tradimenti
Giorgio marito innamorato
GangbangBologna
18.05.2026 |
1.513 |
5
"È un vortice perfetto di libertà e complicità da cui non posso e non voglio fermarmi, la mia felice condanna..."
A volte mi siedo in disparte, alzo gli occhi dal mio bicchiere e lascio semplicemente che il mondo accada. C’è una frazione di secondo esatta, un istante preciso in cui la realtà si spacca e tutto intorno a me si zittisce, lasciando spazio solo al ritmo del mio cuore che accelera. È il momento in cui vedo le mani di un altro uomo posarsi sui suoi fianchi, quando la distanza tra i loro corpi si annulla e lei si lascia penetrare dal desiderio e dalla carne di uno sconosciuto.Per molti uomini questo sarebbe l’inizio di un incubo, il crollo di ogni certezza. Per me, Giorgio, è l’inizio di un’estasi che non riesco, e non voglio, spiegare a nessuno.
Tutto comincia molto prima, con quell’elettricità sottile che si respira in auto mentre andiamo all’appuntamento. È l’adrenalina pura dell’attesa, il sapere che sto per offrire la bellezza di mia moglie agli occhi del mondo. La guardo mentre si sistema il vestito e sento un orgoglio smisurato, quasi regale: lei è mia, dividiamo la vita, i progetti, le colazioni del mattino, ma stasera diventerà l’oggetto di un culto sacro e profano. Mi sento come un regista invisibile. Quando l’altro uomo si avvicina e inizia a corteggiarla, lui crede di essere il predatore, crede di star rubando qualcosa di proibito. Non sa che è solo uno strumento, un attore ignaro che sta per mettere in scena la mia felicità più grande.
Poi, i vestiti cadono e il gioco diventa carne. Lì la mia mente razionale si spegne, crolla ogni barriera sociale o tabù, e subentra un cortocircuito visivo totalizzante. Vederla esposta, vulnerabile e al tempo stesso incredibilmente padrona del proprio piacere, mi dà una vertigine che mi toglie il fiato. Ma è quando l’atto arriva al suo culmine, quando la vedo accolta e posseduta dalla virilità di un altro, che sperimento una paradossale sensazione di onnipotenza. L’altro spinge, suda, crede di dominare la situazione con la forza fisica della penetrazione. Ma la verità è un'altra: lui possiede solo un frammento di carne per pochi minuti, mentre io possiedo l’anima di quel momento, la regia dello scenario, il patto segreto che ci ha portati fin lì.
E fu proprio in quel momento, nel cuore più profondo e crudo dell’amplesso, che il cerchio si chiuse perfettamente. Mentre il corpo dell'altro continuava a muoversi su di lei con un ritmo cieco e affannato, mia moglie girò la testa di scatto e piantò i suoi occhi nei miei. Non fu un'occhiata sfuggente: fu uno sguardo fisso, immobile, che annullò istantaneamente la presenza dell'uomo sopra di lei.
In quel preciso secondo, le nostre emozioni si fusero in un unico cortocircuito psicologico.
Nei suoi occhi leggevo un’intensità selvaggia, un misto di sottomissione fisica e totale dominio mentale. Attraverso lo sguardo mi stava offrendo la sua vulnerabilità più estrema, dicendomi, senza bisogno di parole, che quel piacere violento e improvviso che le rigava il volto era un dono esclusivo per me. Più l'altro spingeva, più i suoi occhi si spalancavano nei miei, quasi a voler usare me come unico punto di ancoraggio alla realtà. Era come se mi dicesse: «Guarda la mia carne dove si trova, ma guarda a chi appartiene la mia mente». C'era in lei una gratitudine immensa e un'eccitazione perversa nel sapere che io ero lì, custode e testimone della sua totale libertà.
Dalla mia parte, quell'aggancio visivo mi diede una vertigine che mi fece mancare il respiro. Vedere mia moglie che veniva penetrata da uno sconosciuto e che, nello stesso identico istante, cercava la mia approvazione e la mia complicità, mi fece sentire investito di un potere quasi divino. L'amante, in quel momento, venne declassato a puro oggetto, a un ingranaggio meccanico che serviva solo a generare l'energia di cui noi due ci stavamo nutrendo. La gelosia tradizionale evaporò, lasciando il posto a una fusione emotiva indescrivibile: eravamo due complici che violavano insieme l'ultimo tabù, uniti da un filo invisibile che l'altro uomo non avrebbe mai potuto nemmeno intuire.
Le sue pupille dilatate, i respiri spezzati che coincidevano con i miei, e quel contatto visivo prolungato che resisteva a ogni affondo dell'altro, trasformarono l'atto in un rito sacro. Non eravamo mai stati così vicini, mai così nudi, mai così visceralmente legati. In quel flusso di sguardi, mentre il corpo di lei vibrava per mano altrui, la nostra coppia trovò la sua massima e più assoluta consacrazione.
Quando tutto finisce e l’altro esce di scena, mi ritrovo avvolto in una pace profonda, quasi mistica. Non c’è vuoto, non c’è rimpianto, solo una pienezza assoluta che mi scorre nelle vene. Guardo mia moglie, ancora calda del piacere vissuto con un altro, e sento già una dipendenza viscerale per la volta successiva. È un vortice perfetto di libertà e complicità da cui non posso e non voglio fermarmi, la mia felice condanna.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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