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Gay & Bisex

Le vera coppia


di RobustoNordest
20.12.2025    |    3.823    |    17 9.8
"«Più forte… cazzo, sì, scopami come una troia, » ansimava Paolo, spingendo indietro per andargli incontro..."
Pietro e Paolo avevano trent’anni, erano amici da una vita e condividevano tutto: vacanze al mare, cenoni di Natale, serate infinite agli aperitivi.
Il lavoro non era mai stata una priorità; preferivano di gran lunga divertirsi, ridere, bere spritz e passare ore con il telefono in mano a chattare su app o a scambiarsi video porno scaricati dal web.
Pietro, sportivo e palestrato, era un cacciatore di donne incallito; Paolo, più esuberante ed estroverso, nascondeva una curiosità leggera, quasi giocosa, verso il mondo maschile.
Una sera, dopo il terzo aperitivo, Pietro buttò lì l’idea: «E se aprissimo un profilo su Annunci69? Così attiriamo qualche coppia, ci divertiamo in tre…».
Paolo rise, ma accettò subito. «Va bene, ma ognuno fa il suo profilo da solo, eh? E tu, Pietro, non scrivere troppe cazzate altrimenti ti bannano in due minuti.»
Qualche giorno dopo, Pietro mandò un WhatsApp trionfante: «Pubblicato! Nick: Pietro_il_Grande». Girò il link.
Paolo lo aprì e scoppiò a ridere: descrizione breve e diretta, una foto a petto nudo e due del cazzo – una moscio, una duro.
Rispose con una fila di emoji che ridevano e aggiunse: «Almeno potevi depilarti le palle, bestia».
Il giorno dopo Paolo caricò il suo, ma non mandò nessun link.
Disse solo: «Fatto anche il mio».
Pietro, curioso, iniziò a scorrere i profili single della provincia.
Niente.
Poi, nel rullo dei nuovi iscritti, nella sezione bisex, apparve “Polox”.
Prima foto: un ragazzo snello di spalle, tatuaggio sulla scapola che Pietro riconobbe all’istante.
Aprì la galleria: volto sempre nascosto, corpo liscio e oliato, culo sodo, una mano che copriva quasi tutto il cazzo moscio. Quasi.
Perché quel “quasi” bastò a far restare Pietro a bocca aperta: non aveva mai visto Paolo nudo, e quelle dimensioni, anche a riposo, erano impressionanti.
L’annuncio era chiaro: cercava coppie, ma anche uomini singoli.
Richiedeva riservatezza e ospitalità.
Pietro lo chiamò subito.
«Ma che cazzo di profilo è? Da quando ti piace pure il cazzo?»

Paolo, un po’ imbarazzato, rise.
«Boh, eventualmente troviamo una coppia, tu ti scopi la moglie, io mi diverto col marito… no stress.»
Finirono la telefonata con battute e risate, come sempre.
Passarono settimane.
Si vedevano per aperitivi, commentavano gallerie di altri utenti, ridevano delle foto peggiori.
Pietro non aveva ancora nessuna coppia in amicizia; Paolo, invece, era diventato VIP. «Avevo quattro soldi sulla Postepay,» si giustificò con un ghigno.
Pietro notò che nel profilo di Polox era comparso un video nuovo: Paolo giocava con un dildo, poi, sul finale, inquadrava di sfuggita il cazzo in erezione, completamente depilato, lungo e spesso.
Quelle immagini iniziarono a ossessionare Pietro.
Una sera, mezzo ubriaco, gli mandò un messaggio: «Se ti serve un video dove fai un pompino vero, ti do il mio cazzo.»
Scoppiarono a ridere tutti e due.
Poi Paolo: «Se fai sul serio, vieni domani sera da me.»
La sera dopo, nell’appartamento di Paolo, l’aria era elettrica.
«Sei ancora dell’idea?» chiese Paolo.
«Sì, ma ci mettiamo in quell’angolo, così sistemo bene la telecamera e non si vede il resto della casa.»

Pietro, già eccitato, annuì. «Segreto assoluto, e nel video non si vede la mia faccia.»
«Tranquillo,» disse Paolo.
«Però prima mi preparo: rossetto, reggicalze… e tu non venire troppo in fretta, che devo controllare l’inquadratura con la coda dell’occhio.
La sborrata la voglio in faccia, bella inquadrata.»
Paolo uscì dal bagno e Pietro trattenne il fiato: corpo nudo, lucido di olio, completamente depilato, reggicalze nero che stringeva le cosce, cazzo grosso anche da moscio.
«Mettiti lì, dove ho segnato col nastro sul pavimento,» disse Paolo con calma. «Pantaloni giù, puoi tenere la maglietta bianca aderente, in video figura bene.» Accese la telecamera.
Pietro era in piedi, pantaloni e boxer alle caviglie, cazzo già duro che tendeva le mutande.
Paolo si inginocchiò, iniziò a massaggiarlo sopra il tessuto, baciando la protuberanza. Dalle mutande uscivano goccioline di pre-sborra.
«Piano, non venire subito,» sussurrò.
Poi abbassò le mutande e prese il cazzo in bocca, ingoiandolo fino in gola.
Con una mano si segava il suo, che nel frattempo si era indurito completamente: lungo, venoso, qualche centimetro più di quello di Pietro.
Pietro, guardando giù, si eccitò ancora di più.
Sentì l’orgasmo arrivare.
Toccò delicatamente la spalla di Paolo. «Tra poco vengo…»

Paolo alzò gli occhi, incrociò il suo sguardo, controllò l’inquadratura, si staccò dalla cappella.
«Sborrami in faccia.»
Pietro esplose: quattro schizzi potenti e caldi colpirono il viso di Paolo – zigomi, labbra, mento.
Paolo continuò a segarsi furiosamente; tre schizzi finirono sul pavimento, due caldi e densi sulle cosce di Pietro.
Rimasero un attimo così, ansimanti.
Paolo si leccò le labbra, raccolse un po’ di sborra con le dita e la succhiò.
«Cazzo, Pietro… sei venuto un casino.»
Si alzò, il corpo ancora lucido, il cazzo semi-duro che dondolava.
Senza dire nulla, afferrò Pietro per la nuca e lo baciò, spingendogli in bocca il sapore della propria sborra.
Pietro, travolto, ricambiò il bacio con fame. Le mani scivolarono sul corpo oliato dell’amico, sul culo sodo.
«Girati,» ringhiò. Paolo obbedì, mettendosi a quattro zampe, reggicalze teso, culo in aria.
Pietro sputò sulla mano, lubrificò il suo cazzo ancora duro e lo puntò contro quel buco stretto e rosa.
«Fallo,» disse Paolo con voce roca. «Scopami.»
Pietro spinse dentro in un colpo solo.
Paolo gemette forte, inarcandosi. Il calore, la stretta, erano incredibili.
Pietro iniziò a pompare con forza, afferrandogli i fianchi, schiocchi umidi che riempivano la stanza.
Con una mano raggiunse sotto e afferrò il cazzo di Paolo, segandolo in ritmo.
«Più forte… cazzo, sì, scopami come una troia,» ansimava Paolo, spingendo indietro per andargli incontro.
Pietro lo martellava senza pietà, sudato, perso nel piacere.
Sentì l’orgasmo montare di nuovo. «Vengo dentro,» avvertì.

«Riempimi,» rispose Paolo.
Pietro ruggì, affondando fino in fondo, schizzando dentro l’amico in lunghi getti caldi.
Il culo di Paolo si contrasse intorno a lui, e quello bastò: Paolo venne una seconda volta senza toccarsi, sborrando sul pavimento in archi potenti, urlando il nome di Pietro.
Crollarono uno sull’altro, ansimanti, coperti di sudore, olio e sborra.
Si baciarono di nuovo, lenti, profondi.
Paolo spense la telecamera con un sorriso soddisfatto.
«Il video sarà una bomba.»
Da quella sera, gli aperitivi divennero solo un pretesto.
Finivano sempre a casa di uno dei due, nudi, oliati, a scopare per ore: pompini lenti sul divano, scopate violente contro il muro, 69 sul letto con sborrate in bocca reciproche.
I profili su Annunci69 restarono attivi, ma le coppie non arrivarono mai.
Non servivano più.
Avevano scoperto che il divertimento più grande era tra loro: corpi che si conoscevano a memoria, cazzi che si completavano alla perfezione, segreti sporchi e orgasmi infiniti.
E ogni volta che uno dei due veniva dentro l’altro, sapevano entrambi che quella era la loro vera, unica, coppia perfetta.
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