bdsm
collega presa dalla gola
05.06.2026 |
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L'avevo spinta contro il tavolo della scrivania, il corpo magro che si piegava facilmente..."
Stavo con Alessia da cinque anni. Cinque anni di comodo, di routine, di amore che non era più fuoco.Poi Valentina è arrivata in ufficio.
21 anni, bassa circa 160 centimetri magra, il corpo quasi androgino se non fosse per una cosa: il culo. Aveva un culo incredibile. Grande, rotondo, sodo, completamente sproporzionato rispetto al resto del suo corpo magro. Il seno era piccolouna prima misura quasi ma i capezzoli erano grandi, scuri, straordinariamente sensibili.
Era una nuova assunta nel mio dipartimento. Ventisei anni, capelli neri lunghi che scorrevano sulla schiena, occhi verde scuro che sapevano come guardarti. Il corpo era quello che catturava l'attenzione di tutti gli uomini in ufficio seno abbondante che riempiva le camicette che indossava, un culo rotondo e sodo che muoveva la gonna ad ogni passo.
Ma non era solo il suo corpo. Era il modo in cui si muoveva. Consapevole. Sensuale. Come se sapesse esattamente l'effetto che aveva sui maschi intorno a lei.
La prima settimana, l'avevo guardata da lontano come tutti gli altri. La seconda settimana, aveva iniziato a cercarmi per domande di lavoro. La terza settimana, eravamo rimasti soli in ufficio fino a tardi, e io avevo iniziato a notare il modo in cui mi guardava quando pensava che non me ne accorgessi.
Una sera, intorno alle 20:00, ero rimasto a finire un progetto. L'ufficio era deserto la maggior parte della gente se n'era andata alle 18:00. Valentina era ancora lì, seduta alla sua scrivania, la camicetta bianca semi-trasparente, i capezzoli visibili sotto il tessuto sottile.
"Anche tu ancora qui?" aveva chiesto, avvicinandosi alla mia scrivania.
"Sì, questo progetto non vuole collaborare" avevo risposto, cercando di non guardare il suo seno che ondeggiava leggermente mentre camminava.
"Puoi mostrarmelo?" aveva chiesto, sedendosi sulla sedia di fianco a me, così vicina che potevo sentire il suo profumo un profumo floreale e sensuale che mi faceva perdere la concentrazione.
Avevo iniziato a spiegare il progetto, ma la mia attenzione era divisa. Potevo sentire il calore del suo corpo accanto al mio. Quando si era piegata in avanti per guardare meglio lo schermo, la scollatura della camicetta si era allargata, e avevo potuto vederne chiaramente il seno, i capezzoli scuri che sporgevano dal reggiseno nero.
"Mmh, capisco il problema" aveva sussurrato, la mano che poggiava sulla mia coscia. "È complicato."
Potevo sentire il battito del mio cuore che accelerava. Sapevo che stava giocando con me. Sapevo che era sbagliato. Ma la mia azione non ha seguito la mia morale.
"Sì, è complicato" avevo risposto, la voce più bassa di quanto intendessi.
"A volte, per risolvere i problemi complicati, devi ricevere... aiuto" aveva detto, la mano che iniziava a risalire lungo la mia coscia, verso l'interno. "Sei disposto a ricevere aiuto?"
Non avevo resistito. Non volevo resistere.
L'avevo spinta contro il muro dello studio, il corpo magro che era facile controllare. L'avevo baciata brutalmente, il bacio che era invasivo, possessivo. Lei aveva urlato contro la mia bocca, le mani che mi graffiavano il viso.
"Voglio il tuo cazzo in gola adesso" aveva ordinato, spingendomi indietro leggermente.
Si era inginocchiata davanti a me, gli occhi che mi guardavano direttamente mentre si toglieva la camicetta. Il piccolo seno che ondeggiava leggermente quando si chinava. I capezzoli già duri, scuri come prugne mature.
Aveva tirato giù i miei pantaloni con movimenti veloci, il mio cazzo che era già semi-duro. Lo aveva preso completamente in bocca, la gola che se lo ingoiava subito, il movimento che era veloce e affamato.
"Mmmh, bellissimo" aveva sussurrato, il cazzo che usciva dalla bocca brevemente per parlare, la saliva che le colava dal mento.
Avevo afferrato la sua testa brutalmente. Le mani che si infilavano nei capelli neri. Poi avevo iniziato a muovere il bacino, il cazzo che entrava e usciva dalla sua bocca, la gola che si chiudeva involontariamente, creando una frizione straordinaria.
"Sì, proprio così. Prendi tutto in bocca troia" avevo gemito, il ritmo che aumentava. Lei non si ritirava, non si lamentava. Continuava, gli occhi che rimanevano fissi sui miei, le lacrime che iniziavano a scorrere leggermente per il gagging.
Dopo alcuni minuti, l'avevo tirata su per i capelli. Lei mi aveva guardato con quegli occhi lucidi, la saliva che le scorreva dal mento al collo.
L'avevo colpita sulla guancia destra, il suono acuto che risuonava nella stanza. La sua testa che era andata da un lato, poi lentamente si era girata verso di me. Sul viso era rimasto il segno rosso della mia mano, e sapevo che avrebbe lasciato un livido visibile il giorno dopo.
Gli occhi brillavano di eccitazione.
"Ancora" urlò.
L'avevo colpita sulla guancia sinistra, questa volta con più forza. Lei aveva gemito un gemito basso, sensuale, di eccitazione pura. La testa che era andata di nuovo da un lato."Adesso scopami il culo."
L'avevo spinta contro il tavolo della scrivania, il corpo magro che si piegava facilmente. Il culo che ondeggiava quando si era posizionata, le natiche sode e grandi che erano completamente esposte.
Avevo sputato direttamente sulla sua apertura anale, il liquido caldo che iniziava a lubrificarla. Un dito che iniziava a prepararla, il secondo dito che seguiva poco dopo.
"Respira" avevo ordinato. "Lasciati aprire per me."
Lei spingeva il culo verso di me, implorando senza parole di entrare più profondamente. Il buchetto del suo culo che iniziava ad allargarsi, i muscoli che cedevano sotto la pressione delle mie dita.
"Voglio il tuo cazzo dentro" aveva gridato.
Avevo tolto le dita e mi ero posizionato alla sua apertura. Con un movimento lento ma deciso, avevo iniziato a spingere il cazzo dentro. Lei si era irrigidita per un momento, il corpo che si contraeva, ma aveva immediatamente rilassato i muscoli.
"Sì. Entra dentro" aveva gemito.
Quando ero completamente dentro il cazzo che riempiva il suo culo magro, le palle che toccavano la pelle tra culo e buchetto avevo iniziato a muovermi. Non lentamente. Subito veloce, subito brutale, subito selvaggio.
Le spinte erano violente. Il corpo magro di Valentina che ondeggiava ad ogni spinta, il piccolo seno che oscillava, i capezzoli che puntavano dritti. Il tavolo che oscillava leggermente sotto il ritmo.
"Sì, scopami il culo" aveva gridato. "Scopami come una troia!"
Dopo alcuni minuti, avevo tolto il cazzo dal suo culo. Lei aveva urlato non per dolore, ma per il senso di vuoto. Rapidamente l'avevo messa supina sul tavolo, il corpo magro che occupava poco spazio. La testa che pendeva leggermente dal bordo della scrivania.
"Apri la bocca" avevo ordinato.
Aveva aperto la bocca completamente, la lingua che sporgeva leggermente. Avevo spinto il cazzo dentro della sua gola di nuovo, il corpo che si contorceva.
Mentre il cazzo era nella sua gola, avevo usato l'altra mano per schiaffeggiare il suo buchetto, le dita che lo penetravano contemporaneamente. Lei non poteva urlare il cazzo era troppo profondo nella sua gola ma i suoni che faceva, gli occhi che piangevano, tutto diceva che stava amando ogni secondo.
"Che puttana che sei" avevo sussurrato, il cazzo che si muoveva dentro della sua gola. "Che troia."
Dopo alcuni minuti, l'avevo tolto dalla gola e l'avevo messa di nuovo sul buchetto. Stavolta nella figa piena di umori, le spinte che erano brutali come prima.
L'avevo colpita sulla guancia, poi sull'altra. Il ritmo della penetrazione che non era mai diminuito. Lei veniva un orgasmo violento, il corpo che si contraeva involontariamente attorno al mio cazzo, i fluidi che schizzavano fuori.
"Sì, proprio così, proprio così!" gridava. "Scopami più forte!"
Avevo aumentato il ritmo ancora, il cazzo che entrava e usciva con una velocità quasi inumana. Lei gridava continuamente, il piccolo seno che si muoveva selvaggiamente, il corpo magro che veniva spinto ad ogni spinta.
Dopo alcuni minuti, ero arrivato al limite. Il cazzo che iniziava a pulsare.
"Nel culo di nuovo" aveva gridato. "Voglio che vieni nel mio culo mentre mi schiaffeggi."
L'avevo girata di nuovo, il culo verso di me. Nel culo, senza alcuna preparazione ulteriore perche aveva il culo già largo. Lei gridava, il corpo che si muoveva sotto il mio, il buchetto che si dilatava ancora di più.
Le mani che atterravano sui suoi glutei con schiaffi forti, ognuno che lasciava il segno rosso sulla sua pelle pallida. Lei urlava ad ogni schiaffo, un misto di dolore e piacere.
"Sì, schiaffeggiami! Scopami il culo!" gridava continuamente.
Poco dopo, ero venuto. Lo sperma che schizzava dentro del suo culo in spinte multiple, il cazzo che pulsava spasmodicamente. Lei aveva gridato ancora, il corpo che si era irrigidito con l'orgasmo finale.
Rimasi dentro per alcuni secondi, il respiro pesante, il sudore che ci copriva entrambi. Poi lentamente uscivo.
Lo sperma che iniziava subito a colarle dal culo, il buchetto che rimaneva dilatato, visibilmente aperto, gocciolante. Sul suo corpo c'erano i segni lividi sulla pancia dove l'avevo afferrato, lividi sulle guance dove l'avevo schiaffeggiata, l'interno delle cosce che era rosso dalla violenza del movimento.
"Stupendo" aveva sussurrato, guardandomi con quegli occhi verdi. "Quando lo facciamo di nuovo?"....
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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