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Una serata particolare 2 - il ritorno


di Membro VIP di Annunci69.it Andrea72
18.04.2026    |    1.095    |    1 9.7
"Mentre lui la possedeva, sentiva il corpo di Vera premuto contro la sua schiena, le sue mani che gli stringevano i glutei, la sua bocca che gli baciava la nuca..."
Passò un mese. Non si erano più visti, ma i messaggi tra loro tre erano diventati un'abitudine. Vera scriveva di libri, di musica, di una mostra che avrebbe voluto vedere. Chiara le rispondeva con foto dei bambini, della cucina, di un tramonto dal balcone. Lorenzo, più in disparte, ogni tanto aggiungeva una frase, un pensiero, un "mi manchi" che sapeva di amicizia e di qualcosa di più.

Una sera, Chiara posò il telefono e si voltò verso Lorenzo, che leggeva sul divano.

«Vera ha chiesto se possiamo rivederci. Dice che le farebbe piacere, ma che non vuole metterci pressione.»

Lorenzo chiuse il libro. «E tu cosa vuoi?»

Chiara ci pensò. «Vorrei rivederla. Ma non so se vorrei… rifare tutto quello che abbiamo fatto. O forse sì. Ma in modo diverso.»

«In che modo diverso?»

«La prima volta è stata una scoperta. È stato bello perché era la prima. Adesso… adesso c'è un rapporto. Mi piacerebbe che non fosse solo sesso. Mi piacerebbe che fosse anche stare insieme, parlare, ridere. E poi, se capita, anche quello.»

Lorenzo sorrise. «Stai dicendo che ti piacerebbe avere un'amica che a volte diventa amante?»

«Forse sì. E tu?»

Lorenzo si alzò, andò alla finestra. Fuori la sera scendeva lenta. «A me è piaciuto vederti con lei. Mi è piaciuto come la toccavi, come la guardavi. Mi è piaciuto anche quello che ho provato io con lei. Ma soprattutto mi è piaciuto che fossimo tutti e tre nello stesso respiro.»

«Allora la invitiamo?»

«Invitala.»

---

Vera arrivò un sabato pomeriggio. I bambini erano dai nonni per tutto il weekend. Questa volta non c'era cena formale, non c'era tensione. Lei entrò con una borsa da viaggio, come se fosse venuta per restare. Si abbracciarono tutti e tre, a lungo, e fu un abbraccio che non chiedeva nulla se non di durare.

Si sedettero in salotto, ma non sul divano. Stesi per terra su tappeti e cuscini, come facevano da ragazzi. Chiara aveva preparato delle cose da mangiare, ma nessuno aveva fame. Parlarono. Vera raccontò del suo lavoro, di una collega che l'aveva difesa quando qualcuno aveva fatto una battuta pesante. Lorenzo raccontò di un progetto che lo stava appassionando. Chiara parlò di un libro che l'aveva fatta piangere.

«Sai» disse Vera a un certo punto, «non mi capita spesso di stare così. Di sentirmi normale. Di sentirmi solo una donna tra amici.»

«Lo sei» disse Chiara. «Normale non so. Ma amica sì.»

Vera sorrise. Poi si voltò verso Lorenzo. «E tu? Mi vedi come amica?»

Lorenzo esitò, poi rispose con onestà. «Ti vedo come una persona che mi piace. In tanti modi. Non so metterli in ordine.»

Lei annuì. «Va bene così. Non c'è bisogno di ordine.»

Il pomeriggio scivolò nella sera. Accesero una luce soffusa, misero musica. A un certo punto, mentre una canzone lenta riempiva la stanza, Chiara si avvicinò a Vera e le posò la testa sulla spalla. Vera le accarezzò i capelli. Lorenzo le guardava, seduto di fronte.

«Posso?» chiese, allungando una mano.

«Sì» rispose Vera.

Lui le accarezzò un piede, nudo. Poi risalì lungo la caviglia, il polpaccio. Chiara intanto aveva alzato lo sguardo e baciava il collo di Vera, piano, senza fretta. I gesti erano più lenti della prima volta. Non c'era l'urgenza della scoperta. C'era la dolcezza di chi sa già cosa piace e può permettersi di assaporarlo.

Vera si lasciò andare all'indietro, sui cuscini. Chiara la seguì, le si sdraiò accanto, iniziò a sbottonarle la camicia. Un bottone alla volta, mentre Lorenzo si spostava e si metteva dall'altro lato, accarezzandole il braccio, la mano, il fianco.

Quando la camicia fu aperta, Chiara abbassò il reggiseno con un gesto lento e baciò il seno di Vera. Ne prese il capezzolo in bocca, lo succhiò appena, mentre con le dita accarezzava l'altro. Vera gemette, ma era un gemito diverso dal primo: più trattenuto, più intimo, come un segreto che condivide solo con loro.

Lorenzo intanto si era spostato tra le gambe di Vera. Indossava ancora i pantaloni, ma sentiva il desiderio premere contro la stoffa. Con delicatezza le sfilò i jeans, rivelando ancora le mutandine di seta, questa volta color panna. Il pene di Vera era già duro, disegnava una linea tesa sotto il tessuto. Lorenzo vi posò le labbra sopra, baciandolo attraverso la seta, sentendo il calore e la risposta del corpo di lei.

«Toglile tutto» sussurrò Chiara.

Lorenzo obbedì. Sfilò le mutandine e il pene di Vera emerse, dritto, lucido all'estremità. Lo guardò, poi lo prese in bocca, iniziando a succhiare con lentezza. Vera si inarcò, portò una mano sui capelli di Lorenzo, l'altra sul seno di Chiara che ancora la baciava.

Chiara si spostò, si mise a cavalcioni sul volto di Vera, abbassandosi su di lei. Vera capì subito, e con la bocca iniziò a leccarla, mentre Lorenzo continuava a succhiarle il pene. Era un gioco di equilibri, di respiri, di sospiri che si intrecciavano.

Lorenzo sentiva il sapore di Vera, diverso da quello di Chiara, più salato, più denso. Ma non ci pensava in termini di confronto. Pensava solo a quanto fosse bello vederle così, vederle tutte e due, sapere che erano lì per lui e per loro stesse.

Chiara venne per prima, con un gemito soffocato, la bocca di Vera che non smetteva di leccarla. Poi si spostò, si sdraiò accanto, e guardò Lorenzo mentre prendeva il pene di Vera nella mano e lo accarezzava con ritmo crescente.

«Voglio vederti venire» disse Chiara a Vera. «Voglio vedere il tuo piacere.»

Vera chiuse gli occhi, abbandonandosi alle mani di Lorenzo e ai baci di Chiara sul collo. Il respiro si fece più rapido, poi si spezzò. Venne con un lungo sospiro, il suo seme caldo che schizzò sul ventre di Lorenzo e sulle sue stesse dita.

Lorenzo si pulì la mano sul petto, poi si avvicinò a Chiara e la baciò. Lei sentì il sapore di Vera sulle sue labbra e lo accolse.

«Adesso tu» disse Chiara a Lorenzo.

Si sdraiarono tutti e tre in una nuova disposizione. Vera si mise dietro Lorenzo, lo abbracciò da dietro, accarezzandogli il petto e i fianchi. Chiara si sdraiò di fronte a lui, aprì le gambe e lo attirò dentro di sé. Mentre lui la possedeva, sentiva il corpo di Vera premuto contro la sua schiena, le sue mani che gli stringevano i glutei, la sua bocca che gli baciava la nuca.

Era come essere avvolto da due mari. Venne con un gemito che sembrava un pianto, e Chiara lo seguì subito dopo, stringendolo forte.

Rimasero così, intrecciati, per un tempo che nessuno misurò. Poi, quando i respiri tornarono calmi, Chiara si alzò e andò a prendere dell'acqua. Tornò con tre bicchieri e un piatto di fragole.

«Che fine ha fatto la cena?» rise Vera.

«La faremo domani» disse Chiara. «Stanotte mangiamo fragole e ci guardiamo.»

E così fecero. Sdraiati nudi sul tappeto, si passarono le fragole di bocca in bocca, si guardarono negli occhi, risero di cose senza importanza. E quando la notte fu fonda, si addormentarono tutti e tre nello stesso letto, senza vestiti, senza paura.

---

La mattina dopo, il sole entrava dalla finestra. Lorenzo si svegliò per primo. Guardò Chiara da un lato, Vera dall'altro. Avevano entrambe i capelli sparpagliati sul cuscino, le labbra ancora gonfie, i corpi abbandonati al sonno.

Si alzò in punta di piedi, preparò il caffè. Quando tornò in camera con la tazza, Chiara era già sveglia. Lo guardò, sorrise.

«Sei felice?» chiese.

«Sì. E tu?»

«Anch'io. Ma non voglio che diventi un'abitudine. Voglio che resti speciale.»

«Lo resterà. Perché siamo noi. Perché siamo noi a decidere quando e come.»

Vera si stiracchiò, aprì un occhio. «State parlando di me?»

«Sempre» disse Chiara, porgendole una tazza.

Vera si mise a sedere, nuda, e bevve il caffè con lentezza. Poi guardò i due.

«Non so cosa saremo» disse. «Amici, amanti, qualcos'altro. Ma so che non voglio smettere di vedervi.»

«Nemmeno noi» disse Lorenzo. «Però abbiamo una regola.»

«Quale?»

Chiara prese la parola. «Che se uno di noi tre si sente a disagio, se qualcosa cambia, lo si dice subito. Senza silenzi. Senza bugie.»

Vera annuì. «Promesso.»

Si strinsero la mano, tutti e tre, come bambini che fanno un patto. Poi finirono il caffè, e la domenica li trovò ancora nudi, ancora insieme, ancora a scoprire che l'amore può avere forme che non avevano mai immaginato.

E forse, pensò Lorenzo mentre accarezzava la schiena di Chiara e la mano di Vera, forse questo era il vero miracolo: non aver paura di sbagliare forma, purché ci sia il coraggio di disegnarla insieme.
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