tradimenti
Il cantiere dell'ombra
GangbangBologna
10.05.2026 |
2.230 |
1
"Sono rimasta nuda sul letto, sentendo ancora il calore di quel contatto estraneo addosso..."
MARCO:
Per me non è mai stata una questione di mancanza di virilità, ma di prospettiva. Mi sono sempre sentito come un regista che, dopo aver scritto la sceneggiatura perfetta, decide di sedersi in platea per godersi lo spettacolo. Vedere mia moglie, Elena, tra le mani di un altro non è un tradimento; è il completamento di un progetto. È la trasgressione elevata a forma d’arte.
Avevo organizzato tutto con la solita precisione chirurgica. La location era un hotel anonimo, di quelli dove il silenzio è garantito dal prezzo della camera. Avevo scelto io il "terzo": un uomo che non conoscevamo, selezionato dopo settimane di chat tecniche, dove avevo testato la sua capacità di stare al gioco senza inutili sentimentalismi.
ELENA:
Marco mi guardava mentre finivo di truccarmi. Non c’era gelosia nei suoi occhi, solo quella strana, lucida eccitazione che conoscevo bene. Sapevo che per lui il piacere non passava dal suo corpo, ma dal mio. Mi sentivo come una corda tesa, pronta a vibrare sotto dita sconosciute, sapendo che nell’angolo buio della stanza ci sarebbe stata l’unica presenza che contava davvero per me: il mio complice.
"Sei pronta?" mi ha chiesto. Non era una domanda, era l’apertura del cantiere.
"Sì," ho risposto, infilando le scarpe col tacco che lui stesso aveva scelto.
MARCO:
Siamo arrivati. Il terzo era già lì, come pattuito. Un uomo solido, dai gesti decisi. Gli ho stretto la mano con una freddezza professionale. Non eravamo amici, eravamo soci in un affare di carne.
Mi sono seduto sulla poltrona nell'angolo, appena fuori dal fascio di luce principale. Mi piace stare lì, nell’ombra. Da quella posizione posso monitorare ogni dettaglio: il respiro di Elena che accelera, la tensione dei muscoli, il modo in cui lei cerca il mio sguardo quando l'altro inizia a toccarla. È un gioco di specchi dove io sono il centro di gravità.
ELENA:
Quando l'altro ha iniziato a spogliarmi, ho sentito il peso dello sguardo di Marco su di me. Era come un contatto fisico costante. L’uomo che avevo davanti era forte, quasi rude, ma io non ero lì per lui. Ero lì per mostrare a mio marito quanto potevo essere sua anche mentre appartenevo a un altro.
Mentre venivo posseduta, i miei occhi cercavano l'angolo buio. Vedevo solo il profilo di Marco, immobile, concentrato. Sentivo il suo piacere crescere insieme al mio. Ogni gemito che emettevo era un messaggio per lui, un dono che l'altro uomo stava solo trasportando.
MARCO:
Vederla così, completamente abbandonata a un estraneo, è l'unica energia che mi fa sentire veramente vivo. Il mio ruolo è quello dell'osservatore supremo. Non provo rabbia, provo un senso di onnipotenza: sono io che ho permesso questo, sono io che ho creato la situazione.
A un certo punto, Elena ha teso una mano verso di me. L’ho vista cercare il contatto nel vuoto mentre l’altro la scuoteva con un ritmo incessante. Non mi sono mosso. Volevo che assaporasse fino in fondo quella solitudine condivisa, quel limite sottile dove il piacere diventa quasi un'umiliazione accettata con orgoglio.
ELENA:
È finita nel silenzio. L’uomo se n’è andato quasi subito, consapevole di aver svolto il suo ruolo in un film di cui non conosceva la trama. Sono rimasta nuda sul letto, sentendo ancora il calore di quel contatto estraneo addosso. Marco si è alzato dalla poltrona. Si è avvicinato lentamente e mi ha accarezzato il viso con la solita precisione.
"È stato perfetto," ha sussurrato.
MARCO:
L’ho guardata. Era bellissima, spettinata, segnata da un uomo che non ero io, ma che io avevo controllato. In quel momento, l’ho sentita più mia che mai. La trasgressione aveva assolto al suo compito: aveva bruciato la routine per lasciare spazio a una verità cruda, dove l'amore non ha bisogno di possesso, ma di una complicità che solo pochi hanno il coraggio di abitare.
Il cantiere era chiuso. Ma sapevo già che ne avrei aperto un altro molto presto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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