tradimenti
Il capo di mio Marito
07.06.2026 |
134 |
0
"Ad un certo punto mi tira la testa indietro con una mano mentre con l'altra continua a stringermi la nuca e mi dice: smettila, altrimenti vengo in bocca e invece voglio fottere quella fica che vedo..."
Serata indimenticabile. Io e Marco eravamo stati invitati alla festa aziendale della sua ditta, un evento che si teneva ogni anno per celebrare i risultati dell'azienda. La festa si svolgeva in una sala esclusiva del centro città, un locale elegante con grandi vetrate affacciate sul panorama notturno, tappeti pregiati e l'aria di chi sa di contare qualcosa.Prima di uscire di casa, mentre mi preparavo davanti allo specchio, avevo percepito lo sguardo di Marco su di me, lo conoscevo troppo bene per non capirlo. Dopo tanti anni insieme, riuscivo ancora a leggere i suoi pensieri da una semplice espressione, non era soltanto attrazione, era qualcosa di più complesso. A Marco era sempre piaciuto vedermi sicura di me, desiderata, ammirata dagli uomini potenti e influenti, era così che avevamo creato il nostro rapporto di coppia, il vedere gli altri accorgersi di me, farmi avance e poi fare sesso con me, gli procurava eccitazione, era il suo modo di godere e ora vedendomi preparare, indossare quel vestitino di seta nero corto e scollato che mi scivolava addosso come una seconda pelle, i miei sandali con il solito tacco da quindici centimetri e sotto, indossare solo quel micro perizoma, sicuramente gli aveva acceso mille fantasie.
Quando uscimmo di casa mi sentivo particolarmente bene, leggera e bella. Alla festa c'era molta gente, colleghi di Marco, i loro coniugi, altre donne eleganti che osservavano i mariti con lo sguardo consapevole di chi sa che gli piace quello che indossano. Dopo i primi saluti e i giri di champagne, incrociammo Vittorio Marchetti, il direttore generale dell'azienda, il capo di Marco. Naturalmente sapevo benissimo chi fosse, negli anni avevo sentito parlare di lui molte volte, della sua reputazione di uomo duro in affari, di come nessuno osasse contraddirlo durante le riunioni, della sua passione per le donne, in particolare per quelle giovani e di bellezza raffinata. Un uomo di sessanta anni circa, ancora incredibilmente affascinante, con quella sicurezza che solo il potere e il denaro sanno conferire. Ma la realtà fu diversa dall'immagine che mi ero costruita. La prima cosa che notai non fu il suo aspetto, sebbene fosse ancora bellissimo, fu il modo in cui guardava le persone. Quando parlava con qualcuno aveva un piglio che imponeva immediatamente il rispetto, aveva quella capacità naturale di mettere in soggezione chiunque gli stesse di fronte. Quando si rivolse a me, ebbi la sensazione che fosse cambiato, mi guardava con occhi che tradivano una profonda consapevolezza, mi sentivo ascoltata come poche altre volte nella vita, è una cosa più rara di quanto si creda. Molti uomini osservano una donna, pochi la ascoltano veramente. Nei primi minuti parlammo di argomenti banali, di come andava il lavoro di Marco, di quanto fossi elegante quella sera, ma quasi senza accorgermene iniziai a sentirmi a mio agio e questo mi sorprese. Di solito sono prudente con le persone nuove, soprattutto se sono il capo del mio compagno, invece con lui la conversazione sembrava fluire naturalmente, come se tra noi ci fosse una frequenza che risuonava.
Durante la serata finimmo più volte a incrociarci, ogni volta il dialogo riprendeva esattamente dal punto in cui era stato interrotto, era come se il tempo nel frattempo non fosse passato. Notai che Vittorio aveva questa capacità di trovare sempre un momento per tornare a parlarmi, di interrompersi da conversazioni con altre persone importanti pur di dirmi qualcosa. A un certo punto mi ritrovai a cercarlo con lo sguardo e notai che lui non mi toglieva mai gli occhi di dosso, anche quando parlava con altri invitati, anche quando ascoltava i complimenti sulla sua gestione aziendale. Quando me ne resi conto ne fui lusingata, provai un leggero disagio, non perché stessi facendo qualcosa di sbagliato, ma perché ero costretta ad ammettere con me stessa una verità molto semplice. Mi interessava, non nel senso superficiale del termine, mi incuriosiva profondamente, volevo capire chi fosse davvero dietro quella maschera di potere e controllo. Più parlavamo, più mi accorgevo che dietro l'immagine dell'uomo potente e sicuro di sé esisteva una persona molto più complessa. Aveva vissuto molto, aveva costruito un impero, aveva fatto scelte difficili che lo tormentavano, aveva perso cose importanti nel perseguimento del successo, aveva rimpianti che raramente lasciava affiorare. Mi raccontò di momenti di vulnerabilità che non credo condividesse con molte persone, e io ascoltavo, completamente affascinata da quella contraddizione affascinante tra il dittatore che conosceva l'azienda e l'uomo che stava emergendo davanti a me.
Ho danzato con lui diverse volte e quel contatto fisico non mi lasciava indifferente, sentivo dalla forza della sua presa il desiderio che aveva di me, in certi momenti dimenticavo il contesto della festa, dimenticavo che era il capo di Marco, dimenticavo il peso delle conseguenze che avrebbe potuto avere, dimenticavo perfino il tempo. La sua mano sulla mia schiena era sicura, dominante, quella di un uomo abituato a prendere quello che vuole. Mi sussurrava cose all'orecchio che mi facevano tremare, mi diceva che ero la donna più bella della serata, che era impossibile staccarmi gli occhi di dosso, che voleva solo pochi minuti da sola con me.
Ricordo che a un certo punto incontrai Marco vicino al bar, mi bastò guardarlo per capire che aveva notato tutto. Naturalmente, Marco nota sempre tutto. Mi sorrise, un sorriso tranquillo, privo di giudizio, privo di paura. Fu allora che sentii una forte gratitudine nei suoi confronti. Molte persone credono che la fiducia sia qualcosa di semplice, non lo è affatto, la fiducia vera richiede coraggio, richiede la capacità di lasciare libero qualcuno senza smettere di amarlo. Io e Marco avevamo costruito negli anni il nostro rapporto di coppia con una sincerità che a volte faceva paura, perché significava non nascondersi, nemmeno davanti alle emozioni più forti. In quel momento mi resi conto che quella fiducia significava anche questo: permettermi di vivere il desiderio, di essere desiderata da un uomo potente come Vittorio, senza che nostro amore ne soffrisse.
Più tardi mi ritrovai da sola in una delle suite private della struttura, una stanza elegante con una vista spettacolare sulla città. Davanti a me le luci si stendevano a perdita d'occhio, la musica arrivava attutita dalle sale sottostanti, ero immersa nella contemplazione quando sentii la porta chiudersi alle mie spalle e le stesse mani forti che mi avevano stretto durante i balli avvolgermi la vita, la pressione decisa di un maschio che sa esattamente quello che vuole, una mano che si insinua sotto il leggero vestitino tra le mie cosce, il suo respiro caldo dietro il mio orecchio e la voce profonda e eccitata di Vittorio che mi dice: ti voglio, adesso. Le gambe mi tremano, sento la fica bagnarsi all'istante al tocco esperto di quel maschio maturo, non gli resisto, mi lascio trasportare verso il divano in quella suite esclusiva. Per qualche istante restammo in silenzio, ci guardiamo negli occhi mentre lui comincia a slacciarsi la giacca, poi la cravatta, poi i pantaloni, liberando un cazzo grosso, possente e gonfio di desiderio, un cazzo che porta i segni dell'età ma che è incredibilmente vigoroso. Mi fissa negli occhi con quella intensità che lo caratterizza e mi dice: voglio vederti in ginocchio. Sono davanti a lui, in un silenzio carico di desiderio, uno di quelli che nascono quando due persone sanno esattamente cosa stanno per fare, mi accovaccio davanti al suo membro e lo carezzo, lo scappello, sento il suo odore di uomo maturo e potente, lo prendo in bocca e comincio a ciucciarlo con avidità. Il suo sapore di maschio, leggermente salato, mi riempie le narici e la bocca, lui mi lascia ciucciare per un po', respira pesantemente, poi non resiste più, mi afferra la testa con decisione e comincia a spingere quel cazzo nella mia gola con una precisione di chi sa esattamente quanto può spingersi. Improvvisamente diventa il dittatore che tutti conoscono, diventa rude, comincia a dirmi che sono una puttana, che mi desiderava da mesi, che non poteva più resistere, che finalmente mi aveva sola. Impazzisco di desiderio al solo pensiero di essere diventata in quel momento la sua puttana, la donna che il grande Vittorio Marchetti si stava godendo. Ad un certo punto mi tira la testa indietro con una mano mentre con l'altra continua a stringermi la nuca e mi dice: smettila, altrimenti vengo in bocca e invece voglio fottere quella fica che vedo inzuppata da tutta la sera. Mi alza bruscamente e mi stende sul divano, mi apre le cosce e mi tocca con rudezza la fica, è completamente fradicia di desiderio, il vecchio porco se ne accorge e con un ghigno di puro godimento si tuffa con la faccia tra le mie cosce, comincia a leccarmi la fica con un'avidità impressionante, senza nemmeno togliermi il perizoma, il filino ormai è completamente sparito tra le grandi labbra gonfie di desiderio. Mentre mi lecca e mordicchia la fica, le sue manone stringono le carni delle mie cosce con una decisione incredibile, non stanno mai ferme, arrivano al mio seno, lo tirano fuori dal vestitino e cominciano a palparmi pesantemente, a torturare i capezzoli con una forza che mi provoca piacere e dolore insieme. Sto impazzendo, mi contorco, mi mordo le labbra per non urlare e dare l'allarme, ma il vecchio porco continua a ravanarmi con la sua lingua esperta fino a quando non cedo completamente e gli squirto in bocca con una violenza che mi stupisce. Lui non si ferma, continua a bere tutti i miei succhi, sembra che non ne abbia mai abbastanza, poi si alza e mi penetra con un colpo secco e violento con il suo cazzone. Questa volta non riesco a trattenere un urlo, che soffoco in parte mettendomi la mano in bocca, comincia a scoparmi come un indemoniato, tiene le mie gambe sulle sue spalle, sento i suoi colpi violenti dentro di me, mi provoca forti dolori all'utero quando affonda con molta veemenza ma sto godendo veramente come una vacca, come lui dice fra i respiri affannosi. Mi ha scopata per un tempo che mi è sembrato interminabile durante il quale, accortosi della sensibilità dei miei capezzoli, ha continuato a torturarmeli con le mani, con la bocca, io con le mani ho cercato di fermarlo ma era impossibile, troppo forte per me, e poi capii che non volevo fermarlo davvero. Ad un certo punto ha tirato fuori il suo cazzo inzuppato dei miei umori, mi ha girata a pancia sotto sul divano, mi ha sollevato il vestitino scoprendomi completamente il culo, questa volta mi ha abbassato il perizoma fino a metà coscia e, mentre con una mano mi toccava tra le cosce bagnando la mia rosellina anale con i miei stessi umori, con l'altra mano mi palpava il culo e lo sculacciava e mi diceva: che gran culo che hai, è da quando ti conosco che desidero questo culo, ti ho desiderata in mille modi e adesso ti avrò così. Non ho osato ribellarmi, avevo paura che diventasse troppo rude e invece scoprii che volevo esattamente questo. Mi ha massaggiato e penetrato con le dita il mio forellino, dicendomi che ero una vacca, che probabilmente già sapeva come si sentirebbe il suo cazzo dentro quel culo stretto, e poi mi ha penetrata con il suo arnese vigoroso. Rantolava come un maschio in calore mentre lo spingeva lentamente ma con decisione dentro il mio culo, le pareti si dilatavano man mano che lui spingeva, mi faceva male ma era un male meraviglioso. Quando è entrato fino ai coglioni ha cominciato a scoparmi il culo con un ritmo sempre più pressante e vigoroso, mi faceva male ma mi piaceva in modo incontrollabile. Il porco mi diceva che da quel momento in poi sarei stata la sua, che sarebbe venuto a cercarmi quando ne avesse avuto voglia, che ero la sua proprietà, e questo mi faceva eccitare ancora di più, non riesco proprio a oppormi ai maschi così rudi, potenti e autoritari, soprattutto quando sono uomini di potere come lui. Quando pensavo che mi avrebbe riempito l'intestino del suo sperma, lo tirò fuori di scatto, mi fece accovacciare velocemente davanti al suo cazzo ancora gonfio e mi schizzò fiotto dopo fiotto di cremoso sperma in faccia, parte nella bocca aperta, parte sul seno, poi me lo ficcò in bocca ordinandomi di finire di bere tutto fino all'ultima goccia. Lo feci senza opporre nessuna resistenza, gli pulii il cazzo come mi aveva ordinato, raccogliendo con la lingua ogni traccia del suo sperma, e poi con le dita raccolsi lo sperma che mi aveva schizzato sulla faccia e che mi era colato sul seno e me lo fece leccare dalle sue dita mentre mi fissava negli occhi con uno sguardo di puro possesso. Mi sfilò il perizomino inzuppato dei miei umori, lo annusò con soddisfazione, se lo mise in tasca e mentre mi fissava negli occhi con quella intensità che caratterizza ogni suo gesto mi disse: questo ora è mio, come lo sei tu. Un brivido potente mi percorse tutta la schiena, quel maschio potente, quel capo che controllava le vite di centinaia di persone, mi aveva fatta sua, sarei stata la sua puttana, la sua proprietà privata. Mi aiutò a sistemarmi il vestitino e mi baciò con una tenerezza che contrastava completamente con quello che era appena accaduto, un bacio che diceva tutto senza parole.
Ritornammo tra gli invitati separatamente, con il pretesto di alcuni dettagli logistici, nessuno aveva notato la nostra assenza durata più di un'ora, nessuno se non Marco.
Fu in quel momento che per qualche motivo sentii il bisogno di essere completamente sincera con lui, gli parlai di tutto, della mia vita, del nostro matrimonio, di quel tipo di coppia che eravamo, di quello che era appena successo tra noi nella suite. Lui ascoltò senza interrompermi, senza giudicare, quando rispose, lo fece con una decisione che non mi aspettavo, per niente turbato, mi disse semplicemente: è il mio capo, è un uomo che mi affascina e intimorisce allo stesso tempo, ma se lui vuole stare con te, se tu lo desideri, allora bene. Era come se capisse che quello che era accaduto non era tradimento, era qualcosa di diverso, era un'espansione del nostro amore, non una sottrazione. Mi disse che dovevo stare attenta, che Vittorio era un uomo che controllava tutto e tutti, che una volta iniziata una cosa con lui non sarebbe stata semplice fermarsi. Io ascoltai i suoi avvertimenti e li comprendevo, ma sapevo che era troppo tardi, che Vittorio mi aveva già marchiata, che il desiderio era ormai reciproco e incontrollabile.
Era ormai tardi, gli ospiti avevano quasi tutti lasciato la festa, cercai Marco in una delle sale comuni. Lo trovai seduto, tranquillo, che mi guardava con quegli occhi che conosco da vent'anni.
Mi avvicinai e per qualche secondo restammo semplicemente a guardarci. Lui non fece domande. Io non diedi spiegazioni. Non ce n'era bisogno. Tra noi esisteva un linguaggio costruito da oltre vent'anni di vita insieme, un linguaggio che andava oltre le parole, che comprendeva anche i silenzi, gli sguardi, le scelte che facevamo insieme anche quando sembravano diverse.
Durante il viaggio verso casa osservai le luci della città scorrere oltre il finestrino, pensavo a Vittorio, a come mi aveva guardato quando mi aveva detto che ero sua, pensavo a Marco, pensavo a me stessa e compresi qualcosa che non avevo mai formulato con tanta chiarezza. Non era stata l'attrazione verso un uomo potente a colpirmi, non era nemmeno il sesso, per quanto straordinario fosse stato.
Era stata la scoperta di essere ancora capace di emozionarmi profondamente, di sentirmi veramente vista da un uomo che controllava il mondo intorno a lui, di lasciarmi sorprendere da desideri che non sapevo di avere.
Quando arrivammo a casa, Marco mi prese la mano, io strinsi la sua. In quel momento capii che la parte più importante della serata non era stata l'incontro con Vittorio, era stata la consapevolezza che il rapporto tra me e mio marito era abbastanza forte da contenere anche emozioni inattese, anche desideri che ci portavano oltre i confini tradizionali.
E mentre spegnevo la luce della camera da letto, continuavo a ripensare a quel rapporto sessuale così travolgente con Vittorio, al modo in cui mi aveva dominata, al modo in cui mi aveva fatto sentire come se fossi l'unica cosa importante al mondo in quel momento.
Ma soprattutto continuavo a pensare a quanto fosse straordinario poter tornare da Marco e raccontargli ogni cosa senza dover nascondere nulla, sapendo che il nostro amore era abbastanza vasto da contenere anche questo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il capo di mio Marito :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
