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L’altra donna che non avrei mai immaginato


di DorianGray28
22.09.2025    |    884    |    1 9.4
"» Poi mi guardò con quel sorriso da troia posseduta: «La prossima volta ti voglio nel culo..."
L’ho incontrata tempo fa quasi per caso mentre stavo tornando da un colloquio con un cliente. Elisa, questo è il suo nome, mi fece cenno di raggiungerla sull’altro lato della strada e io in verità un po’ scocciato l’accontentai.
Mi chiese come andava con Rita, anche se sapeva benissimo che le cose non andavano troppo bene con la mia compagna; dopo alcuni anni di convivenza l’affetto era sempre lo stesso dei primi tempi ma l’intesa sessuale era svanita, non c’era più l’attrazione di una volta, forse un pò per gli impegni, forse per l’età o entrambi, e questo rendeva il nostro rapporto abitudinario.
Elisa sapeva tutto questo perché probabilmente ne avevano parlato fra di loro ma io ne ero completamente allo scuro. Quindi la mia fu una risposta di circostanza e per nulla sincera così come poco sincero era l’interessamento per le condizioni di suo marito Maurizio. Stavo per congedarmi da lei quando mi accorsi che quel giorno era più simpatica e interessata a me del solito: infatti mi invitò a salire a prendere qualcosa da lei poiché si sentiva sola in quanto Maurizio era partito per lavoro da tre giorni e sarebbe tornato solo per il fine settimana.

Non avrei mai pensato che Elisa mi desiderasse. Forse perché era l’amica più cara di Rita, la mia compagna. Forse perché non sono uno di quei belloni da copertina – di certo non Brad Pitt – ma, a detta di molte, ho un certo fascino che fa colpo. O forse perché ero talmente preso dal lavoro e dalle mie cazzo di faccende da non accorgermi che lei, dietro i sorrisi da brava moglie, aveva la figa secca da mesi.
Quella sera capii tutto.
Mi fece salire a casa sua, mi offrì da bere e mi guardò come nessuna donna mi aveva mai guardato.

«Sai da quanto tempo ti voglio?» disse a bassa voce, slacciandosi lentamente la camicetta.
«Anni. E ogni volta che mi guardavi senza capire, io pensavo solo a una cosa: volevo inginocchiarmi e succhiarti fino a farmi venire la nausea.»
Non feci in tempo a rispondere. Era già in ginocchio, mi slacciava i pantaloni e mi tirava fuori il cazzo, duro senza nemmeno sfiorarlo.

«Cazzo… sei più grosso di quanto pensassi» sibilò, e se lo infilò in bocca.
Non ci andò cauta: lo prese subito a fondo, si strozzava, tossiva, ma continuava. Le colava la bava dagli angoli delle labbra, si sbatteva da sola contro la mia asta, famelica.
«Brava troia» ringhiai, afferrandole i capelli e spingendo ancora più giù.
«Prendilo tutto in gola, fammi sentire che soffochi per me.»
Lei gorgogliava, con gli occhi che lacrimavano, ma mi guardava dal basso con uno sguardo da cagna in calore. Quando la tirai su per i capelli, ansimava e mi leccò la punta con la lingua tremante.

«Usami… trattami da puttana… non voglio dolcezza.»
La piegai di colpo sul tavolo, le strappai le mutandine con uno strappo secco e infilai due dita nella sua figa bagnatissima.
«Cristo, sei zuppa. Da quanto non ti scopi qualcuno?»
«Troppo…» gemette,
«Maurizio non mi tocca quasi più… io voglio essere sfondata, voglio che tu mi apri, fammi urlare.»
Le infilai tre dita, poi quattro, mentre gemeva disperata.
«Oh sì, fammi male! Allargami, voglio che ci metti tutto il pugno se vuoi! Fammi diventare la tua puttana personale!»
Il suo culo oscillava sotto le mie mani, e non resistetti: uno schiaffo secco, poi un altro, fino a farle diventare le chiappe rosse e bollenti.
«Ti piace, troia? Ti piace essere sculacciata come una ragazzina sporca?»
«Sì! Schiaffeggiami, scopami forte, fammi urlare!»
La presi alla pecorina, senza pietà. Le entrai dentro con un colpo solo, affondando fino in fondo. Lei urlò forte, graffiando il legno del tavolo.
«Oh Dio, sì! Così! Spaccami la figa! Riempimi, fammi sentire che non sono più la brava amica di Rita ma solo la tua troia!»
Ogni colpo era più violento del precedente, le tiravo i capelli all’indietro, le tenevo la testa piegata mentre la scopavo come un animale.

«Guarda la tua amica» dissi immaginando Rita. «Pensa se ti vedesse così, col mio cazzo che ti distrugge.»
«Sì… sì! Voglio che ci veda! Voglio che sappia che il suo uomo lo faccio venire io, e meglio di lei!»
La presi più forte, le sbattevo il bacino contro con violenza, finché iniziai a sentire la sua figa contrarsi tutta intorno a me.
«Sto venendo! Cazzo, sto venendo!» urlò Elisa, e il suo corpo si scosse in un orgasmo fortissimo.
Io non mi fermai: le afferrai i fianchi e continuai a spingerle dentro finché sentii la pressione esplodere. La riempii di sborra, tutta dentro, senza lasciarle scampo. Lei gemeva, tremava, rideva perfino.
«Oh sì… fammi piena, fammi colare… Voglio andare a cena con Rita e avere ancora dentro la tua sborra che mi gocciola lungo le gambe.»
Quando uscii da lei, era tutta sudata, i capelli spettinati, le cosce sporche di sperma che colava. Ma non era ancora sazia.
Si girò, si inginocchiò di nuovo e prese il cazzo ancora sporco, se lo infilò in bocca e succhiò piano, leccando ogni goccia.
«Mmmh… sanno di noi. Sanno che non sei più solo suo… sei anche mio.»
Poi mi guardò con quel sorriso da troia posseduta:
«La prossima volta ti voglio nel culo. Voglio che mi sfondi lì mentre guardo tua moglie negli occhi. Quella è la mia fantasia. E tu, amore mio, me la realizzerai.»

Restai lì, esausto e ancora incredulo. Elisa non era più l’amica di Rita. Era diventata la mia sporca, segreta ossessione.

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