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La Neomamma e l'Amico


di DorianGray28
26.11.2025    |    4.454    |    1 9.5
"Le dissi che volevo vederla stringersi i capezzoli per vedere il latte schizzare fuori..."
Katia era il mio segreto, la mia ossessione viva. Trentaquattro anni, fisico perfetto che il parto non aveva minimamente scalfito. Viveva nell'appartamento accanto al mio, stesso pianerottolo. Il suo seno, bellissimo, era l'oggetto del mio desiderio più profondo, reso ancora più gonfio e provocante dal latte materno. Katia usciva raramente; suo marito, un programmatore, era via tutta la settimana.
Mi ero offerto di svolgerle quelle piccole mansioni quotidiane – spesa, farmacia. Non andavo mai oltre il convenevole, ma ogni volta che la vedevo, il mio cuore impazziva. La desideravo. Avevo iniziato a masturbarmi fantasticando su di lei da quando aveva il pancione. Spiavo la sua biancheria stesa: le sue mutandine di pizzo nero, i reggiseni, le sue autoreggenti setificate. Ero in balia di un desiderio ossessivo.
Era un giovedì pomeriggio. Ero tornato da poco e mi ero fatto la doccia. Il campanello suonò mentre ero in accappatoio, intento ad asciugarmi. Era Katia, con la piccola Jo in braccio.
"Ciao, disturbo?" "No, figurati." "Scusami, ma volevo chiederti un favore... sai, mi si è staccato il cavo dell'antenna della TV... non so proprio dove mettere le mani."
Le dissi che sarei arrivato subito. Lei rientrò. Ero eccitato: aveva una vestaglietta da casa e avevo notato che non portava il reggiseno. La sua voce, dolcissima e sensuale, mi faceva sciogliere.
Presi gli attrezzi, mi vestii solo sommariamente (non un problema, il mio accappatoio era un tessuto leggero) e suonai. Mi aprì sempre con la bambina in braccio. Mi fece strada in salotto e mi spiegò il problema. Mi misi al lavoro, ma i miei occhi erano su di lei, seduta sul divano.
La piccola cominciò a piangere. Katia mormorò: "Su, piccolina, è l'ora della poppata."
Poppata? Pensai, bloccandomi col cacciavite in mano. Mi girai lentamente. Si era slacciata la vestaglia, tirando fuori il seno. Era grande, enorme, con i capezzoli turgidi e scuri. La piccola si attaccò, ciucciando voracemente. Era una scena bellissima, ma mi provocò un folle turbamento e un'erezione quasi immediata.
Katia si accorse della mia espressione. "C'è qualcosa che non va?" "No, no. È che hai due tette bellissime," mi uscì spontaneamente.
Lei mi fissò, stupita, ma reagì con un sorriso disarmante. Posai il cacciavite. "Posso guardare mentre allatti?"
Mi sedetti accanto a lei. Non aspettai risposta e iniziai a confessarle i miei pensieri erotici, il desiderio ossessivo per il suo seno da quando aveva il pancione. Lei mi ascoltava, stupita ma compiaciuta da tanto interesse.
Dopo dieci minuti, il tempo della poppata, staccò la piccola. Si coprì, ridendo: "Lo spettacolo è finito."
Stava per mettere la bambina nel lettino quando il telefono squillò. Era Alberto, suo marito. Katia rispose, dandomi le spalle.
Non so cosa mi successe. Ebbi un impulso fortissimo. Furtivamente, mi fiondai dietro di lei, le sollevai la vestaglia e premetti il mio sesso voglioso sulle sue natiche. Lei si paralizzò per la sorpresa. Stava parlando al telefono con il marito e non poteva reagire.
Cercò di allontanarmi con delle spinte, ma la tenevo ferma per i fianchi, cercando di scostarle le mutandine. Le baciai il collo, aprii la vestaglia e afferrai le sue tette pulsanti.
Lei ebbe uno scatto e, con una scusa affrettata, interruppe la comunicazione. "Ma cosa fai? Sei matto? Smettila, ti prego!"
Accennò una resistenza inutile. L'avevo sollevata e la stesi sul divano. La baciai con violenza, infilandole la lingua in bocca. Lei cedette, accogliendo la mia lingua vorticosa.
Mi staccai: volevo succhiarle le tette che avevo sempre sognato. Appoggiai le labbra al capezzolo e diedi una tenera poppata. Sentii un liquido amarognolo e denso uscire. Glielo strinsi: schizzi bianchi colarono sul seno. Era una libidine pazzesca.
Mi liberai dei miei indumenti, e le fui sopra, strofinando il cazzo sul ventre, sulle mutandine. Non opponeva più resistenza. Le dissi che ero pazzo di lei.
Il telefono squillò di nuovo. Era il marito, preoccupato. Katia rispose, mettendosi seduta. Disse che aveva riattaccato perché la bimba si era svegliata.
Nel frattempo, io strofinavo la cappella tra la cornetta e le sue labbra. Era un gioco eccitantissimo. Cercavo di infilarglielo in bocca nelle pause. La toccavo dappertutto. L'orgasmo mi stava salendo.
La feci sistemare a pecorina e premetti il cazzo ormai al massimo dell'eccitazione. Sentii che la sborrata era imminente. Mi portai davanti a lei e cominciai a menarmelo. Venni sborrandole sul viso, sulla bocca, sul mento.
Salutò il marito e riagganciò. Aveva la faccia grondante di sperma. Mi prese in bocca l'uccello ancora gocciolante e cominciò a succhiarlo. Era fantastica, liberata dalle sue paure.
Le dissi che volevo vederla stringersi i capezzoli per vedere il latte schizzare fuori. Con movimenti delicati esaudì la mia richiesta: spruzzi di latte sottili le imbiancarono il seno. Non avevo mai visto niente di più eccitante in vita mia.
Ero nuovamente duro. Le dissi timidamente che volevo prenderla da dietro nel culo. Ero sicuro della sua risposta negativa, ma con mia sorpresa e senza esitazione acconsentì.
La tirai avanti, le sfilai le mutandine e gliele divaricai. Era tutta depilata, il clitoride pronunciato e turgido. Appena lo sfiorai, Katia ebbe un sussulto. Bagnai la punta del cazzo sulla sua bocca e poi lo puntai con decisione nel buchetto posteriore.
Entrai senza difficoltà. Katia lanciò un urlo, seguito da un gemito. Affondavo i colpi freneticamente. Riuscivo a vedere il cazzo che scompariva e riappariva, vedevo le contrazioni della vagina, e il suo splendido seno che le ballava. Raggiunse l'orgasmo subito, affondando le unghie nella mia schiena.
Io venni subito dopo, sfilando il cazzo dall'ano e schizzando sulle sue tette un mare di sperma.
Era stato fantastico. La mia intraprendenza era stata premiata. Da quel giorno, ebbe inizio un rapporto bellissimo con Katia, fatto di ogni tipo di gioco erotico, per circa tre mesi. Poi suo marito si trasferì in Canada, e lei lo seguì.
Ci sentiamo a volte. Non mi ha dimenticato, e io non ho dimenticato il suo culo d'acciaio, il suo seno fantastico, la sua bocca calda, e quel rigagnolo bianco che schizzava fuori dai suoi capezzoli.

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