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Lui & Lei

La passione di Federica -3- al cinema


di ilGioco2
14.08.2026    |    588    |    1 9.6
"Ho l’impressione che Federica se potesse, lo mangerebbe, così… consumandolo, sciogliendolo con la lingua, succhiandolo leggermente..."
Mi sforzavo di non contare i giorni passati da quel pomeriggio alla mostra.
Federica era praticamente sparita.
Nei miei deliri notturni arrivai ad immaginare che fosse stata solo una fantasia.
Avevo conservato il biglietto della mostra come pallida prova.

Quel pomeriggio oziavo sul letto. Era sabato, i miei amici sicuramente mi avrebbero chiamato per andare a ballare e ne approfittavo per riposare.
All’improvviso la telefonata.
Era Federica.
“Sto andando al Moderno a vedere The Dreamers, ti va? Tra un’ora sono lì davanti.
Ciao.”

Decisamente non era un’amante delle telefonate lunghe, così come disposta al compromesso.
Io vado, se vuoi vieni, altrimenti ciao.
Non potevo non andare.
Per fortuna il cinema era facilmente raggiungibile in metro.
Un’ora dopo ero lì davanti, lei era già arrivata e stranamente sembrava aspettarmi, non ero un tipo imprevedibile.
Vestita più o meno come alla mostra, forse colori diversi.
Mi fermai a guardarla.
Era bellissima.
Fuori, dentro.
Dentro la sua bocca soprattutto.
Non amo Bertolucci ma non era il momento di fare il critico cinematografico.

Arrivo, la saluto.
Azzardo un bacio sulla guancia.
“Entriamo.”
Solito tono. Solito modo.
Aveva già il mio biglietto.

Ci sediamo, la sala già in penombra. Posti centrali, fila centrale.
Siamo in mezzo a tutti.
Oddio, non che fosse pieno, anzi. Qualche coppia verso le ultime file, un gruppetto di signore qualche fila più avanti della nostra, altri sparsi per la sala.
Inizia il film e tranne il saluto non ho ancora parlato.
Però! Il film è intrigante!
Federica non ha praticamente parlato.
“Ti piace?” Provo io a rompere il ghiaccio, consapevole della domanda stupida.

“Lei è bellissima.” mi risponde senza aggiungere altro.

Isabelle è nuda nella vasca con suo fratello gemello Théo e Matthew.

“Sono tutti e tre belli.” azzardo, pensando a Parigi, la libertà, la lotta sociale.

Federica scivola sul pavimento, letteralmente. Me la ritrovo tra le gambe, seduta per terra.
Ho come l’impressione di aver detto delle parole magiche.

Me lo tira fuori ancora moscio.
È quello che vuole, non ha voluto darmi il tempi di eccitarmi.
Ora è tutto nella sua bocca e il rito ha inizio.
Godi talmente tanto così che resisto per non farlo diventare duro, le signore davanti che parlottano mi aiutano.
Ho l’impressione che Federica se potesse, lo mangerebbe, così… consumandolo, sciogliendolo con la lingua, succhiandolo leggermente.
Sono sicuro che ci riuscirebbe.
Nel buio quasi non la vedo.
Rannicchiata nel suo mondo, la sua bocca intorno al mio cazzo.

Mi guardo intorno, qualche posto più in là è occupato ma non capisco bene da chi.
Dietro immagino le coppie troppo occupate a baciarsi o a giocare con le loro mani.
Da una luce di un cellulare vedo che il posto è occupato da un uomo, sulla cinquantina, distinto. Forse si è accorto di noi? Ora mi guarda, lo vedo illuminato dalla luce del cellulare che presto si spenge.
Il mio cazzo diventa duro, Federica ora lo sente fino in fondo alla sua bocca. Per la prima volta lo lascia scivolare fuori, con un leggero risucchio che qualcuno avrebbe potuto sentire.
Ora è la sua lingua che sale dalle palle alla punta, lì davanti al suo viso. E di nuovo giù… e poi la sua bocca e il mio cazzo che sparisce inghiottito avidamente.

Sono paralizzato, forse in estasi. Non mi muovo. Non me ne frega un cazzo se ci stanno guardando, se ci stanno sentendo.
Arrivasse anche la Polizia, sono certo che si fermerebbero anche loro, facendo luce con le torce ad ammirare lo spettacolo di Federica che mi fa un pompino.
A questo pensiero le vengo in bocca, senza preavviso.
Come fosse la cosa più normale al mondo Federica ingoia tutto. Sento la lingua percorrere il mio cazzo per raccogliere ogni goccia. Mi tira giù bene la pelle per pulirlo anche tra le pieghe.
Lo lascia scivolare fuori mentre lei come al rallentatore scivola verso la poltrona e si risiede.
Io resto così, il cazzo di fuori, le braccia larghe sugli schienali.

Federica che appoggia la sua testa nello cavo della mia spalla.

“Grazie.” mi sussurra.
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