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Prime Esperienze

Il rifugio inatteso


di RobustoNordest
20.12.2025    |    3.055    |    4 9.4
"La nebbia fuori avvolgeva la magione, ma dentro, per la prima volta da tanto tempo, tutti e tre si sentivano al caldo, vivi, desiderati..."
Marco e Laura erano una coppia di trent’anni, sposati da cinque, con una vita fatta di piccoli sogni e grandi preoccupazioni.
Vivevano in un appartamento modesto in città, ma le bollette – luce, gas, mutuo – erano un incubo costante.
Lui lavorava come grafico freelance, lei in un call center: entrate irregolari, uscite implacabili.
Eppure, trovavano rifugio in un gruppo di lettura organizzato da una piccola libreria indipendente.
Lì, tra pagine di classici e romanzi contemporanei, avevano conosciuto Elena.
Elena era una donna di sessant’anni, divorziata da tempo, con figli adulti sparsi per il mondo.
Viveva in una magione antica nella pianura padana, circondata da campi nebbiosi e silenzi profondi.
Elegante, con capelli argentei raccolti in uno chignon impeccabile e un sorriso caldo, possedeva una ricchezza discreta ereditata dalla famiglia.
Frequentava il gruppo di lettura per colmare il vuoto della solitudine.
Dopo ogni incontro in libreria, i tre si ritrovavano per un aperitivo in un bar vicino. All’inizio erano chiacchiere leggere su libri e autori, ma col tempo le conversazioni si fecero più intime.
Una sera, con un calice di Prosecco in mano, Laura confessò: “Siamo sommersi dalle bollette.
Non ce la facciamo più”. Marco annuì, imbarazzato.
Elena ascoltò in silenzio, poi disse con naturalezza: “Perché non venite da me? Ho una dependance indipendente, ristrutturata di recente.
Ve la affitto per un canone simbolico, fino a quando le cose non migliorano”.
La coppia accettò quasi immediatamente. Traslocarono nella dependance accogliente: due stanze, cucina, bagno, immersa nel giardino della magione.
Le settimane successive furono un susseguirsi di cene condivise, passeggiate nei campi, serate a chiacchierare davanti al camino.
La complicità cresceva, come una nebbia fitta che avvolgeva tutto.
Una pomeriggio, mentre Marco era fuori per un lavoro, Elena e Laura erano sole in cucina.
Elena versò del tè e, con un sospiro, confidò: “Sono anni che non… riscopro i piaceri del sesso. Da quando i figli se ne sono andati e il divorzio è diventato definitivo, vivo sola. Mi manca il contatto, il calore di un corpo”.
Laura arrossì, ma sentì un moto di riconoscenza profonda.
“Elena, ci hai salvato la vita con questa ospitalità. Se vuoi… potrei convincere Marco a… partecipare a qualcosa. Inizialmente solo coccole, a tre. Niente di forzato”.
Tornata nella dependance, Laura ne parlò al marito.
Marco sgranò gli occhi: “Una vecchia? No, amore, non ho intenzione di scopare una sessantenne. Non fa per me”.
Laura rise piano. “Non è una ‘vecchia’. Ha un fisico ancora sodo, curato. E un seno… prosperoso, te lo assicuro. E poi, sarebbe un modo per ripagare la sua generosità. Solo coccole, all’inizio”.
Marco brontolò, ma non chiuse del tutto la porta.
Una sera, tutti e tre si ritrovarono nel grande divano della sala ricevimenti della magione.
Il fuoco crepitava nel camino, bottiglie di vino rosso scorrevano liberamente. Ridevano, raccontavano aneddoti, l’alcol scioglieva le inibizioni.
Laura, seduta in mezzo, fu la prima a muoversi.
Sfiorò il braccio di Elena con dolcezza, poi salì alla spalla, accarezzando i capelli argentei.
Elena chiuse gli occhi, un sorriso lieve sulle labbra.
Marco osservava, inizialmente stupito.
Ma quando Laura baciò piano il collo di Elena, e la mano della moglie scivolò sulla scollatura generosa della camicetta – rivelando curve piene, morbide, ancora invitanti – il suo sguardo cambiò.
Curiosità, poi eccitazione.
Il vino aiutava, ma era il contrasto tra l’eleganza matura di Elena e la giovinezza di Laura a ipnotizzarlo.
Le carezze si fecero più intime: Laura slacciò un bottone, sfiorando la pelle calda. Elena ricambiò, accarezzando la coscia della ragazza.
Marco si avvicinò, ma si fermò a guardare, il respiro accelerato.
La serata si concluse lì, un po’ di mal di testa per il vino, un cordiale buonanotte sulla soglia.
Nella dependance, al buio, Marco abbracciò Laura con foga insolita.
“Quella scollatura… cavolo, non me l’aspettavo. Il suo seno è… incredibile”. Laura sorrise nel buio. “Allora?”
“Accetto. Una situazione a tre. Voglio provarci”.
Il mattino dopo, Laura lo disse a Elena durante una passeggiata.
“Marco è disponibile. Lascia a te decidere come organizzare”.
Elena arrossì leggermente, ma i suoi occhi brillarono.
“Grazie. Vediamo cosa succede”.
Quella sera, dopo cena, il telefono squillò nella dependance.
Era Elena: “Ragazzi, dopo il caffè… venite nella casa padronale. Vi aspetto in salotto”.
Laura e Marco si guardarono, un brivido condiviso.
Presero il caffè in silenzio, poi attraversarono il giardino illuminato dalla luna.
La porta della magione era socchiusa, una luce calda filtrava dall’interno.
Entrarono nella casa padronale con il cuore che batteva forte.
Elena li accolse con un sorriso timido ma deciso, la vestaglia di seta che scivolava lieve sulle curve, lasciando intravedere la scollatura profonda.
Li guidò su per le scale, fino alla camera padronale: un ambiente ampio, illuminato da abat-jour soffusi, con un letto king-size coperto da lenzuola di lino bianco e un profumo lieve di lavanda nell’aria.
Chiuse la porta alle loro spalle e si voltò. “Non voglio fretta,” disse piano.
“Vogliamo solo stare bene insieme.”
Iniziarono sul letto, seduti in cerchio.
Laura fu la prima a muoversi: baciò Elena sulle labbra, un bacio dolce, esplorativo. Marco osservava, ancora un po’ in imbarazzo, ma quando le due donne si abbracciarono e le mani di Laura scivolarono sotto la vestaglia di Elena, il suo respiro si fece più profondo.
La vestaglia cadde.
Elena rimase in biancheria intima di pizzo nero, elegante, quasi provocatoria.
Marco trattenne il fiato: il corpo di lei era morbido ma tonico, la pelle liscia, i fianchi ancora disegnati, la vita segnata da una grazia matura.
Quando il reggiseno si slacciò, rivelando il seno prospero e sodo, i capezzoli si eressero immediatamente, sporgenti, scuri, invitanti.
Marco sentì un’ondata di calore: non se l’aspettava così perfetto, così desiderabile.
Laura sorrise, accarezzando quel seno con reverenza.
“È bellissimo,” mormorò.
Elena arrossì, ma ricambiò, sfilando la maglietta a Laura e baciandole il collo, poi scendendo verso i seni più piccoli e sodi della ragazza.
Marco si unì piano.
Baciò la moglie, poi, incoraggiato da uno sguardo di Laura, si avvicinò a Elena.
Le sfiorò un capezzolo con le labbra: era duro, sensibile.
Elena emise un gemito sommesso, sorpreso, come se non si aspettasse tanto piacere dopo anni di astinenza.
Le carezze divennero più audaci.
Laura guidava, alternandosi tra i due corpi. Si sdraiarono tutti e tre nudi, pelle contro pelle.
Elena baciava Laura con passione lenta, esperta, mentre la mano di Marco esplorava le cosce di entrambe.
Fu Elena a prendere l’iniziativa più intima. Si chinò su Laura, scendendo con la bocca tra le sue gambe.
Laura inarcò la schiena, afferrando le lenzuola: “Oddio… sei incredibile,” sussurrò.
Elena era paziente, precisa, conosceva ogni punto, ogni ritmo.
La lingua esperta faceva impazzire la ragazza, che venne una prima volta con un grido soffocato, tremando tutta.
Marco, eccitato oltre misura, si avvicinò. Elena alzò lo sguardo e, con un sorriso complice, prese il suo membro in mano.
Gli occhi le si spalancarono: “Sei… molto dotato,” disse con voce roca, sorpresa. Ricordava il marito, normodotato, mai così imponente.
Lo accarezzò lentamente, poi lo prese in bocca, con una maestria che lasciò Marco senza parole.
Laura, ancora ansimante, guardava la scena e si toccava, eccitata dal vedere il marito così rapito.
Entrarono in un ritmo febbrile.
Marco penetrò prima Laura, con Elena che baciava la moglie e le accarezzava il clitoride, portandola a un secondo orgasmo violento.
Poi fu il turno di Elena: Marco entrò in lei piano, temendo di farle male, ma lei lo guidò con sicurezza, inarcandosi per accoglierlo tutto.
Era calda, stretta, incredibilmente reattiva. Gemette forte, le unghie nella schiena di lui, mentre Laura le succhiava i capezzoli sporgenti.
Gli orgasmi si susseguirono: Elena venne una prima volta stringendolo dentro di sé, il corpo che pulsava.
Laura si unì, sfregandosi contro la coscia di Elena mentre le baciava il seno.
Marco resistette a lungo, ma alla fine si ritrasse da Elena, ansimante.
Laura lo spinse dolcemente verso il petto della signora.
“Qui,” disse Elena con voce tremante di desiderio, offrendo il seno prospero.
Marco venne una seconda volta, copioso, sul décolleté di lei, schizzi caldi che colavano tra i seni e sui capezzoli ancora duri.
Elena si toccò, portando a termine un ultimo orgasmo guardando il giovane che le aveva appena donato tanto piacere.
Rimasero sdraiati, sudati, abbracciati, il respiro che si calmava piano.
Elena accarezzava i capelli di Laura, Marco baciava la spalla della signora.
Nessuno parlava, ma il silenzio era pieno di gratitudine, di sorpresa, di una intimità nuova e profonda.
“Grazie,” sussurrò alla fine Elena, la voce commossa.
“Non pensavo di poter provare ancora tutto questo.”
Laura sorrise, stringendola.
Marco annuì, baciandole la fronte.
La nebbia fuori avvolgeva la magione, ma dentro, per la prima volta da tanto tempo, tutti e tre si sentivano al caldo, vivi, desiderati.
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