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Una serata particolare 5 - equilibri


di Membro VIP di Annunci69.it Andrea72
24.04.2026    |    774    |    1 8.3
"Perché a volte, aveva scoperto, il vuoto è solo lo spazio in cui può crescere qualcosa di nuovo..."
Nei mesi successivi, il quartetto si incontrò regolarmente. A volte a casa di Vera, a volte a casa di Lorenzo e Chiara quando i bambini erano dai nonni, raramente a casa di Sofia, che viveva in un piccolo monolocale e si sentiva in imbarazzo per lo spazio ristretto. Ma nessuno le fece mai pesare la cosa. Anzi, fu Lorenzo a proporre un fine settimana tutto loro, in una casa al mare presa in affitto.

«Quattro giorni, solo noi» disse una sera, mentre erano tutti e quattro sdraiati sul grande letto di Vera. «Niente interruzioni, niente orari. Possiamo fare quello che vogliamo, o non fare niente.»

«Sembra un sogno» disse Sofia, appoggiando la testa sulla spalla di Chiara.

«Lo sarà» rispose Chiara, accarezzandole i capelli rossi.

La casa al mare era bianca, con una terrazza che dava direttamente sulla spiaggia. Arrivarono di venerdì pomeriggio, e il sole basso dipingeva tutto di arancione. Si spogliarono quasi subito, non per fare l'amore, ma per entrare in acqua. Nudi, senza pudore, si tuffarono nel mare ancora caldo di settembre. Fu una liberazione. Lorenzo osservava le tre donne che nuotavano intorno a lui, i loro corpi diversi ma ugualmente belli: Chiara con le sue forme morbide e rassicuranti, Vera alta e slanciata, i seni pieni che galleggiavano sull'acqua, Sofia magra e agile, il suo pene che ondeggiava sott'acqua come un'alga rossa.

«A cosa pensi?» gli chiese Chiara, avvicinandosi.

«Penso che sono l'uomo più fortunato del mondo.»

«Non solo tu» disse Vera, raggiungendoli. «Anche noi siamo fortunate.»

Sofia arrivò per ultima, ridendo. «Ho preso un po' d'acqua nei polmoni. Non sono abituata a nuotare nuda.»

«Ci abituerai» disse Chiara, baciandola sulla guancia.

---

Quella sera cucinarono insieme. Pasta al pesto, insalata, vino bianco. Seduti sulla terrazza, con i piedi nudi e i vestiti leggeri, parlarono di cose profonde. Vera raccontò della sua famiglia, che l'aveva rifiutata per anni e poi, lentamente, aveva ricucito i rapporti. Sofia parlò di suo padre, che non l'aveva mai accettata del tutto, ma che le aveva regalato un paio di orecchini per l'ultimo compleanno. Lorenzo e Chiara raccontarono dell'inizio della loro storia, di quando si erano incontrati all'università, dei litigi, della nascita dei bambini.

«Non avrei mai immaginato» disse Chiara, «che dopo dodici anni di matrimonio avrei avuto una relazione con due donne trans e un marito che le ama insieme a me.»

«Nemmeno io» rise Lorenzo. «E invece.»

«E invece siamo qui» concluse Sofia, alzando il bicchiere. «Alla bellezza di non sapere mai cosa verrà dopo.»

Brindarono.

---

Il giorno dopo, decisero di dedicare la mattina a loro stessi, ognuno per conto proprio. Lorenzo andò a correre sulla spiaggia. Chiara lesse un libro sul lettino. Vera e Sofia fecero una lunga camminata tra gli scogli, parlando sottovoce, come fanno le amiche che si conoscono da una vita.

Quando si ritrovarono per il pranzo, Lorenzo notò qualcosa di diverso in Sofia. Era più rilassata, più sorridente. Durante la camminata con Vera, aveva detto qualcosa che aveva sbloccato una tensione che portava dentro da tempo. Non chiese cosa. Sapeva che, se avesse voluto, Sofia glielo avrebbe raccontato.

Nel pomeriggio, il sole era caldo ma non afoso. Si stesero tutti e quattro sul grande letto della camera padronale, le finestre aperte sul mare. Nessuno parlava. Solo il rumore delle onde e il respiro leggero di corpi che si sfioravano.

Fu Chiara a muovere per prima la mano. La posò sul pube di Vera, che giaceva accanto a lei. Vera aprì gli occhi, sorrise, e allungò una mano verso Lorenzo, che era dall'altro lato di Chiara. Lorenzo, a sua volta, accarezzò la coscia di Sofia, che chiuse gli occhi e si abbandonò.

Non c'era fretta. Era un'esplorazione lenta, fatta di carezze leggere e sospiri trattenuti. Le mani si spostavano da un corpo all'altro senza soluzione di continuità. Chiara toccava Lorenzo mentre lui toccava Sofia, e Vera toccava Chiara, e Sofia toccava Vera. Era come una danza senza coreografia, dove ogni gesto nasceva dal gesto precedente.

Quando i corpi si fecero più tesi, Chiara sussurrò: «Ognuno faccia quello che sente. Non cerchiamo l'orgia perfetta. Cerchiamo solo il piacere di stare insieme.»

Lorenzo si sdraiò sulla schiena. Sofia gli si mise accanto, accarezzandogli il petto, mentre Vera faceva lo stesso con Chiara. Poi, senza parlare, Vera si spostò e prese il pene di Lorenzo in bocca, mentre Sofia baciava Chiara. Le lingue e le mani si scambiavano di posto in un gioco lento. A un certo punto, Chiara si mise a cavalcioni di Lorenzo, ma non per fare l'amore: si sedette solo sul suo pube, sfregandosi contro di lui, mentre Vera la baciava e Sofia leccava i capezzoli di Chiara.

Lorenzo era circondato, avvolto, ma non nel senso fisico. Era avvolto da uno sguardo collettivo, da un desiderio che non era diretto solo a lui, ma che lo includeva come parte di un tutto. Venne senza quasi accorgersene, mentre Chiara gemeva contro la sua bocca e Vera gli stringeva la mano.

Poi fu il turno di Sofia. Chiara la fece sdraiare e si mise tra le sue gambe, prendendo il suo pene in bocca con la stessa dolcezza che riservava a Lorenzo. Vera, intanto, accarezzava Chiara da dietro, e Lorenzo baciava Sofia. Quando Sofia venne, pianse un po'. Non era tristezza. Era liberazione.

«Grazie» mormorò, mentre Chiara si sdraiava accanto a lei e l'abbracciava. «Non so perché, ma è stato come se qualcosa si fosse sciolto.»

«Forse ti sei sentita accolta. Davvero» disse Vera.

«Sì» rispose Sofia. «Forse è questo.»

---

La domenica, prima di tornare, fecero una passeggiata tutti e quattro sulla spiaggia. Mani intrecciate, a volte Lorenzo con Chiara, a volte Vera con Sofia, a volte tutti e quattro in fila indiana. Non parlarono del futuro. Non era necessario. Sapevano che si sarebbero rivisti, che la loro amicizia e il loro desiderio avrebbero trovato una forma, anche senza definirla.

In macchina, mentre tornavano a casa, Chiara si addormentò con la testa sul finestrino. Lorenzo guidava in silenzio. Nel retro, Vera e Sofia si tenevano per mano.

«Sei felice?» chiese Vera a Sofia, sottovoce.

«Sì. E tu?»

«Sì. Ma non so cosa saremo tra un anno.»

«Forse non c'è bisogno di saperlo» rispose Sofia. «Forse basta sapere che adesso, qui, siamo felici.»

Vera annuì. E si addormentò anche lei, con la testa sulla spalla di Sofia.

Lorenzo le guardò nello specchietto retrovisore. Sentiva il cuore pieno. Non era la pienezza di chi ha tutto, ma di chi ha imparato a non avere paura del vuoto. Perché a volte, aveva scoperto, il vuoto è solo lo spazio in cui può crescere qualcosa di nuovo.
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