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Una serata particolare 3 - L'amica di Vera


di Membro VIP di Annunci69.it Andrea72
18.04.2026    |    1.443    |    3 9.4
"Vera e Chiara si strinsero a loro, baciandosi, toccandosi, completando il cerchio..."
Passarono altre settimane. Il rapporto con Vera si era stabilizzato in una routine affettuosa: si vedevano un paio di volte al mese, a volte per una cena tranquilla, a volte per una notte intera. Non c'era più l'urgenza dei primi tempi, ma una complicità che cresceva con ogni incontro.

Una sera, mentre erano tutti e tre sdraiati sul letto dopo aver fatto l'amore, Vera si voltò verso Chiara.

«Devo dirti una cosa» cominciò, con un tono che non prometteva nulla di grave. «Ho un'amica. Si chiama Sofia. Ci conosciamo da anni, ci siamo viste crescere, ci siamo sostenute a vicenda. Lei è come una sorella per me.»

«E cosa c'entra con noi?» chiese Lorenzo, accarezzandole distrattamente la schiena.

«Le ho parlato di voi. Non nei dettagli, ma le ho detto che ho incontrato una coppia speciale, che mi ha fatto sentire accolta, desiderata, rispettata. E lei…» Vera esitò, come se stesse cercando le parole giuste. «Lei è molto curiosa. Ha sempre avuto il desiderio di fare un'esperienza con una coppia, ma non ha mai trovato le persone giuste. È timida, ma molto dolce.»

Chiara si mise a sedere, attenta. «Stai dicendo che vorrebbe incontrarci?»

«Sì. Ma non per forza per fare sesso. Le ho detto che voi siete persone perbene, che non ci sono obblighi. Le piacerebbe conoscervi, e poi si vedrà. Io non voglio forzare nulla, ma ho pensato che potesse essere interessante per tutti.»

Lorenzo guardò Chiara. Lei annuì quasi impercettibilmente.

«Com'è fatta?» chiese Lorenzo, con un sorriso curioso.

Vera sorrise. «È bellissima. Capelli rossi, corti, occhi verdi. È alta come me, magra, ma con delle curve da fare invidia. Fa la ballerina, quindi ha un corpo stupendo. Anche lei è trans, come me. Non operata. Ma molto femminile, più di me forse. Ha una risata che ti scioglie il cuore. È molto intelligente, legge un libro a settimana.»

«Quando possiamo incontrarla?» chiese Chiara.

«Domenica prossima? Da me. Senza pressioni. Facciamo un aperitivo, parliamo. Poi se scatta qualcosa, bene; altrimenti, saremo stati in buona compagnia.»

Lorenzo e Chiara si guardarono. Lui alzò le spalle, lei fece lo stesso gesto.

«Va bene» dissero insieme, e scoppiarono a ridere.

---

Domenica arrivò in fretta. Vera aveva preparato la sua casa con cura: luci soffuse, musica soft, un tavolo con stuzzichini e una bottiglia di vino bianco già aperta. Quando Lorenzo e Chiara arrivarono, Sofia era già lì, seduta sul divano con una gamba accavallata sull'altra.

Vera non aveva esagerato. Era bellissima. I capelli rossi corti le incorniciavano il viso, gli occhi verdi erano grandi e luminosi. Indossava un vestito leggero di cotone che le cadeva sulle spalle e lasciava intravedere le curve. I seni piccoli e sodi, la vita stretta, i fianchi rotondi. Quando si alzò per salutarli, Lorenzo notò le sue gambe lunghe e slanciate, da ballerina. C'era qualcosa nel suo portamento che rivelava la stessa grazia di Vera, quella femminilità conquistata con cura e consapevolezza.

«Siete voi la coppia di cui Vera parla sempre?» chiese, con un sorriso aperto.

«Dipende da cosa ti ha detto» rispose Chiara, ridendo.

«Ha detto che siete gentili, rispettosi, e che avete degli occhi molto belli. Non ha mentito.»

Si sedettero. Il vino fluì, le parole anche. Sofia era immediatamente a suo agio: raccontò del suo lavoro, delle sue passioni, della sua amicizia con Vera. Disse anche, con naturalezza, del suo percorso di transizione, iniziato qualche anno dopo quello di Vera. «Sono un po' più giovane di lei» spiegò. «L'ho vista fare tutto per prima, e mi ha dato il coraggio. Non mi sono operata, come lei. Mi piace il mio corpo così com'è. Mi piace essere una donna con quello che ho.»

A un certo punto, mentre parlava, posò una mano sul ginocchio di Chiara, quasi senza pensarci. Chiara non si ritrasse. Anzi, le coprì la mano con la propria.

«Posso farti una domanda?» chiese Chiara dopo un po'.

«Certo.»

«Perché non hai mai fatto un'esperienza con una coppia, se lo desideravi?»

Sofia abbassò gli occhi per un istante. «Perché avevo paura di essere guardata come un oggetto. O di rovinare l'amicizia con Vera, se le cose fossero andate male. Ma poi lei mi ha parlato di voi, e ho capito che non era così. E poi…» alzò lo sguardo, «mi ha detto che anche tu, Chiara, eri stata timida all'inizio. E che Lorenzo non ti ha mai forzata. Questo mi ha rassicurata.»

Chiara le strinse la mano. «Nessuno ti forzerà. Mai.»

Lorenzo, che era rimasto in silenzio ad ascoltare, si avvicinò. «Possiamo offrirti un altro bicchiere?»

«Sì, grazie» rispose Sofia, e i suoi occhi verdi incrociarono i suoi. In quello sguardo c'era qualcosa di magnetico.

---

Il pomeriggio scivolò nella sera. La tensione era piacevole, non opprimente. A un certo punto, Vera si alzò e cambiò la musica, mettendo qualcosa di più lento. Poi si sedette accanto a Sofia e le passò un braccio intorno alle spalle.

«Ti va di ballare?» chiese a Sofia.

«Con te?»

«Con me, con loro. Con chi vuoi.»

Sofia si alzò. Vera la prese per mano e la condusse al centro della stanza. Lorenzo e Chiara rimasero a guardare. Le due donne iniziarono a muoversi lentamente, senza musica quasi, solo con il ritmo dei loro respiri. Vera sfiorava il collo di Sofia, le accarezzava i fianchi attraverso il vestito. Sofia chiuse gli occhi, abbandonandosi.

Chiara si avvicinò a Lorenzo. «Ti piace?» sussurrò.

«Sì. E a te?»

«Sì. Ma ho paura di rovinare tutto.»

«Non puoi. Siamo qui per esplorare, non per raggiungere un obiettivo.»

Lei annuì. Poi si alzò, prese Lorenzo per mano, e lo condusse verso le altre due.

Erano tutti e quattro in piedi, vicini. Vera baciò Sofia sulla guancia, poi si voltò verso Chiara e la baciò sulle labbra. Un bacio lento, profondo, che durò qualche secondo. Quando si staccarono, Chiara aveva il respiro affannato.

«Posso?» chiese Sofia, guardando Chiara.

Chiara annuì. Sofia si avvicinò e la baciò a sua volta. Era un bacio diverso da quello di Vera: più timido, più esplorativo. Le labbra di Sofia erano morbide, sapevano di vino. Chiara le mise una mano sulla nuca e approfondì il bacio.

Lorenzo osservava. Sentiva il desiderio crescere, ma non voleva precipitare. Vera gli si avvicinò e gli sussurrò all'orecchio: «Ti piace vederle?»

«Sì» rispose lui, con voce rauca.

«E vorresti toccare Sofia?»

«Se lei vuole.»

Vera si avvicinò a Sofia, interruppe il bacio con Chiara e le sussurrò qualcosa. Sofia annuì, poi si voltò verso Lorenzo. Fece un passo avanti, e con una mano gli sfiorò il petto.

«Mi fai paura» disse, ma sorrideva.

«Non dovrei» rispose lui.

«Lo so. È una paura buona.»

Si baciarono. Era il primo bacio tra Lorenzo e Sofia. Lei era più bassa di lui, e dovette alzarsi sulle punte. Le sue mani gli stringevano le spalle, le sue dita si facevano più insistenti. Lorenzo sentì il corpo di lei premere contro il suo, e pensò che il desiderio non aveva mai fine, si trasformava solo.

---

Si spostarono in camera da letto. Era la stessa stanza dove avevano amato Vera, ma ora c'era un letto più grande, preparato per quattro. Vera aveva pensato a tutto.

I vestiti caddero uno dopo l'altro, senza fretta. Chiara si spogliò per prima, poi aiutò Sofia a sfilarsi il vestito. Sotto, Sofia indossava un reggiseno di pizzo bianco e mutandine coordinate. Il suo corpo era perfetto: seni piccoli e sodi, pelle liscia, e sotto le mutandine di seta si intravedeva già la forma del suo pene, ancora a riposo ma ben visibile.

«Sei bellissima» mormorò Chiara, toccandole il ventre, poi scendendo con un dito lungo la stoffa delle mutandine, sfiorando appena la morbidezza che c'era sotto.

Sofia arrossì. «Grazie. Anche tu.»

Lorenzo si era tolto la maglia e i pantaloni, restando in boxer. Vera era già nuda, sdraiata sul letto, che li guardava con un sorriso compiaciuto.

«Venite qui» disse.

Si sdraiarono tutti e quattro. Fu un gioco di equilibri, di mani che si cercavano, di bocche che si alternavano. Chiara si dedicò a Sofia, baciandole il collo, i seni, il ventre. Con delicatezza le sfilò le mutandine, e il pene di Sofia emerse, già semi-eretto, lungo e sottile, circondato da una leggera peluria rossa. Chiara lo accarezzò con la punta delle dita, sentendolo indurire sotto il suo tocco.

«È bello» sussurrò. «Come quello di Vera, ma diverso.»

Lorenzo si mise dietro Chiara, accarezzandola mentre lei esplorava Sofia. Vera, da parte sua, si occupava di Lorenzo, baciandogli la schiena e i glutei, e allo stesso tempo accarezzava i capelli di Sofia.

Sofia era quella che forse aveva più bisogno di tempo. Era la nuova, quella che non conosceva i ritmi degli altri. Ma Chiara fu paziente, ascoltò i suoi sospiri, capì dove voleva essere toccata e dove invece era ancora timida. Quando Chiara prese il suo pene in bocca, Sofia emise un gemito trattenuto, portando una mano sulla nuca di Chiara.

«Piano» mormorò. «Così… così va bene.»

Lorenzo si spostò, si mise accanto a Sofia, e iniziò a baciarle il collo mentre Chiara la fellava. Vera si sdraiò dall'altro lato e prese una mano di Sofia, la strinse.

«Tranquilla» sussurrò Vera. «Siamo qui per te.»

Sofia aprì gli occhi, guardò Chiara. «Voglio vederti» disse.

Chiara si spostò, si mise a cavalcioni sul volto di Sofia. Sofia la leccò con timidezza prima, poi con più sicurezza, mentre Chiara gemeva e Lorenzo la guardava. Era una visione che conosceva bene, ma che ogni volta lo lasciava senza fiato.

Poi fu il turno di Lorenzo. Sofia lo attirò a sé, lo fece sdraiare sulla schiena, e si mise sopra di lui. Si sfregò contro il suo pene, sentendolo duro contro il proprio. Si baciarono, mentre Chiara si avvicinava e baciava Lorenzo, e Vera baciava Sofia.

«Posso?» chiese Lorenzo, indicando con una mano il pene di Sofia.

Sofia annuì. Lui lo prese nella mano, lo accarezzò mentre lei si muoveva su di lui. Era un movimento fluido, i loro due pene che si sfioravano, si cercavano, mentre le bocche delle donne si alternavano sui loro corpi.

Sofia venne per prima, con un gemito libero, il suo seme caldo che schizzò sul ventre di Lorenzo e sulla mano di Chiara. Chiara portò le dita alla bocca, leccandole, mentre Lorenzo, spinto da quella visione, si sfregò più forte contro Sofia e venne a sua volta, mescolando il suo seme con quello di lei.

Vera e Chiara si strinsero a loro, baciandosi, toccandosi, completando il cerchio. Quando anche loro vennero, fu un'onda che li attraversò tutti e quattro.

Alla fine, rimasero in quattro nel letto, esausti e felici. Sofia era in mezzo, tra Chiara e Lorenzo, e Vera dall'altro lato di Chiara. Si tenevano per mano, una catena di dita intrecciate.

«Non me lo aspettavo» disse Sofia dopo un lungo silenzio. «Non così.»

«Come te lo aspettavi?» chiese Chiara.

«Più freddo. Più meccanico. Invece… è stato come essere avvolta da una coperta calda.»

Lorenzo rise. «Non è la metafora che avrei usato, ma ci sta.»

Risero tutti. Poi Vera si alzò e andò a prendere dell'acqua. Tornò con quattro bicchieri e una bottiglia.

«Allora» disse, sedendosi sul bordo del letto, «cosa ne pensate? Un'altra strada, percorsa insieme?»

Chiara guardò Lorenzo. Lui guardò Sofia. Sofia guardò Vera.

«Sì» dissero tutti e quattro, quasi in coro.

E quella notte non dormirono quasi per niente. Ma la mattina dopo, quando il sole entrò dalla finestra, si svegliarono ancora intrecciati, e nessuno di loro voleva muoversi.
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