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Sborra a Fiumi


di Xiqu
17.08.2025    |    3.379    |    0 9.7
"Sara ingoiava avidamente, la lingua che raccoglieva ogni goccia, mentre Anna si strofinava lo sperma sulle tette, gemendo: “Cazzo, è una fontana!” Giulia, con la faccia coperta di sborra, ..."
Ero stato invitato a una festa segreta in un loft abbandonato, un posto che puzzava di peccato e promesse oscene. L’aveva organizzato Sara, una maiala conosciuta in un bar dove si scopava con gli occhi chiunque respirasse. “Vieni stasera,” mi aveva sussurrato, la sua lingua che sfiorava il mio orecchio mentre mi passava un indirizzo su un biglietto macchiato di rossetto. “Ci saranno cazzi a non finire e fighe che implorano di essere sfondate.” Il mio cazzo era già duro solo a pensarci, e quando arrivai al loft, trovai un’orgia già in fermento: corpi nudi che si strusciavano, gemiti che squarciavano l’aria, e un’energia da film porno che mi fece pulsare le palle.

Sara mi accolse sulla porta, un diavolo in tacchi a spillo, con un corsetto di pizzo che lasciava intravedere due tette naturali, grosse come meloni, con capezzoli rosa che spuntavano come proiettili. Il suo culo, tondo e sodo, era fasciato da un perizoma che non nascondeva la sua figa rasata, già lucida di umori. “Benvenuto nel nostro paradiso del cazzo, porco,” mi disse, afferrandomi l’uccello attraverso i jeans. “Preparati a farti succhiare l’anima.” Dentro, c’erano cinque stalloni, ognuno con un cazzo largo e corto, venoso, pronto a esplodere, e due altre troie, Anna e Giulia, con corpi da far perdere la testa: Anna aveva tette enormi, pesanti, con areole scure che imploravano di essere leccate, e una figa carnosa che grondava succhi; Giulia, più minuta, aveva un culo da urlo e una passera stretta che sembrava fatta per essere scopata senza sosta. “Voglio tutti i vostri cazzi,” ringhiò Anna, già in ginocchio, mentre Giulia si strofinava le tette, sussurrando: “Riempitemi di sborra, maiali.”

Il loft era un bordello di carne e gemiti, con luci soffuse che accendevano i corpi sudati come in un quadro porno. Sara si spogliò per prima, le sue tette che rimbalzavano mentre si inginocchiava al centro della stanza. “Chi mi scopa per primo?” urlò, spalancando le cosce per mostrare la sua figa gonfia, le labbra rosee che luccicavano come miele. Io fui il primo, il mio cazzo largo che scivolava nella sua passera calda, ogni spinta che faceva sobbalzare le sue tette. “Cazzo, sì, sfondami!” gridava, mentre le sue unghie mi graffiavano il culo, spingendomi più a fondo. Anna, accanto, si era già presa due cazzi: uno in bocca, succhiandolo con una voracità che faceva vibrare le sue guance, e un altro nel culo, che entrava e usciva con un ritmo brutale. “Porco, spacca questo buco!” urlava, il suo culo che si stringeva attorno al cazzo mentre le sue tette dondolavano, schiaffeggiate da un terzo stallone che le strizzava i capezzoli.

Giulia, non da meno, si era arrampicata su un tavolo, le gambe spalancate come un invito osceno. “Voglio due cazzi nella figa!” ordinò, e due tizi la accontentarono, infilando i loro uccelli larghi nella sua passera stretta, allargandola fino a farla urlare. “Cazzo, è troppo, ma non smettete!” gemeva, mentre i suoi succhi colavano sul tavolo, formando una pozza di lussuria. Io passai a lei, leccandole il clitoride mentre i due cazzi la scopavano, la mia lingua che danzava sulla sua carne gonfia, succhiandola con forza. “Succhiami, porco, fammi squirtare!” implorava, e io non mi fermai, infilando due dita nella sua figa accanto ai cazzi, trovando quel punto che la fece esplodere in un getto di succhi che mi bagnò la faccia.

Sara, nel frattempo, si era girata, offrendo il culo a un altro stallone. “Fottimi il buco del culo, maiale!” ringhiò, e il tipo non se lo fece dire due volte, spalmandole lubrificante sul buco stretto prima di infilarci il cazzo. Ogni spinta la faceva urlare, le sue tette che sbattevano contro il pavimento mentre un altro le infilava l’uccello in bocca. “Ingoialo tutto, troia!” le ordinava, e lei obbediva, la gola che si stringeva attorno al cazzo, emettendo gemiti soffocati che mi facevano pulsare le palle. Anna, non soddisfatta, si unì a Sara, leccandole la figa mentre veniva scopata nel culo. “Sapore di troia, cazzo!” mormorò, la lingua che scavava nella passera di Sara, succhiando ogni goccia.

La gangbang era un caos di corpi, cazzi, e fighe. Io mi ritrovai con Giulia che mi succhiava il cazzo, la sua bocca calda che avvolgeva ogni centimetro, la lingua che vorticava sulla cappella come una troia esperta. “Succhialo, puttana, fammi venire!” le ordinai, e lei accelerò, le sue mani che mi massaggiavano le palle con una pressione che mi faceva vedere le stelle. Intanto, Sara e Anna si erano messe schiena contro schiena, ognuna con un cazzo nel culo e uno in bocca, le loro tette che sbattevano a ritmo mentre si strofinavano le fighe a vicenda. “Cazzo, sto per squirtare di nuovo!” urlò Anna, e un altro getto le esplose dalla passera, bagnando tutti intorno.

Il clou arrivò quando le tre troie si inginocchiarono al centro, le bocche spalancate come cagne affamate. “Sborratemi in faccia, porci!” ordinò Sara, e noi cinque ci mettemmo in cerchio, segandoci i cazzi larghi mentre loro ci guardavano con occhi da maiale. “Riempiteci, cazzo!” implorava Giulia, leccandosi le labbra. Uno dopo l’altro, esplodemmo: getti di sborra calda che schizzavano sulle loro facce, nelle bocche, sulle tette. Sara ingoiava avidamente, la lingua che raccoglieva ogni goccia, mentre Anna si strofinava lo sperma sulle tette, gemendo: “Cazzo, è una fontana!” Giulia, con la faccia coperta di sborra, succhiava ancora i cazzi, spremendo ogni ultima goccia. “Non ne spreco nemmeno una, maiali!” rideva, la bocca piena.

La festa si spense solo all’alba, i nostri corpi esausti ma soddisfatti, il loft che puzzava di sborra e succhi. “Siete dei porci divini,” disse Sara, leccandosi ancora le labbra mentre si rivestiva, le tette ancora lucide di sperma. “Tornate quando volete, vi sfondiamo di nuovo,” aggiunse Anna, strizzandomi il culo. Io e gli altri stalloni ci salutammo con ghigni complici, i cazzi ancora doloranti ma pronti per un altro round.
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