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Le Avventure Di Chiara:La Squadra Di Calcio5
Adam82209
12.06.2026 |
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"Si inginocchiò davanti a me e mi accarezzò il viso con una dolcezza tale che inclinai la testa verso la sua mano e chiusi gli occhi..."
Dopo la nottata con il numero 9 e il 12 ero devastata. Non tanto fisicamente quanto psicologicamente. Come sempre, quando supero certi limiti, i sensi di colpa mi divorano. Il fatto che goda nell’essere trattata in certi modi, per molto tempo mi aveva fatto paura e, in quel periodo, in modo particolare.Di solito quel malessere mi durava uno o due giorni, ma quella volta si protrasse per un’intera settimana, vale a dire il tempo che impiegai per riuscire a sedermi e camminare senza che il mio buchetto mi ricordasse ciò che avevo fatto.
Andai alla quarta estrazione con un po’ d’inquietudine. Per quanto fossi decisa a continuare, non volevo ripetere un’esperienza come la precedente. Avevo paura di perdere il controllo ancora una volta ma, allo stesso tempo, una parte di me lo desiderava follemente. Razionalità e irrazionalità si stavano prendendo a mattonate sulle gengive.
Estrassi il numero 3, Iole il 4.
Ecco, ora vorrei fare un breve inciso. Io non sono mai stata credente, ma a volte devo ammettere che succedono cose inspiegabili. Certo, se esistesse un Dio non sprecherebbe il suo tempo in queste faccende, però… qualche dubbio mi viene.
Comunque, i due ragazzi si fecero sentire e il numero 3 volle a tutti i costi che uscissimo da soli, senza Iole e il 4. Ovviamente accettai, convinta che la sua insistenza fosse dovuta alla timidezza. Alla fine non tutti sono a proprio agio a fare sesso insieme ad altre persone.
Il numero 3 venne a prendermi e il primo impatto fu positivo ma, per certi versi, enigmatico. Bellissimo, curatissimo, spiritosissimo, ma tutt’altro che timido.
Mi portò a mangiare in un ristorante caratteristico e tutto stava andando alla grande, fino a quando, mentre mangiavamo il dolce, si fece serio.
«Sembri una brava ragazza, Chiara, e voglio essere franco con te. Ma a una condizione: quello che ti dirò dovrà rimanere fra me e te.»
Lo giurai, convinta, a ragione, che stesse per confidarmi qualcosa di importante.
«Sono gay. E se ho accettato è solo perché la mia omosessualità è un segreto ben custodito. Quindi, se per te va bene, questa sera verrai da me e domani mattina, quando tornerai da Iole, le dirai che è andato tutto bene. Faresti questa cosa per me?»
Feci segno di sì con la testa. Il numero 3, anzi Claudio, meritava tutta la mia lealtà e avrei fatto di tutto per aiutarlo a tenere nascosto il suo segreto.
Arrivati a casa sua, mi fece accomodare offrendomi da bere. Parlammo tantissimo, scoprendo una persona dolcissima e sensibile. Anche con lui feci le ore piccole e, nonostante non ci fossimo neppure sfiorati, diventammo molto intimi, confidandoci segreti, paure e aspettative. Gli parlai del rapporto disastroso con mia madre, lui della frustrazione di non poter essere se stesso liberamente.
Il mattino seguente mi riaccompagnò a casa. Iole era già sotto e stava salutando il numero 4 dopo aver passato la notte da lui. Ci fermammo a parlare qualche minuto tutti insieme e poi salimmo.
Prima di andare via diedi un bacio sulle labbra a Claudio, facendo attenzione che gli altri due vedessero bene la scena.
«Grazie per la splendida nottata, amore.»
Lui capì immediatamente il motivo di quella sparata e ricambiò il saluto con una fugace e impacciata palpata.
Io e Iole salimmo in casa, ci mettemmo comode e preparammo il caffè, sedendoci una di fronte all’altra.
«Allora… com’è andata? È vero?»
La guardai facendo la finta tonta.
«Si dice che sia gay e il fatto che mi abbia evitato sembrava una prova. Però dal bacio che vi siete dati…»
La interruppi dicendole che, se lui era gay, io ero vergine.
«Tesoro, lui ti evita perché non gli piaci. Me lo ha detto chiaramente, solo che non vuole offenderti. Con me è stato carino e molto porcello.»
Le sorrisi divertita.
«Comunque il suo punto forte è la lingua. È più bravo di una donna.»
Poi cambiai argomento.
«Mi dispiace per la settimana scorsa. Sai, ci ho pensato molto… tu a guardarmi mentre io mi divertivo…»
Iole mi fermò dicendomi che prima voleva fare la doccia. Dopo tornò alla carica, curiosissima di conoscere altri particolari.
«Uffa… e va bene. Arrivati a casa abbiamo aperto una bottiglia e abbiamo parlato un po’, sorseggiando vino in soggiorno…»
Feci una pausa, osservandola.
«Dovevi vedere, Iole… Claudio… cioè, il numero 3…»
Mi interruppi apposta, alimentando la sua curiosità.
Bevvi il caffè e mi alzai per andare in bagno. Mi stiracchiai e le diedi un fugace bacio sulle labbra.
Appena feci un passo, mi prese per mano e mi tirò a sé. Mi baciò così profondamente da togliermi il fiato.
«Ti ricordo che mi devi un orgasmo… o ti sei dimenticata della settimana scorsa?»
No, non lo avevo dimenticato. Anzi, lo desideravo a prescindere dalla sua dolce pretesa o dalla promessa che le avevo fatto.
Le baciai il collo. Odorava ancora della notte appena trascorsa: un intreccio di profumo maschile, pelle calda e femminilità che mi fece rabbrividire. Mi soffermai su quel profumo, assaporandolo lentamente.
Raggiungemmo la vasca ed entrammo dentro. Lei allungò una mano verso il rubinetto per aprire l’acqua, ma la fermai.
Mi inginocchiai lentamente, sfiorandole il seno, la pancia e il pube con baci leggeri. Le abbassai le mutandine e rimasi qualche istante a guardarla. Poi avvicinai il viso alla sua intimità, senza dire nulla.
Fece segno di no.
«Dai, che schifo… e poi non mi scappa.»
Rimasi immobile, fissandola come a dirle: “Sforzati.”
Alla fine si convinse. Chiuse gli occhi, inclinò la testa all’indietro e si concentrò. Quando sentii il calore sul viso, accompagnato da un mugolio liberatorio, rimasi lì ad accoglierlo senza esitazione.
«Cazzo che bello…» sussurrò. «Ancora…»
Le sue parole mi fecero sorridere.
Continuai a baciarla e accarezzarla, mentre lei alternava sospiri, insulti scherzosi e richieste sempre più impazienti. Più cercava di provocarmi, più io insistevo, trascinandola lentamente verso il piacere.
Quando raggiunse l’apice, mi afferrò per i capelli e mi trattenne contro di sé fino a quando l’ondata che la stava attraversando non si placò del tutto.
Poi lasciò la presa.
Rimase a guardarmi mentre mi asciugavo il viso con il dorso della mano. C’era qualcosa di diverso nei suoi occhi: non solo desiderio, ma anche tenerezza.
Si inginocchiò davanti a me e mi accarezzò il viso con una dolcezza tale che inclinai la testa verso la sua mano e chiusi gli occhi.
Un brivido caldo mi attraversò il corpo.
Quando le sue labbra incontrarono le mie, il tempo sembrò rallentare.
Fu il rumore dell’acqua a riportarmi alla realtà.
Il getto iniziò a scorrere sopra di noi, lavando via il sudore, i profumi e i peccati che ci divertivamo a immaginare tali. Restammo abbracciate ancora qualche minuto, lasciandoci cullare da quel suono.
Poi ci scambiammo un ultimo bacio.
L’acqua ci diede la buonanotte.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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