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La Regina del Vivi Le Grotte: Preda e Padrona
GangbangBologna
10.05.2026 |
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"Ci trascina letteralmente verso il piano superiore, lontano dagli sguardi della massa, dove il Vivi Le Grotte offre i suoi angoli più oscuri e i suoi divanetti in pelle..."
Ecco il racconto con un nuovo piglio, mettendo al centro la potenza della "Lei" e la precisione chirurgica della tua organizzazione tra le mura del Vivi Le Grotte.La Regina del Vivi Le Grotte: Preda e Padrona tra i Divanetti di San Pietro
Davide non sta a guardare. Davide muove le fila, connette i punti e trasforma una serata anonima in un capolavoro di carne. Il sistema ti vorrebbe spento, ma quando accendi il motore della trasgressione, le regole della fabbrica spariscono e restano solo il ritmo della musica e l'odore della pelle.
Stavolta il piano è studiato nei minimi dettagli. Abbiamo puntato il Vivi Le Grotte a San Pietro in Casale, un labirinto di cinque sale dove perdersi è un obbligo. Ho radunato la mia coalizione, due bull che sanno come muoversi e quando colpire, pronti a fare scudo e azione. La coppia è di quelle che sanno giocare: lei, una forza della natura con la voglia di sentirsi addosso il peso della trasgressione vera; lui, il complice silenzioso che gode nel sapere la sua donna al centro del banchetto.
Entriamo nel locale. L’aria è carica, un mix di luci stroboscopiche e vapore. Il marito segue il protocollo: si stacca e punta dritto al bancone del bar, un gin tonic in mano e lo sguardo perso nel vuoto di chi sta già viaggiando con la mente verso quello che succederà alla sua metà.
Noi iniziamo la caccia. Setacciamo le piste, passando dal liscio alla dance, finché nel cuore della calca non la individuiamo. È lei la Regina della serata. Brilla sotto i fari, il corpo che si muove con una cadenza che è un richiamo per i nostri scroti carichi. Non servono parole, basta uno sguardo tra bulli: la manovra di accerchiamento inizia.
Ci avviciniamo mentre lei danza. Sente la nostra pressione, sente il calore di tre uomini che le chiudono ogni via d'uscita. Ma non vuole scappare. Ci guarda con una sfida negli occhi che ti brucia dentro, poi con un cenno imperioso ci indica la via. Ci trascina letteralmente verso il piano superiore, lontano dagli sguardi della massa, dove il Vivi Le Grotte offre i suoi angoli più oscuri e i suoi divanetti in pelle.
Lassù, la musica arriva come un battito sordo dal pavimento. Lei non aspetta che qualcuno prenda l'iniziativa: si siede sul divanetto, si alza la gonna con un gesto fluido e ci mostra che è già un incendio. È bagnata, pronta, famelica.
Mentre il marito, giù al bar, sorseggia con calma il suo drink assaporando l'idea della propria sottomissione, noi iniziamo il lavoro di squadra. Io coordino l’attacco, prendo la posizione centrale e sento la sua passera che mi accoglie con una morsa elettrica. I miei due compagni non stanno a guardare: le occupano le mani, la bocca, i seni che saltano fuori dal vestito in un crescendo di ansimi e sudore.
Siamo una macchina perfetta a sei braccia. La giriamo, la pieghiamo, la facciamo godere come se non ci fosse un domani. Lei è la padrona del gioco, ci incita, ci munge con una maestria che ti fa dimenticare persino come ti chiami. Ogni colpo è scandito dai bassi che salgono dalla pista, in un corto circuito tra pubblico e privato.
Al culmine, lo spruzzo finale è una liberazione collettiva. La marchiamo, la riempiamo, la lasciamo lì sui divanetti, scossa da tremiti di piacere purissimo, con il trucco sbavato e il sorriso trionfante di chi ha appena vissuto la sua ora di gloria.
Mi ricompongo con la calma del predatore soddisfatto. Guardo giù dalla balaustra e vedo il marito: è ancora lì al bar, immobile, nel suo ruolo di guardone virtuale che aspetta il ritorno della sua Regina sverniciata.
Usciamo dal Vivi Le Grotte mentre l’aria della notte di San Pietro ci schiaffeggia la faccia.
Domani i macchinari torneranno a girare, ma io avrò negli occhi l'immagine di quei divanetti e nel naso l'odore di quella donna che ha piegato tre bull al suo volere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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