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Lui & Lei

La passione di Federica -4- l’autostrada


di ilGioco2
18.08.2026    |    448    |    0 9.7
"Dietro il vetro un uomo sui sessanta, senza guardare prende il biglietto, mi dice l’importo..."
Conosco Federica da due mesi.
Ci vediamo spesso, non tutti i giorni, potrei dire che stiamo insieme.

Facciamo sesso, lei è sempre un po’ timida, ma poi si scioglie.
Non è fantasiosa, non prende molto l’iniziativa se non per una cosa.
I pompini.
Fosse per lei farebbe solo quello. Sempre e ovunque. Ovunque, soprattutto.
Se le scatta la scintilla non si ferma.
Non c’è una situazione particolare, le basta una parola che le faccia venire il brivido e tempo un paio di minuti deve essere attaccata al mio cazzo.

Mi chiedo, e lo spero, che questo capiti solo con me, ma non ho la certezza.
Non sono così sicuro che magari, all’università o chissà dove, qualcuno dica o faccia qualcosa che possa accenderla e lei non scivoli sulle ginocchia e inizi a succhiargli il cazzo.
Non mi stupirei se lo facesse anche in pubblico, che ne so, sull’autobus.
Se arriva quel momento, nella mia testa, potrebbe tirar fuori il cazzo dello sconosciuto davanti a lei, un cinquantenne padre di famiglia e cominciare a spompinarlo fino a farsi venire in bocca, indifferente degli altri che la guardano.
Ne sono certo, potrebbe.

È un impulso irrefrenabile, quasi inconscio, che la fa alienare dal mondo per entrare nel suo. Quello della sua bocca e di un cazzo.
Il mio, vorrei dire.

Lo scorso weekend abbiamo raggiunto dei nostri amici in montagna, non molto distanti, un paio d’ore di auto.
Durante il viaggio abbiamo anche parlato di loro, amici da poco, una sua compagna di università e il suo ragazzo.
Ho chiesto cosa facesse il ragazzo…
Non mi ha risposto, mentre guidavo me la tirato fuori all’improvviso e l’ha preso in bocca, senza il minimo preavviso o accenno di eccitazione.
Lo stava facendo a lui? Glielo aveva fatto?
Si era forse eccitata pensando al suo cazzo? Non potrei dirlo.
Il mio cazzo non era ancora duro, la consistenza che lei preferisce quando inizia.
Io che guidavo con la sua testa tra le gambe, come una cucciola con il suo giocattolo lo girava tra le labbra, la lingua ad accarezzarlo.
Lo sentivo crescere dentro di lei, eccitato anche dalla situazione, all’idea che qualcuno potesse vederla rallentavo superando dei camion o grossi Suv.
Lei li, dedita al mio cazzo, io che avrei voluto chiudere gli occhi, sdraiarmi all’indietro e infilarglielo tutto in gola.
Può stare così, con il cazzo tutto dentro, per minuti, ferma.
È la lingua a muoversi, a stringerlo sul palato, a leccarlo, circondarlo.
Riesce a farla uscire dalle labbra e a farmi sentire la sua lingua giù verso le palle, la sento larga che le accoglie per poi risalire e rientrare. Mi fa impazzire.

Dopo dieci minuti era ancora lì, io ero già venuto ma non era un problema per lei, ingoiava tutto, puliva per bene e senza mai lasciarlo continuava.

Il casello.
Dovevo lasciare l’autostrada.
“Federica… il casello… ehmmm dovrei pagare…”
Come spesso accade nei piccoli paesi il casello non era automatico.
“Fede… devo pagare, mi sto per fermare…”
Nessun movimento, nessun cambio di ritmo… succhiava.

Non avendo scelta, mi accosto per pagare. Dietro il vetro un uomo sui sessanta, senza guardare prende il biglietto, mi dice l’importo. Gli do la banconota che avevo preparato e in quel momento si gira verso di noi.
Lo vedo abbassare lo sguardo tra le mie gambe dove Federica ancora è accovacciata.
Mi guarda, incrocio il suo sguardo e Federica pensa bene di alzarsi in quel momento. Il mio cazzo di fuori, duro, la sua bocca con il mio sperma, il tizio che la guarda porgendomi il resto.
Non toglie gli occhi da lei, la guarda leccarsi le ultime gocce sulle labbra.
“Grazie.” Dice Federica guardandolo.

Questa volta il suo grazie si confonde tra quello che dice a me e, forse, il ringraziamento allo sconosciuto per essere stato partecipe di quel momento.
Questo mi eccita ancora di più, lascio il mio cazzo di fuori, duro e ancora fermo al casello con una mano spingo di nuovo la testa di Federica tra le mie gambe. Lei docile lo accoglie tra le sue labbra e comincia nuovamente i suoi movimenti rituali…
su e giù… su e giù…
Guardo l’uomo del casello, chiaramente eccitato, vedo che con una mano si sta masturbando, forse lo ha anche tirato fuori dai pantaloni.
“Grazie.” Questa volta gli dico io e, senza fretta, riparto.
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