Lui & Lei
L'Ammissione della Tentatrice
17.09.2025 |
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"Lei urlava, spingeva il culo contro di me:
«Più forte! Fammi male! Voglio sentire che mi possiedi ancora!»
La girai, la sollevai sul tavolo e le misi il cazzo in bocca..."
L’aria, in quei giorni, sapeva già di fine. Lo sentivo nel silenzio che si era fatto tra me e lei, in quel modo di evitarsi negli stessi spazi che un tempo erano stati il nostro rifugio. Credevo che il tradimento fosse la ferita più profonda, la cicatrice definitiva che avrebbe segnato la fine di tutto.Mi sbagliavo.
Quello che è successo dopo, mentre cercavamo goffamente di raccogliere i cocci di ciò che era stato, non è stato che il prologo di una verità molto più oscura e contorta. Una verità che non riguardava solo un letto tradito, ma un gioco perverso i cui fili erano stati mossi da un’ossessione nascosta, un desiderio così bruciante da spingere qualcuno a distruggere la mia vita pur di avermi.
Questo non è il racconto di come ho perso la mia ex. È il racconto di come l’amica della mia ex, l’artefice segreta di quella notte maledetta, mi ha mostrato che l’inferno può avere il sapore dolceamaro della vendetta e il caldo abbraccio della più pura lussuria.
E tutto è avvenuto mentre ero ancora, “legalmente”, suo.
Dopo giorni di messaggi infiniti, ci mettemmo d’accordo sull’ora ed il luogo. La vidi entrare e subito capii che non era lì solo per parlare. Tacchi alti, vestito stretto che lasciava intuire le curve, e quello sguardo che diceva più di qualsiasi messaggio. Si sedette davanti a me, sorrise e senza tanti giri iniziò:
«Sai perché ho insistito tanto? Perché ti volevo da tempo. Ogni volta che la tua ex mi raccontava cosa facevate a letto… io mi bagnavo solo ad ascoltarla.»
Mentre lo diceva, la sua mano era già sulla mia coscia. Saliva piano, sicura, e quando arrivò a stringermi il cazzo sopra i jeans trattenni un gemito.
«Lo sapevo» sussurrò, mordendosi il labbro. «È duro solo a pensarci…»
Io la guardavo, e dentro di me l’odio si mischiava al desiderio.
«Non pensare alla tua ex stasera» mi disse, «pensa solo a me. E lasciati scopare come non hai mai fatto.»
Appena saliti in macchina, perchè era venuta col treno ed io da Galantuomo, o da uomo oramai in preda a istinti “Animaleschi” mi ofrii per portarla a casa, Lei non perse tempo: si chinò e iniziò a sbottonarmi i pantaloni. Il suo sguardo era famelico. Tirò fuori il cazzo e lo accarezzò un attimo prima di ingoiarlo tutto in bocca, io tra odio verso me stesso ed il desiderio mi sentivo frastornato, perso in un qualcosa di Unico.
Guidare diventò impossibile: la testa mi sbatteva contro il sedile mentre lei succhiava come una troia assetata. Lo prendeva fino in fondo, mi sbavava addosso, gemeva con la bocca piena.
Le presi i capelli, la tirai su, ma lei mi leccò le labbra con un filo di saliva che collegava ancora la sua bocca al mio cazzo.
«Portami a casa mia» ordinò, con la voce roca. «E fammi godere come un’ossessa.»
Non feci in tempo ad arrivare che si era già risistemata il rossetto col dito, pronta a portarmi oltre. Appena chiusa la porta mi spinse contro il muro e mi baciò come una furia. Le mani dappertutto, vestiti che cadevano a terra uno dopo l’altro. La gettai sul divano e mi tuffai tra le sue gambe: la figa era già un lago. La leccai senza pietà, la lingua che affondava ovunque, mentre lei mi teneva la testa schiacciata urlando di piacere.
«Sì, leccami la figa! Sporca la faccia di fica!» gridava, tremando.
Le allargai le gambe al massimo e iniziai a leccarle anche il culo. Lei esplose: «Dio, nessuno me l’ha mai fatto così! Continua, ti prego!»
Le infilai la lingua profonda, la sentii gemere come una pazza. Non resistetti più: la presi, la girai a pecorina e le infilai il cazzo tutto dentro con un colpo solo.
«Ohhh sì! Spaccami!» urlò, sbattendo il culo contro di me.
La scopai il più forte che potevo, col mio dito che giocava sul suo buco finché non lo infilai tutto. Lei si contorceva, gemeva come una troia in calore:
«Prendimi il culo, fallo tuo!»
Senza pensarci, puntai il cazzo e glielo spinsi dentro. Gridò forte, ma subito iniziò a muoversi da sola, godendo come non avevo mai visto.
«Sì! Scopami il culo! Riempilo di sborra!»
Venni con una forza che non ricordavo da anni, riempiendola completamente. Lei gemeva ancora, mordendosi le labbra.
Quando crollammo sudati e distrutti, mi baciò piano e mi sussurrò:
«Ora sai perché ho fatto di tutto per averti. Non sarà l’ultima volta.»
Dopo quella notte con la sua amica, avevo la testa piena di domande. Lei continuava a scrivermi:
«Parla con lei, non è andata come pensi. Meriti la verità.»
Alla fine accettai.
Ci incontrammo a casa sua: era agitata, camminava avanti e indietro, senza riuscire a guardarmi negli occhi. Io la fissavo freddo, le braccia incrociate.
«Non volevo perderti» mi disse piano. «Mi sono lasciata trascinare. Non era amore, non era niente. E ogni volta che ti cercavo dopo… era perché ti volevo ancora.»
La rabbia ribolliva, ma allo stesso tempo dentro di me il desiderio mi stava già tradendo. Indossava una maglietta larga, senza reggiseno sotto, e quando incrociò il mio sguardo lo capì.
«Non dirmi che non mi vuoi più» mi sfidò, avvicinandosi lentamente. «Conosco ogni tuo punto debole…»
Le sue mani erano già sul mio petto, poi scesero rapide a sbottonarmi i pantaloni. In un attimo ero duro tra le sue dita.
«Lo sapevo» sorrise, «il tuo cazzo dice la verità, anche quando la tua bocca mente.»
Mi baciò con una fame rabbiosa, e io cedetti. La spinsi contro il muro, le sollevai la maglietta e mi persi tra i suoi capezzoli tesi. Lei gemette forte, graffiandomi la schiena.
«Scopami come quella notte che mi hai fatto urlare fino a farmi tremare le gambe» mi sussurrò all’orecchio.
Non servì altro. Le strappai via la maglietta, la piegai sul tavolo e la presi da dietro senza pietà. Ogni colpo era rabbia e desiderio insieme. Lei urlava, spingeva il culo contro di me:
«Più forte! Fammi male! Voglio sentire che mi possiedi ancora!»
La girai, la sollevai sul tavolo e le misi il cazzo in bocca. Succhiava come una troia assetata, con gli occhi pieni di lacrime e la bocca sporca di saliva. Mi guardava dal basso, stringendosi i seni, gemendo con la bocca piena.
La tirai su e la buttai sul letto. Le gambe spalancate, la figa completamente bagnata che mi supplicava. Le entrai di nuovo dentro con un colpo secco, e lei quasi urlò di piacere.
«Sììì! Così! Non fermarti! Riempimi tutta!»
Le presi le mani e gliele bloccai sopra la testa, mentre affondavo sempre più forte. Poi abbassai la mia bocca sul suo collo e la morsi. Lei impazzì: si alzò di scatto, mi salì sopra e iniziò a cavalcarmi come una furia.
«Ti sei scopato la mia amica?» ansimava.
«Sì.»
«E ti è piaciuto?»
«Da impazzire.»
«Allora adesso goditela ancora di più con me!» urlò, aumentando il ritmo fino a farmi venire con una forza devastante dentro di lei.
Crollammo sudati, esausti, senza parole. Lei mi accarezzò il petto e sussurrò:
«Lo sai che non è finita qui, vero? Io ti voglio ancora. E ora che ti sei preso anche la mia amica… sarà guerra di chi ti scopa meglio.»
Poi ci fu un evoluzione alquanto interessante... ma questo sarà per un’altra volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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