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trans

Una serata particolare


di Membro VIP di Annunci69.it Andrea72
17.04.2026    |    3.692    |    12 9.9
"Chiara lo guardava fare, e mentre continuava a baciare il collo di Vera, gli disse: «Piano..."
Lorenzo e Chiara erano sposati da dodici anni. Si amavano, ma l'amore, lo avevano scoperto, non bastava a tenere accesi i desideri. Era successo per gradi: prima i figli, poi la casa, poi le scadenze, poi quella stanchezza che non è solo fisica ma diventa abitudine dell'anima. A letto facevano l'amore ancora, ma con una dolcezza che sapeva di rassegnazione. Si volevano bene, ma avevano smesso di desiderarsi con quella vertigine che all'inizio faceva tremare le mani.

Una sera, dopo aver messo a letto i bambini, Chiara si sedette accanto a Lorenzo sul divano. Era inverno, fuori pioveva. Lei indossava una vestaglia di pile, lui una maglia vecchia. Si guardarono e sorrisero, ma era il sorriso di chi si conosce troppo.

«Ti va di parlare?» chiese Chiara.

«Sempre» rispose lui, ma sapeva che non era vero. Negli ultimi tempi parlavano solo di cose pratiche.

Lei prese fiato. «Ho pensato a quello che mi hai detto l'altra sera. Quando hai parlato di… fantasie.»

Lorenzo si irrigidì. Quella conversazione era stata un momento di ebbrezza, dopo un po' di vino. Aveva detto cose che non aveva mai confessato a nessuno. E si era pentito quasi subito.

«Non volevo metterti a disagio» mormorò.

«Non mi hai messo a disagio» disse Chiara. «Mi hai sorpresa. E forse mi hai fatto pensare a cose che non avevo mai considerato.»

Lui la guardò. Il viso di lei era serio, ma non turbato. C'era una luce nuova, quella di chi ha deciso di non avere più paura.

«Di cosa hai pensato?» chiese Lorenzo, con la voce più bassa.

Chiara abbassò gli occhi. «Ho pensato che forse abbiamo smesso di esplorare. Non solo il sesso. Noi. Chi siamo diventati. Cosa vogliamo davvero.» Si morse il labbro, poi riprese: «E ho pensato che quella fantasia di cui hai parlato… quella che riguarda una donna trans… non mi spaventa».

Lorenzo sentì il cuore battere forte. Era una fantasia che portava dentro da anni, nascosta nei recessi più profondi, tra i siti che cancellava dalla cronologia e i pensieri che scacciava prima di addormentarsi. Non l'aveva mai detta a nessuno, tranne quella sera, convinto che il vino l'avrebbe fatta dimenticare.

«Non scherzo» disse Chiara, leggendo il suo silenzio. «Ho passato giorni a pensarci. Ho letto, mi sono informata. Ho capito che quello che mi spaventava non era la fantasia in sé, ma il fatto che non ne avessimo mai parlato. Che ti fossi sentito solo con questo desiderio.»

Lorenzo sentì gli occhi pizzicare. Non pianse, ma fu lì lì.

«Non volevo tradirti» disse. «Nemmeno con un pensiero.»

«Lo so» rispose lei. «Ma forse è questo il problema. Abbiamo trasformato i desideri in tradimenti solo perché li abbiamo resi segreti. Se invece li condividiamo… diventano altro.»

Quella notte non successe nulla, se non il fatto che si addormentarono abbracciati, e Lorenzo sentì il corpo di Chiara più caldo del solito, meno distante. Era come se un muro fosse caduto, e dall'altra parte non ci fosse un nemico, ma un territorio nuovo da esplorare insieme.

---

Nei mesi successivi, parlarono. Tanto. A volte con imbarazzo, a volte con risate nervose, a volte con una serietà che li faceva sentire adulti come non mai. Si informarono, lessero testimonianze, capirono che la parola "trans" copriva mille esperienze diverse. E capirono che la loro fantasia non era su un corpo, ma su una possibilità: quella di essere accolti in un desiderio che fino a quel momento avevano tenuto nascosto.

Scelsero insieme un sito, insieme scrissero un annuncio. «Coppia cerca esperienza con donna trans, per serata di conoscenza, senza fretta.» Chiara scrisse le parole, Lorenzo le approvò. Fu un atto di intimità più profondo di molti amplessi.

Le risposte arrivarono. Alcune troppo dirette, altre vaghe, altre ancora educate ma senza scintilla. Poi, una sera, arrivò il messaggio di Vera.

«Mi chiamo Vera, ho trentaquattro anni, sono una donna trans non operata. Mi piace la poesia, il cinema giapponese e camminare sotto la pioggia. Non cerco una prestazione, cerco un incontro. Se vi va, prendiamoci un caffè.»

La foto era semplice: una donna con i capelli lunghi e scuri, un sorriso timido, occhi grandi. Niente di esibito. Sembrava la vicina di casa, o un'amica d'infanzia ritrovata. Lorenzo la guardò e sentì un nodo alla gola. Chiara la guardò e disse: «Mi piace. Sembra vera».

Si incontrarono in un bar del centro, un pomeriggio di primavera. Lorenzo e Chiara arrivarono prima, seduti a un tavolo vicino alla finestra. Si tenevano per mano sotto il tavolo, come all'inizio della loro storia. Quando Vera entrò, entrambi trattennero il respiro.

Era più bella dal vivo. Alta, slanciata, i capelli raccolti in una coda bassa. Indossava un paio di jeans e un maglione oversize, ma la sua femminilità non aveva bisogno di vestiti. Era nei gesti, nel modo di camminare, in quello sguardo che cercava subito i loro occhi senza sfida né timidezza.

«Siete Lorenzo e Chiara?» chiese, con una voce calda, leggermente grave ma morbida.

Si presentarono. Il caffè durò due ore. Parlarono di libri, di viaggi, di cosa significasse per lei essere trans non operata in una città che non sempre capiva. Vera parlò con semplicità, senza vittimismo, ma anche senza filtri. Disse che aveva iniziato il percorso ormonale anni prima, che il suo corpo era cambiato molto, che si sentiva finalmente a casa nella propria pelle. Disse anche, con onestà, che non aveva voluto operarsi, perché per lei l'identità non passava da un intervento.

«E voi?» chiese a un certo punto. «Cosa cercate?»

Ci fu un silenzio. Poi Chiara prese la parola.

«Non lo sappiamo bene. Cerchiamo di capire. Cerchiamo qualcosa che ci faccia sentire vivi, che ci ricordi che siamo ancora capaci di desiderare e di essere desiderati. Con rispetto. Per tutti.»

Vera annuì. «È una bella risposta.»

Si scambiarono i numeri. Uscendo dal bar, la luce del tramonto rendeva tutto più tenero. Vera si voltò e disse: «Non abbiate paura. Qualunque cosa succederà, non c'è obbligo. Solo la curiosità di conoscersi».

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Ci vollero altre due settimane di messaggi, una seconda uscita, una cena a casa loro dopo che i bambini erano dai nonni. Vera arrivò con una bottiglia di vino e un mazzo di fiori. Chiara aveva cucinato, Lorenzo aveva apparecchiato con cura. Era quasi formale, ma sotto la formalità c'era una tensione elettrica.

Dopo cena, seduti in salotto, il discorso cadde su ciò che nessuno aveva ancora osato dire.

«Posso chiedervi una cosa?» disse Vera. «Perché io? Perché una donna trans?»

Lorenzo e Chiara si guardarono. Poi fu Lorenzo a parlare.

«Perché penso che la bellezza più grande sia quando qualcuno diventa sé stesso, contro tutto. E perché…» esitò. «Perché mi attrae l'idea di un corpo che ha attraversato una trasformazione. Non è una questione di anatomia. È una questione di coraggio. E di grazia.»

Vera lo guardò a lungo. Poi sorrise. «Grazie. Non me lo sento dire spesso.»

Chiara si avvicinò a lei. «Posso toccarti?» chiese.

Vera annuì.

Chiara le prese una mano. La accarezzò. Poi le sfiorò il viso, la guancia, il collo. Con una lentezza che non era esitazione, ma rispetto. Vera chiuse gli occhi. Quando li riaprì, erano lucidi.

«Non mi capitava da tempo di essere toccata così» mormorò. «Come se fossi solo una donna. Non una trans. Una donna.»

«Lo sei» disse Chiara. «Per noi lo sei.»

Poi si voltò verso Lorenzo. Lo vide immobile, con le mani strette sulle ginocchia, il respiro profondo. Gli tese la mano.

«Vieni qui» disse.

Lui si alzò. Si sedette accanto a loro, sul divano. I tre erano vicini, quasi intrecciati. Chiara prese la mano di Lorenzo e la posò sulla spalla di Vera. Poi fece lo stesso con la propria. Vera era tra loro, e per un lungo istante nessuno parlò. Sentivano il calore dei corpi, il rumore del respiro, il battito del cuore.

Fu Vera a rompere il silenzio. «Cosa vorreste fare?»

Chiara guardò Lorenzo. Lui guardò lei. Poi Chiara disse: «Vorrei baciarti. Se sei d'accordo».

Vera annuì. Chiara si avvicinò e la baciò. Era un bacio lento, quasi casto, le labbra che si sfioravano con delicatezza. Lorenzo osservava. Non era geloso. Era grato. Sentiva che qualcosa di rotto si stava saldando dentro di lui, dentro di loro.

Poi Vera si voltò verso Lorenzo. «E tu?»

Lui esitò. Poi si avvicinò e la baciò a sua volta. Le labbra di Vera erano morbide, sapevano di vino e di qualcosa di più dolce. Mentre la baciava, sentì la mano di Chiara sulla sua nuca, che lo guidava, lo sosteneva. Non era solo lui con Vera. Erano loro tre.

Le mani iniziarono a muoversi, quasi senza che nessuno le guidasse. Chiara accarezzava la coscia di Vera sopra i jeans, sentendo il calore della sua pelle attraverso il tessuto. Lorenzo aveva una mano sulla nuca di Chiara, l'altra sulla spalla di Vera. Il bacio tra lui e Vera si era fatto più profondo, le lingue che si cercavano con lentezza, e Chiara osservava, il respiro che si faceva più corto.

«Togliti il maglione» sussurrò Chiara a Vera.

Vera obbedì. Il maglione oversize cadde a terra, rivelando un reggiseno di pizzo nero che lasciava intravedere i seni pieni e i capezzoli già tesi. Chiara si avvicinò e con un dente abbassò una delle coppe, facendo uscire un seno. Lo guardò, poi lo prese in bocca, succhiando delicatamente il capezzolo. Vera gemette, appoggiando la testa allo schienale del divano.

Lorenzo intanto si era spostato, si era inginocchiato davanti a Vera, e con mani tremanti le sbottonava i jeans. Chiara lo guardava fare, e mentre continuava a baciare il collo di Vera, gli disse: «Piano. Assapora ogni momento».

Lorenzo abbassò la zip. Sfilò i jeans lungo le gambe di Vera, rivelando un paio di mutandine di seta nera, trasparenti, che lasciavano intravedere la forma del pene di lei, ancora a riposo ma già visibile. Lorenzo posò le labbra sulla stoffa, inspirando il suo profumo, sentendo il tepore che filtrava attraverso la seta.

«Posso?» chiese, con voce roca.

«Sì» rispose Vera, guardandolo dall'alto.

Lui abbassò le mutandine con i denti, lentamente, e il pene di Vera emerse, ancora morbido ma già lungo. Lo guardò, lo ammirò quasi, poi lo accarezzò con la punta delle dita, dalla base al glande, sentendolo crescere e indurirsi sotto il suo tocco. Chiara si sporse e baciò Lorenzo mentre lui continuava ad accarezzare Vera, e le loro lingue si incontrarono sopra il corpo di lei.

Fu a quel punto che Chiara disse: «Portiamola in camera».

Si alzarono. Vera era senza fiato, le gambe che tremavano leggermente. Lorenzo la prese per mano, Chiara dall'altro lato. Dalla saletta passarono alla camera da letto.

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Lentamente, con parole sussurrate, con consensi chiesti e accordati a ogni passo, si tolsero ciò che restava dei vestiti. Il reggiseno di Vera cadde, rivelando entrambi i seni, pieni e morbidi, con i capezzoli scuri già duri. Chiara si spogliò completamente, mostrando il suo corpo che Lorenzo conosceva così bene ma che in quella luce sembrava nuovo. Anche Lorenzo si tolse la maglia e i pantaloni, restando nudo.

Vera era lì, in piedi accanto al letto, indossava solo le mutandine di seta che Lorenzo le aveva parzialmente abbassato, e il suo pene era ora completamente eretto, teso verso l'alto. Chiara la guardò, trattenne il respiro, poi si avvicinò e le sfilò del tutto le mutandine. Le accarezzò i fianchi, il ventre, poi prese il pene di Vera nella mano, sentendone il peso e il calore.

«È bello» mormorò. «È parte di te. E io voglio conoscere tutto di te.»

Vera chiuse gli occhi, abbandonandosi a quella carezza. Poi Chiara fece cenno a Lorenzo di avvicinarsi.

«Toccala anche tu» disse.

Lui posò una mano sul seno di Vera, l'altra sulla schiena di Chiara. Era come toccare due donne diverse, ma allo stesso tempo sentiva il filo che le univa. Vera gemette piano, un suono che gli fece salire il sangue alla testa.

Lorenzo si sdraiò sul letto, e Vera si mise sopra di lui, accarezzandogli il petto, i fianchi, mentre Chiara si posizionava accanto, baciando Lorenzo e accarezzando Vera. Le mani di Chiara scivolarono tra le gambe di Vera, accarezzandole il pene con movimenti lenti, mentre Vera sospirava e si muoveva contro la sua mano.

Lorenzo guardava la scena, eccitato come non mai. Il pene di Vera era lì, a pochi centimetri dal suo viso, e Chiara lo stava toccando con una naturalezza che lo lasciava senza fiato.

«Vuoi toccarlo?» gli chiese Chiara.

Lorenzo annuì. Allungò una mano e accarezzò il pene di Vera con la punta delle dita, sentendone la consistenza liscia, il calore pulsante. Era diverso dal suo, più liscio, più teso, la pelle morbida come velluto. Vera gemette più forte, spingendosi contro la sua mano.

«Così» disse Vera, con voce rotta. «Esattamente così.»

Chiara allora si abbassò, e con un movimento lento prese il pene di Vera in bocca. Vera gridò, un grido soffocato, mentre Lorenzo la guardava, sentendo il proprio desiderio esplodere. Chiara lo succhiava con lentezza, con la stessa passione che riservava a Lorenzo, mentre lui accarezzava i seni di Vera e lei si muoveva sopra di lui.

Poi fu il turno di Lorenzo. Chiara si sdraiò accanto a Vera, e Lorenzo si posizionò tra le gambe di Chiara, entrando in lei con un movimento lento e profondo. Mentre lo faceva, Chiara continuava a toccare Vera, accarezzandole il pene e i testicoli, e Vera a sua volta accarezzava Lorenzo, passandogli le mani sulla schiena e sui glutei, spingendolo dentro Chiara.

I loro respiri si mescolarono in un unico ritmo affannato. Lorenzo sentiva dentro Chiara il calore familiare, ma anche la mano di Vera che lo guidava, e la vista di sua moglie che toccava il pene di un'altra donna – di una donna con un corpo diverso da qualsiasi cosa avesse mai immaginato. Era una vertigine di sensazioni: la bocca di Chiara che si apriva sotto i baci di lui, le dita di lei che stringevano il pene di Vera, la mano di Vera che accarezzava i suoi testicoli.

«Vengo» mormorò Lorenzo, ma Chiara gli mise una mano sul petto.

«Non ancora. Aspetta Vera.»

Vera si spostò, si mise a cavalcioni di Lorenzo, con il pene eretto che sfiorava il suo ventre. Chiara si avvicinò e con una mano guidò il pene di Vera verso la propria bocca, succhiandolo mentre Lorenzo la guardava. Poi Vera si abbassò su Lorenzo, sfregando il suo pene contro il suo, mentre Chiara li baciava entrambi, alternandosi.

Vera venne per prima, con un gemito lungo e libero, il suo seme caldo che schizzò sul ventre di Lorenzo e sulla mano di Chiara. Chiara portò le dita alla bocca, leccandole, mentre Lorenzo, spinto da quella visione, entrò più profondamente in Chiara e venne a sua volta, con un grido soffocato. Chiara li seguì subito dopo, stringendoli entrambi in un abbraccio mentre l'onda del piacere la attraversava.

Alla fine, esausti e sereni, rimasero sdraiati nel letto disfatto. Vera era in mezzo, Lorenzo e Chiara ai lati. Fuori era notte fonda.

«Non dimenticherò questa sera» disse Vera.

«Nemmeno noi» rispose Chiara.

Lorenzo non parlò. Prese la mano di Chiara e la posò sul cuore di Vera. Poi mise la propria sulla mano di Chiara. Tre mani, due cuori, un solo battito.

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Vera se ne andò all'alba, con un bacio sulla fronte a entrambi e la promessa di rivedersi. Sulla porta, si voltò.

«Qualunque cosa accada, grazie. Mi avete visto. Davvero.»

Quando la porta si chiuse, Lorenzo e Chiara rimasero in silenzio. Poi lei gli si sedette accanto in cucina, mentre il caffè gocciolava.

«Sei contento?» chiese.

«Sì. E tu?»

«Sì. Non è stato come immaginavo. È stato meglio. Perché era vera. Perché non c'era finzione.»

Lorenzo annuì. «Abbiamo imparato qualcosa, stanotte.»

«Cosa?»

«Che il desiderio non è fatto di categorie. È fatto di persone.»

Si baciarono. Non era il bacio della passione ritrovata, né quello della routine. Era il bacio di chi ha attraversato qualcosa di nuovo insieme e ha scoperto che l'amore può allargarsi senza spezzarsi.
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