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Moglie "bigotta"


di DorianGray28
25.11.2025    |    3.562    |    1 9.6
"Fammi sentire il tuo cazzo, voglio che mi senta come una puttana in questo posto lurido..."
Sono sempre io, ho 4X anni e sto per raccontarvi la storia della mia relazione clandestina, una scarica di adrenalina che non dimenticherò mai, nata dal contrasto tra la moglie e la rigidità del marito.
Ho un amico di 35 anni, sposato con una ragazza di 26. Lui è il classico uomo cresciuto in una famiglia profondamente bigotta; rigido, convenzionale, e sessualmente... prevedibile. Lei è bellissima, di quelle che chiamano "acqua e sapone": alta 1.76, occhi e carnagione chiari, un quarto di seno esplosivo e un fondoschiena da scultura.
Tutto è iniziato circa un anno fa. Frequentando spesso l'ufficio, mi trovavo solo con lei. Presto, l'idea di averla nel mio letto è diventata un'ossessione, sapendo che il suo matrimonio era probabilmente un deserto di moralità. Lei appariva fredda, ma il mio istinto mi diceva che sotto quella facciata si nascondeva un desiderio represso.
Un giovedì sera, ero lì con lei. Le nostre chiacchiere si fecero audaci, sfiorando il sesso. Capii che la sua freddezza era una maschera. Quando il mio amico bigotto non si presentò, mi offrii di accompagnarla.
In auto, la tensione era insostenibile. La guardavo. La tentazione di fermarci per prenderla lì, subito, era forte. Non ebbi il coraggio, ma il desiderio era palpabile.
Arrivati sotto casa, ci salutammo. Prima che uscisse, mi diede un bacio sulla guancia e mi soffiò umidamente nell'orecchio. Quella fu la miccia che accese la sua trasgressione.
L'indomani, tornai in ufficio. Lei era sola e trasformata. L'abbigliamento era un invito esplicito, un atto di sfida alle regole implicite del marito: gonna e maglia di lana che lasciava intravedere i seni. I suoi occhi lanciavano sguardi incandescenti.
"Siamo di festa stasera?" le chiesi.
Lei mi rispose con una voce sensuale e roca: "Mi sono vestita così per te, ti piaccio?"
Presi una scossa. L'unica cosa che riuscii a dire fu: "Sì".
Notai che accavallava le gambe con lentezza esasperante, mostrandomi slip bianchi di pizzo, l'opposto di ciò che ci si aspetterebbe dalla moglie di un bigotto. Poi mi diede la notizia: suo marito era via due giorni. Mi feci coraggio e le chiesi se le avrebbe fatto piacere la mia compagnia.
Lei rispose di sì, ma aggiunse: "Sì, ma voglio fare l'amore con te. Voglio rompere tutte le sue stupide regole."
Chiudemmo l'ufficio. Andammo a casa sua. I suoi erano fuori, la sorella via. Perfetto per il peccato. Dopo aver mangiato qualcosa velocemente, ci dirigemmo in camera sua. Lì, mi chiese cosa volessi e dove. Le chiesi di spogliarsi sulla musica che avevo messo, come una spogliarellista che celebra la sua libertà.
Vederla nuda, era l'esplosione della sua repressione. Slacciato il reggiseno, le strinsi il capezzolo fra i denti. Lei emise un grido, i capezzoli duri. Lei mi sfilò i pantaloni e mi palpò il cazzo che pulsava.
"Bello lui. Mi mancava la trasgressione," mi disse con un sorriso da troia.
Iniziai a succhiarle la fica con foga, assaggiando il sapore caldo e selvaggio della sua intimità. Il suo corpo era gonfio e grondante sotto la mia lingua.
Poi fu il suo turno. Mi fece un pompino incredibile. La sua bocca era vellutata, la lingua un flagello. Si sedette sul mio cazzo duro, infilandoselo nella fighetta. Il suo corpo si muoveva ossessivamente, i seni che roteavano.
Ad un tratto, si fermò. "Voglio essere presa e posseduta da dietro, Nick. Sfondami. Lui non vuole, è troppo da peccato."
Capii che stavo sbloccando i suoi limiti. Lei voleva la trasgressione totale.
La girai, la posi a pecora. Senza indugio, la penetrai da dietro. La possedei con la violenza che il suo corpo desiderava per punire gli anni di repressione.
Arrivammo entrambi in un'esplosione di piacere.
Dopo un po', mi chiese di fare la doccia. In bagno, mentre si sedeva sul water per fare la pipì, mi confessò: "Lui non mi tocca in quel modo, teme quasi il demonio." Quel gesto, e la sua frase, mi eccitarono di nuovo.
Ricominciammo a scopare sotto il getto caldo della doccia. Il suo corpo scivoloso contro il mio, una liberazione totale per lei.
Tornato a casa, non feci in tempo a infilarmi sotto le coperte che il telefono squillò.
"Ciao, sono io," sussurrò. "Ti sto pensando. Sei stato davvero stupendo, non avevo mai goduto così. Con te ho rotto tutte le sue stupide regole. Mi sono dovuta masturbare quando te ne sei andato perché ero ancora su di giri..."
Finimmo col fare nuovamente sesso, al telefono. Le nostre parole si trasformarono in gemiti e ansimi espliciti, descrivendo ogni fantasia. Fu un'esperienza indimenticabile, che cementò il nostro nuovo, ardente legame.
Adesso sono il suo amante. Il marito bigotto? Resta il mio amico, ignaro del fuoco che arde tra le sue lenzuola e di quanto sua moglie desideri il peccato..... ma....
La nostra storia, nata nel fuoco della trasgressione, divenne rapidamente una doppia vita divorante. Io ero l'amante fisso, il catalizzatore che aveva risvegliato la sua sete di sesso. Lei, la moglie del mio amico bigotto, era ormai dipendente dal brivido e dal piacere che le davo.
Dopo quella prima notte esplosiva, le nostre chiamate notturne si trasformarono in una routine ossessiva. Non erano solo telefonate, erano sessioni di sesso telefonico dettagliate, un copione porno recitato sussurrando per non svegliare il marito bigotto. Lei mi raccontava ogni fantasia che lui le aveva negato: voleva essere sottomessa, voleva sporcizia, voleva sperimentare il peccato che lui tanto aborriva.
Capimmo subito che dovevamo organizzarci. La sua vita era un calendario rigido dettato dal marito. I nostri incontri dovevano essere brevi, veloci e sempre in luoghi sicuri, lontano dall'ufficio o dalla loro casa.
Il nostro luogo preferito divenne un vecchio capannone abbandonato poco fuori Piacenza, nascosto tra i campi. Era un posto squallido, ma l'odore di polvere e ruggine si mescolava all'odore del suo profumo e del sesso, creando un cocktail inebriante.
Ci vedemmo la settimana dopo. Lei era lì prima di me. Appena entrai nel buio freddo del capannone, la trovai già spogliata e accesa. Indossava un cappotto pesante e sotto... era completamente nuda, appoggiata a una colonna di cemento.
"Sei in ritardo. Il mio corpo non aspetta, M," mi sussurrò, la voce carica di desiderio.
Non facemmo preliminari. La spinsi contro il cemento umido. Mi tolsi i pantaloni, liberai il mio membro già teso.
"Prendimi subito. Fammi sentire il tuo cazzo, voglio che mi senta come una puttana in questo posto lurido."
La penetrai in piedi, con una ferocia animalesca, il vestito di lei tirato su, le mie mani a stringerle le natiche sode. Lei gemeva contro la colonna, un suono ovattato che si perdeva nel vasto spazio vuoto. Sentivo il cemento freddo contro la sua schiena nuda.
"Sì! Così! Questo è il sesso che lui non conosce!" gridava piano.
La posizione verticale, il rischio e l'ambiente degradato ci rendevano selvaggi. Venne con un sussulto, e io, non potendo resistere oltre, sborrai profondamente dentro di lei in un ruggito trattenuto.
Ricomporci fu rapido e silenzioso. Tornare alle nostre auto separate era un ritorno alla realtà e al rischio.
La nostra complicità cresceva. Lei aveva iniziato a mandarmi foto esplicite dal bagno di casa sua, a volte mostrando le sue mutandine sporche appena tolte, con un sorriso da trasgressiva.
Un giorno, mi disse: "Stasera lui mi ha costretto a mettermi la sottoveste che detesto. Vieni a prendermi al solito posto. Voglio che me la stracci addosso."
Quella sera, nel buio del capannone, le strappai quella sottoveste di seta inutile. Lei piangeva e rideva insieme, liberata. In quel momento, lei non era più solo la moglie bigotta del mio amico; era la mia complice, la mia ossessione.
Il gioco era pericoloso, ma il piacere di sentire quel corpo proibito che accoglieva solo me era troppo grande per rinunciare.

Ero il suo segreto sporco, e lei la mia dipendenza.


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