tradimenti
Orgasmo sul treno all'insaputa di mio marito
08.06.2026 |
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"Lo sentivo muoversi dentro, assecondando il sobbalzo del treno, mentre il pollice continuava a girare in cerchi che mi toglievano l'aria..."
Il treno era così pieno che sembrava impossibile respirare.Persone ovunque. Corpi compressi nel corridoio. Voci che si mescolavano al rumore metallico delle rotaie. Io ero seduta vicino al finestrino, il vestito che avevo scelto quella mattina leggero sulla pelle, mentre l'aria calda del vagone rendeva tutto più intenso.
Mio marito si trovava poco più avanti, a circa due metri da me. Nella folla e nel caos ci siamo allontanati leggermente in attesa che si svuotasse un pò il treno. Ogni tanto alzava gli occhi dal telefono e mi regalava uno dei suoi sorrisi tranquilli.
Quei sorrisi che mi avevano fatta innamorare anni prima.
Nel caos, all'improvviso mi sentii palpata il culo.
Fastidio.
Mi irrigidii.
Pensai fosse qualcuno che stava approfittando della confusione. Cercai di voltarmi senza dare nell'occhio, ma vidi soltanto una parete di sconosciuti. Nessun volto sembrava distinguersi dagli altri.
Il treno sobbalzò leggermente.
Mi dissi che probabilmente avevo interpretato male.
Eppure la sensazione non scomparve.
Continuavo a osservare le persone attorno a me, tentando di capire. Chiunque avrebbe potuto essere il responsabile. O forse nessuno.
L'incertezza iniziò lentamente a insinuarsi nei miei pensieri.
Era quella, più di ogni altra cosa, a tenermi in tensione.
Alzai lo sguardo.
Mio marito mi stava guardando.
Mi sorrise.
«Tutto bene?» chiese.
Sentii il cuore accelerare per ragioni che non riuscivo a spiegare.
«Sì.»
La mia voce uscì più debole del previsto.
Lui annuì.
Io invece rimasi immobile.
Non riuscivo più a concentrarmi sul paesaggio oltre il finestrino.
L'atmosfera del vagone sembrava cambiata. Ogni rumore appariva più distante. Ogni movimento più lento.
Sentii di nuovo quel contatto, ma questa volta, molto piu insistente. Non poteva essere involontario. Non riuscivo a muovermi e vedere chi fosse c'era troppa gente, e essendo molto timida mai avrei creato scenate.
Presi la mano e la strinsi per far capire che non era gradita. Che mi dava fastidio.
La sua mano mi sfuggì e risalì sopra la stoffa leggera del vestito, e quando mi premette contro, sopra le mutandine, dovetti mordermi il labbro. Chi era? Stranamente non so cosa mi prese ma decisi di lasciar fare, tanto essendo su un treno non poteva spingersi oltre.
Mi accarezzava attraverso il tessuto sottile, premendo nel punto giusto con piccoli cerchi pazienti, e io sentivo il calore montare a ogni passaggio. Mi accorsi di essere già bagnata, la stoffa che si inumidiva sotto le sue dita.
Quando scostò il bordo dell'intimo e mi toccò davvero, pelle contro pelle, un brivido mi attraversò dalla nuca alle ginocchia. Così audace pensai. Ero eccitata. Mi trovò scivolosa, pronta, e fece scorrere le dita in tutta la lunghezza prima di soffermarsi più in alto, là dove ogni cerchio mi faceva tremare. Mi aggrappai al corrimano col respiro che mi usciva corto e irregolare.
Poi un dito mi entrò, lento, e io mi inarcai contro di lui. Lo sentivo muoversi dentro, assecondando il sobbalzo del treno, mentre il pollice continuava a girare in cerchi che mi toglievano l'aria. Quando aggiunse il secondo dito mi sfuggì un suono basso, soffocato e dovetti stringere le cosce attorno alla sua mano per reggere l'intensità. Il piacere non era più un'onda lontana: era una cosa precisa, montante, che mi stringeva sempre più stretta a ogni movimento.
Le sue dita conoscevano esattamente cosa fare affondavano e curvavano, instancabili, il ritmo che cresceva con il mio respiro.
Mio marito mi stava guardando. Mi sorrise. Ricambiai il sorriso, imbarazzata.
Sentivo le gambe cedere, il calore concentrarsi tutto in un punto, le ginocchia che iniziavano già a tremare. Lui se ne accorse e non rallentò e continuò, continuò, fino a quando non rimase più niente da trattenere.
L'orgasmo mi colpì come un crollo. Mi irrigidii contro di lui, le gambe che tremavano davvero adesso, incapaci di reggermi, mentre ondate sempre più forti mi attraversavano e io mordevo il labbro per non gridare. Lui mi tenne mentre tremavo, le dita ferme dentro di me a sentire ogni contrazione, finché lentamente non tornai a respirare.
La vicinanza della folla, il mistero dell'identità nascosta tra decine di persone, l'impossibilità di capire cosa fosse reale e cosa stessi immaginando crearono dentro di me una miscela di emozioni difficile da descrivere.
Quando riaprii gli occhi incontrai nuovamente quelli di mio marito.
Lui mi vide strana e mi chiese se andasse tutto bene.
Feci cenno con la testa per tranquillizarlo.
Ignaro dei pensieri che mi attraversavano la mente.
Per il resto del viaggio continuai a fissare alternativamente il finestrino, la folla e il suo volto.
E quando finalmente il treno entrò in stazione, mi resi conto che la parte più travolgente di tutta l'esperienza non era stata ciò che era accaduto.
Era stata l'attesa.
Il dubbio.
L'immaginazione.
Quelle domande rimaste senza risposta che, a volte, sanno essere molto più potenti delle certezze.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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