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Lui & Lei

La spiaggia per nudisti letterari


di RobustoNordest
21.12.2025    |    1.270    |    2 9.2
"Poi fu il suo turno: si inginocchiò e prese quel mostro in bocca, a fatica, sbavando, sentendolo pulsare contro la gola..."
Lucrezia aveva ventisette anni e una vita che scorreva tra riunioni, spreadsheet e decisioni che pesavano milioni.
Era una manager brillante, con un corpo che sembrava scolpito per essere ammirato: fianchi morbidi e invitanti, una vita stretta, e un seno piccolo, sodo, con capezzoli sempre leggermente eretti che la facevano assomigliare a una Venere moderna, uscita da un dipinto di Botticelli ma con la pelle abbronzata dal sole del Mediterraneo.
Ogni estate, fuggiva dalla città per rifugiarsi in spiagge nudiste, dove poteva spogliarsi di tutto – vestiti, ruoli, maschere – e sentirsi finalmente libera.
Il sesso non era tra le sue priorità.
Preferiva la solitudine di un buon libro: pagine che la portavano in mondi lontani, avventure che non richiedevano corpi sudati o gemiti forzati.
Sdraiata sul telo, con le gambe leggermente aperte al sole, leggeva per ore, ignorando il viavai intorno a lei. Socializzava solo con coppie mature sposate, quelle over cinquanta che chiacchieravano di viaggi, pensione e nipoti, offrendole un bicchiere di vino fresco o un consiglio su un romanzo dimenticato. Erano conversazioni leggere, senza sottintesi.
I ragazzi più giovani, invece, le ronzavano intorno come mosche.
Ventenni muscolosi, con corpi depilati e sorrisi da conquistatori, si avvicinavano con pretesti banali: “Hai crema solare?”, “Che libro stai leggendo?”.
Lucrezia li osservava con un sorriso educato ma distaccato.
Non la interessavano: troppi muscoli gonfiati in palestra, troppi cazzi mediocri che penzolavano flaccidi tra le gambe, in cerca di attenzioni che lei non aveva intenzione di dare.
Un pomeriggio, durante una delle sue lunghe passeggiate lungo il bagnasciuga, con l’acqua che le lambiva i piedi nudi e il sole che accarezzava la sua figa rasata, il suo sguardo cadde su di lui.
Mario, cinquant’anni suonati, robusto come un tronco d’albero, con una pancia soda ma non flaccida, spalle larghe segnate dal tempo e una peluria grigia sul petto che gli dava un’aria da orso.
Era seduto su una sdraio, solo, con un libro in mano – sorprendentemente, un classico di Calvino.
Ma ciò che catturò davvero l’attenzione di Lucrezia fu tra le sue gambe: un cazzo grosso, pesante, che anche a riposo pendeva impressionante, con vene sporgenti e un glande che sembrava promettere devastazione.
I loro sguardi si incrociarono.
Lui sorrise, non con l’arroganza dei giovani, ma con una calma complice.
Lucrezia, per la prima volta in quella vacanza, sentì un calore tra le cosce che non dipendeva dal sole.
Si avvicinò, fingendo interesse per il libro.
“Calvino in spiaggia nudista? Audace scelta,” disse lei, sedendosi accanto senza chiedere permesso.
Mario rise, una risata profonda.
“Meglio di certi thriller da ombrellone. Tu cosa leggi?”
Da lì nacque la complicità.
Parlarono per ore: di libri, di viaggi mai fatti, di come la nudità rendesse tutti uguali ma allo stesso tempo rivelasse le differenze vere.
Mario era vedovo, ex ingegnere, con una vita tranquilla e un appetito per le cose semplici.
Non la corteggiò come i ragazzi: la ascoltò, la sfidò su interpretazioni letterarie, e ogni tanto il suo sguardo scivolava sul suo seno piccolo, sui capezzoli turgidi, senza vergogna ma con apprezzamento.
Il giorno dopo si rincontrarono “per caso”. Passeggiarono insieme, nudi, con il cazzo di lui che dondolava pesante a ogni passo, sfiorandole occasionalmente la coscia. Lucrezia sentiva la figa inumidirsi, un desiderio che non provava da mesi.
La sera, lui la invitò nella sua piccola casa affittata vicino alla spiaggia – niente hotel, solo privacy.
Entrarono, e la complicità esplose.
Mario la baciò senza preamboli, le sue mani ruvide che stringevano quel seno perfetto, pizzicando i capezzoli fino a farla gemere. Lucrezia gli afferrò il cazzo, finalmente eretto: era enorme, spesso come il suo polso, con la cappella viola e gonfia che pulsava nella sua mano.
“Cazzo, è grosso,” mormorò lei, eccitata come non mai.
Lui la spinse contro il muro, le aprì le gambe e leccò la sua figa bagnata con una lingua esperta, lenta, succhiando il clitoride fino a farla tremare.
Lucrezia gli venne in bocca la prima volta, urlando, le unghie conficcate nelle sue spalle.
Poi fu il suo turno: si inginocchiò e prese quel mostro in bocca, a fatica, sbavando, sentendolo pulsare contro la gola.
Mario la scopò in bocca piano, godendosi la vista di quella Venere che lottava per ingoiarlo.
La sorpresa arrivò quando la portò a letto. Non la scopò subito: la legò leggermente con una sciarpa, le mani ai polsi, e usò il suo cazzo grosso per torturarla.
Lo strofinò sulla figa fradicia, sul clitoride, entrò solo con la cappella e uscì, facendola implorare. “Ti prego, Mario, infilamelo tutto…”
Quando finalmente la penetrò, fu brutale e perfetto.
Quel cazzo enorme la dilatò come mai prima, sfregando ogni punto sensibile, riempiendola completamente.
La scopò forte, con colpi profondi, la pancia che sbatteva contro il suo culo mentre lei urlava di piacere.
Vennero insieme la prima volta, lui che le inondava la figa di sborra calda e abbondante.
Da quella vacanza, Lucrezia tornò cambiata.
I libri restavano la sua passione principale, ma ora, tra le pagine, il suo corpo ricordava il peso di quel cazzo enorme, il bruciore dolce della penetrazione, il sapore della sborra sulla lingua.
E l’estate successiva prenotò lo stesso posto, sapendo che Mario l’avrebbe aspettata – solo loro due, nudi, complici, insaziabili
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