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Lui & Lei

Il compleanno di Erica cap.2 - (Autore Dacom70)


di Membro VIP di Annunci69.it GangbangBologna
16.02.2019    |    644    |    0 9.6
Capitolo 2 – Erika

Stessa premessa come da capitolo 1

Per la seconda volta in un giorno mi ritrovo al Lido di Dante davanti ad una villetta a schiera un po' datata e dismessa, vestito semplicemente con dei calzoncini corti e una camicia bianca, ai piedi un paio di scarpe sportive. Il campanello non funzionava, il cancelletto di accesso al giardino era aperto perciò decisi di entrare ed eventualmente bussare direttamente al portoncino di ingresso. Le finestre al piano terra erano chiuse dalle ante di scuri in legno che necessitavano di una rinfrescata, mentre al primo piano vedevo una fioca luce tremolante, sembrava venisse da una candela. Era una serata particolarmente calda, il colletto della camicia mi dava fastidio e decisi di sbottonarmi due bottoni, forse ero troppo agitato, pensandoci bene, nella sequenza di vicissitudini capitate nella mattinata, avevo trascurato la signora Erika, non ricordavo bene il suo aspetto fisico, il viso poi non l'avevo proprio visto, quelle rare volte che buttavo un occhio verso di lei, in spiaggia, la trovavo sempre stesa sul suo bel lettone con gli occhi chiusi. -:Che ci vuoi fare Dario:-, pensavo tra me,-:Ormai è tardi lo scopriremo tra poco, entra e comportati bene:-. Anche all'ingresso non esisteva campanello, busso, tre colpi e attendo....... Attendo....... Attendo. Busso ancora, altri due tocchi e chiamo Mario a voce, magari era al primo piano e non sentiva la porta. Finalmente sento manovrare una chiave dall'interno, il classico rumore di una serratura che si apre e poi.....Mario.... o almeno credevo fosse lui. -: Mario?:- Gli domandai -: Mario ma come ti sei conciato? Ti prego dimmi che non devo indossare quella roba! :- Era proprio lui, con il suo bel faccione sorridente, mi guardava con occhi pieni di eccitazione, non per me ovviamente, ma per il momento, per sua moglie. Mi si è presentato davanti con tutta la sua stazza vestito solamente da una mutandina di pizzo nera che lasciava trasparire il suo membro crudelmente costretto in una specie di gabbia metallica che cingeva le palle con un anello più grande assicurato da un piccolo lucchetto che usciva dalla biancheria. Al collo aveva un tipico collare da cane sul quale era applicata addirittura una medaglietta con la scritta “Bubi”, era scalzo, nient'altro addosso, la pelle leggermente scottata dal sole del tipico colore di chi ha la carnagione molto chiara, nella mano destra reggeva un guinzaglio. -: Entra Dario, che fai lì impalato? Dai che Erika mi sta aspettando, non sa nulla della tua visita, quando hai bussato le ho solo detto che era arrivato il suo regalo di compleanno e mi sono preparato. Che ne dici hè? Lei è di sopra, le ho messo una benda agli occhi dai entra :-
Non mi aveva risposto però, lo guardavo con aria interrogativa e senza una parola indicai con il dito indice le sue mutande e poi me stesso.
-: Ma nooooo dai Dario te l'ho detto, questo è il mio ruolo, tu devi essere te stesso e rilassati per favore, cerca di allargare un po' le tue vedute su, penso che ci devi lavorare su questo sai? E stasera sarà già un buon inizio:- Rise di gusto, era incredibile vederlo conciato così a suo agio davanti a me che in fondo ero quasi uno sconosciuto per lui, ma la naturalezza dei sui movimenti, la leggerezza con cui affrontava certi argomenti, ottennero il risultato di farmi pensare che quello strano ero io e per fortuna che c'era Mario con il suo modo di fare che riusciva addirittura a divertirmi. Ora avevo una guida, un maestro, in intimo femminile con il cazzo legato ed un collare al collo che rideva di me e di gusto anche.
Entrai, Mario chiuse la porta e mi fece strada sulle scale di accesso al primo piano, si fermò di fronte ad una porta, bussò piano, delicatamente e dalla sua voce falsata venne fuori un melodioso -: Amooooreeeee:- Dall'interno la risposta ruvida -: Era ora Bubi, questa è l'ultima volta che ti permetto di farmi stare qui da sola con gli occhi bendati ad aspettare per così tanto tempo, dai entra e sbrigati :- Mario si girò verso di me con la tipica faccia divertita e impunita di chi ha appena combinato qualcosa di sbagliato e con la mano andava su e giù a dirmi -: Hai visto quanto l'ho fatta incazzare?:- e rideva. Io no, cazzo cominciamo bene è già incazzata senza nemmeno avermi visto , quasi quasi prendo su e vaffanculo a Mario e la sua Erika. Lo pensavo ma in realtà cominciavo ad incuriosirmi e mentre ero assorto nei miei pensieri, Mario si inginocchiò e mi porse il guinzaglio, mi chiese di agganciarlo all'anello del collare e mi disse di entrare.
-: Mario ma che fai? Ma sei scemo?:- Mario era serio e seriamente mi rispose -: io sono Bubi e ora entra, dille che hai ritrovato il suo cagnolino:- Porca puttana, non avevo mai visto Mario così serio, qui siamo a teatro, pensai, questi hanno proprio un copione da seguire come degli attori, ma la mia parte qual'è?
Respiro forte e decido di entrare.
Non mi sbagliavo, la stanza era piena di piccole candele bianche che emanavano quella luce incerta che avevo visto da fuori, era grande, arredata con i classici mobili da appartamento estivo, sulla mia destra un'altra porta che presumevo fosse quella del bagno, di fronte, il letto e sopra al letto una donna, abbronzata, vestita con uno splendido babydoll bianco, semi trasparente, risaltava sulla pelle scura, lasciava vedere indifferente il seno, già, “superbo” come mi disse Mario, strano che in spiaggia non me ne sia accorto, forse perchè era sempre stesa mentre ora era appoggiata su due cuscini alla testa del letto, l'intimo, sempre bianco copriva appena il suo sesso, era ancora bendata con un foulard nero.
Devo ammetterlo, Mario, scusate, Bubi, aveva proprio ragione, era una bella donna, i suoi 52 anni erano magnificamente portati nella maniera più naturale del mondo, voglio dire, non era una cinquantenne che ne dimostrava trenta, era palese che avesse superato la quarantina, ed era evidente che non era avvezza a ritocchi più o meno invasivi per aggrapparsi all'eterna giovinezza, era semplicemente una bella donna matura che portava egregiamente bene la sua età con tutte le curve di femmina al loro giusto posto.
Provo a recitare il mio copione -: Buonasera Erika, mi chiamo Dario, le ho riportato questo cagnolino, mi ha accolto all'ingresso e mi ha portato qui, da lei:- Sono sicuro di averle visto fare un piccolo scatto per poi alzare il mento mentre cercava la direzione dalla quale proveniva la mia voce, Bubi da sotto mi fece un ok con la mano ed Erika rispose -: Ma bene Bubi, chi mi hai portato? Chi è questo Dario con questa bella voce? Lo possiamo vedere? Avvicinati Dario e toglimi la benda che poi penseremo a come fare con questo cagnolino che si perde sempre e mi lascia qui da sola :- La mia voce.... in molti mi hanno detto che ho una bella voce e la mia paura è sempre stata quella di deludere in qualche modo le aspettative che questa mia voce creava ai miei interlocutori ed ora sentivo lo stesso timore al cospetto di una donna sicuramente autoritaria che aveva già cominciato a darmi ordini. Presi coraggio ed avanzai deciso verso di lei, mi ero dimenticato di avere ancora il guinzaglio in mano, non possiedo cani per cui non è uno strumento abituale per me ed infatti il povero Bubi si prese una strattonata al collo che mi fece mollare la presa, mi ero scordato che c'era lui attaccato. Il primo impulso fu quello di tornare a chiedere scusa a Mario ma appena mi girai vidi la mano di lui che faceva cenno di andare e poi un ok. Rassicurato mi accostai al letto. -: Sono qui Erika, posso toglierti la benda allora?:- La sua voce -: Proprio una bella voce ora fammi vedere come sei fatto avanti, vediamo cosa mi ha portato il mio Bubino:- Mi avvicinai con il viso al suo per poterle slegare il nodo dietro la nuca, sentivo il suo profumo, una fragranza esotica marcata ma piacevole, trovai il nodo e lo sciolsi poi indugiai ancora qualche istante tenendo tesi i due lembi del foulard ancora a coprire i suoi occhi ed infine lo mollai in modo da farlo mollemente scivolare sul suo seno, appena vidi il suo sguardo mi avvicina per darle un bacio leggero nell'angolo della bocca, appena sfiorato, raggiunsi il lobo dell'orecchio e le sussurrai -: Buon compleanno Erika:- Un'istante lunghissimo in cui lei rimase seria a guardarmi intensamente, saliva il terrore, dentro di me, di aver fatto qualcosa che non dovevo, i suoi occhi spalancati non tradivano nessuna emozione ma mi colpirono fulminandomi con il loro colore, verde, erano stupendi, non ricordavo di averne mai visti di così verdi e con il tono della pelle abbronzata risaltavano prepotentemente, ero ipnotizzato da quegli occhi. Lentamente i lineamenti di quel volto si addolcirono ed un accenno di sorriso le comparve sulle labbra. Sì ora stava sorridendo. -: Ma Bubi, amore, mi hai portato il tenero di questa mattina, allora mi ascolti quando parlo, dove sei, vieni qui da me Bubi su:-
Mario non vedeva l'ora di entrare in azione e lo sentì arrivare da dietro, sempre a quattro zampe, mentre Erika si era seduta sul letto accanto a me per concedergli due carezze sulla testa pelata poi, ritrovato il mio sguardo, mi accarezzò una guancia e ricambiò il bacio sullo stesso punto, nell'angolo della mia bocca, spostò la mano sul petto e cominciò a sbottonarmi la camicia sempre con lo sguardo fisso ai miei occhi, un bottone poi una breve attesa, due, altra attesa, tre, mi piaceva, non ero contento del sopranome appioppatomi (Tenero) ma se questo era il pegno da pagare allora ci potevo benissimo passare sopra. La stanza era calda o forse ero io che cominciavo a scaldarmi, da dentro, mi tolsi la camicia e la buttai ai piedi del letto ero intimorito a prendere l'iniziativa, era la sua festa, era evidente che stavano recitando una loro commedia ed io non volevo rovinarla rimanevo immobile sotto il suo attento sguardo mentre con le dita seguiva le linee del mio petto fino alla gola poi su, sulle mie labbra che istintivamente cominciarono a baciarle, mi sentivo nuovamente sotto esame, mi piaceva ma non riuscivo a rilassarmi completamente, avrei voluto prendere il suo viso con tutte e due le mani, spettinarle i capelli per tuffarmi nel loro profumo e poi baciarla, forte, avevo bisogno di sentirmi desiderato, da lei, dalla sua mente, mi avrebbe dato sicurezza mi avrebbe avuto, non solo con il fisico.
Uno schiocco improvviso mi fece trasalire, seguì un lamento soffocato dal basso, non mi ero accorto che appoggiato al comodino c'era un frustino. -: Cazzo Mario, ti avevo detto che non volevo essere menato.:- Pensavo tra me. Mi scostai da lei per vedere meglio ed essere eventualmente pronto a parare eventuali colpi, feci in tempo a vedere il suo braccio alzarsi in aria e piombare nuovamente sul seder di Bubi con un secondo e poderoso schioppo che lasciò un evidente segno sulla pelle già martoriata dalla scottatura del sole. -: Sparisci Bubi, fila in bagno, io e Dario abbiamo qualcosa da fare, fila!:- Bubi, ubbidente raggiunse il bagno a quattro zampe e si chiuse dentro, lo seguivo con lo sguardo, trascinarsi dietro il guinzaglio il culo rosso con due patacche marchiate sulle chiappe, povero Mario come poteva essere felice? Una mano mi prese sotto il mento e mi costrinse a girare la testa fino a ritrovarmi di fronte due fanali verdi che riflettevano la fiamma di una candela poco distante da noi, stava sorridendo, non aveva nulla di dolce era un ghigno era un diavolo, io tenevo d'occhio il frustino che era ritornato sul comodino fino a quando un calore umido sulle labbra mi fece tornare da lei che mi stava baciando.
Finalmente, questa è la parte che conosco, la bocca di una donna, il bacio, il suo sapore. Il bacio è una richiesta, è un invito, è una conferma, è una porta che si apre per farti entrare in uno spazio delimitato dall'energia di due entità che si sono trovate e che per un istante ne formeranno una più potente, solo per un istante ma sarà un attimo destinato a rimanere vivo in eterno dentro ognuno di noi. Mi ritrovai steso sul letto, la sua bocca ancora attaccata alla mia era morbida, succosa, con una mano era scesa lentamente dal petto passando dall'addome per fermarsi alla cintura dei calzoncini, slacciò con perizia la cinghia e i bottoni, fece scivolare l'indumento giù, le scarpe erano già volate via, rimasi in mutande mentre sentivo la sua mano cercare il mio sesso da sopra la stoffa.
Di solito, a questo punto dei giochi, ero abituato a sentire il cazzo già pronto e contento di fare la sua entrata in scena ora, invece, era ancora mezzo assopito, non era pronto, sembrava titubante.
Certo, pensai io, con tutto sto casino di emozioni, ora si, no aspetta, il frustino, Bubi, io, che ancora non ero proprio convinto della situazione in cui mi ero cacciato, insomma, mettetevi nei panni di un calciatore in panchina che durante una partita si sente dire dall'allenatore -: dai preparati che cambio:- E subito il giocatore salta in piedi per il riscaldamento, poi l'allenatore che dice -: no aspetta, è presto:- Il calciatore torna in panchina, poi di nuovo -: alzati alzati che facciamo il cambio:- e prontamente l'atleta comincia a correre -: no, aspetta finiamo questa azione:- e giù a rimettersi in panchina fino a a quando, alla terza chiamata il povero calciatore manda tutti affanculo, e ci stà.
Ecco il mio cazzo era un po' come quel calciatore, speravo solo che non mi mandasse a quel paese e gettasse la spugna, sarebbe stata una vera disfatta.
Forse Erika se ne accorse? O comunque percepiva il mio stato d'animo? Fatto sta che si staccò dalla mia bocca, cominciò una lenta discesa attraverso il collo, il petto, si soffermò a giocare con la lingua sui miei capezzoli, li succhiava, li mordeva e li baciava, poi giù, attorno all'ombelico mentre con la mano scostava il bordo delle mie mutande per farle scivolare e permetterle di sondarne il contenuto. Già così andava meglio, percepivo i classici sentori del risveglio aiutato dai suoi baci e dal contatto con la sua mano calda che lo stava sapientemente massaggiando cominciando dalle palle fino in cima, quasi accarezzandolo.
Era appoggiata con la testa sulla mia pancia, guardava il suo lavoro come se fosse l'artefice di una scultura di creta che dentro le sue mani prendeva forma e quando finalmente anche il mio uccello si decise a raggiungerci nel pieno della sua forma, Erika, alzò la testa, mi guardò sorridendo e mi disse -: Rilassati Tenero, che ora ci divertiamo:- Prese in bocca il cazzo, lo leccava dalla base fino in cima per finire con dei sonori baci sulla cappella. Ora si che mi stavo rilassando, le feci capire che avevo voglia di partecipare, con una mano risalivo la su coscia alla ricerca del proibito, lei assecondò divaricando leggermente le gambe ed io ne approfittai prendendola di peso e sistemandola direttamente sopra il mio viso. Aveva ancora le mutandine bianche addosso con un alone bagnato proprio sulla figa, che spettacolo ne percepivo l'odore, il profumo dell'eccitazione, cominciai a leccarla da sopra il pizzo dell'intimo che si stava impregnando dei suoi umori e della mia saliva, il suo sesso stava reagendo allargandosi, le grandi labbra erano già allo scoperto ed il piccolo triangolo di stoffa fradicio ormai sparito dentro lo scrigno della figa. Slaccio la biancheria sui lati e rimango per un attimo a gustarmi quella splendida vista, lecco avidamente, la penetro, mi soffermo sul secondo canale, una rosellina leggermente più scura e mentre ci gioco con la lingua sento le sue mani sull'asta del cazzo che stringono ed un sospiro.
Che bello il 69, a pensarci bene è la più esplicita manifestazione del principio della reciprocità, lo so, non è molto romantico detta così, sono reminiscenze di diritto, comunque legate a rapporti contrattuali lontani dalla sfera sessuale ma rimane pur sempre uno scambio consensuale e contemporaneo di piacere, voglio il tuo piacere mentre tu fai crescere il mio. Ed il piacere cresceva, ooo si che cresceva, anche il suo, ogni tanto si doveva staccare dal cazzo per respirare e gemere e mi accorsi che succedeva soprattutto quando mi dedicavo al suo buchino, mi ero inumidito il pollice e lo stavo massaggiando, girandoci attorno sempre più insistente fino a quando lei, mi prese il dito e me lo bloccò proprio sopra al suo buco del culo, che stava cominciando a cedere e se lo infilò praticamente da sola. Erika Erika ora fammi pure quello che vuoi, ero al settimo cielo il lato B di una donna non è mai scontato ma soprattutto dimostra fiducia. Cambiammo posizione, mi ritrovai steso con lei sopra, ci mise un attimo ad infilarselo tutto, era concentrata, mi guardava negli occhi ma avevo la sensazione che non ero io quello che stava guardando, era concentrata su se stessa, stava chiamando il suo orgasmo, lo sentiva montare ad ogni affondo, lo incitava con i suoi sospiri che diventavano sempre più forti quasi dei lamenti per arrivare ad un unico urlo straziante, disperato con il viso deformato dal movimento delle cavalcate violente che terminarono all'improvviso nel momento in cui gli spasmi del suo orgasmo l'assalirono e l'urlo rauco si trasformò in un grido graffiante rabbioso -: Buuuubiiiiiiiiii vengoooo, guardaaa la tua Erika come godeeee, Bubiiiiiiiiiii:-
La porta del bagno si aprì e Bubi si avvicinò trotterellando a quattro zampe, ai piedi del letto, Erika si sfilò dal cazzo, mise giù le gambe divaricate ed appoggiò la testa sul mio petto riprese il cazzo in mano, Bubi si butto letteralmente tra le gambe della sua padrona a prosciugare tutto il piacere di Erika e tentare di prolungarlo, oltre. -: Leccami Bubinooo, daiiii, cosiiii, leccami:- Mi tirai su appoggiandomi alla sponda del letto, la testa di Erika era sulla mia pancia, mi stava baciando il cazzo, con una mano premeva il viso di Bubi al suo sesso mentre lui, avido succhiava. Era una meraviglia vederla godere, ascoltare il suono della sua soddisfazione nei gemiti nei sospiri, ero proprio eccitato.
Il pompino di Erika si fece più insistente, si era girata a pancia in giù lasciando lavorare Bubi di lingua tra le chiappe, le stava stuzzicando il suo buchino a lei piaceva ed io non vedevo l'ora di poterlo espugnare. Si alzò, mi diede un bacio in bocca, quasi un saluto, perchè subito si girò dandomi le spalle, teneva sempre il cazzo in mano, lo posizionò proprio sopra al buco del culo, sentivo ancora l'umido della saliva di Bubi e poi piano a forzare quello stretto pertugio che stava cedendo sotto ai sapienti movimenti dei suoi fianchi.
Si girò verso di me con lo sguardo duro di chi si prende quello che vuole, mi baciava, mordeva le mie labbra, io giocavo con le sue tette, morbide, calde, ad ogni morso di lei le strizzavo i capezzoli era quasi una gara a chi sopportava meglio il dolore ma non era sofferenza, era piacere, tanto piacere. Sentii ancora la sua voce, si rivolgeva a Bubi rimasto accucciato ai piedi del letto -: Bubino vieni, vieni a leccarmi ancora dai:- Non gli pareva vero, saltò su con tutta la sua mole, si posizionò difronte a noi, tra le mie gambe e quelle di Erika, immaginavo lo spettacolo che gli si parava davanti, lei completamente divaricata, impalata sul mio cazzo mentre con le dita stavo giocando con il suo clitoride ed affondavo ogni tanto dentro a quel lago di piacere.
Buby arrivò, cominciò il suo minuzioso lavoro con cura e dedizione, sentivo la sua lingua anche tra le mie dita, non sprecava nulla andava su e giù seguendo il ritmo della sua signora e capii che non disdegnava giocare di lingua, anche con le mie palle. Le stava leccando non erano approcci casuali, Erika sbrodolava copiosamente, sentivo i suoi umori colarmi sulle cosce, sul cazzo, sulle palle, in mezzo al culo e Bubi prontamente puliva tutto.
Un uomo che mi leccava le palle, oddio, che mi succede? Ma si, chi se ne frega, io stavo godendo spudoratamente, in quel momento se mi avessero chiesto se fossi stato gay, avrei risposto -: Siiiiiiiiiiii:- Erika chiamava il suo Bubi sempre più forte poi un urlo prolungato -: Buuuuuuuubiiiiiiiii:- e si bloccò stringendomi il braccio attorno al collo e spingendo la testa di Bubi contro il suo, anzi i nostri sessi mentre lui continuava a leccare, baciare, succhiare e questa continua stimolazione non fece altro che agevolare l'arrivo del mio orgasmo.
Erika se ne accorse, prontamente si filò, si mise a pecora sopra di me, teneva il mio cazzo pulsante stringendolo forte, cominciò una sega veloce mentre chiamava il suo Bubi -: vieni bubi vieni, bevi tutto su vieni qui:- Non riuscivo a vedere ma io dovevo venire e ormai non mi importava più chi c'era e chi non c'era ero in estasi e venni copiosamente, sentivo solo una bocca che calda, mi copriva la cappella, la leccava poi tutto il cazzo ed Erika che diceva -: Bravo il mio bubino bravo tutto si tutto, così, bravo :-

Ero steso, a casa di due quasi sconosciuti, sul loro letto, completamente nudo, sotto ad una donna che teneva il mio cazzo e lo ficcava in bocca al suo uomo con l'uccello rinchiuso in una stretta gabbia di ferro vestito solo da un paio di mutande femminili.
Ero felice.............................................................................................................................................. .
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