello che vidi alle sei spalle attraverso lo spiraglio.
Appoggiate al muro della stanza c'erano due mountain bike d'ordinanza. Per terra, sparpagliate sul pavimento, c'erano le camicie bianche e i pantaloncini corti della polizia di Nueva Esparta. E sul letto, completamente nudi e avvolti tra le lenzuola sfatte, c'erano due dei poliziotti più giovani della pattuglia, due ragazzi ventenni con i fisici scolpiti e i cazzi ancora duri e lucidi di bava. Edward mi guardò per un secondo, colto in flagrante, poi scoppiò in un mezzo sorriso complice prima di passarmi rapidamente i soldi. Capii tutto in un istante: Edward si portava a letto quasi tutta la pattuglia ciclistica dell'isola.
Quella visione mi accese un fuoco dentro che non accennava a spegnersi. Tornai nella hall dell'albergo con i dollari in tasca e il cazzo che già spingeva forte contro i pantaloncini. Lì vicino al bancone trovai Xiomara, che era appena tornata dal solito giro ed era seduta sui divanetti. Non era una modella, era una ragazza normale, con le sue forme rese un po' più morbide dalle gravidanze, ma quel giorno indossava un mini-pantaloncino e una canottiera leggera che le stavano maledettamente bene.
Ci salutammo e, per rinfrescarci dal caldo asfissiante, prendemmo qualcosa da dare e ci spostammo sul terrazzino che dava sul cortile interno, proprio a pochi metri dalle stanze. Ci appoggiammo alla balaustra a chiacchierare del più e del meno, ma l'aria era densa e l'eccitazione per quello che avevo visto poco prima mi rendeva inquieto.
Mentre lei parlava e sorseggiava il suo bicchiere, iniziai a guardarla in modo diverso, più fisso. Lei se ne accorse subito. Si voltò di tre quarti, si appoggiò con la schiena al parapetto del balcone e mi piantò gli occhi addosso con un sorriso malizioso.
— Che c'è, papito? Perché mi guardi così oggi? — mi chiede, inclinando leggermente la testa.
Mi avvicinai di un passo, abbastanza da sentire il profumo della sua pelle scaldata dal sole.
— Niente... pensavo solo che mi sei sempre piaciuta, Xiomara. E che oggi sei particolarmente sexy.
Il sorriso sul suo viso si fece più profondo e lo sguardo le si accese. Non si tirò indietro, anzi, fece un piccolo movimento col bacino verso di me.
— Ah sì? E da quanto tempo ti piaccio? — mi stuzzicò, avvicinando il suo bicchiere alle mie labbra per farmi fare un sorso.
A quel punto la complicità era totale. Le presi la mano, accarezzandole il polso con le dita, e abbassando la voce le dissi:
— Abbastanza da volerti mostrare una cosa che sta succedendo proprio qui dietro.
Le passai un braccio intorno alla vita e la guidai lungo il corridoio, verso la stanza di Edward. La porta non era stata chiusa a chiave, era rimasta accostata. Spinsi leggermente il legno e rimanemmo fermi sulla soglia, al buio. Dall'interno il rumore dei corpi che sbattevano e i gemiti maschili erano diventati altissimi. Edward era a quattro zampe sul bordo del letto, e uno dei poliziotti lo stava subissando da dietro con colpi tremendi, tenendolo per i fianchi, mentre l'altro agente era sdraiato sotto di lui e si faceva succhiare il cazzo con foga da Edward.
Al nostro ingresso nessuno si fermò. Xiomara rimase un attimo immobile a bocca aperta, poi sentii il suo respiro farsi pesante. Il gioco l'aveva eccitata all'istante. Si voltò verso di me con gli occhi lucidi di lussuria.
L'atmosfera in quella stanza era ormai un concentrato di perversione totale. Sotto gli occhi dei tre maschi, spinsi Xiomara contro il muro di fianco al letto. Le tirai giù i pantaloncini e lo slip in un colpo solo, sputai sulle dita e le bagnai la fica che era già un lago di umori densi e caldi.
— Sbattimi davanti a loro, papito — mi disse a voce bassa, completamente travolta dal pubblico.
Puntai il cazzo, duro come il marmo, ed entrai con un unico affondo deciso. Lei cacciò un urlo, aggrappandosi alle mie spalle. Iniziai a bombardarla da dietro con schiaffi sulle natiche, mentre a pochi centimetri da noi il poliziotto continuava a sfondare il culo di Edward, che godeva senza ritegno gridando:
— ¡Sí, mi rey, così, dammelo tutto!
L'altro poliziotto, vedendo la scena, si alzò dal letto con il cazzo gocciolante, si avvicinò a Xiomara e glielo spinse dritto in bocca. Lei aprì la gola senza esitazione, iniziando a succhiare con grande abilità, alternando lo sguardo tra me e l'agente d'ordinanza. Eravamo un groviglio hardcore di carne, sudore tropicale e fluidi.
Il ritmo divenne frenetico. Il rumore dei nostri colpi si fondeva con gli insulti pesanti che i poliziotti gridavano a Edward. Sentendo l'orgasmo arrivare, sfilai il cazzo dalla fica di Xiomara e iniziai a masturbarmi velocemente, venendo con una scarica potentissima di sperma denso che le bagnò tutto il fondoschiena e la schiena. Nello stesso istante, il poliziotto le sborrò in faccia e in bocca, mentre Edward riceveva il carico caldo del suo amante sul petto.
Rimanemmo tutti lì nella stanza, esausti, con le divise della legge per terra e il condizionatore che faticava a rinfrescare l'aria.
Edward si girò verso di me, ripulendosi la bocca con un asciugamano, e mi fece l'occhiata più soddisfatta della sua vita. L'albergo di Edward non era solo un posto sicuro per i miei soldi; era il vero cuore pulsante del vizio di Margarita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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