Lui & Lei
Un risveglio inatteso
16.12.2025 |
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"“Sei così bagnata, ” mormorò, infilando due dita dentro di lei, curvandole per colpire quel punto sensibile..."
Elena aveva sessant’anni, e la vita le sembrava un libro già letto troppe volte. Vedova da dieci anni, con figli adulti che vivevano lontano, passava le giornate tra il lavoro part-time in un ufficio anonimo e serate solitarie davanti alla televisione.Il desiderio, quel fuoco che un tempo ardeva dentro di lei, si era spento piano piano, lasciando solo cenere e rassegnazione.
Non si guardava più allo specchio con piacere, il suo corpo, segnato dal tempo, con seni ancora pieni ma cadenti, fianchi larghi e rughe che raccontavano storie di delusioni, le sembrava un relitto.
Quel pomeriggio piovoso di autunno, decise di rifugiarsi nella sua libreria preferita, un piccolo negozio nel centro città con scaffali polverosi e un odore di carta vecchia che la faceva sentire viva.
Stava sfogliando un romanzo classico nel reparto della letteratura erotica, un capriccio raro, quasi una sfida a se stessa quando urtò contro qualcuno.
“Mi scusi,” disse una voce calda e profonda.
Alzò lo sguardo e vide lui, un uomo sulla quarantina, distinto, con capelli castani brizzolati alle tempie, occhiali eleganti e un sorriso che illuminava il volto abbronzato. Indossava un cappotto scuro e teneva in mano un libro di poesie.
Si chiamava Marco, come scoprì poco dopo.
“Non si preoccupi,” rispose Elena, arrossendo leggermente.
Non capitava spesso che un uomo così attraente le rivolgesse la parola.
Parlarono per minuti che sembrarono ore. Marco era un architetto, divorziato, appassionato di libri come lei.
I suoi occhi verdi la fissavano con un’intensità che la metteva a disagio, ma in modo piacevole.
Le chiese del libro che aveva in mano “Le relazioni pericolose” e commentò con un sorriso malizioso, “Una scelta audace per una donna come lei.”
Elena rise, sorpresa dalla propria risata. “Audace? Alla mia età, è solo nostalgia.”
Lui scosse la testa.
“L’età non c’entra con il desiderio.
Lei ha un fascino che molte donne più giovani invidierebbero.”
Furono parole che la colpirono al cuore. Nessuno le aveva detto qualcosa di simile da anni.
Uscirono dalla libreria insieme, sotto la pioggia fine, e Marco insistette per offrirle un caffè nel bar accanto.
Parlarono ancora, di libri, di vita, di solitudini condivise.
Le sue mani sfioravano accidentalmente le sue, e ogni tocco era una scintilla.
Quando il caffè finì, Marco la guardò negli occhi.
“Vorrei rivederla Elena, Cena da me, stasera?”
Lei esitò.
Era folle.
Un uomo più giovane, affascinante, che la desiderava?
Ma qualcosa dentro di lei, un calore dimenticato tra le cosce, la spinse ad accettare.
L’appartamento di Marco era elegante, minimalista, con vista sulla città illuminata. Cenarono con vino rosso e pasta fatta in casa.
Lui la ascoltava, la faceva ridere, la toccava con sguardi che promettevano di più.
Dopo cena, sul divano, le sue labbra trovarono le sue.
Il bacio fu lento, esplorativo.
Le mani di Marco scivolarono sul suo collo, poi sui seni, attraverso la camicetta.
Elena gemette piano, sorpresa dalla propria reattività.
“È passato tanto tempo,” mormorò.
“Lasciati andare,” sussurrò lui, slacciandole i bottoni.
La portò in camera da letto, illuminata solo da una lampada soffusa.
Elena si spogliò con timidezza, esponendo il suo corpo maturo, seni pesanti con capezzoli scuri e duri, pancia morbida, cosce piene segnate da vene leggere.
Si aspettava pietà o esitazione, ma Marco la guardò con fame pura.
“Sei bellissima,” disse, togliendosi la camicia.
Il suo corpo era tonico, petto peloso, addominali definiti.
Quando si abbassò i pantaloni, Elena trattenne il fiato.
Il suo cazzo era notevole, davvero notevole. Lungo almeno venti centimetri, spesso, con vene pulsanti e una cappella larga e rossa che già stillava una goccia di pr eiaculato. Pendeva pesante tra le sue gambe, semi-eretto, e si indurì completamente sotto lo sguardo di lei.
“Dio mio,” sussurrò Elena, gli occhi spalancati.
Non aveva mai visto qualcosa di così imponente.
Suo marito era stato nella media, e gli amanti sporadici della gioventù pure. Questo era un mostro di carne, dritto e orgoglioso.
Marco sorrise, accarezzandolo piano.
“Ti piace?”
Lei annuì, ipnotizzata.
Si inginocchiò davanti a lui, le mani tremanti che lo impugnavano.
Era caldo, duro come acciaio, ma la pelle vellutata.
Non riusciva a chiudervi intorno le dita completamente.
Lo leccò dalla base alla punta, assaporando il sale della sua eccitazione.
Marco gemette, afferrandole i capelli grigi.
“Prendilo in bocca,” ordinò dolcemente.
Elena obbedì, aprendo la bocca il più possibile.
Riuscì a ingoiare solo la cappella e parte dell’asta, la lingua che scivolava intorno.
Lui spinse piano, scopandole la bocca con movimenti lenti.
Lei sbavava, gli occhi lacrimosi, ma eccitata come non mai.
La sua figa, bagnata da ore, pulsava di bisogno.
Marco la alzò e la gettò sul letto.
Le divorò i seni, succhiando i capezzoli fino a farla urlare.
Le dita scesero tra le sue gambe, trovando la figa pelosa e fradicia.
“Sei così bagnata,” mormorò, infilando due dita dentro di lei, curvandole per colpire quel punto sensibile.
Elena inarcò la schiena, venendo per la prima volta in anni con un orgasmo violento, schizzi di umore che bagnavano le lenzuola.
Poi lui si posizionò tra le sue cosce aperte. La cappella del suo cazzo enorme premeva contro l’ingresso della sua figa.
“Rilassati,” disse, spingendo piano.
Elena gridò.
Era troppo grosso.
La dilatava come mai prima, un misto di dolore e piacere estremo.
Centimetro dopo centimetro, la riempì completamente, il suo utero sfiorato dalla punta.
Quando fu tutto dentro, rimasero fermi, ansimanti.
“Mi stai spaccando,” gemette lei, ma le gambe gli cinsero i fianchi.
Marco iniziò a scopare, prima lento, poi sempre più forte.
I suoi affondi erano profondi, il cazzo che entrava e usciva con schiocchi umidi, le palle che sbattevano contro il suo culo. Elena urlava, le unghie che gli graffiavano la schiena.
Veniva di continuo, la figa che si contraeva intorno a quell’asta mostruosa.
“Cambiamo posizione,” ringhiò lui.
La girò a pecorina, il culo maturo in aria. Entrò di nuovo da dietro, più profondo che mai.
Le afferrò i fianchi, scopandola come un animale.
Elena sentiva il cazzo sfregare ogni nervo dentro di lei, la cappella che batteva contro il collo dell’utero.
“Vengo… di nuovo!” urlò, collassando sul letto in un orgasmo che la fece tremare tutta.
Marco accelerò, il sudore che colava.
“Dove vuoi che venga?”
“Dentro… riempimi!” implorò lei, pazza di lussuria.
Con un ruggito, esplose.
Getti potenti di sborra calda la inondarono, troppa, che traboccava fuori dalla figa dilatata.
Lui pompò ancora, svuotandosi completamente dentro di lei.
Rimasero abbracciati, ansimanti.
Elena, con il corpo dolorante ma soddisfatto come mai, accarezzò il suo cazzo ancora semi duro, coperto dei loro umori.
“Non ci credo,” sussurrò.
“Alla mia età… questo.”
Marco la baciò.
“È solo l’inizio.”
E per la prima volta da anni, Elena credette che la vita potesse ancora sorprenderla.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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