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Lui & Lei

Il Massaggio Non Professionale


di DorianGray28
04.11.2025    |    2.470    |    1 7.1
"Poi ho spinto la mano a massaggiare il fondoschiena fino a infilarla quasi tra i pantaloni e il culo: Monica ha avuto un brivido e ha inarcato la schiena a sfiorare il rigonfiamento nella mia stoffa..."

Qualche mese fa, io e la mia compagna, stanchi di litigare per i turni delle pulizie, abbiamo preso una decisione: una donna delle pulizie in casa un paio di volte al mese. È così che è arrivata Monica.
Monica è una piacente signora sui cinquant’anni. Non è grassa, anzi, è molto magra e piccolina, il che esalta il suo seno esplosivo. A completare il quadro, ha un culetto a mandolino — proprio la mia ossessione. Capelli corti, sempre ben curata e truccata, a quanto pare felicemente sposata. Non ci incrociamo quasi mai, visto che quando viene io sono a lavoro, e io non avevo mai pensato a lei da quel punto di vista… almeno finché un giorno, per uno strano caso, mi sono trovato a casa.
È arrivata lamentandosi per il mal di schiena. Mi ha raccontato che nel weekend era stata a camminare in montagna ed era quasi bloccata dal dolore, riprendendosi a forza di antidolorifici.
Le ho subito consigliato un massaggio e le ho dato il numero di un massaggiatore, suggerendole nel frattempo di farsi massaggiare dal marito.
«Mio marito non è mica capace di fare i massaggi», mi ha liquidato.
È stato allora che mi ha ricordato una vecchia chiacchierata in cui le avevo detto che a me piace fare massaggi e che avevo anche seguito qualche corso amatoriale. Dopo che ha finito i lavori, l’ho vista ancora contratta e le ho fatto l'offerta che, col senno di poi, attendevo inconsciamente: «Se vuoi, potrei farti un breve massaggio per alleviare il dolore».
Ho preso un olio profumato e l’ho invitata a sedersi sul divano. Lei prima si è asciugata il sudore, poi si è seduta facendo scivolare via, con noncuranza, le spalline della canottiera.
Aveva in effetti una forte contrattura nella parte sinistra. Mentre io, da dietro, iniziavo a massaggiarle la schiena e il collo, lei ha subito iniziato a gemere di piacere: «Ah, che bello», diceva. «Sei proprio bravo».
Dal collo scendevo giù a massaggiare anche davanti, lambendo il suo abbronzato décolleté. Poi l'ho fatta stendere sul divano a faccia in giù e braccia in avanti. Le ho massaggiato a lungo il collo e la schiena, cercando di sciogliere il più possibile le tensioni, ma il contatto col suo corpo, l’olio profumato misto al sudore e alla sua magrezza toniche, stava iniziando ad eccitarmi in modo irrefrenabile.
«Scusa, mi tolgo la maglietta, sto sudando», le ho detto.
«Anch’io mi tolgo la canottiera, scusa, così riesci a massaggiarmi meglio», mi ha risposto, e con un gesto si è liberata della canottiera, rimanendo in reggiseno bianco senza spalline.
Preso dal massaggio, quasi senza accorgermene, strofinavo ormai il petto nudo sulla sua schiena nuda.
«Ti fa male anche qui?», le ho chiesto, toccandola alla fine della schiena, proprio all’inizio di quel culetto a mandolino che tanto mi piaceva.
«No, lì no», ha risposto con voce rauca, «ma massaggi pure anche lì, se puoi, mi farà bene di sicuro».
L’eccitazione era palpabile. A pochi millimetri dalle sue natiche sode e perfette, il mio cazzo pulsava, duro come il marmo, sotto i pantaloncini. Ho intensificato i massaggi e ad ogni passaggio della mia mano lei gemeva debolmente. Ho premuto il mio petto sulla sua schiena e i gemiti sono aumentati. Poi ho spinto la mano a massaggiare il fondoschiena fino a infilarla quasi tra i pantaloni e il culo: Monica ha avuto un brivido e ha inarcato la schiena a sfiorare il rigonfiamento nella mia stoffa.
Spiazzato, per un istante ho cercato di recuperare la professionalità, il buon senso: «Ok, Monica, ho finito. Spero di non averti fatto fare tardi, magari devi preparare il pranzo a tuo marito», ho detto, tirandomi leggermente indietro. È stato il mio quasi rifiuto.
«No, tranquillo, a pranzo di solito non torna. Ah, che bello, come mi sento leggera. Mi hai rimesso al mondo! Adesso però sono in debito di questa piacevole seduta, come posso sdebitarmi?».
Ho sentito l'avvertimento, la vocina della coscienza, ma in quel momento la sua vicinanza, i seni prorompenti a malapena contenuti dal reggiseno e il mio cazzo pulsante mi hanno fatto cedere. Ci sono cascato in pieno.
«Ma, non so, vedi tu...», ho balbettato, con lo sguardo ormai perso sul suo petto.
«Fammi un po’ vedere… forse ho un’idea».
L’idea è stata afferrare il mio cazzo ormai in fiamme, massaggiarlo attraverso il tessuto e poi, con l’esperienza di una donna matura, capire che non avrei resistito un secondo di più.
Monica non ha perso tempo a ficcarsi il mio cazzo in bocca.
«Ti va bene come compenso per il massaggio?», ha bofonchiato già gorgogliando di saliva e di cazzo che le riempiva le fauci. Ha pompato e leccato accarezzandomi i coglioni, mentre io mi abbuffavo delle sue tettone senza neppure toglierle il reggiseno.
Con un «mmm» goloso, ha divorato il mio seme fino all’ultima goccia.

«Adesso siamo pari», mi ha detto leccandosi le labbra con un sorriso complice, «almeno fino al prossimo massaggio».
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