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Il Gusto Sporco del Tradimento


di DorianGray28
10.04.2026    |    4.207    |    0 9.0
"— Fammi male, cazzo! Voglio sentire che sei dentro di me, non pensare a lei! ​Ogni affondo la fa sussultare, la sua carne calda e stretta mi avvolge come una morsa, mentre io le mordo il..."
​Il motel è lo squallido santuario di sempre. Parcheggio la mia auto accanto alla sua; vederla lì mi fa ribollire il sangue. Grazie alla gestione flessibile del mio lavoro, sono riuscito a scappare ancora una volta. Mentre guidavo, le mani mi tremavano sul volante al solo pensiero di ciò che Rebecca mi avrebbe fatto fare. Entro senza bussare, il cuore che martella contro le costole, divorato da un'impazienza che rasenta la follia.
​Rebecca è lì. Le nostre famiglie sono amiche da una vita, io e suo marito Max siamo quasi fratelli, ma tra noi è esploso qualcosa di marcio e irresistibile che ha incenerito ogni principio morale. Quello che facciamo qui dentro è l'esatto opposto del perbenismo che mostriamo fuori. Qui non ci sono affetti, solo carne, sudore e parole che non oseremmo mai pronunciare nei nostri letti coniugali. Per far esistere questo tradimento, abbiamo bisogno di sporcarlo, di renderlo osceno.
​Lei mi aspetta in piedi, con un reggiseno di pizzo nero che a stento trattiene il suo seno generoso. Il profumo nella stanza è denso, un mix muschiato di eccitazione e calore che mi colpisce come un pugno.
— Vieni qui, bel cazzone, — ringhia lei con voce roca, mordendosi il labbro. — Sai bene cosa voglio.
​Si sfila i jeans con una lentezza studiata. Sotto porta un perizoma trasparente, completamente fradicio. L'odore della sua eccitazione mi invade le narici, un richiamo ferino che mi fa tendere i muscoli. Non resisto: le piombo addosso e affondo la mano tra le sue gambe, bagnando le dita nel suo calore viscido. Lei spalanca le cosce, ride con malizia e si volta, sporgendo il culo verso di me. Con le dita divarica le proprie natiche, offrendomi la vista del suo ano palpitante.
​— Te lo faccio vedere io come godono le troie come me, — sussurra provocante.
​Ma la fame è troppa. La sbatto sul letto, mettendomi tra le sue gambe spalancate. Senza preliminari, affondo il mio membro nella sua figa calda e scivolosa.
— Oh sì, così bastardo! — urla lei mentre la schiena si inarca. — Fammi sentire tutto, prenditelo tutto!
​Inizio a scoparla con colpi secchi e profondi. Ogni affondo è una scossa elettrica. Lei solleva i fianchi per accogliermi meglio, artigliando le lenzuola.
— Sì, scopami! Non fermarti, figlio di puttana! — grida in preda a un delirio erotico.
Aumento il ritmo finché la sua carne non inizia a pulsare intorno a me, cercando di risucchiarmi l’anima. Ma Rebecca vuole l'abisso. Sente che sto per venire e mi respinge con forza, girandosi a quattro zampe. Spinge il culo indietro verso di me, l'apertura stretta e scura che reclama la sua parte.
​— Adesso prendimi qui, — ordina con ferocia. — Voglio che me lo rompi, cazzo! Voglio sentirti nel culo!
​Le afferro i capelli biondi, tirandole indietro la testa, e punto la punta del mio cazzo contro quella resistenza strettissima. Spingo con forza bruta e lei morde il cuscino per non urlare troppo forte mentre la violento da dietro. Quando finalmente entro tutto, l’odore acre e profondo del suo ano si mescola al sudore e al sapore della sua pelle, facendomi perdere completamente il lume della ragione.
​— Ohoh, sì! Sfondami! — grida mentre i miei colpi diventano brutali, animaleschi. — Fammi male, cazzo! Voglio sentire che sei dentro di me, non pensare a lei!
​Ogni affondo la fa sussultare, la sua carne calda e stretta mi avvolge come una morsa, mentre io le mordo il collo lasciandole il segno del mio possesso.
— Sei la mia troia, lo sai? — le sibilo all'orecchio con disprezzo e desiderio.
— Sì! La tua lurida troia! Solo la tua! — ansima lei, con il volto schiacciato sul materasso.
​Le afferro le grosse tette con violenza, strizzandole mentre esplodo dentro di lei in un orgasmo devastante che mi svuota i polmoni. Lei urla e si inarca, tremando sotto di me fino a crollare esausta. Restiamo avvolti dal puzzo denso del sesso clandestino, mentre le accarezzo il fianco.
​— Ti è piaciuto, eh? — le sussurro soddisfatto.
— Sì... ma la prossima volta dovrai farmi gridare ancora di più, — risponde lei con uno sguardo torbido.
​Guardo l'orologio. La realtà torna a bussare. Devo tornare in ufficio e poi a casa, dalla mia compagna, recitando la parte dell'uomo perbene.
— Devo andare, il lavoro chiama — dico, rivestendomi in fretta per cancellare ogni traccia di lei da addosso.
— A presto, porco libidinoso.
​Mentre guido verso casa, il suo odore selvaggio mi impregna ancora la pelle. Sento la sua voce sporca nelle orecchie e so che, nonostante il senso di colpa verso Max e la mia compagna, tornerò ancora. Sono schiavo della sua perversione e di questo segreto infame che ci tiene uniti.
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