orge
Certe Notti non finiscono mai - 3di7
giorgal73
22.06.2026 |
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"Quando sembra che tutto sia destinato a spegnersi, che la stanza sia ormai un campo di battaglia dove i superstiti tirano il fiato, scatta un nuovo ciclo..."
Premessa: I nomi delle persone sono di fantasia — per privacy li ho cambiati, smussati, travestiti da qualcos’altro, come si fa con certi oggetti preziosi che non vuoi mostrare a tutti. Chi ci conosce riconoscerà ogni dettaglio, ogni sguardo, ogni risata: saprà esattamente di chi sto parlando, senza bisogno di spiegazioni. Chi non ci conosce, invece, si troverà davanti a una porta socchiusa, con la luce calda che filtra dall’interno e il suono ovattato di voci e musica. A voi dico solo: «Cosa aspettate? Venite mercoledì a condividere l’estasi dell’anima insieme a noi.» Il racconto è diviso in sette parti, è la narrazione di una giornata intera quindi leggetele tutte, non vi fermate alla prima che è solo di introduzione, quelle più spinte ed erotiche sono in aguato e spunteranno quando meno ve lo aspettate.*********************
Io rimango un passo indietro, affascinato più che altro dagli sguardi. Da fuori, dalla porta semiaperta, si accalca una mezza dozzina di voyeurs, uomini e donne, giovani e meno giovani, tutti con la stessa espressione: una fame strana, non tanto sessuale quanto esistenziale, come se volessero vedere fino a dove può spingersi il corpo umano quando si abbandona al piacere. Nessuno parla; si sente solo il rumore dei corpi che si muovono, il suono umido delle lingue, qualche sospirone e il sibilo sottile del condizionatore d’aria.
Io osservo, ma anche studio: mi piace registrare i dettagli, le piccole variazioni nelle posture, la progressione della tensione che si accumula nelle vene del collo di Mario, il modo in cui Angelica si abbandona sempre un po’ di più a ogni passaggio, come se il suo stesso desiderio fosse una materia fluida che la trascina via.
Tania adesso si è impossessata del nuovo arrivato. Lo fa stendere sulla schiena, gli sussurra qualcosa all’orecchio e lui ride — un suono breve, quasi nervoso — poi apre le gambe e la lascia fare. Lei si abbassa, lo prende in bocca, ma lo fa con una lentezza calcolata, quasi sadica.
Sul letto, Jayne ha cambiato marcia. Si solleva, fa salire Mario in ginocchio, e lo guida con una mano risoluta dentro di sé, piegandosi in avanti come una ginnasta e dandogli così accesso totale. Mario, ormai in pieno delirio, la prende con una violenza che ha più a che fare con la gratitudine che con il dominio. Angelica li accompagna, ora baciando l’uno, ora l’altra, ora semplicemente tenendo le loro mani intrecciate sopra le lenzuola. A ogni spinta, la voce di Jayne si alza di un’ottava, e i gemiti diventano una specie di canto liturgico che riempie la stanza, cresce e contagia anche quelli che stavano solo guardando. Ora anche dalla porta arrivano gemiti e sospiri, come se il piacere fosse diventato virale, un’onda che travolge chiunque resti nei paraggi.
Dopo qualche minuto, un’altra coppia si fa avanti: lui alto, tatuaggi che si rincorrono lungo tutto il braccio, lei bionda slavata, sorriso timido e occhi celesti che fissano la scena con una specie di stupore religioso. Rimangono sulla soglia, in bilico tra la voglia di entrare e la paura di rompere l’incantesimo, fino a che Angelica — sempre la più accogliente — gli fa cenno di unirsi. Ma loro sono timorosi, on entrano.
Io resto fuori, come detto, ma non posso fare a meno di farmi contagiare dall’energia della stanza. Sento il cuore che accelera, il solito prurito tra le gambe, ma per ora preferisco osservare. Mi piace vedere come le maschere cadano una dopo l’altra: Mario, che di solito è silenzioso e impenetrabile, qui geme come un animale e abbraccia chiunque gli passi vicino. Tania, sempre così cerebrale e distaccata, ora si lascia andare ai brividi, senza preoccuparsi di cosa pensino gli altri.
Mi rendo conto di aver bisogno di una pausa, di uno stacco breve dal vortice che ha invaso il privé: una manciata di minuti per abbassare la febbre, magari anche solo per sentire l’odore del corridoio invece di quello denso e appiccicoso dei corpi che si accavallano. Esco, le luci al soffuse dell’ambiente mi fanno compagnia fino all’ esterno. Rimango per qualche minuto, mi faccio un giro nel giardino e poi torno indietro.
L’aria della stanza mi assale come un’onda: calda, satura di odori, piena di suoni liquidi e gemiti che si rincorrono da un letto all’altro. Eppure, appena oltre la soglia, capisco subito che qualcosa è cambiato: la scena si è ribaltata, le geometrie della carne si sono riconfigurate in una nuova architettura di piacere. Angelica è stesa in mezzo alle lenzuola, il corpo avvinghiato a quello di Mario che la possiede con una furia impressionante. Le gambe di lei si serrano attorno ai suoi fianchi, i talloni affondano nella schiena di lui, e la testa bionda di Angelica si muove a scatti, tra urla soffocate e risate che diventano un’unica corrente. Accanto a loro, Jayne gioca la parte della bestia da palcoscenico: nuda, con le cosce che stringono a tenaglia il bacino dell’uomo brizzolato che prima la stava leccando. La sua è una posizione dominante — a smorzacandela, le ginocchia piegate, le mani che affondano nelle spalle di lui, il corpo che si alza e si abbassa a ritmo impazzito. Ogni suo movimento è una frustata, un imperioso richiamo alla vita, e l’uomo sotto di lei sembra incapace di resisterle, la osserva con gli occhi dilatati e la bocca spalancata in una O di sorpresa continua.
Tania è seduta proprio accanto a loro, quasi fuori dal vortice, ma in realtà ne dirige ogni sfumatura. Ha il cazzo di un ragazzo tra le labbra, lo accarezza con una dedizione lenta, elegante, come se stesse degustando un vino raro. L’altro ragazzo, seduto al suo fianco, gode del privilegio della sua mano: Tania lo masturba con la complicità di chi ha già visto tutto e non si stupisce più di niente, ma riesce comunque a rendere ogni tocco una promessa di qualcosa di nuovo. I due uomini sotto il suo dominio sono diversi dagli altri: il primo sembra trattenersi, gli occhi socchiusi e il respiro strozzato, come se volesse prolungare all’infinito il piacere costante delle labbra di Tania; il secondo invece ha la faccia stravolta dalla sorpresa, i muscoli tesi a resistere ma già in procinto di crollare.
Il letto che prima era campo di battaglia adesso è un’arena in cui si alternano duelli e alleanze trasversali. Ogni tanto uno degli uomini si allunga, cerca una delle ragazze con la mano o con la bocca, e lei risponde sempre: chi con una carezza, chi con un morso, chi lasciando che la lingua racconti storie che le parole non saprebbero mai dire. Li guardo muoversi e penso che assomiglino a una creatura unica a più teste, un animale mitologico fatto solo di desiderio e pelle, un idra del piacere che non si lascia domare.
L’urgenza che prima sembrava esplodere a intermittenza ora è diventata un unico flusso, l’energia della stanza si è fatta più elettrica, quasi aggressiva. Angelica geme senza ritegno, il viso stravolto dal piacere, e Mario la tiene inchiodata al letto, i muscoli che si tendono a ogni spinta, gli occhi fissi su di lei come se volesse inciderla nella memoria. Jayne si abbandona all’uomo brizzolato con un’intensità quasi commovente, i capelli scuri che gli solleticano il petto e la voce che diventa roca, impastata di voglia e di rabbia. Tania, fedele alla sua reputazione, orchestra tutto con piccoli gesti, dirige la scena senza mai perdere la padronanza, sorride verso di me e per un attimo mi chiedo se abbia capito che la sto fissando da minuti.
Dalla porta, i voyeurs si sono fatti più numerosi; adesso sono almeno in dieci, alcuni con le mani in movimento, altri che si sbottonano i pantaloni senza nemmeno fingere discrezione. Un paio di donne nuove osservano la scena mordendosi le labbra, occhi spalancati come in una seduta spiritica. Sento la tensione salire, il rumore bianco del desiderio che monta fino a sovrastare tutto il resto. Gli uomini “in carico” alle ragazze sono diversi dagli altri; quelli scelti da Angelica e Jayne sembrano voler resistere per orgoglio o vanità, come se temessero di deludere la platea. Quelli tra le mani di Tania invece si abbandonano subito, quasi con gratitudine.
Si materializza in quel momento, per la seconda volta, la differenza tra chi si prende il piacere e chi lo subisce; tra chi, come Jayne e Angelica e Tania, sa trasformare l’orgasmo in arma, e chi invece si trova a soccombervi, sopraffatto dal desiderio che cresce, si moltiplica, si fa fiume in piena. Gli uomini presi di mira dalle tre, anche se a un occhio distratto sembrano i padroni del gioco, sono in realtà vittime selezionate: loro malgrado, finiscono per essere prosciugati a turno, svuotati, lasciati a galleggiare in una specie di estasi letargica, come salmoni dopo la risalita.
Nessuna delle donne lascia nulla al caso; ogni movimento viene studiato, ogni variazione nel respiro o nella postura degli uomini viene letta come una nota su uno spartito. Quando Tania si concentra sul tipo dagli occhi azzurri e la risata nervosa, non gli dà tregua: lo assedia con la bocca, ma soprattutto con lo sguardo, con le parole che gli sussurra tra una suzione e l’altra, quelle stoccate di sarcasmo e desiderio che lo destabilizzano più di qualunque stimolazione fisica. Al secondo uomo, quello che sembrava più restio a mollare la presa, riserva una terapia d’urto: lo fa sdraiare sul letto e con un cenno chiama Angelica, che immediatamente si inginocchia ai piedi del letto e gli prende la testa tra le mani.
Per un attimo la scena si congela, come in una foto: i due uomini distesi accanto, Angelica e Tania che li affrontano come se si sfidassero a chi lo sfianca di più, Jayne che si lecca le dita e osserva con un’aria da direttore d’orchestra. Poi scatta di nuovo, la sinfonia riprende: Angelica si piega, la lingua che danza sulla punta del cazzo dell’uomo, poi lo assorbe tutto in un colpo, fino a fargli scattare i talloni per la sorpresa. Tania invece dosa la pressione, alterna leccate lente a improvvise accelerazioni, lo tiene costantemente in bilico, senza mai permettergli di prevedere il momento in cui lo farà esplodere. Io assisto alla scena da una sedia all’angolo della stanza e penso che non sia sesso, è una forma di arte concettuale dove il mezzo sono i corpi, ma il fine è la resa incondizionata.
Quando sembra che tutto sia destinato a spegnersi, che la stanza sia ormai un campo di battaglia dove i superstiti tirano il fiato, scatta un nuovo ciclo. Jayne, non paga, si rialza e prende di mira l’uomo che prima le aveva leccato la figa. Gli balza sopra, letteralmente, e con una foga quasi adolescenziale gli sussurra qualcosa, poi gli tira via il preservativo, glielo getta addosso e inizia a succhiargli il cazzo con una violenza che somiglia più a un’aggressione che a una carezza. Tania le fa da spalla: si avvicina, le tiene i capelli, la incoraggia con battute a voce alta, quasi a volere galvanizzare il pubblico. Il fortunato cede subito, dopo neanche un minuto si contrae e viene, con un grido strozzato che scatena l’applauso delle donne.
Resta Mario, ancora in pista, come una macchina da guerra che non si vuole arrendere. Ha scopato Angelica in tutte le posizioni, senza mai perdere il ritmo, ma ora decide di prendersi Jayne, come se volesse chiudere la partita con un colpo di coda. La prende da dietro, la schiena di lei inarcata come un arco, le mani che si aggrappano ai polpacci di Tania che sta seduta davanti. Jayne urla, geme, ride, e a ogni spinta sembra che il letto si spezzi. Angelica, non contenta, si inginocchia al fianco di Mario e lo stimola con la lingua, alternando morsi e baci sulle palle, come se volesse fornirgli tutta l’energia possibile per l’ultimo sforzo. Ma la vera regia è di Tania, che detta i tempi e i modi, suggerisce cambi di posizione e ogni tanto si inserisce per baciare ora l’uno ora l’altra, come a sancire la sua sovranità sulla scena.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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