Gay & Bisex
La racchetta da padel
19.12.2025 |
3.937 |
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"Bastarono poche pompate perché Lorenzo venisse, schizzando copiosamente nella bocca dell’amico, che ingoiò tutto senza esitare..."
Giacomo e Lorenzo erano amici da una vita, entrambi quarantenni, cresciuti in famiglie cattoliche rigorose, sposati con donne devote e con figli già grandicelli. Ogni settimana, da quando era scoppiata la moda del padel, si ritrovavano al campetto di un circolo non troppo moderno: un’ora di partita accanita, sudata, con racchette che schiaffeggiavano la pallina e bestemmie sussurrate per non farsi sentire troppo. Dopo la partita, la routine era sempre la stessa: doccia nello spogliatoio maschile, docce aperte senza separazioni, solo un grande ambiente piastrellato con quattro soffioni appesi al muro.Una sera, mentre si insaponavano fianco a fianco, Lorenzo notò per la prima volta un dettaglio che lo colpì: Giacomo si depilava completamente le parti intime.
Il pube era liscio come quello di un ragazzo, e il suo cazzo a riposo – pesante, spesso, con la cappella che spuntava appena dal prepuzio – sembrava decisamente più grosso del suo.
Lorenzo distolse subito lo sguardo, ma quella immagine gli rimase impressa.
Le settimane successive la situazione si ripeté identica: partita, sudata, doccia condivisa.
Non c’era mai imbarazzo, solo chiacchiere su lavoro, figli e mogli.
Eppure, piano piano, Lorenzo iniziò a provare qualcosa di nuovo: un’eccitazione sottile ogni volta che l’acqua calda scorreva sui corpi nudi dell’amico.
Cominciò a lanciare occhiate più lunghe, a confrontare mentalmente le dimensioni, a notare come il cazzo di Giacomo dondolasse pesantemente tra le cosce muscolose.
Una sera, mentre si asciugavano, Giacomo se ne accorse e scoppiò a ridere, “Se continui così mi mangerai il cazzo con gli occhi, eh?” disse, dandogli una pacca sulla spalla.
Risero entrambi, scambiarono altre battute spinte – “Almeno il mio è depilato, il tuo sembra una foresta amazzonica” – e si salutarono come sempre.
Quella notte, prima di andare a letto, Lorenzo non riusciva a dormire.
Pensava a quella battuta, a quell’immagine. Impulsivamente aprì WhatsApp e mandò a Giacomo una GIF stupida: un cazzo grosso animato che ballava come un ballerino di pole dance.
Rise da solo nel buio, aspettandosi una risposta ironica.
Il messaggio arrivò quasi subito: non una GIF, ma una foto.
Il cazzo di Giacomo in erezione piena, illuminato dalla luce del bagno, dritto come un palo, venoso, la cappella gonfia e lucida, lungo almeno venti centimetri.
Sotto, tre emoticon sorridenti.
Lorenzo sentì il sangue defluire tutto verso il basso.
Non rispose, ma non cancellò nemmeno la foto.
Nei giorni successivi la riguardò di nascosto, masturbandosi piano nel bagno, confrontandola con ciò che aveva visto a riposo sotto la doccia.
La differenza era impressionante.
La settimana dopo, erano gli ultimi ad aver prenotato il campo.
Finita la partita, nello spogliatoio deserto, Giacomo si avvicinò alla porta e girò la chiave con nonchalance. “Meglio chiudere, ultimamente girano ladri,” disse con un sorriso che non ingannava nessuno.
Sotto la doccia, questa volta Giacomo non si trattenne.
Mentre l’acqua scorreva, iniziò a insaponarsi il cazzo lentamente, guardandolo Lorenzo negli occhi. In pochi secondi l’erezione fu completa: dura, spessa, puntata verso l’alto. “Vedi?” disse ridendo, “Senza bisogno del 4K.”
Lorenzo sentì il suo uccello indurirsi all’istante.
Le battute partirono subito, sempre più spinte, finché Lorenzo, con la voce tremante, confessò: “Sai che ti dico? Vorrei provare a fartelo io un pompino… giusto per vedere se sono bravo come mia moglie.”
Giacomo non batté ciglio.
Anzi, sorrise più largo. “Accomodati pure, amico mio. Il mio cazzo ora è duro come non mai.”
Lorenzo esitò solo un istante, il cuore che gli martellava nel petto.
L’acqua calda picchiava sulle spalle mentre si inginocchiava sul pavimento bagnato. Afferrò la base del cazzo di Giacomo: era bollente, duro come acciaio, la pelle liscia e rasata che scivolava sotto le dita.
Le palle pesanti, anch’esse depilate, gli sfiorarono il polso.
Avvicinò la bocca e ingoiò la cappella in un colpo solo, assaporando il calore salato misto all’acqua.
Giacomo emise un gemito profondo, appoggiando una mano alla parete. “Cazzo, Lorenzo… sì, proprio così.”
Lorenzo prese ritmo subito, succhiando con avidità.
La bocca saliva e scendeva lungo l’asta spessa, la lingua che roteava intorno al glande, leccando la fessura da cui già colava pre-eiaculato.
Non riusciva a prenderlo tutto – era troppo grosso – ma spingeva fino a metà, la gola che si contraeva intorno alla cappella.
La saliva gli colava dagli angoli della bocca, mischiandosi all’acqua.
Con una mano segava la base, torcendo il polso, con l’altra massaggiava le palle, stringendole piano.
Giacomo ansimava forte, la testa all’indietro, l’acqua che gli scorreva sul petto peloso, “Sei un fottuto fenomeno più bravo di quanto pensassi, continua, non fermarti.”
Lorenzo mugolava intorno al cazzo, le vibrazioni che facevano gemere Giacomo ancora di più.
Accelerò, la testa che bobava veloce, la lingua che premeva contro la vena pulsante.
Il suo stesso uccello era al limite, gocciolante, ma non lo toccava: voleva solo concentrarsi su quell’asta dura che gli riempiva la bocca.
“Sto per venire… ingoia tutto,” grugnì Giacomo, afferrandogli i capelli bagnati e spingendo un paio di colpi decisi in gola.
Il primo schizzo fu potente, caldo, denso, dritto in fondo.
Lorenzo ingoiò avidamente, succhiando forte mentre Giacomo veniva a lungo, fiotti cremosi che gli riempivano la bocca.
Leccò ogni goccia, pulendo l’asta che piano si ammorbidiva, succhiando la cappella sensibile fino all’ultima stilla.
Quando Giacomo ritrasse il cazzo, ancora semi-duro e lucido di saliva, Lorenzo si alzò. Il suo uccello era paonazzo, sul punto di esplodere.
Giacomo lo guardò con un sorriso soddisfatto, “Bravissimo. Meglio di tua moglie, direi.”
Poi, senza dire altro, si inginocchiò lui. Prese il cazzo di Lorenzo in bocca fino in fondo, succhiando con esperienza, una mano che segava la base, l’altra che gli strizzava le palle.
Bastarono poche pompate perché Lorenzo venisse, schizzando copiosamente nella bocca dell’amico, che ingoiò tutto senza esitare.
Rimasero sotto l’acqua ancora un minuto, ansimanti, i corpi vicini.
Giacomo gli diede una pacca sul culo bagnato. “Prossima settimana stessa ora? Padel… e poi questo.”
Lorenzo annuì, sorridendo complice. “Sempre. E chiudiamo a chiave.”
Da quella sera, le loro partite di padel finirono sempre nello stesso modo: una sudata in campo, e un’altra, molto più intensa e proibita, sotto la doccia.
Amici di vecchia data, cattolici, sposati… ma con un segreto che li legava più di qualsiasi confessione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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