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Lui & Lei

La Tentazione di Pamela


di DorianGray28
16.10.2025    |    311    |    1 8.0
"Mi inginocchiai dietro di lei, sentendo il calore della sua pelle, le mani esplorare le sue cosce e i fianchi..."
Lavorare in quell’azienda enorme significava corridoi infiniti e uffici separati da distanze che ti facevano sentire piccolo in un labirinto di vetro e cemento.

Pamela, due uffici più in là, era alta, 1,75, con un corpo sinuoso e un seno generoso che si notava anche sotto le maglie più larghe, capelli biondi che le cadevano morbidi sulle spalle e occhi azzurri che brillavano come lampi su un viso dolce e luminoso. Non era la classica donna che cattura subito lo sguardo, ma qualcosa in lei ti teneva sempre incollato: la camminata, il sorriso discreto, il modo in cui muoveva le mani, e quella calma apparente che nascondeva un vulcano di sensualità.

All’inizio Pamela era timida, riservata, quasi invisibile tra i colleghi. Ma quando si apriva, diventava un piccolo terremoto: sorrisi, ironia, battute, occhi che scintillavano e ti inchiodavano come un magnete. La prima occasione fu una festa della birra con un concerto di una band del posto. Seduti fianco a fianco su una panca di legno, le ginocchia che si sfioravano appena, le pinte che scorrevano e l’odore della birra nell’aria, sentii qualcosa cambiare.
“Non sembri molto a tuo agio tra tanta gente,” disse, inclinando la testa e appoggiando la mano sul tavolo, le dita che sfioravano quasi casualmente il mio braccio.
“Forse… forse è solo perché sto troppo concentrato su di te,” risposi, cercando di non arrossire, mentre i suoi occhi azzurri mi inchiodavano con intensità.
Lei rise, un suono basso e seducente che fece vibrare qualcosa dentro di me. “Davvero? E cosa ti interessa di me?”
“Beh… tutto,” mormorai, sentendo il battito accelerare. “Ogni dettaglio. I tuoi occhi, le mani, il modo in cui sorridi…”
Pamela si avvicinò impercettibilmente. La sua gamba sfiorò la mia sotto il tavolo. “Hai proprio l’aria di voler fare molto di più che parlare,” disse, con un filo di voce calda. Il tremito nelle sue dita che mi sfioravano fece impazzire ogni nervo del mio corpo. Nei giorni successivi, le mail tra noi diventarono un gioco proibito. Ogni frase era carica di provocazione e desiderio:
Io: “Parli tanto… ma alla fine non faresti nulla?”
Lei: “Vuoi scommetterci? Sai, i maschietti fanno tanto i gradassi… ma poi poca sostanza.”
Ogni volta che leggevo le sue parole, sentivo un calore crescere tra le gambe. Quando mi disse di scendere all’infermeria, il corpo reagì immediatamente: mani sudate, respiro corto, pantaloni già tesi. Tre minuti di cammino lungo corridoi silenziosi furono un’eternità. Aprii la porta accostata e la trovai lì, tra scaffali di medicinali, occhi scintillanti.
“Sei arrivato,” disse, avvicinandosi lentamente, le labbra leggermente socchiuse.
“Non vedevo l’ora,” sussurrai, e ci fiondammo l’uno sull’altra in un bacio selvaggio. Le lingue si cercavano avidamente, le mani esploravano ogni curva. Il suo seno aderiva al mio petto, il sedere sodo premeva contro le mie cosce, ogni contatto era un brivido di fuoco.
“Pam… non possiamo farlo qui,” mormorai tra un bacio e l’altro, la voce tradita dalla voglia.
“E allora chiudiamo un occhio… solo per pochi minuti,” rispose lei, con un sorriso malizioso. Le mani scivolarono sotto la mia camicia, accarezzandomi il torace, mentre io la stringevo più forte, il corpo contro il suo, respirando il suo odore dolce e caldo.
Ogni incontro clandestino diventava più audace: corridoi vuoti, archivi, infermeria, persino pause in ufficio. La proibizione alimentava il desiderio. Ogni sguardo, ogni tocco, ogni bacio rubato era un invito a cedere alla tensione fisica.
“Non posso credere che stiamo facendo questo… poi qui,” sussurrava Pamela, mentre le mie mani esploravano il suo corpo sotto la camicia, accarezzando il seno e il sedere con delicatezza e forza al contempo.
“È esattamente questo che mi eccita,” rispondevo, mentre sentivo la sua respirazione accelerare, le mani cercare contatto, i gemiti silenziosi che mi facevano impazzire.
Infine, decidemmo di vederci a casa sua. L’ansia della ricerca di casa sua fece crescere ancora di più il desiderio, mi sembrava un labirinto quella città che conosco come le mie tasche. Arrivato, salii al quarto piano e trovai la porta socchiusa. Entrai e la vidi già lì, in piedi, con un sorriso malizioso che mi fece tremare.
Si avvicinò e mi strinse a sé. “Non posso credere che tu sia qui… e nessuno deve saperlo,” sussurrò, il respiro caldo contro il mio collo. Il suo corpo aderiva al mio, e percepivo ogni curva sotto la maglia. Le mani esploravano la mia schiena mentre le mie si posavano sul suo sedere sodo e sulle cosce morbide.
“Pam… sei irresistibile,” mormorai, sentendo il calore crescere tra le nostre gambe.
Lei sorrise maliziosa, abbassando le mani sotto la mia cintura. “E tu sei pronto a dimostrarlo?” chiese, le labbra che cercavano un bacio lento e umido, pronto a trasformarsi in uno sfrenato.
I vestiti volarono via: maglia, pantaloni, mutande. Nudi, pelle contro pelle, calore contro calore. Le sue mani massaggiavano il mio torace mentre io esploravo il seno, i capezzoli duri che mi attiravano come calamite.
“Ah… Marco…” gemette, mentre io le leccavo l’areola con avidità, la lingua che esplorava ogni centimetro. Lei si accartocciava, ogni tremito una dichiarazione di desiderio.
Non potevamo più resistere: la spinsi sul letto, ginocchia sul materasso, sedere sollevato. Mi inginocchiai dietro di lei, sentendo il calore della sua pelle, le mani esplorare le sue cosce e i fianchi. “Pam… voglio sentirti,” sussurrai, trovando la sua vagina calda e già bagnata.
Lei gemette, arcuando la schiena. “Sì… Marco… fallo… adesso,” tremava sotto il mio tocco.
La penetravo lentamente, ogni spinta un urlo silenzioso di piacere. Lei si voltava appena, occhi colmi di desiderio.
“Più forte… più dentro…” mormorava, mentre i nostri respiri si mescolavano, il cuore accelerato. Ogni movimento sincronizzato, come se il tempo si fosse fermato.
“Marco… sto per…!” gridò, travolta dall’orgasmo, mentre la tenevo stretta, mani sulle anche. Poco dopo, anch’io esplodevo dentro di lei, il piacere così intenso da lasciarmi tremante. Sdraiati sul letto, mani che ancora si sfioravano, Pamela mi guardò con occhi maliziosi. “Sai che potremmo farlo di nuovo domani… o anche più volte al giorno?” disse, sorriso furbo sulle labbra.

“Sì,” risposi, brivido lungo la schiena. “E non vedo l’ora.”
Il gioco proibito, il desiderio, la tensione fisica, le conversazioni maliziose: tutto aveva creato una passione così intensa da far sembrare il mondo esterno lontanissimo. Ogni incontro, ogni tocco, ogni gemito, era un vortice di piacere e anticipazione che non smetteva mai di crescere.

Ancora oggi rimane la mia collega preferita, ma si sà bisogna sempre cercare di mantenere una certa “distanza” senza creare rotture far litigare le colleghe 😊

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