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La famiglia perfetta 4


di jonny76
27.02.2026    |    1.696    |    0 9.1
"Lucia restò immobile, fissando il soffitto, lasciando che il marito facesse il suo dovere..."
La routine era diventata una macchina da guerra erotica, oliata dal silenzio e dalla metodica precisione di Davide. Ogni giorno, alle 14:00, Lucia parcheggiava la monovolume nel vialetto. Entrava in casa e il primo suono che sentiva non era quello dei bambini, ma il silenzio carico di Davide che l’aspettava in cucina, dopo aver già nutrito e sistemato i nipoti per i compiti al piano di sopra.
Quel martedì, Lucia entrò sfinita dall'ufficio. Si tolse il cappotto e trovò Davide in piedi davanti all'isola di marmo, intento a pulire i resti del pranzo dei bambini. Lui non si voltò, ma la sua voce la inchiodò alla porta.
«I bambini sono di sopra. Edo ha dieci pagine di storia da leggere e la tabellina dell’otto da imparare, Elena ha giocato e ora sta dormendo. Non scenderanno per almeno un'ora.»
Lucia si avvicinò, sentendo già il calore salirle alle guance. «Pietro ha chiamato. Dice che stasera vuole portarmi fuori a cena. È così felice che tu ci sia, Davide. Dice che sei la sua salvezza.»
Davide si voltò lentamente, con un sorriso che non arrivava agli occhi. Le afferrò i fianchi e la sollevò di peso, mettendola a sedere sul marmo, proprio dove il giorno prima si era svuotato in lei.
«Tuo marito non si accorge, Lucia. Pensa che io sia qui per fargli un favore. Non sa che ogni volta che ti guardo, sto solo decidendo cosa farti la prossima volta, tu ormai sei mia.»
Con un gesto rapido, Davide le aprì i pantaloni del tailleur e li abbassò fino alle caviglie. Non usava preamboli. Infilò la mano dentro il perizoma, trovandola già bagnata, un pantano di desiderio che lo fece sorridere.
«Guarda come sei ridotta», sussurrò lui, infilando due dita profonde, facendola sussultare. «Sei così eccitata che non riesci nemmeno a camminare dritta. Cosa gli dirai stasera dopo cena? Che hai mal di testa mentre lui cercherà di infilarsi tra queste gambe che io ho tenuto aperte tutto il pomeriggio?»
«Davide... ti prego... fa’ presto... i bambini...», ansimò lei, gettando la testa all'indietro.
«I bambini non sentono nulla se impari a soffocare le tue urla nella mia bocca», rispose lui, aprendo la zip. Era enorme, una verga scura e venosa che sembrava pulsare di una vita propria.
La fece scendere dal ripiano di marmo, la prese per la nuca e la costrinse a guardarlo mentre si posizionava. «Voglio che tu senta ogni centimetro, devi vedere ogni centimetro che entra dentro di te. Voglio che stasera, quando lui ti toccherà con le sue mani gentili, tu senta ancora questo dolore sordo. Lo senti, Lucia? Senti come ti sto aprendo?»
Entrò con un colpo solo, profondo, fino a toccare il fondo. Lucia emise un gemito strozzato contro la sua spalla, le unghie curate, rosso scarlatto, che affondavano nel cotone della camicia di lui. Davide iniziò a pompare con una ferocia animale, un ritmo costante e spietato che faceva vibrare l'intero piano di marmo.
«Dillo», ordinò lui, colpendola con il bacino. «Dì chi è l'unico uomo che ti scopa davvero.»
«Sei tu... Davide... solo tu...», gemeva lei, mentre il piacere la travolgeva come un'onda elettrica. «Pietro non mi ha mai... non mi ha mai fatta sentire così...»
«Pietro ti accarezza. Io ti possiedo», concluse Davide, accelerando fino a scaricarsi dentro di lei con ondate violente, tenendola schiacciata contro il marmo gelido finché l'ultimo fremito non si placò.
Qualche ora dopo, la casa era tornata alla sua normalità di cartapesta. Pietro era tornato, aveva baciato i bambini e stava finendo di vestirsi per uscire a cena. Lucia era davanti allo specchio, intenta a coprire con il fondotinta un piccolo succhiotto che Davide le aveva lasciato alla base del collo.
Pietro le arrivò alle spalle, abbracciandola. «Sei bellissima stasera, Lucia. Sei... diversa. Più carnale.»
Lucia sentì un brivido di nausea e piacere. «È solo il riposo, Pietro. Tuo padre mi aiuta molto.»
«Papà è un grande, mi fa piacere che si sia ripreso», disse Pietro, baciandole proprio quel punto sul collo. Lucia chiuse gli occhi. Nella sua mente, non c'erano le labbra di Pietro, ma il sapore di Davide. Sentiva ancora la pesantezza del seme del suocero dentro di sé, un calore denso che sembrava colare a ogni suo movimento. Dopo aver salutato la babysitter si avviarono verso il ristorante.
A cena, Pietro le teneva la mano sopra il tavolo. Parlava dei loro progetti, della prossima vacanza. Ma Lucia era altrove. Guardava il cellulare che aveva vibrato nella borsa. Un messaggio da Davide, inviato dalla casa accanto:
«Ti immagino bellissima seduta a quel tavolo elegante. So che ti sta parlando. Ma ricorda: mentre lui ti parla d'amore, tu stai ancora ospitando me. Lucia. Lascia che lui senta il mio odore senza capire cos'è.»
Quella notte, quando tornarono a casa, Pietro la volle. Fu un atto rapido, quasi timido. Lucia restò immobile, fissando il soffitto, lasciando che il marito facesse il suo dovere. Ma ogni volta che lui la baciava, lei immaginava le mani rudi di Davide, la sua voce rauca che la insultava con amore, la sua forza che non chiedeva scusa. Pietro le faceva i complimenti, le diceva che era bellissima e si meravigliò di trovarla così lubrificata, era convinto che fosse merito suo.
Quando Pietro si scaricò dentro di lei si addormentò quasi subito. Lucia si alzò e andò alla finestra. Nella villa accanto, una singola luce era accesa. La sagoma di Davide era lì, ferma dietro il vetro. Lui sapeva. Lui stava guardando.
Si toccò le labbra, sentendo ancora il sapore del pomeriggio. Sapeva che l'indomani, alle 14, la recita sarebbe ricominciata. E sapeva che non avrebbe mai voluto smettere di bruciare in quell'inferno.
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