incesto
Sento mia sorella timida che gode
08.06.2026 |
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"Quando finalmente iniziò a diminuire, Elena rimase completamente immobile, il respiro ancora affannoso, gli occhi ancora chiusi..."
Mi chiamo Francesco e ho ventuno anni. Voglio raccontarvi una cosa che mi è capitata poco tempo fa, una di quelle cose che ti fa capire quanto sia strano vedere e viversi la trasformazione di una sorella che scopre il sesso.Mia sorella Elena ha diciotto anni, li ha compiuti da poco più di un mese, e frequenta il quinto liceo. È sempre stata quella timida. No, non "timida" nel senso romantico che usano i film, voglio dire veramente timida. La ragazza che all'università porta una borsa grande dove nasconde mezza faccia, che parla sottovoce anche quando nessuno la sgrida, che alle feste di compleanno si siede in cucina con i genitori perché le dà ansia stare con la gente che non conosce.
I nostri genitori l'hanno sempre protetta, forse troppo. Papà, ingegnere, uomo di poche parole, dice che "è una caratteristica di famiglia, ci penserà lei quando sarà il momento". Mamma invece continua a chiederle se non vuole uscire più spesso, se non vuole portare amici a casa, se non vuole "vivere un po'".
Io e Elena abbiamo sempre avuto un rapporto strano perché siamo opposti. Io sono quello che parla troppo, che ha sempre un'amica nuova, che alle feste finisce sempre a ballare nel mezzo della stanza. Lei è quella che mi osserva da lontano, che mi corregge quando dico qualcosa di stupido, che sa tutto di me perché ascolta mentre io parlo.
Quando ero insopportabile, lei mi fermava con uno sguardo. Quando lei era troppo chiusa nel suo mondo, io la prendevo per mano e la trascinavo fuori. Eravamo bravi insieme, così.
Ma una cosa che Elena non aveva mai fatto era fidanzarsi.
Mai. Nessuno.
Poi, circa due mesi fa, ha conosciuto Marco in piscina. All'inizio non capimmo nemmeno che fosse successo. Lei controllava solo più spesso il telefono, arrossiva quando leggeva i messaggi, si metteva gli orecchini prima di uscire.
Quando mamma le chiese direttamente se conosceva un ragazzo, Elena divenne rossa come un pomodoro e scappò in camera sua. Papà e io rimasti lì a guardarci in silenzio, increduli. La nostra Elena si era fidanzata.
Passò un mese così: lei che vedeva Marco, che tornava a casa con uno sguardo strano, sempre imbarazzata di se stessa.
Poi ha detto: "Potrebbe venire a cena?"
La cena arrivò veloce. Marco aveva ventuno anni come me, studiava medicina, era carino e gentile. Elena durante il pasto era terribilmente a disagio: parlava appena, arrossiva continuamente, le cadde anche la forchetta. Ma Marco era paziente con lei. La guardava come se fosse la cosa più importante della stanza.
Quando finimmo di mangiare, Elena e Marco andarono al salotto a guardare una serie TV.
Io rimasi in camera mia a studiare neurobiologia, un esame noioso tra due settimane. Ero seduto alla sedia davanti al mio PC, con le cuffie alle orecchie, cercando di concentrarmi. La TV nel salotto era accesa, non la guardavo, era solo rumore di fondo. Elena era stesa sul divano, completamente rilassata. Marco era appena arrivato e si era disteso accanto a lei, casualmente, come se fosse una cosa normale stare tutti e tre nella stessa stanza.
Almeno, all'inizio era così.
Abbassai il volume delle cuffie. Non sapevo perché, forse un istinto primitivo, forse avevo sentito qualcosa nell'aria.
Marco aveva la mano sul ginocchio di Elena. Non era un gesto strano in sé erano fidanzati. Ma il modo in cui la mano si spostava lentamente lungo la sua coscia, il modo in cui Elena inspirò bruscamente e le dita si contrassero sulla coperta, non era innocente.
Elena stava tremando. Il suo viso era completamente rosso, gli occhi fissi sul telefono mentre cercava disperatamente di parlare con l'amica come se niente stesse accadendo.
"Sto ancora qui," disse Elena al telefono, la voce un po' più acuta del solito.
Le sue gambe si aprirono leggermente. Un movimento quasi impercettibile, ma io potevo vederlo.
Marco spostò la mano più in alto, sotto il vestito di Elena. Lei fece un respiro breve e affannoso, le dita stringendo il cuscino accanto a lei.
Mi girai leggermente nella sedia, fingendo di spostarmi più comodo, permettendomi di gettare un'occhiata fuggace verso il divano.
Elena stava guardando verso il televisore, il suo corpo rigido, i muscoli tesi. Non si accorse di me. Non sapeva che stavo guardando.
E quella era la cosa che mi eccitava di più.
"Fa... fa caldo," ansimò Elena, e potevo sentire il panico nella sua voce. "Molto caldo."
Con la mano libera, Elena cercò il telecomando, ma le sue dita erano tremanti e inette. Marco, intanto, aveva spostato la coperta leggera sopra di loro casualmente, come se stessero semplicemente calmandosi insieme per il pomeriggio. Ma sotto quella coperta, la sua mano era sempre tra le gambe di Elena.
Elena mordeva il labbro inferiore, gli occhi fissi su un punto nel vuoto, completamente concentrata nel fingere normalità mentre Marco continuava a toccarla. Lei era così focalizzata su non farsi scoprire dall'amica al telefono che non aveva la minima idea che io stavo ascoltando ogni singola parola, ogni singolo respiro affannoso.
"Sto perdendo la linea," disse Elena di colpo, la voce che si spezzava leggermente. "Mi puoi richiamare dopo?"
Non aspettò nemmeno la risposta. Gettò il telefono sul cuscino accanto a lei, il cuore che le batteva così forte che potevo vederlo dal petto che si sollevava e si abbassava rapidamente.
Con la mano libera, Elena cercò il telecomando, ma le sue dita erano tremanti e inette. Marco, intanto, aveva spostato la coperta leggera sopra di loro casualmente, come se stessero semplicemente calmandosi insieme per il pomeriggio. Ma sotto quella coperta, la sua mano era sempre tra le gambe di Elena, premendo contro la stoffa bagnata delle sue mutandine.
Elena mordeva il labbro inferiore così forte che pensai potesse farsi sanguinare. Gli occhi fissi su un punto nel vuoto, completamente concentrata nel fingere normalità mentre Marco continuava a toccarla. Lei era consapevole che io potevo vederla da questa angolazione. Quella consapevolezza la rendeva ancora più tremante, ancora più bagnata.
Quando Marco alzò il telecomando e aumentò il volume della TV. Il suono della sitcom riempì la stanza, abbastanza rumoroso da coprire qualsiasi piccolo suono incriminante.
Ma io stavo ascoltando tutto.
Marco spostò delicatamente le mutandine di Elena di lato.
Elena fece un respiro acuto. Il suo corpo si irrigidì per un momento il momento in cui sentì l'aria fresca contro la sua pelle nuda e bagnata. La sua figa era completamente esposta sotto quella coperta sottile, gonfia e arrossata dall'eccitazione.
Marco inserì il primo dito dentro di lei lentamente. Molto lentamente.
Vidi il corpo di Elena scuotersi non poteva controllarlo. Un movimento involontario e primitivo. La sua mano che stringeva il cuscino si contorse, le unghie che affondavano nella stoffa. Le sue cosce si aprirono ulteriormente, involontariamente, come se il suo corpo avesse una mente propria.
Elena chiuse gli occhi. La sua bocca si aprì in quella forma di "O" silenzioso, il suono che avrebbe voluto fare ma non poteva, non poteva rischiare di farsi scoprire da me.
Ma io sapevo. Potevo sentire il suono bagnato e liquido di lui che muoveva il dito dentro e fuori di lei, il suono del suo liquido di eccitazione che si distribuiva ovunque, rendendo tutto scivoloso e facile.
Potevo quasi sentire l'odore da dove stavo seduto quel profumo primordiale e sessuale di una ragazza che stava eccitandosi contro la sua volontà, sotto lo sguardo nascosto di un estraneo.
Marco aggiunse il secondo dito.
Elena arricciò le dita dei piedi sotto la coperta, il suo corpo che si irrigidì, come se stesse cercando di combattere il piacere e resistervi. Ma non poteva. Le pareti interne della sua vagina si contrassero attorno alle dita di Marco, stringendo, succhiando, volendo di più.
Il respiro di Elena divenne più superficiale e veloce. Attraverso le lacune del cuscino che stava mordendo, potevo sentire piccoli gemiti repressi il suono di qualcuno che stava cercando disperatamente di rimanere silenzioso mentre una ondata di piacere la trafiggeva.
I fianchi di Elena iniziarono a muoversi prima impercettibilmente, poi sempre più visibilmente. Un movimento ritmico e primitivo, il suo corpo che rispondeva agli impulsi che Marco stava creando dentro di lei. Su, giù, su, giù. Spingendosi contro la mano di Marco, cercando di procurarsi stimolo, di farsi toccare più profondamente.
Quella era la Elena vera sotto la sua timidezza, una troia vogliosa che voleva essere scopata, mentre si abbandonava completamente al piacere.
Il suono bagnato intensificò. Era impossibile non sentirlo. Le dita di Marco si muovevano dentro di lei con facilità assoluta lei era completamente bagnata, completamente aperta, completamente sua.
Marco premette contro il pube di Elena con il palmo della mano, creando una pressione costante sul suo clitoride mentre continuava a muovere le dita dentro di lei. Un doppio movimento dentro e fuori, pressione e rilascio che doveva essere devastante per la mia piccola sorellina.
Elena non potè trattenere più il suono. Un gemito acuto e disperato scappò dalla sua bocca.
Il ritmo di Marco divenne più veloce e frenetico. Le sue dita si muovevano rapidamente dentro di lei, colpendo quel punto dentro che doveva farla perdere completamente la testa.
Potevo vederlo dal movimento della coperta, dalle onde che si propagavano attraverso il suo corpo. Elena aveva i muscoli completamente tesi, il viso contorto in un'espressione di puro conflitto tra il desiderio di grindare, di venire, e la disperata necessità di rimanere silenziosa.
Le cosce di Elena iniziarono a tremare grandi tremori incontrollabili. Non erano tremiti leggeri erano contrazioni violente dei muscoli, il segno sicuro che l'orgasmo stava arrivando.
Marco non rallentò. Continuò più forte, più veloce.
Elena strinse il cuscino così forte che sembrò che stesse per ridurlo a brandelli. Il suo corpo si arqueò leggermente, i fianchi che si spingevano completamente contro le dita di Marco, cercando di assorbire ogni millimetro di stimolazione.
E poi accadde.
Il suo corpo si irrigidì completamente un arresto totale, come se ogni muscolo nel suo corpo si fosse congelato nel momento dell'estasi assoluta.
Un suono uscì dalla sua bocca: un lungo sospiro soffocato, il tipo di suono che una ragazza può fare solo quando sta venendo così intensamente che non può fermarsi, non importa quanto tenti di controllarsi.
Le sue pareti interne si contrassero attorno alle dita di Marco in onde ritmiche e visibili. Potevo vederlo dal movimento della coperta, dal modo in cui il suo corpo oscillava sull'orlo del controllo.
Le sue cosce tremavano incontrollabilmente. Il suo viso era completamente rosso, gli occhi stretti, la bocca aperta in quella forma di "O" che significava che stava vivendo uno dei più intensi orgasmi della sua vita.
E io stavo guardando tutto.
Era perfetto. Elenala sorella timida, riservata, imbarazzata Elena, stava godendo del più puro e disperato piacere, con le dita di un uomo dentro di lei, mentre io stavo seduto a pochi metri di distanza e sentivo ogni singolo momento, ogni suono bagnato della sua eccitazione, ogni respiro affannoso della sua resa totale.
L'orgasmo continuò a invadere il suo corpo per quello che sembrò un'eternità. Una contrazione dopo l'altra, il suo corpo che si scuoteva, che si contorceva, che si spingeva contro la mano di Marco mentre cercava di prolungare il piacere il più possibile.
Quando finalmente iniziò a diminuire, Elena rimase completamente immobile, il respiro ancora affannoso, gli occhi ancora chiusi. Marco mantenne le dita dentro di lei, permettendole di contrarsi intorno a loro, permettendole di assaporare gli ultimi momenti dell'orgasmo.
Lentamente, Elena aprì gli occhi. Il suo sguardo era sfocato, ancora ubriaco di piacere. Il suo viso brillava di sudore e anche altre cose i capelli appiccicati alla fronte. Le guance completamente rosse, gli occhi rossi dal sforzo.
Aveva un'espressione stupita sul viso, lo sguardo di qualcuno che era stato sorpreso dalla forza del proprio piacere. Come se non potesse credere a quello che le era appena accaduto, come se il suo corpo fosse stato completamente tradito dai suoi istinti primitivi.
Marco ritirò lentamente le dita. Elena sussultò al contatto, il suo corpo ancora così sensibile che anche il ritiro era quasi un'agonia dolce. Potevo vederla tremare leggermente mentre le dita uscivano da lei bagnate, brillanti, coperte del suo fluido.
Lui portò le dita alla sua bocca e le lecco lentamente, gli occhi che rimanevano fissi su Elena o almeno, su quello che sembrava essere la direzione di Elena. In realtà, io sapevo che lui sapeva che stavo guardando. Forse lo sapeva tutto il tempo.
Elena lo osservò Marco leccare le suedita e il suo viso divenne ancora più rosso. Non era imbarazzo puro. Era eccitazione. Era la consapevolezza di quello che appena era accaduto, e il fatto che una parte di lei una parte profonda e primitiva voleva che accadesse di nuovo.
Marco ritirò la mano da sotto la coperta. Elena rimase lì per un momento, tremando leggermente, cercando di ritrovare il controllo della sua respirazione. I suoi capelli erano appiccicati alla fronte per il sudore. Il suo corpo ancora rigido, ancora consapevole di ogni sensazione.
Lentamente, Elena si tirò su. Raddrizzò il vestito. Cercò il telefono che aveva gettato accanto a lei. Con dita ancora tremanti, riprese a fingere di essere completamente normale, completamente innocente.
Marco si spostò leggermente, come se niente fosse successo. Come se non avesse appena portato Elena a un orgasmo intenso e disperato, mentre io stavo seduto a pochi metri di distanza e sentivo ogni singolo momento.
Io rimasi fermo sulla sedia, il mio sguardo fisso sullo schermo del PC. Le cuffie ancora alle orecchie, come se niente fosse accaduto. Come se non avessi appena assistito a uno dei momenti più eccitanti della mia vita.
Il silenzio tornò nella stanza. La TV continuava a trasmettere la sitcom. Elena respirava ancora pesantemente, cercando di riprendere la compostura...
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