Lui & Lei
La Collega che mi ha Incendiato il Sangue
27.10.2025 |
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"Reclinò lo schienale e prese tutto in bocca, con una voracità e un’abilità che mi fecero perdere la testa..."
Abito in quel di Piacenza e ahimè ho 4X anni. Lavoro da alcuni anni in una azienda abbastanza grande, con XY colleghi tra i quali da poco sono entrati a far parte due miei ex compagni di scuola Antonio e Sara, e fin qui direte voi che palle, e no! Lo dovrei dire io visto dove mi sono ficcato, la mia storia riguarda Sara e non giochi a tre e perversioni varie.Il calore di quel pomeriggio d’estate padana sembrava stagnare nell’ufficio, ma non era nulla in confronto al fuoco che Sara aveva acceso in me. La conoscevo da una vita, dai tempi del liceo, quando per me era solo un’ombra sfocata tra i banchi. Ma ora… ora era un’ossessione carnale che mi toglieva il respiro.
Non so come sia successo, ma un giorno i miei occhi si sono aperti, forse perchè non la vedevo più da anni, forse perchè cresciuta. Davvero vista. 1.65 di pura sinuosità, con quelle curve che reclamavano l’attenzione delle mani: un seno prosperoso che tendeva la stoffa dei suoi tailleur e un sedere alto, sodo, un invito costante e sfacciato che faceva ballare la gonna ad ogni suo passo. I suoi occhi scuri, una volta semplicemente mori, ora erano pozze di un’intelligenza sensuale profonda, carichi di una promessa che mi faceva impazzire.
Il solo vederla attraversare l’open space mi faceva diventare duro all’istante. Mi ritrovavo a sfiorarmi attraverso i pantaloni, con una bramosia animalesca, rischiando la vergogna di una eiaculazione precoce proprio lì, alla scrivania. Io, che mi vantavo della mia resistenza, ero ridotto a un adolescente in calore per lei.
Iniziò un gioco pericoloso. Complimenti sottili, sguardi trattenuti che dicevano tutto. Lei, all’inizio, perplessa, con un “Ma va, smettila” che non convinceva nemmeno lei. Fino a quando, spinto da un coraggio che non sapevo di avere, le proposii: “Un aperitivo, che ne dici?”. La sua risposta fu un muro: “Sai che sono sposata! Con due figli!”. Porca miseria. Ma quel “no” non fece che alimentare il desiderio.
Alla fine cedette. Trovai un posto a trenta chilometri, lontano da occhi indiscreti. Il panico di essere visti era un’eco lontana rispetto al battito del mio cuore. Lei, un mojito trangugiato d’un fiato per placare l’ansia. Io, con un’erezione così potente e dolorosa da sentire il sangue pulsarmi nelle tempie. Mi scoppiava nei pantaloni, una tensione che non avevo mai sperimentato.
Poi, la scintilla. Mentre la salutavo con i due rituali baci sulla guancia, il terzo sfiorò l’angolo della sua bocca. Un non-bacio, un’ammissione. E lei, con un mormorio, si riavvicinò per il quarto, un bacio vero, pieno, sulle labbra. Fu il sigillo. Da lì, in ufficio, fu un’escalation di complicità bollente: sguardi che si cercavano, sorrisi complici, dita che si sfioravano scambiando una tazzina di caffè, carichi di un’elettricità che prometteva il paradiso. Arrivò il mio compleanno. E lei, come un regalo proibito, accettò di venire con me. La presentai ai miei amici senza rivelare nulla, godendo dei loro sguardi ammirati su di lei e del suo modo di avere occhi solo per me. La serata fu un turbinio di abbracci rubati, di mani che si stringevano sotto il tavolo, di sussurri caldi nell’orecchio. Un erotismo crescente, palpabile.
Alla fine, prima di riportarla alla sua macchina, mi fermai in un parcheggio buio, un luogo da appuntamenti clandestini. “Perché ti fermi?” chiese, con una voce che era un misto di innocenza e di pura, consapevole malizia.
Non risposi con le parole. Mi chinai e catturai le sue labbra in un bacio che iniziò dolce, romantico, ma che esplose in una fame reciproca e repressa. Le mie mani, quasi da sole, iniziarono a esplorarla. Scivolarono lungo le sue cosce, sotto la gonna. Sentii il calore del suo corpo attraverso la seta delle mutandine. E quando le spostai con un dito, la trovai inzuppata, un caldo, delizioso lago di desiderio. Il mio dito scivolò dentro di lei senza la minima resistenza, accolto da un fremito e da un gemito soffocato. Era fradicia, pronta per me.
Lei, con dita frementi, iniziò a sua volta a sbottonarmi i pantaloni. “Dio, quanto è duro,” mormorò, liberando la mia erezione, che sembrava scolpita nel marmo, pulsante e tesa. “Sei fatto bene,” sussurrò, e quelle parole mi fecero sentire un dio. Le sue dita iniziarono a scorrermi su e giù con una maestria ipnotica, mentre io continuavo a carezzare il suo interno, baciandola profondamente.
Poi, la visione più eccitante della mia vita: si chinò, e con una lentezza esasperante, baciò la punta, accarezzandola con la punta della lingua. Stavo per esplodere. La avvertii, ma lei non si fermò. Reclinò lo schienale e prese tutto in bocca, con una voracità e un’abilità che mi fecero perdere la testa. La suzione era potente, ritmata, perfetta. Quando non ce la feci più, lei si spostò e con la mano parò i miei schizzi potenti, che avrebbero potuto imbrattare il tetto dell’auto. Fu un orgasmo apocalittico, il coronamento del giorno più felice della mia vita.
Due settimane dopo, ci rifugiammo in un motel a cinquanta chilometri di distanza. La tensione era palpabile, due bombe pronte a esplodere. Dopo preliminari febbrili, la feci sdraiare sul letto. Mi inginocchiai tra le sue gambe e per un momento mi fermai solo a guardarla: nuda, disponibile, magnifica.
“Cosa succede?” chiese, con voce roca.
“Sei fantastica,” risposi, e la verità di quelle parole mi bruciava in gola.
Le allargai le cosce con il mio corpo e mi posizionai all’ingresso del suo paradiso. Spinsi. Ed entrò come se fosse nato per stare lì, caldo, stretto, avvolgente. Un urlo strozzato le uscì dalle labbra, un suono di puro, incontrollato piacere. “Piano,” gemette, “fammelo sentire tutto, fammelo gustare.”
Ma il “piano” durò poco. Il nostro ritmo divenne primitivo, animalesco, da film proibito. La possedevo in ogni posizione, cercando di fondere i nostri corpi in uno solo, mentre i suoi gemiti mi incitavano, mi divoravano. Fu un amplesso che sembrò non finire mai, sudato, ansimante, perfetto.
Sono passati ormai mesi da quel primo, clandestino bacio in macchina. So che è triste, ma abbiamo deciso di lasciare le cose così. Nella mia vita c’è un’altra donna, un futuro possibile. Ma Sara… Sara c’è e ci sarà per sempre. Perché lei non è stata solo un’amante. È stata la fiamma che mi ha fatto esplodere, la donna che, con il suo corpo e la sua anima, mi ha fatto sentire l’uomo più vivo, desiderato e felice su questa terra. E quell’amore, quel fuoco, non si spegnerà mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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