Prime Esperienze
Il padre di Luca
09.10.2026 |
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"Riusciva a vedere i peli scuri e folti, le palle pesanti, la vena spessa che correva lungo il cazzo..."
.Lo chiamavano “finocchio”, “bambolina”, “quello che non sa neanche cosa farsene di una figa”. Ogni volta che lo prendevano in giro, Luca abbassava lo sguardo e stringeva i denti.
A sedici anni la vita può essere dura, il suo aspetto efebico non aiutava. Labbra morbide, occhi grandi, fisico asciutto, modi più che gentili.
I ragazzi sanno essere spietati.
Franco, il padre, aveva cinquantadue anni. Muratore. Corpo massiccio, petto largo, braccia scavate dal lavoro, pancia piatta e dura. Tornava dal cantiere sudato, puzzolente di cemento e di sole, si spogliava in camera e si buttava nudo sul letto.
Lo trattava sempre con superficialità. Luca ricordava la durezza del padre nei suoi confronti quando non voleva giocare a pallone, quando non voleva aiutarlo nei lavori e, quando ci provava, si faceva male e veniva deriso dal padre, anche da lui.
Luca avrebbe voluto essere capito, almeno sopportato, se non poteva essere compreso.
Avrebbe voluto un abbraccio, gli sarebbe bastata una pacca sulla spalla, da quell’omone grande che lui ammirava.
La prima volta che Luca lo spiò di proposito fu un pomeriggio di giugno. Mamma Adriana era in cucina.
Franco aveva l’abitudine, appena rientrato dal lavoro, di fare una doccia e buttarsi nudo sul letto per riposarsi o dormire aspettando la cena.
Diverse volte Luca lo aveva visto attraversare il corridoio nudo uscendo dal bagno per entrare in camera da letto.
Quel corpo massiccio disegnato dalla fatica, i peli sul petto, la schiena glabra inarcata fino all’attaccatura delle natiche, provocava il Luca un senso di ammirazione e rispetto.
Quel pomeriggio più caldo degli altri,
Luca si avvicinò in punta di piedi alla stanza dove il padre dormiva e si fermò sulla soglia.
La porta di solito chiusa, era stata lasciata socchiusa ler il troppo caldo. Franco era sul letto, una gamba piegata, l’altra distesa.
Il cazzo gli riposava pesante sulla coscia destra: grosso, scuro, venato, il glande semi coperto dal prepuzio. Luca lo guardò, senza muoversi.
Il cuore gli batteva forte.
Si chiese, come fossero i cazzi dei suoi amici. Quelli che lo prendevano in giro. Quelli che si vantavano di scoparsi le ragazze.
Erano così? Più piccoli? Più chiari? Meno pesanti?
Luca abbassò lo sguardo sui propri pantaloni corti. Era già duro. Si toccò sopra la stoffa, poi infilò la mano dentro e strinse il suo cazzo sottile e rosato. Continuò a fissare quello del padre mentre si masturbava piano, quasi senza respirare.
Quando venne, lo fece in silenzio, mordendosi il labbro, lo sperma caldo che gli colava tra le dita. Poi scappò in bagno a lavarsi, il cuore ancora in gola.
La seconda volta fu circa una settimana dopo. Stesso caldo afoso, stessa porta socchiusa. Franco era tornato dal lavoro, aveva bevuto una birra, aveva fatto la doccia e si era steso nudo sul letto. Il cazzo questa volta era un po’ più gonfio, semi duro, appoggiato contro il basso ventre. Luca si avvicinò di più, quasi fino alla soglia. Riusciva a vedere i peli scuri e folti, le palle pesanti, la vena spessa che correva lungo il cazzo. Sentì di nuovo quel brivido caldo tra le gambe.
Si abbassò i pantaloni fino a metà coscia e cominciò a pompare il proprio cazzo con la mano destra, mentre con la sinistra si teneva al telaio della porta. Guardava il padre e immaginava. Immaginava di avvicinarsi, di toccarlo, di sentire quanto era caldo e pesante. Immaginava di metterselo in bocca, di assaggiarlo, di sentirlo diventare duro tra le labbra. Si chiedeva se i suoi amici, quando lo chiamavano “femminuccia”, avessero mai visto un vero cazzo da uomo adulto.
Luca accelerò. Il respiro gli si faceva corto. Guardava il glande del padre, la goccia di liquido che brillava appena.
Quando venne, lo fece più forte della volta precedente: un gemito soffocato gli uscì dalla gola mentre lo sperma gli schizzava sulla mano e sul pavimento. Si piegò in avanti, tremante, e restò a guardare ancora per qualche secondo il corpo nudo e addormentato di Franco.
Poi, piano, si rialzò i pantaloni e scivolò via verso la sua stanza.
Adriana, tornò in quel momento . Non sapeva niente. Franco russava, ignaro.
Luca si sdraiò sul letto, ancora sudato, il cazzo molle e sensibile tra le gambe. Chiuse gli occhi e rivide ancora quella carne scura e pesante.
Si chiese quanto avrebbe ancora resistito a guardare soltanto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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