Prime Esperienze
La mamma di Marco
08.10.2026 |
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"Suo padre le afferrò i capelli e la costrinse a sollevare il busto, spingendole due dita in bocca..."
Dopo aver finito gli ultimi compiti, Marco liberò la tavola ed aiutò sua madre ad apparecchiare. Suo padre era appena tornato dal turno serale in fabbrica ed aveva fame.
La cucina era piena del profumo di cose buone, sua madre con la sua solita grazia si muoveva come in una danza, la sua gonna che ondeggiava, quella maglia piena del suo seno abbondante che lui aveva sempre ammirato.
Il padre l’aveva baciata appena rientrato, era andato in bagno a lavarsi le mani e si era seduto, con la sua solita rozzezza.
Non era un uomo cattivo, ma nemmeno gentile.
Mangiarono in silenzio, il padre non gli rivolse parola, guardava però la moglie con gratitudine, indugiando forse un po’ troppo sulla scollatura della sua maglia.
La cena finì presto, Marco aiutò la mamma e andò in camera sua.
Poco prima di andare a letto, la scuola gli imponeva di andare a letto presto, andò in bagno.
Stava tornando verso la sua stanza quando passò davanti alla porta socchiusa dei genitori. Si fermò. Attraverso la fessura vide sua madre.
Si erano già dati la buonanotte e di solito li vedeva sul divano a vedere la televisione. Non quella sera.
Lei era in piedi accanto al letto, di profilo.
Si stava spogliando con quella stessa calma umile con cui di giorno sistemava la casa, piegava i panni, preparava la cena. Si sfilò la maglietta, poi il reggiseno. Il seno pieno e pesante le si liberò, i capezzoli scuri già un po’ induriti. Poi abbassò la gonna e le mutandine, facendole scivolare lungo le cosce.
Rimase nuda.
Marco trattenne il respiro. Era la prima volta che la vedeva così. Una bella donna, dalla pelle chiara e morbida, il corpo ancora pieno e femminile nonostante gli anni dedicati alla casa e alla famiglia. Le natiche rotonde, il ventre leggermente arrotondato, il triangolo scuro tra le gambe come quelli che aveva visto solo nelle riviste porno dello zio.
Si sentì arrossire, ma non riuscì a staccare lo sguardo.
Il cazzo gli si indurì subito, premuto contro il pigiama, mentre un calore denso gli saliva dallo stomaco.
Sua madre si sedette sul bordo del letto, ancora ignara. Pochi secondi dopo vide anche suo padre.
Si fermò a guardarla.
Lei alzò gli occhi e sorrise, quel sorriso quieto e devoto che riservava solo a lui.
Senza dire una parola si alzò, gli si avvicinò e si inginocchiò.
Marco sentì il cuore battergli in gola. Vide le dita di sua madre, abituate a impastare e a pulire, aprire la cerniera dei pantaloni del marito. Estrasse il cazzo già semiduro, lo prese in mano e lo portò alle labbra. Lo leccò lentamente, dalla base alla punta, poi lo accolse in bocca.
Le guance si scavarono mentre succhiava, gli occhi alzati verso il volto di lui.
Suo padre le posò una mano sulla testa, le dita tra i capelli, e cominciò a muovere leggermente i fianchi, spingendosi più a fondo nella sua gola.
Marco era immobile, il respiro corto, le mani sudate. Ogni movimento della bocca di sua madre gli mandava una scarica tra le gambe.
Il cazzo gli pulsava, bagnato.
Guardava le labbra di lei scivolare sull’asta lucida, la saliva che colava, il modo in cui prendeva tutto fino in fondo senza lamentarsi, con la stessa dedizione quieta con cui faceva ogni cosa in casa.
Dopo un po’ suo padre la fece alzare. La girò e la spinse in avanti sul letto. Lei si mise a quattro zampe senza resistenza, le natiche sollevate, la schiena inarcata. Lui le afferrò i fianchi con le mani ruvide e la penetrò d’un colpo solo. Un gemito basso uscì dalle labbra di lei mentre il cazzo grosso e venoso spariva intero nella figa già bagnata.
Marco strinse i denti. Sentiva le ginocchia tremare. Ogni spinta faceva oscillare il seno pesante di sua madre, ogni affondo produceva un suono umido e osceno. Suo padre la prendeva con la forza grezza di chi ha lavorato tutto il giorno, le palle piene che battevano contro di lei.
Lei spingeva indietro le anche, prendendolo più a fondo, i capelli scuri sparsi sul cuscino.
«Più forte…» mormorò, la voce rotta.
Suo padre accelerò. Le dita affondavano nella carne morbida dei fianchi. Marco non riusciva più a pensare. Il sangue gli batteva nelle tempie e nel cazzo. Guardava la figa di sua madre aprirsi e chiudersi intorno all’asta del padre, i fili di liquido che brillavano a ogni ritirata. Era la prima volta che li vedeva così: non più i genitori ordinati e silenziosi, ma due corpi adulti, sudati, uniti in qualcosa di grezzo e privato.
Il ritmo divenne più duro. Sua madre gemette più forte, una mano scese tra le sue gambe per strofinarsi mentre veniva scopata. Suo padre le afferrò i capelli e la costrinse a sollevare il busto, spingendole due dita in bocca. Lei le succhiò avidamente, la saliva che le scorreva sul mento.
«Vieni dentro…» sussurrò. «Riempimi.»
Suo padre emise un suono gutturale e spinse il suo cazzo fino in fondo.
Le anche si contrassero a scatti mentre sparava sborra calda e densa dentro di lei. Marco vide i muscoli della schiena di lui tendersi, il cazzo pulsare. Sua madre si strinse intorno a lui e venne a sua volta, un gemito lungo e rotto.
Quando suo padre uscì da sua madre, un filo spesso di sperma bianco colò dalla figa aperta di lei, scivolando lungo la coscia fino al lenzuolo.
Marco fece un passo indietro, le gambe molli, il respiro affannoso. Si allontanò in silenzio, entrò nella sua stanza e chiuse la porta.
Si distese sul letto, abbassò i pantaloni e si prese il giovane cazzo in mano.
Era duro, sensibile, bagnato.
Chiuse gli occhi e rivide tutto: il corpo nudo di sua madre mentre si spogliava, le labbra intorno al cazzo del padre, le natiche sollevate mentre veniva presa da dietro, il cazzo duro e nodoso di suo padre, la sborra che colava fuori.
Si masturbò con furia, i denti stretti, fino a venire a sua volta, lo sperma caldo che gli schizzò sul ventre e sul petto.
Era la prima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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