trans
La ragazza delle pulizie
17.12.2025 |
4.932 |
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"Poi si posizionò tra le sue cosce, il cazzo grosso premuto contro l’ingresso bagnato..."
Maria aveva 55 anni, una vita tranquilla dopo la separazione dal marito avvenuta ormai da un decennio. Viveva in un appartamento elegante ma un po’ solitario nel centro della città, e per mantenere tutto in ordine aveva deciso di assumere una donna delle pulizie.
Fu così che entrò nella sua vita Deborah, una trav di 22 anni dall’aspetto incredibilmente femminile.
Deborah era dolce, con lineamenti delicati, capelli lunghi castani che le arrivavano alle spalle, un trucco sempre impeccabile e una voce morbida che faceva venire i brividi. Quando lavorava a casa di Maria, però, si vestiva in modo pratico, tute da ginnastica larghe che nascondevano le sue forme, rendendola quasi asessuata ai fini del lavoro.
Puliva con efficienza, chiacchierava amabilmente, e Maria apprezzava la sua presenza discreta.
Una sera, dopo una giornata particolarmente faticosa, Maria propose a Deborah di uscire per un aperitivo.
“Ti va di rilassarti un po’? Offro io, hai lavorato tanto oggi.”
Deborah accettò con un sorriso luminoso, e si cambiò rapidamente nel bagno di Maria. Quando uscì, Maria rimase senza fiato. Deborah aveva sfoggiato tutta la sua femminilità, un abito aderente nero che le modellava il corpo snello, tacchi alti che slanciavano le gambe interminabili, un trucco più audace con labbra rosse carnose e occhi smokey.
I seni, evidentemente siliconati ma perfetti, premevano contro il tessuto, e i fianchi ondeggiavano con grazia ipnotica.
Era una dea giovane, sensuale, irresistibile.
Sedute al bar, sorseggiando cocktail, Maria non poteva staccare gli occhi da lei.
Sentiva un calore strano diffondersi nel basso ventre, un’attrazione che non provava da anni.
Deborah era così femminile, così perfetta ma Maria sapeva bene cosa nascondeva sotto quella gonna.
Era una trav, e questo la confondeva.
Come poteva sentirsi così attratta?
Era sbagliato?
O forse no?
Parlavano di tutto e niente, ma gli sguardi di Deborah erano sempre più intensi, le sue mani sfioravano casualmente quelle di Maria.
Alla fine della serata, mentre camminavano verso casa, fu Deborah a prendere l’iniziativa.
Si fermò sotto un lampione, si voltò verso Maria e le accarezzò il viso con delicatezza. “Maria, mi desideri, vero? L’ho visto nei tuoi occhi tutta la sera.”
Maria arrossì, balbettando: “Io, non so, sei così bella, ma...”
Deborah la zittì con un bacio morbido, appassionato, le labbra calde e umide che si fondevano con le sue.
“Vieni da me, nel mio appartamento, solo un po’ di coccole, niente di più se non vuoi.” Maria, travolta dal desiderio, annuì.
L’appartamento di Deborah era piccolo ma accogliente, illuminato da luci soffuse.
Si baciarono di nuovo sulla soglia, poi sul divano, le mani che esploravano.
Deborah spogliò lentamente Maria, baciandole il collo, i seni ancora sodi nonostante l’età, succhiando i capezzoli fino a farli indurire.
Maria gemette, le dita affondate nei capelli di Deborah.
“Sei così femminile, non ci credo,” mormorò Maria mentre Deborah le abbassava le mutandine, leccandole la figa già bagnata con lingua esperta, facendola impazzire di piacere.
Poi fu il turno di Deborah.
Si alzò, si tolse l’abito con movimenti sensuali, rivelando un corpo da modella, pelle liscia, seni perfetti, culo sodo.
Maria la ammirava, eccitata, fino a quando Deborah non si abbassò le mutandine.
Il cazzo di Deborah balzò fuori, eretto e imponente.
Non era lunghissimo – forse simile a quello dell’ex marito di Maria, un ricordo sbiadito – ma la circonferenza era straordinaria, spesso e venoso, con una cappella larga e rossa che pulsava.
Eppure, nulla toglieva alla sua femminilità, le curve, il viso angelico, la voce sussurrata rendevano quel membro un contrasto eccitante, non un difetto.
Maria lo fissò stupita, la bocca socchiusa. “Dio è così grosso,” disse con voce tremante, ma le mani si mossero istintivamente verso di esso.
Lo accarezzò, sentendo la pelle calda e tesa, la grossezza che le riempiva il palmo. Non riusciva a chiudere completamente le dita intorno.
Deborah gemette piano, spingendo i fianchi avanti.
“Ti piace? Succhialo, Maria.”
Maria, sopraffatta dal desiderio, si chinò e lo prese in bocca.
La cappella larga le dilatò le labbra, il sapore salato e muschiato la invase. Riusciva a ingoiarne solo metà, la circonferenza che le stirava la bocca al limite, ma leccava avidamente, succhiando con foga mentre Deborah le accarezzava i capelli.
Ti piace il mio cazzo.
Dopo minuti di pompino bagnato e rumoroso, Deborah la fece sdraiare sul letto.
Le aprì le gambe, leccò di nuovo la figa di Maria fino a farla urlare di orgasmo, il corpo che tremava.
Poi si posizionò tra le sue cosce, il cazzo grosso premuto contro l’ingresso bagnato. “Lo vuoi dentro? Dimmi di sì.”
“Sì, scopami, Deborah,” implorò Maria.
Deborah spinse piano, la cappella larga che forzava l’ingresso, dilatando la figa di Maria come non era mai successo.
Maria gridò di dolore misto a piacere, le pareti vaginali stirate al massimo intorno a quel membro mostruoso.
“Cazzo, è troppo grosso, ahhh!”
Ma Deborah continuò, centimetro dopo centimetro, fino a riempirla completamente. Una volta dentro, iniziò a scopare con ritmo crescente, le palle che sbattevano contro il culo di Maria, i seni di Deborah che rimbalzavano ipnotici.
Maria si aggrappava alle lenzuola, la figa che pulsava intorno a quel cazzo spesso, ogni affondo che le sfregava il punto G in modo brutale e delizioso.
“Mi stai spaccando, ma non fermarti, scopami più forte!”
Deborah obbedì, martellando con forza, il sudore che colava sui loro corpi. Cambiarono posizione, Maria a cavalcioni, che impalava se stessa su quel palo spesso, gemendo mentre lo cavalcava, i succhi che colavano lungo l’asta.
Deborah la girò a pecorina, le afferrò i fianchi e la inculò con violenza, il cazzo che entrava e usciva dalla figa fradicia producendo suoni osceni.
“Senti come ti riempio? La tua figa è stretta per il mio cazzo, vieni per me.”
Maria esplose in un orgasmo violento, la figa che si contraeva spasmodicamente, schizzando liquidi sul letto.
Alla fine, Deborah si ritrasse, il cazzo lucido di succhi, e venne copiosamente sul viso e sui seni di Maria, fiotti caldi e densi che la coprirono.
Maria leccò avidamente, assaggiando il seme salato.
Si accasciarono esauste, Deborah che abbracciava Maria da dietro, il cazzo ancora semi eretto premuto contro il suo culo.
“È stato incredibile,” sussurrò Maria.
“Non pensavo potesse essere così.”
Deborah sorrise, baciandole il collo.
“È solo l’inizio. Tornerai per pulizie, e per altro.”
Da quella sera, le “pulizie” a casa di Maria presero un nuovo significato, e le due donne si persero in una passione travolgente, dove la femminilità di Deborah e la sua sorpresa tra le gambe diventarono il centro del loro desiderio infinito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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