Scambio di Coppia
La villa sul lago
Andrea72
07.03.2026 |
4.482 |
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"Sentiva il ritmo di Lukas, vedeva Elena con Sofia, e tutto si fondeva in un'unica sensazione..."
La villa era nascosta tra le colline che scendono verso il Lago di Garda, un vecchio casale ristrutturato con gusto, pietra a vista e ampie vetrate che si aprivano sull'acqua. Elena l'aveva trovata per caso, navigando su un sito di affitti per weekend, e aveva prenotato senza nemmeno chiedere ad Andrea.«Sorpresa», gli aveva detto quella sera, mettendogli il foglio davanti. «Tre giorni, solo noi due. Niente figli, niente lavoro, niente niente».
Lui aveva letto, poi l'aveva guardata con quel sorriso che lei conosceva bene. «Solo noi due?»
«Solo noi due. A meno che...» Aveva lasciato la frase in sospeso, ma i suoi occhi dicevano tutto.
Erano cambiati, in quei tre anni. La notte all'Aemilia aveva aperto una porta che non avevano più chiuso. Non erano diventati scambisti nel senso classico del termine, non cercavano avventure ogni fine settimana. Ma ogni tanto, quando la voglia si faceva sentire, quando la routine minacciava di inghiottirli, tornavano lì. O in posti simili. Sempre insieme. Sempre dopo averne parlato, deciso, voluto.
E ogni volta, tornati a casa, si riprendevano con una fame che gli anni avevano affinato ma mai spento.
Quel weekend sul lago era nato così: dalla voglia di stare soli, di ritrovarsi, di celebrare quei tre anni dalla notte che aveva cambiato tutto.
Il casale era perfetto. Camino acceso, vino rosso, una vasca idromassaggio sul terrazzo con vista sul lago. La prima sera la passarono lì, nudi nell'acqua calda mentre fuori l'aria era già fredda, il vapore che si alzava attorno a loro.
«Siamo diventati vecchi», disse Elena, appoggiando la testa sul bordo.
«Vecchi no. Esperti». Andrea le accarezzò una coscia sott'acqua.
«Esperti di cosa?»
«Di noi. Di come funzioniamo. Di cosa ci piace». La mano salì, trovò il suo centro. «Di come farti fare quel rumore che fai solo quando...»
Lei gemette, interrompendolo. «Quale rumore?»
«Questo». Lui accelerò, lei chiuse gli occhi, il corpo che si tendeva nell'acqua calda. «E questo». La baciò mentre veniva, assorbendo il suo gemito nella bocca.
Dopo, rimasero abbracciati a guardare le luci dall'altra parte del lago.
«Andrea?»
«Sì?»
«Domani ho invitato qualcuno».
Lui si sollevò, la guardò. «Qualcuno?»
«Una coppia. Amici di amici. Li ho conosciuti a un evento di lavoro, mesi fa. Abbiamo parlato, scoperto che... be', che siamo sulla stessa lunghezza d'onda». Lo guardò, cercando di leggere la sua reazione. «Se non sei d'accordo, posso disdire. Volevo solo...»
«Cosa volevi?»
Lei sorrise, timida come una ragazzina. «Volevo che fosse una sorpresa. Un regalo. Per noi. Per quello che siamo diventati».
Lui ci pensò un attimo. Poi le prese il viso tra le mani, la baciò.
«Sei pazza».
«Lo so. Ti piace?»
«Mi piace».
La domenica mattina, Elena era nervosa. Aveva cambiato tre vestiti, sistemato i capelli almeno cinque volte, risistemato la casa anche se era già perfetta.
«Tranquilla», disse Andrea, seduto sul divano con un libro in mano. «Siamo noi. Siamo quelli che siamo. Se va bene, va bene. Se no, pace».
Lei si fermò, lo guardò. «Da quando sei così zen?»
«Da quando ho smesso di fingere di essere qualcun altro». Sorrise. «Merito tuo».
La macchina arrivò verso mezzogiorno. Una SUV scura, targa svizzera. Ne scesero due persone.
Lui si chiamava Lukas, aveva forse quarant'anni, alto, biondo, occhi chiari che sembravano quasi trasparenti. Indossava un maglione di lana grigia, jeans, un sorriso aperto e sincero.
Lei era Sofia, italiana, più o meno la stessa età, capelli castani lunghi raccolti in una coda, viso aperto, due occhi scuri e profondi. Un tailleur pantalone beige, elegante ma non formale.
Si presentarono, si sedettero in terrazzo con un aperitivo, parlarono del più e del meno. Lavoro, viaggi, il lago, quanto era bello quel posto. Niente di che, nessuna tensione, come se fosse una normale cena tra amici.
Poi, mentre il sole cominciava a calare, Lukas guardò Andrea e disse: «Elena ci ha parlato di voi. Di come vi siete... ritrovati».
Andrea annuì. «È stata una notte particolare. A Bologna».
«Lo so». Lukas sorrise. «Anche noi abbiamo avuto una notte particolare. Anni fa. Ci ha cambiato, come credo sia successo a voi».
Sofia si avvicinò a Elena, le toccò il braccio. «Ci hanno detto che siete... aperti. A esperienze. Noi lo siamo. Da tempo. Ma non è facile trovare coppie con cui... funzioni. Con cui sia naturale».
Elena la guardò. «E con noi?»
«Con voi lo è». Sofia sorrise. «Da quando siamo entrati, da come ci avete guardati, da come vi guardate tra voi. Si vede che siete veri. Che quello che avete è solido».
La cena fu lunga, rilassata. Risero, bevvero, parlarono di tutto tranne che di sesso. Come se volessero gustarsi l'attesa, il piacere di conoscersi, di scoprirsi piano.
Poi, quando il camino cominciò a spegnersi e le bottiglie furono quasi finite, Lukas si alzò, tese la mano a Sofia.
«Balliamo?»
Non c'era musica. Si misero al centro della stanza, abbracciati, muovendosi appena. Andrea guardò Elena, lei annuì. Si alzarono anche loro.
Ballarono così, tutti e quattro, cambiando coppie senza parlare, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Andrea con Sofia, Elena con Lukas. Poi di nuovo con i propri. Poi ancora.
Quando le labbra di Lukas trovarono quelle di Elena, nessuno si stupì. Quando Andrea baciò Sofia, lei gli mise le mani sul petto, lo guardò dritto.
«Mi piaci», disse.
«Anche tu».
«Ma non sono tua. E tu non sei mio. Siamo qui, stasera. E basta. Va bene?»
«Va bene».
Si baciarono di nuovo, più profondamente.
Salirono al piano di sopra senza fretta. La camera da letto principale era grande, con un letto ampio e una porta a vetri che dava sul lago. La luna piena illuminava l'acqua, un riflesso d'argento che entrava nella stanza.
Lukas si fermò sulla soglia. «Siete sicuri?»
Elena lo guardò. «Sicuri di cosa?»
«Di voler condividere questo. Quello che avete. Non è per tutti».
Andrea gli mise una mano sulla spalla. «Tre anni fa mia moglie ha scoperto che la tradivo. Invece di lasciarmi, ha scelto di entrare nel mio mondo. Insieme abbiamo scoperto cose che non sapevamo. Di noi, di lei, di me. Di cosa può essere il sesso quando non è più un segreto». Fece una pausa. «Siamo sicuri. Più sicuri di qualsiasi altra cosa».
Sofia si tolse il maglione. Sotto, niente reggiseno. I seni piccoli, i capezzoli già tesi. Si avvicinò ad Andrea, lo baciò, mentre Lukas faceva lo stesso con Elena.
Poi, come se seguissero un copione scritto da tempo, i quattro corpi si trovarono sul letto. Andrea con Sofia, Elena con Lukas. Per un po' rimasero così, separati, ognuno perso nel piacere dell'altro.
Poi Sofia si staccò da Andrea, si avvicinò a Elena, la baciò. Lukas guardò Andrea, sorrise.
«Ci stanno lasciando soli».
«Sembra di sì».
Si baciarono. Il sapore di Lukas era diverso da quello di Marco, più dolce, meno aggressivo. Ma il piacere era lo stesso: la pelle maschile contro la sua, la barba che grattava, le mani forti che lo esploravano.
Le due donne intanto erano un groviglio di braccia e gambe e gemiti. Sofia era sopra Elena, la baciava sul collo, sul petto, scendeva giù, mentre lei gettava indietro la testa e affondava le dita nei capelli castani.
«Guardale», sussurrò Lukas.
Andrea guardò. Elena, sua moglie, che veniva baciata da un'altra donna. Il suo viso, quei lineamenti che conosceva da vent'anni, stravolti dal piacere. Gli occhi chiusi, la bocca aperta, i gemiti che uscivano senza controllo.
Era la cosa più bella che avesse mai visto.
Lukas lo prese da dietro, lentamente. Andrea chiuse gli occhi, si abbandonò. Sentiva il ritmo di Lukas, vedeva Elena con Sofia, e tutto si fondeva in un'unica sensazione.
Poi Elena lo chiamò. «Andrea. Vieni».
Si staccò da Lukas, si avvicinò a lei. Sofia si spostò, lasciandoli soli. Loro due, sul letto, mentre Lukas e Sofia guardavano.
«Ti amo», disse Elena.
«Ti amo», rispose lui.
La penetrò guardandola negli occhi. Intorno a loro, gli altri due si muovevano, si toccavano, li guardavano. Ma loro erano soli, persi l'uno nell'altra, come quella prima notte di vent'anni prima, come tutte le notti più importanti della loro vita.
L'orgasmo arrivò insieme, come non succedeva da tempo. Si strinsero, tremarono, piansero quasi.
Dopo, rimasero abbracciati. Lukas e Sofia si erano sdraiati accanto, rispettosi, presenti ma non invadenti.
Nessuno parlò, per molto tempo.
Poi Sofia disse: «È la prima volta che vediamo due persone fare l'amore. Non sesso. Amore».
Elena rise, piano. «Siamo noiosi, eh?»
«No». Lukas scosse la testa. «Siete fortunati. E bravi. Non è facile essere così. Noi... ci proviamo. Ma non siamo come voi».
Andrea lo guardò. «Non dovete essere come noi. Dovete essere come siete. Funziona così».
La notte passò tra sonno e risvegli, abbracci e carezze, momenti di sesso e momenti di silenzio. Verso le tre, Sofia si addormentò tra Lukas e Andrea, la testa sul petto di uno, una gamba sull'altro. Elena la guardava, sorrideva.
«Ti piace?» chiese Andrea.
«Mi piace vederli. Vederci. Siamo belli, insieme».
Lukas si era addormentato, un braccio intorno a Sofia. La stanza era illuminata solo dalla luna.
«Andrea?»
«Sì?»
«Grazie. Per essere diventato quello che sei. Per non avermi nascosto niente. Per avermi permesso di entrare».
Lui la baciò sulla fronte. «Grazie a te. Per essere entrata».
L'alba li trovò tutti e quattro svegli, intrecciati, stanchi ma felici. Il lago fuori era calmo, la luce dorata.
Sofia si stirò come un gatto. «Che si fa oggi?»
«Colazione», disse Elena. «E poi?»
«E poi si vede». Lukas sorrise. «Noi dobbiamo tornare a Berna stasera. Ma abbiamo tutto il giorno».
Fecero colazione in terrazzo, nudi sotto accappatoi presi in fretta, ridendo come ragazzi. Poi una passeggiata lungo il lago, mano nella mano, coppie che si scambiavano, cambiavano, tornavano. Come se fosse la cosa più normale del mondo.
Nel pomeriggio, Lukas e Sofia ripartirono. Sulla porta, si abbracciarono a lungo.
«Grazie», disse Sofia a Elena. «Per tutto. Ci rivedremo?»
«Se vorrete, sì».
«Vorremo». Lukas strinse la mano ad Andrea. «Siete speciali. Non perdetevi».
La macchina scomparve dietro la curva. Rimasero soli, sul vialetto della villa.
«Bene», disse Elena. «E adesso?»
Andrea la guardò. Il sole del pomeriggio le illuminava il viso, i capelli appena scompigliati, il sorriso che non aveva mai smesso di amare.
«Adesso possiamo ricominciare a parlare di noi. Dei nostri progetti. Della casa al mare che volevi. Di tutto».
«Anche di sesso?»
«Soprattutto di sesso». Rise. «Ma non subito. Ho bisogno di dormire una settimana».
Lei lo prese per mano, lo portò dentro.
La sera calò sul lago. Cenarono davanti al camino, vino e formaggi, parlottando di tutto e di niente. Poi, nel letto, si amarono ancora. Ma piano, dolcemente, come per suggellare quei due giorni.
«Andrea?»
«Sì?»
«Torneremo all'Aemilia? Un giorno?»
Lui pensò alla tenda nera, alla glory hole, agli specchi. Pensò a Chiara e Marco, a Lukas e Sofia, a tutte quelle notti che li avevano portati fin lì.
«Forse. Ma non importa. Il posto non conta. Conta chi ci va. Conta che ci andiamo insieme».
Lei annuì, gli si strinse addosso.
Fuori, il lago dormiva. Dentro, loro due.
E per la prima volta dopo tanto tempo, Andrea pensò che il futuro non fosse qualcosa da temere. Ma qualcosa da vivere. Insieme.
Tutte le strade, tutte le notti, tutte le mani sconosciute nel buio, lo avevano portato lì. A quel momento. A quella donna. A quella pace.
Chiuse gli occhi, la strinse.
E finalmente, dormì.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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