Prime Esperienze
La passione di Federica
14.08.2026 |
2.118 |
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"In quei momenti sembri in estasi, come in un orgasmo… E non sono l’unico a pensarlo, non posso dirti cosa dicono gli altri compagni di te…”
Federica si sentì una aliena appena atterrata..."
Suo zio Marco abitava a Ginevra. Sposato, due bambine più o meno della sua età.
Non lo vedeva molto, se non d’estate quando tornava a trovarli.
Federica aspettava quel momento per tutto l’anno. Non solo perché voleva vedere le sue cuginette ma soprattutto per il regalo dello zio.
Era ormai un rito.
Arrivavano, la macchina carica, la sua famiglia che al suono del clacson si precipitava in giardino festosa.
Zio Marco salutava dal finestrino, si apriva il cancello e una volta ferma, dall’auto usciva la felicità. Abbracci, baci, gli occhi di bambina che scrutavano le cugine, i loro vestiti, i giochi del viaggio.
Ma l’attesa più grande era il gesto che lo zio, dopo averla abbracciata avrebbe fatto.
Da dietro la schiena ecco spuntare una confezione di cioccolata.
Undici anni erano abbastanza per non doverla dare ai genitori subito dopo. Federica ormai sapeva come aprirla nel modo più veloce, ne spezzava un triangolo e subito in bocca.
Forse ancora troppo grande per la sua bocca da bambina, ma in pochi istanti eccolo trasformato in un boccone che la riempiva di quella dolcezza tanto desiderata.
Federica provava un piacere indescrivibile in quel momento, la bocca pastosa, che a mala pena riusciva a muovere, la lingua che sguazzava in quel tripudio di bontà, il morbido delle parti sciolte e la durezza di quelle ancora da sciogliere, quella sensazione di pienezza che solo con il tempo sarebbe diminuita lasciando la sua bocca pervasa da quel dolce sapore.
Federica amava compiere quel rito la sera, nella sua stanza, nel suo letto, nel segreto nella notte, lontana da tutti.
Non perse negli anni quel suo rito di piacere.
Al liceo era la ragazza del cioccolato.
Ora quel gesto, quel momento di piacere che si dedicava, lo condivideva. Non perché offrisse agli altri del cioccolato, ma, nella pausa di metà mattinata, staccava da sotto il banco un pezzo di cioccolato, lo metteva in bocca e chiudeva gli occhi. Gli altri la osservavano, prima curiosi, poi assistevano al rito quasi con partecipazione. Vedevano la sua bocca riempirsi, la lingua muoversi o nei momenti più lascivi, venir fuori sporca di cioccolato a leccare il lato della bocca.
Giorgio, il più brutto della sua classe, organizzò una festa per i suoi 16 anni.
Lei odiava le feste, ma Martina voleva andare e lei non osò contraddire la sua migliore amica.
La casa si Giorgio era grande, un giardino immenso dove aveva organizzato una sorta di pista da ballo. Federica non ballava, preferiva osservare. Non amava parlare, non dava confidenza facilmente. Era seduta sull’erba, sola.
Avrebbe voluto un pezzo della sua amata cioccolata.
“Che fai?” Sentì alle sue spalle.
Era Edoardo, il più timido della sua classe, forse aveva scambiato con lui 10 parole nei tre anni di liceo.
“Nulla…” rispose per cortesia Federica.
Edo si sedette accanto a lei.
“Devi confessarti una cosa” le disse.
“La sera, prima di addormentarmi, ripenso a quel momento del giorno quando mangi quel pezzo di cioccolato.” disse Edo all’improvviso.
“Vedo il tuo viso, la tua espressione, gli occhi chiusi… a volte brividi leggeri.”
Federica sobbalzò, le sembrava una descrizione troppo intima. Dava veramente quell’impressione? Era veramente così esposta al mondo?
“Sembri quasi avere un orgasmo…”
Federica lo guardò. Non poteva aver detto quelle parole. Non a lei almeno, che di orgasmo aveva letto superficialmente solo in qualche giornalino.
“Non ho capito, scusa…” gli disse.
“Scusami, forse sono stato inopportuno, ma non riesco a non dirtelo. In quei momenti sembri in estasi, come in un orgasmo… E non sono l’unico a pensarlo, non posso dirti cosa dicono gli altri compagni di te…”
Federica si sentì una aliena appena atterrata su uno sconosciuto pianeta ostile.
“Ora me lo devi dire! Cosa dicono di me?”
“Dai ti giuro, non posso… credevo lo sapessi poi… che qualche tua amica te lo avesse detto.”
“Dimmelo!” Ora Federica era in piedi davanti a lui.
“Beh… in fondo quello che già ti ho detto… che tu sembra avere un orgasmo… solo con altro in bocca.”
Lei non capì subito. Edoardo continuò.
“Ti immaginano mentre tu… insomma… sai cosa fanno le femmine ai maschi no?”
Le versioni di latino? Le venne da dire ma per fortuna si trattenne.
“Ecco, basta, te lo dico. Ti immaginano in quel momento con il loro cazzo in bocca! Non io però eh! Oddio, ci ho pensato ma…”
Il primo pensiero di Federica fu di come potessero associare il cioccolato al loro cazzo. Anche sforzandosi non riusciva a capire, ad immaginare cosa potesse accomunarli.
Prese Edoardo per un braccio e lo trascinò verso il garage. Accanto aveva visto un piccolo deposito attrezzi. Lo spinse dentro.
“Voglio capire” disse lei.
Senza aggiungere altro sbottonò i pantaloni di Edoardo e gli abbassò le mutande. Lui immobile. Per fortuna non il suo giovane cazzo.
Federica si inginocchiò e lo prese in bocca, come sempre aveva fatto durante il suo rituale del cioccolato.
Il cazzo di Edoardo era ancora morbido, pastoso, le riempì la bocca. La sua lingua si muoveva per sentirne la consistenza, le labbra lo sentivano crescere dentro di lei, sempre più duro.
Non mosse la testa, non ce ne fu bisogno.
Il sapore la colpì come un ricordo. Caldo. Leggermente salato. Vivo.
Chiuse gli occhi e, senza rendersene conto, iniziò a succhiare con la stessa lentezza concentrata con scioglieva la cioccolata contro il palato. La lingua che girava, le labbra che si stringevano, il piacere di tenerlo lì dentro il più a lungo possibile… era esattamente la stessa sensazione. Solo mille volte più intensa.
A un certo punto lui gemette e le passò una mano tra i capelli. Quella piccola reazione la fece rabbrividire. La cioccolata non aveva mai gemuto. Non aveva mai pulsato. Non le aveva mai riempito la bocca con qualcosa di caldo e denso.
Ingoiò, si passò la lingua sulle labbra e sorrise.
In quel preciso istante Federica capì.
Sposai Federica per questo.
Da subito, dal primo appuntamento, la sua passione mi conquistò.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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