trio
L'appuntamento parte 2
Andrea72
02.02.2026 |
1.059 |
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""Guarda quanto è bella, " disse Marco ad Andrea, mentre con una mano accarezzava il fondoschiena di Sveva e con l'altra iniziava a prepararla, le dita che scivolavano nel suo umido con..."
Sabato successivo, Andrea suonò il campanello di casa di Giorgio e Carla con un'emozione diversa. Non più l'ansia dell'ignoto, ma l'anticipazione elettrica di una promessa che stava per essere mantenuta. Ad aprirgli fu Carla, ma non era sola. Alle sue spalle, nell'ingresso illuminato da una luce calda, c'erano altre due figure."Guarda chi si vede, il commercialista preciso," sorrise Carla, baciandolo sulla guancia con una familiarità che gli fece correre un brivido lungo la schiena. Indossava una vestaglia di seta nera, legata in vita, che lasciava intravedere il vertice dei seni. "Vieni, ti presento gli amici di cui ti avevamo accennato. Marco e Sveva."
La coppia si avvicinò. Marco era alto, atletico, con i capelli sale e pepe e uno sguardo diretto e curioso. Sveva era una donna sinuosa, capelli castano ramato mossi, occhi verdi che scrutarono Andrea con un'intensità quasi analitica, prima di sciogliersi in un sorriso languido. Indossava un abito lungo, vaporoso, di un verde bottiglia che si adattava ai suoi movimenti come una seconda pelle.
"Benvenuto nel cerchio," disse Marco, stringendogli la mano con una presa salda ma non competitiva. "Giorgio ci ha parlato molto bene di te."
"Davvero molto bene," aggiunse Sveva, con una voce melodiosa. La sua mano sfiorò il braccio di Andrea in un gesto di accoglienza che sembrava già una prima esplorazione. "Siamo felici che tu abbia accettato di... allargare gli orizzonti."
L'atmosfera in salotto era già carica. Giorgio si avvicinò da dietro ad Andrea, poggiandogli le mani sulle spalle in un gesto di rassicurazione possessiva. "Non preoccuparti, è solo una cena tra amici," disse, ma il tono era colmo di complicità. "Per ora."
La cena fu un rituale lento e sensuale. Seduti intorno al tavolo, il vino scorreva, le conversazioni erano animate, ma il sottofondo era un balletto di sguardi e contatti nascosti. Sotto il tavolo, il piede nudo di Sveva cercò e trovò quello di Andrea, strofinandogli l'arco plantare con movimenti circolari. Accanto a lui, Carla, seduta alla sua destra, di tanto in tanto gli posava una mano sulla coscia, le dita che disegnavano spirali sempre più in alto.
Marco e Giorgio osservavano, partecipando allo scambio con commenti allusivi e sorrisi. Era chiaro che erano esperti in questo gioco, che conoscevano ogni passo e ogni possibilità.
"Giorgio dice che apprezzi la chiarezza," disse Marco a un certo punto, fissando Andrea mentre portava un frutto di bosco alle labbra di Sveva, che lo prese lentamente con i denti. "Noi siamo persone molto chiare. Crediamo nella bellezza dello scambio, nel piacere come linguaggio universale."
Dopo il caffè, fu Sveva a rompere gli indugi. Si alzò, il tessuto dell'abito che le scivolava addosso. "Questa sala da pranzo è stupenda," disse, guardando Andrea. "Ma credo che ci siano luoghi più adatti per conoscersi davvero. Vieni?"
Non andarono direttamente in camera. Fu Carla a guidare Andrea nel soggiorno, verso il divano largo. Sveva e Marco li seguirono, mentre Giorgio rimase un attimo indietro, a spegnere le luci e ad accendere alcune lampade dal basso, creando un gioco di ombre che scolpiva i corpi.
"Vediamo se le recensioni sono attendibili," sussurrò Sveva, avvicinandosi ad Andrea. Senza fretta, iniziò a slacciargli i bottoni della camicia, ma il suo approccio era diverso da quello di Carla. Era metodico, quasi clinico nella sua attenzione ai dettagli, ogni cm di pelle scoperta veniva osservato e poi baciato con una precisione chirurgica. Nel frattempo, Marco si era seduto sul bracciolo del divano, osservandoli con uno sguardo appagato, mentre accarezzava i capelli di Carla che si era inginocchiata davanti a loro, iniziando a slacciare la cintura di Andrea.
Ma il vero momento di svolta, il picco di erotismo esplicito e condiviso, arrivò quando Marco scese dal bracciolo. Mentre Sveva continuava a baciare il petto di Andrea e Carla liberava il suo sesso ormai eretto, Marco si avvicinò a sua moglie. Con gesti lenti e sicuri, le sollevò l'abito dalla vita, rivelando che sotto non portava nulla. La curva dei suoi glutei era perfetta, la schiena un arco sinuoso.
"Guarda quanto è bella," disse Marco ad Andrea, mentre con una mano accarezzava il fondoschiena di Sveva e con l'altra iniziava a prepararla, le dita che scivolavano nel suo umido con esperta lentezza, facendola gemere contro la bocca di Andrea. "E ama essere guardata. Adora sapere che il suo piacere accende il tuo."
Fu un invito esplicito, un abbattimento di ogni ultimo confine. Andrea guardò, ipnotizzato, mentre le dita di Marco lavoravano sua moglie, e nel guardare, il desiderio per Sveva esplose dentro di lui con una forza nuova. Carla, sentendo la tensione crescere nel corpo di Andrea, iniziò a prendere in bocca il suo membro con una lentezza torturante, le mani che gli stringevano i fianchi.
Poi Giorgio tornò nella stanza. Vedendo la scena, sorrise. Si avvicinò a Carla, che stava servendo Andrea, e si inginocchiò dietro di lei. Con gesti familiari, sollevò la vestaglia di seta di Carla, scoprendola completamente. Poi, senza preamboli, la penetrò da dietro, mentre lei continuava a succhiare Andrea. Carla emise un gemito profondo, vibrante, che si trasformò in un'ondata di succioni più intense su di lui.
Andrea era al centro di un vortice di sensazioni: la bocca esperta di Carla, la vista di Sveva che si abbandonava alle dita di suo marito, i gemiti sommessi di Giorgio che prendeva sua moglie. Era uno spettacolo di pura, cruda condivisione erotica, dove ogni limite sembrava dissolversi nel calore condiviso.
Marco, allora, guidò Sveva a posizionarsi sul divano, a quattro zampe, di fronte ad Andrea. "Le piace essere apprezzata da più punti di vista," disse Marco, la voce rauca. Sveva scivolò via dalle dita del marito e si portò alla bocca di Andrea, baciandolo con una passione feroce, mentre con una mano guidava il suo sesso verso di sé, posizionandolo alla sua entrata.
Nel momento in cui Andrea penetrò Sveva, un coro di gemiti riempì la stanza. Lei gettò indietro la testa, un urlo strozzato di piacere. La sensazione era diversa, più stretta, più avvolgente. Marco, dietro di lei, la penetrò a sua volta, creando un sandwich perfetto e travolgente. Sveva era sospesa tra i due corpi, il punto di congiunzione di un circuito chiuso di piacere.
Accanto a loro, Giorgio e Carla continuavano il loro accoppiamento ritmato, i loro movimenti diventati uno specchio e un accompagnamento a quelli del trio sul divano.
L'orgasmo di Andrea non fu una singola esplosione, ma una serie di onde lunghe e profonde, innescate dalla vista di Carla che veniva posseduta, dalla sensazione di essere dentro Sveva mentre anche lei era piena, e dal suono dei respiri e dei gemiti che si fondevano in un'unica sinfonia carnale. Quando finalmente raggiunse il culmine, gridando il nome di Sveva, sentì il corpo di lei contrarsi violentemente intorno a lui, mentre Marco la teneva stretta, raggiungendo a sua volta l'apice.
Rimasero intrecciati, corpi lucidi di sudore che si sostenevano a vicenda nel crepuscolo della stanza, respirando all'unisono. Poi, lentamente, si sciolsero. Carla si staccò da Giorgio e si strusse ad Andrea da un lato, appoggiando la testa sul suo petto. Sveva rotolò sul fianco, accoccolandosi contro Marco, ma tenendo una mano sulla gamba di Andrea.
Il silenzio era denso, soddisfatto.
Fu Marco a parlare per primo, passandosi una mano tra i capelli. "Beh," disse, guardando Andrea con un sorriso aperto e stanco. "Direi che i conti non solo tornano, ma mostrano un profitto straordinario."
Tutti risero, un suono libero e rilassato.
Giorgio si alzò, andò al minibar e tornò con un vassoio di bicchieri d'acqua. "Allora, Andrea," disse, porgendogliene uno, gli occhi che brillavano di complicità e rispetto. "Pensiamo che tu sia un socio molto promettente. Saremmo lieti di... rinnovare la partnership. A tempo indeterminato."
Andrea bevve un sorso d'acqua, guardando i volti rilassati e soddisfatti che lo circondavano. Sentiva un senso di appartenenza nuova, strana ed elettrizzante. Non era più un ospite, ma parte di un cerchio.
Sorrise, e la sua risposta fu semplice, sincera e piena di anticipazione.
"Consideratemi un investitore a lungo termine."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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