Lui & Lei
Il Patto del Peccato: Se Lo Vuoi, Devi Prende
13.11.2025 |
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"Stanotte torni a casa che sei una rotta in culo!"
Ho continuato a sbatterla senza ritegno..."
Ci conoscevamo da tempo, i nostri figli nella stessa classe, ma fu a un party di fine anno scolastico che la nostra attrazione è esplosa. Suo marito, un'ombra insulsa, la ignorava per chiacchierare con chiunque; io, invece, ho monopolizzato ogni minuto della sua serata. Non potevo lasciarmela sfuggire: era bellissima, bionda, con un vestitino leggero che era una tortura per gli occhi. Le sue gambe erano toniche e scolpite, e i suoi seni, nonostante due figli, erano una meraviglia della natura: grossi, pieni, alti, due bombe da sballo.Quella sera ci scambiammo un bacio, finto, di circostanza. Ma io l'avrei voluta baciare con la furia del possesso.
Due giorni dopo, abitando a poche case di distanza, sono riuscito a strapparle un invito a cena. Ha nicchiato, tirando in ballo il marito e i figli, ma la sua resistenza era solo una farsa. Ho insistito per un incontro lontano da casa, e lei ha ceduto, conoscendo perfettamente le mie intenzioni e le sue.
A cena, nel suo tubino nero che le fasciava le curve, era ipnotica. Sotto, portava dei leggings, e per tutta la durata del pasto la mia mente era fissata solo sul momento in cui glieli avrei strappati per affondare in mezzo alle sue cosce.
Le ore volarono tra pensieri impuri. Mentre tornavamo a casa nel breve tragitto in auto, la tensione era tale che lei mi torturava l'orecchio con i suoi sospiri ansiosi. Accostai la macchina, la guardai, e le dissi: "Ascolta, capisco tutto, ma siamo due adulti. Non riesco più a resisterti."
La baciai con una foga disperata. Le nostre lingue si avvinghiarono in un vortice che ci ha strappato dalla realtà. Mi spinse via un attimo, gli occhi ardenti.
"Stasera io e te ci facciamo male!" mi disse. E io, con un sorriso da predatore: "Parla per te!"
Arrivammo a casa mia. Aprendo la porta, l'ho sbattuta contro l'uscio per baciarla di nuovo, faticando a infilare la chiave nella toppa. "Questo non depone bene," ansimò. "Questa me la paghi," risposi.
Entrammo nel buio, accendendo solo tre candele basse sul tavolo. La luce fioca era sufficiente per vedere il suo corpo che si denudava con un gesto liberatorio, rivelando il suo seno opulento adornato da capezzoli già turgidi per l'eccitazione. L'ho stretta subito, facendole sentire l'urgenza del mio cazzo. Mi liberai in fretta dei pantaloni e mi tuffai con la faccia in mezzo a quelle montagne, baciando i capezzoli, leccandole il collo, per poi ritornare alla sua bocca, già ansante.
Mi guardò con un sorrisetto malizioso e mi sussurrò: "Mi vergognerò per tutta la vita per quello che sto per fare qui con te stanotte, ma mi piaci troppo e non voglio perdermi nulla!"
E così dicendo, scese in ginocchio. La sua lingua mi ha dato saettate esperte sul frenulo. Il mio cazzo si è irrigidito in una molla. Ha ripetuto il gioco tre volte, poi ha dischiuso le sue labbra carnose e ha accolto la mia asta in bocca. È iniziato un pompino da Oscar, senza l'uso delle mani, come piace a me. Le ho afferrato i lunghi capelli biondi, guidandola e assecondandola nei movimenti, tenendola per la coda di cavallo. Quando l'eccitazione mi ha travolto, ho smesso di assecondarla e ho iniziato a spingerla, soffocandola di cazzo, fino a vederla rossa in viso. Ha leccato le mie palle con avidità e ingordigia. Ero al limite, la paura di venirle in bocca all'improvviso era una tortura.
Mi sono staccato per ricambiare il piacere. Lei si è distesa sul tavolo, il ventre in su, le gambe piegate e ben aperte, invitandomi ad esplorare il sesso appena accarezzato, sormontato da un vello corto e curato.
Ho iniziato dall'interno coscia, negandole il piacere, stuzzicandola. Quando l'ho vista inarcarsi sulla schiena per la frustrazione, ho spinto la lingua nella sua fica, scoprendola oscenamente bagnata. La mia opera per prosciugare quel lago era vana; più leccavo e più lei ne secerneva. Dopo aver torturato il clitoride con la lingua, ho spostato l'attenzione al suo buchino, nascosto tra i glutei premuti sul tavolo.
"Che intenzioni hai? Non l'ho mai fatto, ma se mi piace..." mi disse, la sua voce rauca di desiderio.
Ho impugnato il cazzo e ho iniziato a strusciarglielo sulle labbra gonfie e bagnate della fica. Lei ha sussultato quando il mio glande le ha sfiorato il clitoride.
"Stanotte sei mia e il tuo piacere è mio!" E così dicendo, l'ho penetrata lentamente. Il movimento era fluido e deliberato, sentendo le carni aprirsi all'incedere del mio cazzo, centimetro dopo centimetro, fino alla radice, sentendo le mie palle sbattere sulla sua "rosellina" già bagnata dai suoi umori.
"Oddio, che cosa sei... aaahhh"
L'euforia di quella prima penetrazione, da lenta e dolce, è diventata forte ed inesorabile. Estraevo il cazzo per affondarlo di nuovo, sentendo la punta impattare il collo dell'utero, provocandole sussulti. Spingevo verso l'alto, mantenendole una coscia alzata col braccio. Ad un certo punto, l'ho sentita ritrarre la coscia, e il suo corpo tremare.
"Aspetta, fermo Amore, fermo... tu come mi vuoi?" "Tesoro, abbiamo giocato per mezz'ora... voglio il tuo culo!"
Lei ha chiuso gli occhi, un sorriso carico di peccato e lussuria le ha increspato le labbra. "Quello non l'ho mai concesso, neanche a Giovanni (Marito), ma... se lo vuoi così tanto, prenditelo!"
Non potevo crederci. Una concessione così estrema! L'ho afferrata con foga per farla scendere dal tavolo, mettendola a pecora sul pavimento, le mani distese. I suoi glutei, che si aprivano davanti ai miei occhi, erano un invito che superava ogni barriera. Quel gesto era una vera porcata, un'offerta in totale sottomissione al desiderio.
"Che porca che sei! Sei a pecora davanti a me e ti apri il culo per farti montare come una vacca!" "Fallo e basta, prima che mi pento di avertelo detto!"
Ho puntato il suo buchino. Non c'era tempo per i preliminari. Ho spinto un po' più forte. La cappella e mezz'asta si sono conficcate subito dentro. Lei ha emesso un urlo soffocato: "Aspetta ahhhh no, fa male, fermati ti prego, non così! AAAAAAHHHHH che male!"
Mi sono accorto di essere stato troppo impaziente. L'ho sfilato subito per infilare il cazzo nella sua fica. Era gonfia e dilatata, bagnata e sfondata. Le ho dato qualche pompa furiosa e poi, l'ho tirata su, i nostri sguardi che si incrociavano.
"Ora lo voglio, cazzo! Non fare storie, puttana, adesso ti devo fare il culo!"
Con una spinta decisa, sono entrato di nuovo nell'ano. La penetrazione è stata più facile. Ho spinto tutto dentro, impalandola fino alla base, sentendo il calore del suo budello avvampare il mio cazzo e il suo buchino stringerlo in una morsa infernale. Le ho concesso qualche secondo per abituarsi, accarezzandole il sedere. I lamenti sono cessati, sostituiti da ansimi di goduria selvaggia.
Ho cominciato a stantuffare con forza. La vedevo leccarsi le labbra, mi incitava a spingere più forte. Le sussurravo quanto fosse troia con il mio cazzo nel culo. Quando ho estratto il cazzo, il suo buco anale mostrava un'apertura dilatata.
"Ti ho aperto il culo, adesso ce l'hai tutto rotto, tesoro. Stanotte torni a casa che sei una rotta in culo!"
Ho continuato a sbatterla senza ritegno. Incuriosito, le ho infilato una mano tra le gambe: la fica era ormai un lago in piena, il clitoride turgido come i capezzoli. Ho cominciato a titillarlo con le dita.
"No no, non ancora no noo nooo amore no godo godooooooo godoooooooooooooooo"
Il suo orgasmo è stato fragoroso, l'ha scossa in un'epilessia di piacere. L'ho continuata a chiavare finché sono riuscito a resisterle. Poi, cedendo al suo desiderio esplicito:
"Voglio che mi vieni in bocca! Mi hai trattato da puttana fin dall'inizio, ora non perderti nel finale, voglio assaggiare il tuo piacere!"
Non ho potuto resistere oltre. L'ho afferrata per i capelli, le ho spalancato la bocca e le ho innaffiato la faccia con il mio seme. Lei ha usato le mani per spalmarsi il mio seme sulle guance, mentre la sua bocca aperta, piena di sborra calda, ne lasciava colare sui suoi grossi seni lucidi. Mi ha ripulito bene la cappella, ingoiando ogni goccia.
Ci siamo abbracciati, stremati. Aveva gli occhi lucidi, e mi ha detto semplicemente: "Ti adoro!"
Mi ha fatto perdere la testa.
"Ora torna dal cornuto, troia. E il culo è e rimarrà solo mio."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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