trio
L'incontro
Andrea72
20.02.2026 |
1.165 |
3
"Ma sentiva anche le mani di Domenico che lo guidavano, che accarezzavano la schiena di Ale mentre lui la baciava, che si univano alle sue per esplorare il corpo di lei..."
Andrea non riusciva a smettere di guardare l'ora sul cellulare. Cinquantatré anni, libero professionista, una vita ordinata e prevedibile. Eppure stasera, in questo raffinato bar dell'hotel del centro, aspettava due sconosciuti incontrati su un'app. Loro, Ale e Domenico. Una coppia scambista. Lui, un uomo di classe. Lei, secondo le chat, un fisico mozzafiato.Le foto che si erano scambiati avevano lasciato presagire qualcosa di speciale, ma una cosa sono le immagini sullo schermo e un'altra è la realtà. Quando li vide entrare, Andrea trattenne il respiro: le foto non mentivano, anzi, non rendevano piena giustizia alla bellezza della coppia.
Lei, Ale, aveva un caschetto di capelli biondi che incorniciava un viso dai lineamenti dolci e due occhi chiari che sembravano scavarti dentro. Il suo fisico era qualcosa di mozzafiato, snello ma dalla curva decisa, racchiuso in un tubino nero che sembrava dipinto sulla pelle. Sfoggiava un sorriso sicuro, magnetico.
Lui, Domenico, era l'esatta incarnazione della parola "classe". Completamente diverso da Andrea, più sobrio, con occhi scuri e penetranti e una stretta di mano ferma, misurata. Indossava un abito blu notte impeccabile. Il suo sguardo, mentre si presentavano, non si posava solo su Andrea, ma includeva Ale in una connessione silenziosa e palpabile.
"Finalmente dal vivo", disse Domenico, la voce calma come la sua stretta. "Le foto non ti avevano mentito, vedo."
Andrea sorrise, ancora un po' disorientato da tanta bellezza. "No, anzi. Dal vivo si superano. Spero di non deludervi," aggiunse, con una sincerità che lo sorprese lui stesso.
Ale gli strinse la mano con calore. "Non dire sciocchezze. Siamo qui per conoscerci, non per giudicare."
Ordinarono da bere. La conversazione iniziale fu un valzer di convenevoli, di scambi di opinioni su vini e viaggi. Ma sotto la superficie, una corrente alternata vibrava nell'aria. Andrea sentiva il profumo di Ale, qualcosa di floreale e caldo, e ogni volta che lei si sporgeva per prendere il calice, lo sguardo gli cadeva sulla scollatura, sulla pelle liscia dell'incavo del seno. Poi incrociava gli occhi di Domenico, che osservava la scena con un sorriso appena accennato, come un regista che osserva la sua scena preferita.
Fu Ale a rompere gli indugi. Posò una mano sull'avambraccio di Andrea, la pelle calda nonostante il fresco della serata. "Parlaci di te, Andrea. Di cosa ti piace davvero, non del tuo lavoro."
La domanda era una chiave che apriva una porta. Andrea si rilassò, iniziò a parlare. Mentre parlava, sentì il piede di Ale sfiorargli la caviglia, una carezza leggera, poi più insistente, che risaliva lungo il polpaccio. Lui continuò a parlare, ma la voce gli si fece più roca. Domenico seguiva il gioco, ogni tanto interveniva, ma il suo sguardo era un termometro che misurava la temperatura della stanza.
"Questo posto è bello, ma forse un po' troppo formale," disse Domenico a un certo punto. "Conosciamo un posto vicino, più discreto. Se vi va, possiamo continuare la serata lì."
Andrea capì. Pagarono e uscirono. La strada era poco illuminata. Mentre camminavano verso un vicolo laterale, Ale gli prese la mano, intrecciando le dita alle sue. Domenico camminava qualche passo avanti, discreto, e teneva aperta la porta dell'auto.
L'appartamento era stupendo, al piano nobile di un palazzo antico. Spazioso, arredato con gusto. Appena chiusa la porta, l'atmosfera cambiò. Non c'erano più convenevoli. Domenico si avvicinò ad Ale, le scostò una ciocca di capelli dal viso e la baciò. Un bacio lento, profondo, che Andrea guardò come se fosse lo spettatore più privilegiato del mondo.
Poi Domenico si scostò e sorrise ad Andrea. "Vieni qui," disse, con una voce calda che non ammetteva replica.
Andrea si avvicinò, e si trovò tra loro due. Ale gli prese il viso tra le mani e lo baciò, mentre Domenico gli posò una mano sulla spalla, poi gli accarezzò i capelli con un tocco leggero. "Mi piacciono," mormorò, e Andrea sentì un brivido percorrergli la schiena.
Fu l'inizio di un'esplorazione a tre, fatta di gesti lenti e naturali. Le mani di Ale che gli slacciavano la camicia, mentre quelle di Domenico gli sfioravano la nuca. Le labbra di Ale sul suo collo, e quelle di Domenico che, un istante dopo, premevano sulla sua spalla. Non c'era fretta, solo una scoperta reciproca, un gioco di equilibri che si costruiva da solo.
Si ritrovarono sul grande divano di velluto, un intreccio di corpi e respiri. Ale era distesa, e Andrea era sopra di lei, sentiva il suo calore, il suo profumo. Ma sentiva anche le mani di Domenico che lo guidavano, che accarezzavano la schiena di Ale mentre lui la baciava, che si univano alle sue per esplorare il corpo di lei.
Poi Domenico si chinò su Ale, la baciò a lungo, e Andrea guardò, e il guardare era già di per sé un piacere intenso. Ma un attimo dopo Domenico alzò lo sguardo verso di lui, e i loro occhi si incontrarono sopra il corpo di Ale. Non ci fu imbarazzo, solo una consapevolezza nuova, un desiderio condiviso che li univa tutti e tre.
Più tardi, fu Ale a prendere l'iniziativa. Si mise a cavalcioni su Andrea, cominciò a muoversi su di lui con un ritmo lento e ipnotico, e intanto accarezzava Domenico, che era inginocchiato dietro di lei, e lo baciava, e lo stringeva a sé. Andrea sentiva il corpo di Ale sopra di sé, e vedeva Domenico che la baciava, che la toccava, e ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, l'intensità cresceva.
L'apice, quando arrivò, fu un'esplosione condivisa. Andrea sentì il corpo di Ale stringersi al suo, udì il suo gemito, e nello stesso istante vide Domenico abbandonarsi su di lei, sentì il suo respiro affannato mescolarsi al loro. Per un lungo momento rimasero così, intrecciati, esausti, perfetti.
Più tardi, disteso su quel divano, con Ale raggomitolata contro il suo petto e la mano di Domenico che gli accarezzava distrattamente i capelli, Andrea guardò il soffitto. Non pensò più alla sua età, ai suoi dubbi. Pensò solo a quanto fosse stato semplice, inevitabile, perfetto.
Lo sguardo di Domenico incrociò il suo, e in quel silenzio, Andrea capì che non era solo la fine di un incontro, ma l'inizio di qualcosa che non aveva un nome, ma che per la prima volta dopo tanto tempo, lo faceva sentire completamente, meravigliosamente vivo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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