tradimenti
Elena parte 3 - il terzo incontro
Andrea72
22.03.2026 |
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"Marco affondò, e lei venne con un grido lungo, libero, mentre Davide si riversava sulla propria mano con un gemito che sembrava un singhiozzo..."
Il venerdì arrivò con una pioggia leggera che rendeva la città ovattata. Davide, da quando era uscito dall'ufficio, aveva lo stomaco contratto come prima di un esame. Non era paura, ormai. Era attesa. L'attesa di un uomo che ha imparato che il desiderio non si lascia dietro, ma si porta dentro fino a farlo diventare respiro.Elena si preparò con calma. Davide la guardò dall'ingresso della camera mentre lei si spogliava, si guardava allo specchio, sceglieva. Indossò un body di seta nera che le fasciava il seno e le cadeva a triangolo sul pube, poi sopra una gonna lunga e un maglione ampio che la rendeva quasi casta. Ma lui sapeva cosa c'era sotto. Quella era la sua nuova abitudine: mostrare e nascondere, offrire e ritirare, tenere il desiderio sempre sull'orlo.
«Sei pronto?» chiese lei voltandosi.
«Sì» rispose lui, anche se non lo era mai del tutto. E forse era quello il punto.
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Marco li aspettava con la porta socchiusa. Quando entrarono, l'appartamento aveva un'aria diversa: luci più basse, un disco di jazz che girava piano, due bicchieri di vino già versati sul tavolo. Ma ce n'era anche un terzo, vuoto. Davide lo notò e provò gratitudine.
«Ti ho preso quello che preferisci» disse Marco indicando una bottiglia già aperta.
Davide annuì, si versò. Il vino era buono, ma la sua attenzione era altrove.
Elena si era già seduta sul divano, le gambe accavallate, il maglione che le cadeva su una spalla. Marco le si sedette accanto, non troppo vicino, e iniziò a parlare di una mostra che aveva visto, di un concerto. C'era un rituale in quella lentezza, un corteggiamento che non aveva fretta. Davide rimase in piedi, poi si spostò verso la poltrona dove era stato la prima volta. Ma Elena lo fermò.
«No» disse, con voce dolce ma ferma. «Vieni qui.»
Indicò una sedia che Marco aveva spostato ai piedi del letto, di fronte al divano. Una posizione più centrale, più esposta. Davide obbedì. Si sedette, le gambe divaricate, le mani appoggiate sulle cosce. Da lì vedeva tutto: il divano, il letto, la finestra con la pioggia che scendeva lenta.
Marco riprese a parlare, ma ora la sua mano sfiorava il ginocchio di Elena, risaliva appena sotto l'orlo della gonna. Lei non gli toglieva gli occhi di dosso, ma Davide sapeva che era consapevole di lui. Lo sapeva dal modo in cui il suo respiro cambiava, dal modo in cui ogni tanto inclinava il viso nella sua direzione, senza guardarlo, offrendogli il profilo del collo, la curva del seno sotto il maglione.
«Ti piace quando ti guarda?» chiese Marco a Elena, indicando Davide con un cenno.
Elena sorrise. «Sì.»
«Cosa ti piace di preciso?»
Lei pensò un momento. «Mi piace sentirmi vista. Mi piace sapere che mentre tu mi tocchi, lui trattiene il respiro. Mi piace essere il centro di due sguardi diversi.»
Marco annuì, come se stesse prendendo nota. Poi si alzò, le porse la mano. «Allora non deludiamolo.»
Elena si alzò. Marco la condusse verso il letto, ma non la fece sdraiare subito. La tenne in piedi, di fronte a Davide, e iniziò a sfilargli il maglione con movimenti lenti, quasi cerimoniali. Il body nero emerse, e Davide sentì la bocca asciugarsi. La seta aderiva a ogni curva, i seni di Elena erano tesi, i capezzoli già duri.
Marco le girò intorno, la osservava come si osserva un'opera. Le passò le mani sulle spalle, lungo la schiena, si fermò sui fianchi. Poi la voltò verso Davide, in modo che fosse perfettamente di fronte a lui.
«Guardala» disse Marco.
E Davide guardò. Guardò sua moglie in piedi, a pochi passi da lui, con la seta nera che le copriva appena il corpo, le gambe leggermente divaricate, gli occhi fissi nei suoi. Non c'era imbarazzo nel suo sguardo. C'era sfida, e offerta, e un'intimità così profonda che gli mozzò il fiato.
Marco si posizionò alle spalle di Elena. Cominciò a baciarle il collo, le spalle, mentre le mani le accarezzavano i fianchi, risalivano verso il seno. Elena chiuse gli occhi, appoggiò la testa all'indietro, e Davide sentì un gemito nascere in gola a lei. Non trattenne il proprio.
Si sbottonò i pantaloni con una mano, mentre l'altra stringeva il bracciolo della sedia. Era già duro, dolorosamente duro, e quando iniziò a toccarsi gli occhi non si staccarono da lei.
Marco sfilò le bretelle del body, facendole scivolare giù dalle spalle. Il tessuto cadde, rivelando il seno di Elena, e Davide emise un suono strozzato. Lei aprì gli occhi, lo guardò, e sorrise. Un sorriso che era tutto per lui.
«Non trattenerti» disse. «Voglio sentirti.»
Davide accelerò il movimento della mano, ma ancora con lentezza, seguendo il ritmo che Marco stava imponendo. Ora Marco aveva sfilato del tutto il body, e Elena era nuda, in piedi, di fronte a Davide. Lui la percorse con lo sguardo: le anche, il ventre, il triangolo scuro del pube. E pensò che non l'aveva mai desiderata così, nemmeno all'inizio, quando erano ragazzi e si toccavano ovunque senza sapere cosa stavano facendo.
Marco la fece sdraiare sul letto, di traverso, in modo che Davide potesse vederla intera. Le aprì le gambe con delicatezza, e Davide vide il luccichio tra le sue cosce. La mano intorno al pene si fece più convulsa.
«Vieni qui» disse Elena a Davide.
Lui si alzò, le gambe che tremavano, e si avvicinò al letto. Lei lo guardò dal basso, i capelli sparsi sul cuscino.
«Siediti dove puoi vedermi. Voglio che tu veda tutto.»
Lui si sedette sul bordo del letto, vicino alle sue gambe, in modo da avere il corpo di lei disteso davanti a sé. Marco era accanto a Elena, la baciava, le toccava i seni con la bocca. Davide riprese a masturbarsi, ora apertamente, senza nascondersi.
«Toccati per me» disse Elena, voltando il viso verso di lui mentre Marco le mordicchiava il collo. «Voglio vederti venire mentre lui mi prende.»
Marco si sollevò, si sfilò i pantaloni. Il suo pene era dritto, pronto. Davide lo guardò, e invece di provare gelosia, sentì un'ondata di eccitazione così violenta da fargli piegare la schiena in avanti. Elena allungò una mano e gli sfiorò il polso, quella che stringeva il pene.
«Piano» disse. «Aspetta di vedermi.»
Marco entrò in lei con un movimento lento, profondo. Elena gridò, e il suono era libero, pieno. Davide vide il suo corpo inarcarsi, le gambe che si stringevano attorno ai fianchi di Marco, le mani che gli artigliavano la schiena. Vide il volto di lei che si perdeva, e in quel perdersi c'era anche lui, perché lei ogni tanto riapriva gli occhi e lo cercava.
«Guardami» disse lei, mentre Marco aumentava il ritmo. «Guardami mentre vengo con lui.»
Davide non riusciva più a trattenersi. La mano scorreva veloce, il respiro era un rantolo. Elena lo guardava, e mentre Marco la possedeva, lei gli teneva gli occhi addosso, e in quello sguardo c'era tutto il potere di chi sa di essere il centro di due mondi.
Marco accelerò, il letto scricchiolava, i gemiti di Elena diventarono più alti, più rotti. Davide sentì l'orgasmo salire, implacabile.
«Ora» disse Elena, e non si capiva se parlava a Marco o a Davide. Forse a entrambi.
Marco affondò, e lei venne con un grido lungo, libero, mentre Davide si riversava sulla propria mano con un gemito che sembrava un singhiozzo. Per un istante il tempo si fermò: loro tre, il letto in disordine, la pioggia fuori, il disco che era finito e lasciava solo il rumore dei respiri affannati.
Elena fu la prima a muoversi. Si girò verso Davide, gli prese la mano sporca di seme, e la portò alla bocca. Lo guardò mentre leccava via il suo stesso piacere, e poi si sporse e lo baciò. Era un bacio che sapeva di loro due, ma anche di Marco, del sudore e della stanza.
«Sei stato bravo» mormorò lei contro le sue labbra. «Sei stato dove volevo che fossi.»
Marco si sdraiò accanto a loro, in silenzio. Non c'era bisogno di parole. Quello che era appena accaduto era stato un gioco a tre, ma il ritorno era sempre a loro due. Lo sapevano tutti.
Dopo un po', Elena si alzò per andare in bagno. Rimasti soli, Davide e Marco si guardarono.
«Le hai dato qualcosa che non potevo darle io» disse Davide, senza ombra di amarezza.
«Tu le dai qualcosa che nessuno potrà mai darle» rispose Marco. «La libertà di essere chi è senza paura di perderti. Quello è più raro di qualsiasi cosa possa fare io.»
Davide annuì. Sapeva che era vero.
Quando Elena tornò, si infilò tra loro due, nuda, e chiuse gli occhi. Davide le accarezzò i capelli, Marco le teneva una mano. Erano stanchi, appagati, ma c'era qualcosa di più: una pace che non aveva bisogno di parole.
«Domani» disse Elena a occhi chiusi, «voglio che tu mi faccia l'amore. Solo noi due.»
«Non stasera?» chiese Davide.
«Stasera no. Stasera voglio dormire con te, e pensare a quello che abbiamo fatto. E domani voglio ricordartelo con il mio corpo.»
Davide sorrise nel buio. Per la prima volta, non aveva fretta. Sapeva che il desiderio non era una cosa che si esaurisce, ma una che si espande. E loro stavano ancora imparando quanto potesse essere vasto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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