tradimenti
IL GIOCO DI RUOLO DELLA MOGLIETTINA
GangbangBologna
10.05.2026 |
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"Lui si era seduto nella sua solita posizione, leggermente decentrato, con quell'aria da capocantiere che non si sporca le mani ma coordina ogni bullone..."
PAOLO:Non è stata una mia imposizione, né un suo capriccio. È stato un progetto nato durante una delle nostre lunghe notti di confessioni, tra un bicchiere di vino e il desiderio di alzare l’asticella. Abbiamo deciso di chiamarlo "il gioco di ruolo della mogliettina": l’idea che lei, la mia compagna di vita, si calasse nella parte di un dono totale, un oggetto di desiderio messo a disposizione di un gruppo selezionato da me, sotto il mio sguardo clinico e protettivo.
Organizzare questo cantiere collettivo ha richiesto mesi di preparazione. Abbiamo scelto insieme i profili, scartando i maleducati e i pressapochisti. Cercavamo "attori" capaci di interpretare la loro parte senza uscire dal seminato. Io sarei stato il regista nell'ombra, lei la protagonista assoluta di una messa in scena dove la trasgressione era l'unica regola condivisa.
ELENA:
Il termine "mogliettina" nel nostro gioco ha un sapore particolare. Non indica sottomissione, ma un potere immenso: quello di essere l'unica donna capace di reggere l'urto di una moltitudine di uomini, sapendo che l'unico che conta davvero è lì a un metro da me, a godersi lo spettacolo che abbiamo architettato insieme.
Il giorno dell'incontro, la tensione era parte del piacere. Paolo mi ha aiutata a vestirmi, studiando ogni dettaglio per rendere l’impatto visivo devastante. "Oggi sei la mogliettina di tutti, ma la complice solo mia," mi ha sussurrato all'orecchio. Era il nostro codice, il segnale che il gioco poteva avere inizio.
PAOLO:
I cinque uomini che avevo selezionato sono arrivati con una puntualità che ho apprezzato. Li ho fatti accomodare nel salone, mantenendo un distacco professionale. Non c'era spazio per le chiacchiere da bar; doveva essere un'esperienza pura. Quando tutto è stato pronto, ho dato il via alla sequenza. Elena è entrata e ho visto i loro sguardi accendersi. Era il momento del "raccolto" dopo tanta semina organizzativa.
ELENA:
Appena il primo uomo mi ha sfiorato, ho cercato gli occhi di Paolo. Lui si era seduto nella sua solita posizione, leggermente decentrato, con quell'aria da capocantiere che non si sporca le mani ma coordina ogni bullone. Sentirmi sopraffatta da quelle mani sconosciute, mentre il mio uomo mi osservava con quella calma glaciale, mi faceva impazzire. Era esattamente il gioco di ruolo che avevamo sognato: io ero la "mogliettina" perfetta, quella che accoglieva la trasgressione con una grazia che solo la nostra complicità rendeva possibile.
PAOLO:
Vederla gestire quella situazione con tanta disinvoltura è stata la conferma della bontà del nostro progetto. Ho diretto i movimenti dei ragazzi con piccoli gesti, quasi impercettibili, assicurandomi che il ritmo fosse quello che avevamo concordato. La trasgressione non deve mai diventare caos; deve essere una manovra precisa. Elena era il centro di un ingranaggio umano che girava alla perfezione, un banchetto di carne e istinto che io avevo preparato per noi due.
ELENA:
A metà del gioco, quando la stanchezza iniziava a farsi sentire, Paolo è intervenuto. Si è avvicinato e, senza toccarmi, ha dato disposizioni agli altri per l'atto finale. La sua voce ferma, in contrasto con l'affanno degli uomini intorno a me, mi ha dato una scarica di energia pura. In quel momento non ero solo la "mogliettina" del gruppo; ero l'estensione del suo desiderio. Mi sono lasciata andare completamente, sapendo che lui stava assorbendo ogni mio gemito come energia per il nostro legame.
PAOLO:
Quando tutto è finito e la stanza si è svuotata, è rimasto solo l'odore della trasgressione e il silenzio della nostra intesa. Mi sono avvicinato a Elena, che giaceva sul divano, segnata e bellissima. L'ho guardata con l'orgoglio di chi ha portato a termine un lavoro magistrale.
"Ti è piaciuto il tuo gioco?" le ho chiesto, accarezzandole il viso.
"È stato perfetto, Paolo," ha risposto lei con un filo di voce, guardandomi con la gratitudine di chi sa di essere stata vista davvero.
Il cantiere era chiuso. Il "gioco di ruolo della mogliettina" aveva assolto al suo compito: ricordarci che, finché avremo il coraggio di osare insieme, la nostra vita sarà l'unico posto dove valga la pena abitare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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