Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > incesto > L'innocenza della perversione
incesto

L'innocenza della perversione


di jonny76
06.02.2026    |    3.467    |    2 9.8
"«Puoi pentirti quanto vuoi, papà, » disse, sottolineando quella parola con una crudeltà raffinata..."
La casa puzzava di gigli appassiti e di un’assenza che urlava. Avevo trent’anni, ma lo specchio me ne restituiva cinquanta: un vedovo prematuro intrappolato in una villa troppo grande, nel silenzio di una provincia che osserva e giudica. Poi, all'improvviso, il silenzio è stato rotto dal rumore di un accendino.
Elena non era mia figlia, ma il riflesso di sua madre che tornava a perseguitarmi. Aveva diciotto anni appena compiuti e la stessa crudeltà nello sguardo che mi aveva fatto innamorare di sua madre. Solo che lei la usava come un’arma carica.
Elena aveva trasformato il portico nel suo palcoscenico privato. La vedevo attraverso i vetri del salotto, una sagoma flessuosa stagliata contro il crepuscolo. Indossava vestaglie di seta talmente corte che ogni suo movimento era un’offesa alla decenza: il tessuto scivolava via dalle cosce sode e pallide ogni volta che accavallava le gambe.
Non aveva mai fumato prima, ma ora teneva la sigaretta con una lentezza studiata. Inspirava a fondo, socchiudendo gli occhi come in un orgasmo solitario, per poi espirare nuvole di fumo denso dal naso che le accarezzavano il viso. Le sue labbra, rese lucide da un gloss che sembrava bagnato, si socchiudevano per lasciar uscire il vapore, mentre il suo sguardo restava fisso sul mio, attraverso il vetro, sfidandomi a distogliere il mio. Era un invito muto, una promessa di cenere e peccato.
A scuola, la trasformazione era diventata leggenda. I professori mi chiamavano con voci tremanti, farfugliando di una ragazza che non apriva libro ma che otteneva il massimo dei voti. Me li immaginavo, quegli uomini frustrati, chiusi nei loro uffici con lei. Me la figuravo mentre si sedeva sulla scrivania, lasciando che la gonna dell'uniforme risalisse fin dove non doveva, offrendo loro una visione che avrebbe ridotto al silenzio qualsiasi principio morale. Avevo scoperto che non indossava più biancheria intima, immaginavo gli sguardi di quegli insegnanti e i loro cazzi che iniziavano a prendere vigore nei pantaloni.
Potevo sentire l'odore del potere che emanava quando tornava a casa: era lo sguardo di chi sa che il mondo è fatto di carne e che lei possedeva la chiave per ogni porta chiusa. Mi guardava con quel trionfo negli occhi, come a dire: "Se loro hanno ceduto per così poco, quanto resisterai tu che mi hai qui ogni notte?"
Ma era nel silenzio del dopocena che la tortura diventava insopportabile. Eravamo seduti sul divano, la TV accesa a volume basso che proiettava ombre bluastre sulle pareti. Lei si raggomitolava accanto a me, apparentemente distratta, ma i suoi piedi erano sempre altrove.
Erano perfetti, arcuati, con le unghie smaltate di un rosso fuoco così acceso da sembrare sangue fresco. Iniziava a strofinarli "accidentalmente" lungo le mie gambe, sotto il tavolo o contro i polpacci. Sentivo il calore della sua pelle attraverso i pantaloni, il tocco ruvido delle piante dei piedi che risalivano lentamente verso l'inguine. Non diceva una parola. Restava immobile, il profilo rivolto allo schermo, ma le dita dei suoi piedi si muovevano, graffiando appena il tessuto, cercando il mio limite.
Ogni volta che provavo a scostarmi, lei premeva di più, facendomi sentire la curva del suo collo del piede, il calore erotico di quella parte del corpo che aveva deciso di trasformare nel mio incubo privato. La stanza si faceva calda, l'aria mancava, e l'unica cosa che riuscivo a vedere, nell'oscurità, era quel rosso violento che danzava sulla mia pelle, promettendomi la rovina.
La stanza era immersa in una penombra bluastra, l’unica luce proveniva dallo schermo televisivo che trasmetteva immagini sgranate di un vecchio film noir. L’odore del suo fumo indugiava ancora nell’aria, mescolandosi al profumo dolciastro e ferino della sua pelle. Eravamo seduti vicini, troppo vicini per essere solo un patrigno e una figliastra uniti dal lutto.
Elena non guardava il film. Teneva la testa reclinata all'indietro, i capelli sparsi sullo schienale del divano come una macchia d'inchiostro. Poi, il tormento ebbe inizio.
Sentii il contatto freddo e poi subito caldissimo. Il suo piede destro, con quelle unghie laccate di un rosso che sembrava brillare di luce propria nell’oscurità, scivolò sotto l'orlo dei miei pantaloni. Iniziò a risalire lungo lo stinco, con una lentezza che era pura tortura. Le dita dei suoi piedi, agili e sapienti, cercavano la carne nuda sopra il calzino, risalendo con una pressione costante, deliberata.
«Elena, basta...» sussurrai, ma la mia voce era un rantolo privo di autorità.
Lei non rispose. Si limitò a spingere il tallone contro l'interno della mia coscia, facendomi sussultare. Sentivo il calore divampare nel mio basso ventre, una tensione che faceva male. Lei si voltò lentamente verso di me; i suoi occhi erano due abissi neri, privi di innocenza. Con un movimento fluido, si mise a cavalcioni sulle mie gambe. Il pigiama leggero che indossava volò via in un istante, rivelando che sotto non indossava nulla se non lo stesso smalto rosso che portava sulle mani.
Il sesso fu un’esplosione di rabbia e desiderio represso. Non ci fu dolcezza, solo un bisogno animale di possedere quel corpo che mi stava distruggendo dall'interno. Le mie mani affondarono nei suoi fianchi, lasciando segni rossi sulla pelle diafana, mentre lei inarcava la schiena, emettendo gemiti soffocati che sapevano di trionfo.
Mi chiamava papà mentre godeva, non l’aveva mai fatto, mi chiamava sempre per nome. Ora mentre saltava sul mio cazzo duro che stava per esplodere dentro di lei, mi chiamava papà.
Ogni spinta era un chiodo piantato nella mia morale. La sentivo ridere contro il mio collo, un suono rauco, mentre le sue gambe mi stringevano in una morsa d'acciaio. La sua pelle scottava, umida di sudore e bramosia. In quel groviglio di membra sul divano, tra il fruscio della seta e il battito accelerato del mio cuore, persi ogni contatto con la realtà. Fu un atto esplicito, crudo, quasi violento nella sua necessità, un modo per gridare al mondo che il mio dolore era diventato perversione. Fu così che poco prima di venire la scostai, mi masturbai ferocemente davanti al suo seno e sborrai anche l’anima sporcandola della mia crema bianca calda.
Poi, il silenzio tornò a regnare sovrano, interrotto solo dal ronzio della TV.
Il piacere svani in un istante, sostituito da un’ondata di nausea morale così violenta da farmi mancare il respiro. Elena si rimise ancora sopra di me, il respiro corto, un sorriso di compiacimento che le stirava le labbra lucide. Il mio sperma appiccicoso sul suo seno che strisciava sul mio petto. Mi guardava come un cacciatore guarda la sua preda finalmente in trappola.
Mi scansai bruscamente, quasi spingendola via. Il disgusto per me stesso era un sapore metallico in bocca. Guardai le mie mani, le stesse mani che avevano tenuto quelle di sua madre, e che l’avevano presa in braccio quando era piccola e mi sembrarono sporche di qualcosa che l'acqua non avrebbe mai potuto lavare via.
«Vattene in camera tua,» ringhiai, cercando disperatamente di ricomporre i miei vestiti, come se coprire il corpo potesse nascondere lo squarcio che si era aperto nella mia anima.
Lei si alzò con una grazia insultante, raccogliendo la vestaglia da terra. Si fermò sulla soglia della stanza, si voltò e mi guardò un'ultima volta.
«Puoi pentirti quanto vuoi, papà,» disse, sottolineando quella parola con una crudeltà raffinata. «Ma domani sera saremo di nuovo qui. E tu mi cercherai. Perché adesso sai che sapore ho... e ti piace da morire.»
Rimasi solo nel buio, con l'odore di lei sulla pelle e il peso insopportabile di un peccato che non aveva più ritorno.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per L'innocenza della perversione:

Altri Racconti Erotici in incesto:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni