Lui & Lei
L'Annuncio Segreto: Incontri di Seta e Sesso
05.11.2025 |
1.049 |
1
"Lei gemeva, mugolava, il suo orgasmo era una costante, un'onda che la travolgeva di continuo..."
Vi è mai capitato di lasciare che una fantasia ossessiva vi spingesse oltre il limite del lecito, oltre la semplice immaginazione? A me è successo. Spinto da un desiderio inconfessabile (una vera e propria venerazione per la figa in generale, per il corpo femminile come opera d'arte viva) ho provato a lanciare un amo nell'oceano del web. Ho pubblicato un annuncio su un sito specializzato di annunci, proponendomi come massaggiatore per signore.Intendiamoci: non sono un professionista, ma ho mani che sanno ascoltare la tensione e il piacere. E come saprete dai miei racconti, l'atto di toccare per me è sacro.
Le risposte arrivarono, tante, piene di curiosità. Ma al momento cruciale, tutte si ritiravano in un timido "forse no". Fino a quando, un giorno, spuntò la mail di Giulia.
Quarantasei anni. Alta 165 cm. La descrizione fisica che mi diede prometteva "qualche chilo in più al posto giusto". Chiese subito se praticassi massaggi. Risposi con fermezza di sì. Disse che sembrava perfetta, che aveva solo bisogno di rilassarsi, semplicemente staccare la spina.
Allora proposi un massaggio decontratturante, concentrato sulle spalle. La sua risposta fu una freccia: "Sì, va bene... e se volessi anche altro?".
Il mio cuore sussultò. "Parliamone," digitai con un'urgenza malcelata. L'accordo fu rapido e carico di attesa. Un albergo in un paese vicino, un luogo neutro dove potesse liberarsi dalle catene del lavoro, del marito e della figlia. Un rifugio per la sua necessità, e per la mia fantasia.
L'Incantesimo della Camera 207
Arrivai prima. La mia preparazione fu un rito. La camera d'albergo doveva diventare un santuario dei sensi. Luci soffuse – non buio, ma la calda penombra delle abat-jour. Un bouquet di fiori freschi, il profumo inebriante di sandalo e vaniglia diffuso nell'aria. Sul comodino, un'offerta: cioccolatini fondenti e fragole rosse mature. E l'olio, caldo e aromatico, pronto per essere versato.
La musica che avevo portato riempiva l'ambiente: jazz lento, sussurri di sassofono che scioglievano l'ansia. Poi, andai in bagno. Una doccia lunga, quasi di purificazione, per presentarmi a lei pulito, profumato e pronto a ricevere. Non ero un cliente, ero un prestatore d'arte.
Giulia mi chiamò sul cellulare. La raggiunsi nel parcheggio. Vederla dal vivo fu un colpo al cuore. I capelli biondi scendevano lunghi sulle spalle. E il suo profumo: un'intensa, penetrante scia di J’adore che mi inondò le narici, marchiando l'aria attorno a lei.
Entrammo in camera. Le dissi di mettersi a suo agio, ma notai la sua tensione, la giacca che teneva stretta come un'armatura. Mi avvicinai lentamente. Con movimenti gentili, quasi una danza, iniziai a spogliarla. Prima il giubbotto, poi il maglione, fino a lasciarla solo in mutande e reggiseno. I suoi occhi evitavano i miei. La guidai fino al letto e la feci sdraiare a pancia in giù.
Sotto la luce calda e obliqua, il suo corpo era esattamente come lo avevo immaginato, e anche di più: morbido nei punti giusti, pieno di curve generose che mi facevano fremere. Un corpo glorioso che chiedeva solo di essere adorato.
Ho unto le mani con l'olio caldo. Ho iniziato.
Lentamente, affondai le dita nelle spalle, sciogliendo i nodi di una giornata e forse di mesi di repressione. Le mie mani scendevano lungo la colonna vertebrale, esplorando la pelle liscia della schiena, poi le curve generose dei fianchi, fino ad arrivare ai piedi. Mentre lavoravo, le offrivo le fragole e i cioccolatini, un gesto per ancorarla al momento, per dirle: sei importante, sei desiderata.
Ogni mio tocco le strappava un sospiro. Sentii il suo respiro farsi irregolare, profondo, segno che il piacere non era solo fisico, ma stava risvegliando qualcosa di assopito. Il pensiero mi martellava in testa: Vuoi vedere che Giu vuole il resto?
La tensione nella stanza era palpabile, densa come il profumo.
Giulia si girò sulla schiena, esponendosi. Il suo seno era magnifico, tonico e grande, un trionfo. Quando ho iniziato a massaggiarlo, la mia mano non riusciva a contenerne la pienezza. Il capezzolo, già turgido, mi sfiorava il palmo.
In quel momento, l'eccitazione mi ha travolto. Sotto i miei pantaloni, il "fratellino" era incredibilmente duro, un'erezione che non potevo nascondere.
Credo che lo abbia percepito. Forse lo ha visto. Mentre massaggiavo la parte interna della sua coscia, una mano inaspettata si posò sulla mia gamba. Mi guardò. I suoi occhi non chiedevano, ordinavano.
Non dissi nulla. Continuai il massaggio, ma il suo respiro si fece un ansimo ininterrotto. Sentii un movimento e poi, improvvisamente, i miei pantaloni scivolarono giù. La sua mano aveva afferrato il mio membro.
"È bellissimo e assai duro," sussurrò, le parole rovinate dalla sua stessa eccitazione.
In quell'istante, il gioco di sguardi taciti era finito. Le ho tolto le mutandine con un unico, lento movimento, rivelando il suo pube rasato e umido. Mi sono posizionato tra le sue gambe.
Senza indugi, ho aperto la bocca e ho affondato la lingua sul suo clitoride turgido. Era un sapore salmastro e dolce di desiderio. Ho succhiato, leccato, spinto con intensità crescente.
Urlò. Un grido strozzato e liberatorio, e venne immediatamente, il suo corpo scosso da spasmi potenti. Si aggrappò alla mia testa, la voce carica di un'amara confessione: "Sei mesi. Erano sei mesi che mio marito non mi degnava di uno sguardo..."
Poi, con voce roca, l'unica frase che contava: "Ho voglia di essere scopata. Adesso."
Facemmo l'amore per circa due ore ininterrotte.
Non fu solo sesso, fu una furia repressa. La penetrazione era profonda, i nostri corpi si univano e si disunivano in un ritmo ossessivo. Lei gemeva, mugolava, il suo orgasmo era una costante, un'onda che la travolgeva di continuo. Ho provato a fermarmi, a riprendere fiato. "Non azzardarti!" ordinò, le sue unghie affondate nella mia schiena.
Quando, finalmente, il mio orgasmo è arrivato, è stato un tuono. Una scarica potentissima. Le ho inondato il seno e la pancia con una sborrata copiosa, sentendo ogni singola goccia schizzare sulla sua pelle calda.
Quando ci siamo fermati, la stanza era satura del nostro odore, i corpi esausti. L'orologio segnava la necessità di tornare alla realtà.
Mi stavo rivestendo, con un sorriso ebete ancora sulle labbra, quando Giulia mi ha guardato con un'espressione serena e inaspettata. "Quanto hai speso per la camera?"
Voleva pagare.
Le ho detto il prezzo, ma senza volere nulla anzi. Ha annuito, e poi ha tirato fuori una banconota che mi ha lasciato interdetto. "Questi sono per te."
Era una mancia spropositata, enorme, un compenso che andava ben oltre il massaggio e la camera. Mi aveva pagato, e molto bene, per l'esplosione di piacere che le avevo donato.
Sono rimasto senza parole. Il piacere provato, la sua furia, e ora questo finale inatteso. Riuscii a godere una seconda volta alla sola idea dell'accaduto.
Mi ha salutato, ha aperto la porta ed è uscita. Non si è voltata.
Nei giorni seguenti, ho ripensato al suo gesto. Io non cercavo soldi; l'atto per me era la ricompensa. Gli uomini che fanno questo per mestiere sono palestrati, belli, ben più prestanti di me. Ma lei si era comportata così.
Una volta che quella porta si è chiusa, non l'ho più sentita. Giulia è rimasta un'esplosione sensuale, un'ossessione pagata profumatamente, e un bellissimo, irripetibile capitolo del mio annuncio segreto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per L'Annuncio Segreto: Incontri di Seta e Sesso:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
